Breve storia del volo spaziale

Premessa

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Nel lontano 2008 avevo postato una Storia dell’Astronautica divisa in capitoli, ognuno dei quali avrebbe dovuto occupare lo spazio di una pagina in formato A4. Dopo tutto questo tempo l’astronautica si è arricchita di eventi e quindi ve la ripropongo con un titolo diverso, correzioni, aggiornamenti e modifiche, sempre in un formato dove ogni capitolo dovrebbe occupare una facciata di foglio A4. Questo significa trascurare molti eventi e personaggi ma per una storia più dettagliata si rimanda ad opere di altri autori ed ai tanti post presenti su questo sito. Per quanto mi sia sforzato, sicuramente in questo piccolo elaborato ci sono errori, omissioni o dimenticanze. Chiedo scusa in anticipo al lettore e mi rendo disponibile alle correzioni del caso.
Qui sotto c’è solo la Premessa in inglese, tradotta con Google, ma i capitoli no, ormai internet offre un traduttore istantaneo.

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Volare in cielo e verso gli astri è stato il sogno di molte persone, in tutti i tempi ed in tutte le culture. Ufficialmente i primi uomini che si librarono in cielo furono i fratelli Montgolfier che s’innalzarono nei cieli di Parigi nel 1783, sollevati da un grande pallone pieno d’aria calda. Inizia allora l’era dell’esplorazione del cielo. L’aeroplano è ancora in embrione che già qualcuno concepisce l’idea di viaggiare nello spazio con un veicolo dotato di propulsione a razzo. Il razzo è usato da secoli come spettacolo pirotecnico e come arma in Asia, in particolare in Cina. Nel Medio Evo approda in Europa ma come arma è soppiantato dal cannone. Torna come arma tra il diciottesimo ed il diciannovesimo secolo per cedere ancora il posto al cannone. Gli studi su questa forma di propulsione continuano, sia per scopi ludici che tecnici, per opera di alcuni uomini che sognavano il volo spaziale. L’inizio della storia del volo spaziale s’incentra prevalentemente sulle figure di questi uomini, veri pionieri, che hanno dovuto affrontare gli ostacoli che la natura, la tecnica e gli uomini hanno frapposto fra loro ed il raggiungimento del loro sogno.

Buona lettura.


Brief history of spaceflight - Premise

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Way back in 2008 I posted a Storia dell’Astronautica (History of Astronautics) divided into chapters, each of which should have occupied the space of an A4 page. After all this time, astronautics has been enriched with events and therefore I propose it again with a different title, corrections, updates and modifications, always in a format where each chapter should occupy one side of A4 sheet of paper. This means neglecting many events and characters but for a more detailed story please refer to the works of other authors and the many posts on this site. As much as I tried, there are certainly errors or omissions in this little work. I apologize in advance to the reader and make myself available to make any necessary corrections.
Below there is only the Foreword in English, translated with Google, but not the chapters, now the internet offers an instant translator.

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Flying in the sky and towards the stars has been the dream of many people, in all times and in all cultures. Officially the first men to soar into the sky were the Montgolfier brothers who rose into the skies of Paris in 1783, lifted by a large balloon full of hot air. Then began the era of exploration of the sky. The airplane is still in its infancy that someone is already conceiving the idea of ​​traveling into space with a vehicle equipped with rocket propulsion. The rocket has been used as a fireworks display and as a weapon in Asia, particularly China, for centuries. In the Middle Ages it arrived in Europe but as a weapon it was supplanted by the cannon. It returned as a weapon between the eighteenth and nineteenth centuries to once again give way to the cannon. Studies on this form of propulsion continue, both for recreational and technical purposes, thanks to the work of some men who dreamed of space flight. The beginning of the history of space flight focuses mainly on the figures of these men, true pioneers, who had to face the obstacles that nature, technology and men placed between them and the achievement of their dream.

Enjoy the reading.

