Alimentazione spaziale: presenza di nutrienti animali per le missioni di lungo periodo.

Ciao a tutti, premessa: non voglio scontri tra vegani/vegetariani e onnivori, quindi alla larga estremisti di entrambe le fazioni, parliamo di scienza. Come si pensa di risolvere il problema dell’apporto di nutrienti di origine animale nella nutrizione dei futuri astronauti? Produrre in loco quelli vegetali è relativamente semplice.Immagino che per gli altri si pensi a prodotti di sintesi.

In che senso, scontri?

Può essere utile leggere questo, che può fornire indirettamente una risposta:

http://www.lifegate.it/persone/stile-di-vita/cibo_risorse_energia

Ne avevamo parlato qui

La premessa nasce dal fatto che molti potrebbero rispondere spinti dalle proprie rispettabili convinzioni personali mentre a me interessa la voce della scienza.Conosco i dati linkati,ma non rispondono alla domanda. Agli astronauti viene proposto un menu onnivoro e gran parte della comunità scientifica,pur sconsigliando l’abuso di prodotti animali così diffuso in occidente, è concorde nell’affermare che una dieta totalmente vegetale non garantisce lo stesso apporto nutrizionale.
Vengo al dunque: come garantire una corretta alimentazione per future missioni oltre la LEO?

@Paolo ho letto dopo il link al vecchio thread

Premetto che son passati quasi dieci anni fa quando ho lavorato ad architetture di ECLSS biorigenerativo, quindi non conosco lo stato dell’arte super aggiornato ad oggi.

Qualcuno ha pensato all’allevamento, in particolare i Giapponesi hanno fatto studi e test a terra anche con capre (per il latte) e continuano a fare studi con acquari anche sulla ISS.

Però gli animali portano una complessità enorme, richiedono molto tempo per essere seguiti, si ammalano, etc.

Quindi la stragrande maggioranza degli studi in materia considera(va) di chiudere il ciclo solo per la parte vegetale e di integrare con alimenti di origine animale conservati (quindi a ciclo aperto). Se si usa una parte di nutrienti di origine animale, tipo un 20%, usando cibo liofilizzato e idratandolo con acqua riciclata, la massa che si perde non è poi così tanta.

Questo perché comunque secondo tutti gli studi che ho consultato in materia, quando appunto progettavo architetture di questo tipo, una dieta vegetariana non è mai abbastanza completa (e qui ho paura di scatenare liti).

Forse Buzz intendi vegana? Vegetariana mangia latte e uova e quindi proteine animali. La dieta vegana invece é più complicata da seguire, va bilanciata con molti legumi e B12. Ma nello spazio penso che l’alimentazione debba essere bilanciata comunque, giusto? E gli astronauti prendono comunque integratori, perché - da quello che ho letto - sono soggetti alla perdita di massa muscolare e a danni fisiologici contrastabili solo assumendo particolari nutrienti / sostanze?

Temo che troppi legumi nell’ambiente ristretto e, soprattutto, dannatamente stagno di una capsula potrebbero essere pericolosi!

Ni, nel senso che vegetarian è più completa di vegana, ma comunque manca della carne.
Tra l’altro, oltre al puro punto di vista dell’alimentazione, c’è da considerare quello del morale: a meno che su Marte non mandiamo solo astronauti vegetariani, mangiare solo vegetariano per 2-3 anni sicuramente non è piacevole. La variabilità dell’alimentazione è molto importante…

[quote author=Mike65 link=topic=25817.msg278616#msg278616 date=1476199821]
Temo che troppi legumi nell’ambiente ristretto e, soprattutto, dannatamente stagno di una capsula potrebbero essere pericolosi!

Boh, siete degli strani “astronauti”.
Perché sareste disposti a non fare sesso per anni, a non fumare, a bere pochissimi o per niente alcolici, a non andare più al mare o al parco, a non vedere più gli amici… ma se qualcuno vi tocca la vostra costoletta, vi scatta la depressione e vi impiccate in assenza di gravità. Per nà salrsiccia o nà costoletta. Bah.
:stuck_out_tongue:

Parlando di appagamento psicologico io quando torno a casa e preparo la cena (vegana) mi sento comunque appagato per quello che ho nel piatto, figuriamoci se fossi un colonizzatore di Marte e stessi preparando la stessa cena con i prodotti coltivati da me e dai miei compagni direttamente sul pianeta, sarebbe ultra appagante!!!
Non credo che il cibo degli astronauti possa dare lo stesso impatto visuale di una pietanza come ci viene servita al ristorante quindi forse e sempre imho magari una persona potrebbe trovare più appagamento nel sapere che quello che sta mangiando è frutto del proprio lavoro!

in ogni caso se vanno in orbita sarà l’occasione per portarsi dietro un cuoco stellato
mangeranno bene comunque

@matteo magari sarà appagante,ma non risolviamo il problema dell’apporto nutrizionale. Se è vero che le proteine animali e vegetali non sono intercambiabili,per una minore possibilità di sintesi delle seconde, su Marte avremmo un bel problema di denutrizione.

Detto da te, che hai mangiato solo patate per un anno… :fearful:

Boh non saprei, personalmente faccio gli esami del sangue ogni 6/8 mesi e non ho mai avuto bisogno di prendere integratori vari, magari comunque sono cose che variano da persona a persona. Per il problema dei fagioli bisogna vedere anche il lato positivo, durante le fasi di volo potrebbe rappresentare un modo alternativo per muoversi all’interno dell’astronave! :grinning:

…Oltre che ad un’ottima scorta di metano!! O pensate veramente che il buon Elon riesca ad estrarlo dal suolo di Marte e tornare a casa, quando avrebbe già in loco, pronti, 100 astronauti, mangiatori di legumi? :star_struck:

Ti senti appagato tu perché sei vegano. Io che non sono né non vegano né vegetariano, posso sentirmi appagato a mangiare vegano/vegetariano certe volte, ma se dovesse essere per un anno di fila di sicuro avrei dei problemi.

Considerando che i vegani sono meno dell’1% della popolazione, mettere come requisito per la selezione degli astronauti l’essere vegano forse sarebbe un po’ restrittivo :wink:

1+1 fa 2, non fa 1 :wink:
Il non bere, il non andare al parco, il non fare sesso, etc. sono dei requisiti inalienabili per una missione su Marte, non ci si può fare niente. Ma questo non significa che allora visto che ci sono quelle privazioni ce ne possiamo fregare e aggiungere tutte le privazioni che vogliamo.

Anzi, semmai funziona al contrario: visto che ci sono delle privazioni inalienabili che di sicuro impattano la psiche dell’astronauta, cerchiamo di dar loro tutto quello che possiamo purché il loro morale sia più alto possibile

Argotec ha creato la linea Ready To Lunch utilizzata da Samantha sulla ISS.
Sul sito non ci sono molte informazioni, ma propongono piatti che comprendono pollo, manzo, salmone e sgombro.
http://www.readytolunch.com/it/

Rimane il problema che hanno materie prime non riproducibili nello spazio. Quando finirà l’era dello “space catering” lo sgombro e simili come si mangeranno?