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I Pionieri

Alla fine del XIX secolo il matematico russo Konstantin Ėduardovič Ciolkovskij (1857-1935. Il cognome è spesso traslitterato come Tsiolkovsky, Ziolkosky o Tziolkovsky) era un sostenitore della corrente filosofica del Cosmismo. La sua posizione in merito si riassume con un motto coniato da lui stesso: la Terra è la culla dell’umanità e l’umanità non potrà viverci per sempre. Era conscio che la colonizzazione dello spazio richiedeva un mezzo di trasporto. Passando al vaglio i mezzi disponibili all’epoca (l’aeroplano non era ancora stato inventato) si rese conto che un missile dotato di propulsione a razzo era il mezzo ideale. Conscio che all’epoca i missili erano poco più di grandi fuochi d’artificio, Ciolkovskij affrontò tutti i problemi tecnici che avrebbe dovuto affrontare un ingegnere per costruire un missile di grandi dimensioni. In modo assolutamente teorico trovò delle soluzioni che sono utilizzate ancora oggi. I suoi saggi fecero il giro del mondo e furono lo sprone per altri tecnici ad affrontare lo studio dei missili e la propulsione a razzo. Quella tra le due guerre mondiali fu un’epoca di grandi progressi tecnici dove si esploravano nuove forme di propulsione. Tra i tanti che studiarono la missilistica si citano l’americano Robert H. Goddard (1882-1945) ed il tedesco Hermann Julius Oberth (1894-1976) per la loro importanza. Goddard acquisì molti brevetti legati alla missilistica e dovette condurre studi in proprio perché in America non trovava istituzioni molto interessate e spesso l’opposizione dell’opinione pubblica. Famoso l’episodio del New York Times che in un editoriale sbeffeggiò Goddard, sostenendo l’impossibilità del volo spaziale con missili salvo poi ritrattare nel 1969, dopo la missione Apollo 11.
In Germania Oberth riuscì a riunire molti studiosi di missilistica nel Verein Fuer Raumschiffahrt (Società per i Viaggi Spaziali) o VfR. Con loro studiò i primi missili suscitando anche l’interesse dei militari perché tra le armi vietate all’esercito tedesco dopo la fine della Grande Guerra non si parlava di missili/razzi. In seguito nella VfR entrò un giovane ambizioso ed appassionato: Werner von Braun (1912-1977). Quando la VfR chiuse in seguito alla crisi economica del ’29, von Braun convinse l’esercito a finanziare i suoi studi sulla missilistica e durante la Seconda Guerra Mondiale, insieme ad alcuni dei suoi colleghi della VfR, è uno dei tecnici che nella base di Peenemunde, sul Mar Baltico, lavora allo studio di un missile balistico, l’A (Aggregat) 3. Lo sviluppo però è lento e per accontentare la Wehrmacht che lo sollecita realizza il primo missile della storia, la bomba a razzo A4, nota come V2 (Vergeltungswaffe, Arma di rappresaglia). Si scoprirà poi che il programma missilistico tedesco costò molto più del Progetto Manhattan: lo sviluppo della bomba atomica. Al termine della guerra von Braun venne spedito negli USA con tutto il suo personale ed i materiali catturati per lavorare alle dipendenze dell’US Army nella base Redstone, in Alabama.
In Unione Sovietica, un ingegnere appassionato di missilistica, Sergej Pavlovič Korolëv (1906-1966. Pronuncia corolòv) membro del GIRD (Gruppa Isutcheniya Reaktivniya Dvisheniya, Gruppo per l’Investigazione sul Moto a Reazione), finisce imprigionato a causa delle “Purghe Staliniane”. Nonostante fosse ancora in prigionia, venne spedito nella Germania appena occupata dall’Armata Rossa per visionare tutto il materiale riguardante le V2 che era stato trovato. Nel maggio 1946 Stalin firma il decreto che avvia la produzione di missili balistici al comando del ministro degli armamenti Dmitri Fedorovich Ustinov. Il progetto del missile R-2 di Korolëv ha successo, primo passo verso il più performate R-7 che sarà realizzato in seguito.
In America gli studi sulla missilistica proseguono con il Progetto Bunper: sulle V2 catturate viene piazzato un missile più piccolo, il WAC Corporal, per raggiungere quote elevate.
La missilistica restava comunque appannaggio degli scrittori di fantascienza, tra cui si insinua il tecnico tedesco Willy Ley (1906-1969), aiutato da von Braun nel 1955 apparendo in una serie televisiva della Disney per pubblicizzare le potenzialità del volo spaziale. Ma il presidente USA Dwight David Eisenhower non crede nella missilistica mentre in URSS è giocoforza sviluppare missili perché i bombardieri non sono in grado di trasportare efficacemente la pesantissima bomba atomica sovietica.

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Dallo Sputnik a Gagarin

L’ultima guerra mondiale dimostrò che lo spirito non bastava più a vincere le guerre, servivano anche armi progredite. Nacquero così gli ICBM, InterContinental Ballistic Missles. Ma c’erano anche programmi per tentare di mettere in orbita terrestre dei satelliti. I militari intuirono l’importanza di controllare lo spazio e così in URSS Korolëv avviò uno studio per realizzare tre diversi tipi di satellite, uno più complesso dell’altro. Gli USA avviarono invece due programmi paralleli: il Programma Satellite, dell’US Army, ed il Vanguard, che vedeva la collaborazione tra la US Navy ed il NACA (National Advisory Committee for Aeronautics), un ente deputato agli studi aeronautici. Il governo decise poi di finanziare il Vanguard, ma il Satellite continuò il suo iter lo stesso e nel 1956 avrebbe potuto aprire la via allo spazio perché durante il volo di prova del missile Jupiter, questo trasportò un piccolo razzo Sargent, il quale accendendo il suo propulsore poteva entrare in orbita. Al posto del propellente solido però nei serbatoi aveva solo della sabbia: il governo non voleva che il primo satellite del mondo fosse posto in orbita da un missile progettato da un ex nazista: von Braun.
Il 1958 era stato dichiarato Anno Geofisico Internazionale, un evento scientifico internazionale di grande rilievo ai tempi. Gli Stati Uniti dichiararono che per onorarlo avrebbero messo in orbita il primo satellite artificiale. Anche l’Unione Sovietica fece la stessa di dichiarazione, ma non fu presa sul serio fino al 4 ottobre 1957, quando il primo ICBM sovietico, l’R7, durante il suo secondo volo di collaudo, pose in orbita terrestre il primo satellite artificiale: lo Sputnik 1 (Compagno di viaggio). Era un satellite semplicissimo destinato solo a misurare la temperatura dello spazio. Il successo mediatico sorprese i politici. Erano gli inizi della Guerra Fredda e si riteneva che chi dominava lo spazio, dominava il futuro. Per gli USA il lancio dello Sputnik 1 fu un evento drammatico. I politici sovietici invece cavalcarono l’onda del successo ed imposero a Korolëv un bis per il 3 novembre, altra data commemorativa della storia dell’URSS, come il 4 ottobre. Korolëv non aveva satelliti pronti e subì pressioni perché a bordo di questo satellite ci fosse un essere vivente. In modo sbrigativo Korolëv fece assemblare un satellite che potesse contenere una cagnetta di piccola taglia, sulla base di disegni e progetti già avviati. Così il 3 novembre fu lanciato lo Sputnik 2 con a bordo la cagnetta Kudrjavka (Ricciolina) di razza Laika (Lajka, Abbaiona). Solo molti anni più tardi si scoprirà il vero nome e che morì in orbita poche ore dopo il lancio, probabilmente per problemi tecnici. La cagnetta era comunque destinata a morte certa nello spazio per questo gli ultimi bocconcini di cibo erano stati avvelenati per darle una morte rapida. Il 6 dicembre gli USA rispondono agli Sputnik lanciando il Vanguard 1, ma il missile esplode al lancio, provocando la derisione dei media americani. Solo il 31 gennaio 1958 il satellite Explorer 1 diventò il primo satellite statunitense in orbita, spinto da un missile progettato da von Braun. Per mettere ordine e razionalizzare gli studi, nell’estate del 1958 Il Presidente Eisenhower creò un unico ente: la NASA, National Aeronautic and Space Administration. A partire dal 1958 si assiste ad un proliferare di lanci di satelliti scientifici, militari ed alle prime sonde spaziali. Ma l’automazione all’epoca era ancora molto grezza e tante attività potevano essere svolte solo da esseri umani. Per questo furono avviati due programmi per il volo umano: il Vostok (Oriente. 1961-1963) sovietico ed il Mercury (1960-1963) americano. I due veicoli presentavano profonde differenze progettuali che evidenziavano due diverse filosofie di approccio allo spazio. Per le selezioni degli astronauti si scelsero piloti collaudatori o veterani di guerra. I primi astronauti subirono test medici paragonabili a torture e di fatto erano cavie umane. Le capsule erano piccole ed anguste. Quando la Mercury fu presentata agli astronauti, questi pretesero un finestrino, la chiamarono boilerplate “scaldabagno” e l’abitabilità era così esigua che dicevano: nella capsula non si entra, la si indossa.
Il 12 aprile 1961 la Russia lanciò la capsula Vostok 1/ Vostok 3°. A bordo Gagarin Jurij Alekseevič.

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Dalla Terra alla Luna. Il Programma Apollo

Il 25 Maggio 1961 il Presidente americano John Fitzgerald Kennedy (1917-1963) annunciava al Congresso la sua intenzione di mandare un uomo sulla Luna entro la fine del decennio. Gagarin aveva fatto il primo volo solo il mese prima, poi il 5 Maggio con Mercury Redstone 3 "Freedom7 l’astronauta Shepard Alan Bartlett Jr (1923-1998) era stato il primo americano ad assaggiare lo spazio e già si parlava di mandare uomini sulla Luna. Tralasciando il discorso presidenziale pieno di retorica, il presidente aveva tre motivi strettamente connessi per avviare il programma lunare. Il primo era la ricerca di un secondo mandato presidenziale che però, secondo motivo, era minacciato dalla crisi del mondo aeronautico statunitense il quale minacciava di lasciare senza lavoro troppe persone. Il passaggio dal motore a pistoni al motore a reazione, con la sua possibilità di far volare aerei più in alto, più veloci e più lontano, oltre alla complessità del motore a reazione stesso, aprirono una uova era pionieristica per il mondo dell’aviazione ma, negli USA, tutta la ricerca in merito era lasciata alle singole aziende mentre, in Europa, la concorrenza poteva sfruttare gli iuti di stato o, come in URSS, stato ed industria erano la stessa cosa. Kennedy doveva aiutare le imprese americane ma l’unico modo era fare una guerra. Impossibile. In suo soccorso venne lo statuto della NASA, la quale non poteva chiedere alle imprese di testare prototipi di veicoli spaziali, come si faceva nel mondo dell’aviazione, ma emetteva le specifiche e poi selezionava i progetti che le venivano presentati per l’approvazione. La NASA fornì due possibili percorsi: il primo, più logico, costruire una navetta spaziale e poi una stazione spaziale, ma servivano molti fondi e tempi lunghi. Il secondo una serie di voli verso la Luna, più rapidi da sviluppare, più economici e che potenzialmente potevano avvenire nel corso del secondo mandato presidenziale. In più, terzo motivo, mandare uomini sulla Luna avrebbe ridato prestigio agli USA. I fondi della NASA volarono per tutto il programma Apollo (1961-1975) tra il 3 ed il 4% del PIL annuo degli USA. Il picco fu raggiunto nel 1965 ed il programma lunare diede lavoro a circa settecentomila persone. Propedeutiche al volo lunare, la NASA fece volare la capsula Gemini (1964-1966) per testare alcune manovre, dominando la scena spaziale mondiale. Nel 1968 la missione Apollo 7 collaudò la capsula in orbita terrestre mentre nel Natale dello stesso anno l’Apollo 8, con a bordo gli astronauti Frank Borman (1928-2023), James Lovell (1928) e William Anders (1933), fu il primo veicolo abitato a raggiungere la Luna. A questo punto l’opinione pubblica americana riteneva mantenuta la promessa lunare di Kennedy e che l’inutile e costoso Programma Apollo poteva essere chiuso. Così, mentre l’umanità gioiva o si scandalizzava guardando in diretta televisiva Neil Alden Armstrong (1930–2012), Edwin Eugene Aldrin Jr. detto “Buzz” (1930) passeggiare sulla Luna il 20 Luglio 1969 ed il loro collega Michael Collins (1930–2021) attenderli in orbita lunare con la missione Apollo 11, il governo aveva già deciso di porre fine al Programma Apollo. Le missioni lunari terminarono con la numero 17, passando per il mancato dramma della 13.
In vista della futura costruzione di una stazione spaziale, la NASA convertì due terzi stadi di due grandi missili Saturn V (progettati da von Braun) in laboratori spaziali: gli Skylab (1971-1979). Solo uno volerà nello spazio (1973-1979) e sarà raggiunto da tre missioni Apollo. L’ultimo volo di una capsula Apollo avvenne nel 1975 per la missione Apollo-Sojuz Test Project/Sojuz 19.
Il Programma Apollo, a differenza di quanto si crede comunemente, ebbe un impatto notevole sulla società umana. Dal punto di vista economico, a seconda dei comparti tecnici interessati, il governo americano ha stimato un ritorno economico pari ad un rapporto, tra investito e ritorno, di un dollaro a tre/sette. Il balzo tecnologico fu pari a quello avuto tra l’inizio e la fine della Seconda Guerra Mondiale, che ha permesso alle imprese americane di immettere sul mercato nuovi prodotti che hanno influenzato la vita quotidiana di tutto il mondo.
Il Programma Apollo ha dimostrato, questo forse è lo spunto filosofico più importante, che unendo persone, mezzi e finanziamenti adeguati, l’umanità può risolvere molti dei suoi problemi, posto che lo voglia. Kennedy avviò il Programma Apollo solo per prendere voti alle elezioni successive ma, tutto il mondo con lui, non s’immaginava cosa avrebbe provocato la sua ambizione.

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Il lungo tramonto della Stella Rossa nello spazio

Il programma Vostok era solo un programma di test, il vero programma spaziale sovietico doveva iniziare con la più performate capsula Voschod (Alba. 1964-1966) capace di trasportare un equipaggio di tre persone. I successi sovietici dei primi anni dell’astronautica sovietica dipesero dalla capacità di Sergej Pavlovič Korolëv (1906-1966) di carpire la fiducia dei politici sovietici perché riuscì ad inserirsi in una cordata di politici che faceva capo direttamente al Presidente Nikita Sergeevič Chruščëv (1894-1971) e questo garantiva un’attenzione particolare alle attività spaziali. Il sistema industriale e sociale sovietico era lungi dall’essere performante ed efficiente e senza una spinta politica non era possibile ottenere la necessaria cura ed attenzione.
La notizia dell’avvio del Programma Apollo impose all’URSS di avviare un programma lunare, che fu mantenuto segreto: ufficialmente l’URSS non ha mai tentato di mandare uomini sulla Luna e gli americani erano pazzi. Korolëv dovette così avviare altri due programmi: l’N1 (1961-1974) ed il Sojuz (1967-in corso), il missile e la capsula lunari. L’N1 fu un fiasco. Realizzato con un insieme di tecniche troppo semplici per un mezzo troppo complesso, necessitava di studi tecnici progrediti che Korolëv non disponeva e gli ingegneri che li padroneggiavano si rifiutarono di aiutarlo: protetti da altri importanti esponenti politici, volevano che fosse il loro progetto di missile ad essere realizzato. In ogni caso il sistema industriale sovietico non riusciva a portare avanti quattro programmi spaziali contemporaneamente. Nel 1963 Korolëv voleva abbandonare le capsule Vostok, ma gli fu imposto un volo di coppia di due donne contemporaneamente. Per non stravolgere il palinsesto dei futuri voli Voschod, contrattò un volo di coppia uomo-donna che vide il lancio della prima donna, Valentina Vladimirovna Tereškova (1937) con l’ultima Vostok: la Vostok 6. Nel 1964 e nel 1965 Korolëv riuscì a lanciare due capsule Voschod stabilendo due primati, poi più nulla, il tutto solo grazie alla cannibalizzazione delle capsule che arrivavano al sito di lancio con ogni sorta di problema tecnico.
Nel 1966 Korolëv morì. Dal 1967 la capsula Sojuz fu spedita in voli automatici di sorvolo verso la Luna, le missioni Zond (1967-1970), che falliranno quasi tutte. Stessa triste storia per la Sojuz 1 che lanciata il 23 aprile 1967 portò alla morte il cosmonauta Vladimir Michajlovič Komarov (1927-1967) durante il rientro per un malfunzionamento dei paracadute della capsula.
Negli anni ’70, chiuso il programma Vostok ed in seguito anche i Voschod, si aggiungono altri due nuovi programmi: il Saljut (Saluto. 1971-1991) e l’Almaz (Diamante. 1973-1977), due laboratori spaziali, uno civile ed uno militare. Il Saljut 1 fu coprotagonista dell’incidente della Sojuz 11 che vide la morte dei tre cosmonauti presenti a bordo causa una falsa manovra al momento del distacco della Sojuz dal Saljut. Con i laboratori spaziali l’URSS accumulò una grande esperienza nei voli di lunga durata ed aprirà l’accesso allo spazio anche ad astronauti di nazioni amiche con il programma Intercosmos. Per rifornire i laboratori furono sviluppate le capsule cargo Progress (1978-in corso), destinate ai soli rifornimenti ed a distruggersi al ritorno sulla Terra.
Nel 1975, per motivi propagandistici, l’URSS accettò di fare una missione congiunta con gli USA: la missione Sojuz 19/Apollo-Sojuz. Per i sovietici visionare le tecnologie americane fu sconvolgente. L’abisso tecnologico che li separava portò ad un cambio di strategie. Il programma lunare sparì ed iniziò l’inseguimento agli USA verso la costruzione di una navetta, Buran (Tempesta di neve, 1988) ed una stazione spaziale, Mir (Pace-Tranquillità, 1986-2000). Buran volerà una volta sola, in modalità automatica. Il Mir era il primo laboratorio spaziale modulare progettato per una permanenza di cinque anni in orbita ma, agli inizi degli anni ’90, con il crollo dell’URSS, era ancora incompleto. L’occidente intervenne per aiutare l’ex cosmonautica sovietica. Il Mir fu completato e diventò la base di un programma di voli internazionali dove astronauti di ogni nazione impararono a convivere nell’estremo ambiente spaziale. Dal momento che alcuni moduli del Mir “2” erano già disponibili, la Russia fu inserita nel programma della stazione spaziale Alpha tramutandolo nell’attuale ISS (International Space Station. 1998-in corso).

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L’esplorazione dello spazio con sonde automatiche fino agli anni ’80

Con il successo del lancio dei primi satelliti subito si puntò a traguardi più lontani. La Luna ed i pianeti Marte e Venere furono subito fatti bersaglio per numerose sonde spaziali. Questa attività serviva per tre scopi: migliorare le tecniche per il volo spaziale, soddisfare la curiosità scientifica ed infine dare prestigio alla nazione che le aveva spedite. All’inizio ovviamente i voli erano imprecisi e le sonde potevano guastarsi, ma la maggior parte raggiunsero lo scopo prefissato solo se i missili non si guastavano prima
Fino agli anni ’70 le sonde erano costruite in serie e spesso si facevano dei doppi lanci per ridondanza: se la prima fallisce si spera che la seconda abbia successo, prassi molto usata in URSS.
Il primo tentativo di lancio è del 17 Agosto 1958. Era l’americana Able 1/Pioneeer (0) con destinazione Luna ma il suo viaggio terminava con l’esplosione del missile dopo 77" dal lancio. Il 23 Settembre ci provava l’URSS con KTE-1 1/Luna 1958A. Dopo 93" subiva la stessa sorte dell’americana. Finalmente il 2 Gennaio 1959 partiva la sonda Luna 1 (Mechta Lunik)/KTE-1 4. Sarà il primo oggetto che raggiungerà la velocità di fuga dalla Terra, sorvolare la Luna a 5.955 km di distanza ed a porsi in orbita eliocentrica. Durante il volo rileverà le prime prove dell’esistenza del vento solare.
La Luna fu il bersaglio privilegiato delle sonde spaziali, anche perché era l’astro più vicino. Le prime le statunitensi Pioneer (1958-1960), seguite subito dalle sovietiche Luna (1958-1976), poi dalle statunitensi Ranger (1961-1965), Surveyor (1966-1968) e Lunar Orbiter (1966-1967) in preparazione degli sbarchi umani. Le sovietiche Zond (1965-1970) erano invece spesso delle capsule Sojuz, lanciate verso la Luna simulando missioni umane (spesso avevano a bordo manichini di cosmonauti e finte registrazioni di dati biomedici umani) e nel complesso furono dei fallimenti. Le ultime due missioni sovietiche sbarcarono i due robot semoventi Lunochod (1969-1973), che prelevarono campioni di rocce lunari e li spedirono sulla Terra. Finite le missioni umane lunari la Luna perse d’interesse, tornando in auge solo dagli anni ’90.
Marte, il pianeta degli alieni per antonomasia ed anche quello la cui superficie era più facile da esplorare, fu subito il bersaglio di numerose sonde. I primi tentativi sono sovietici con i Marsnik-Mars (1960-1973), gli statunitensi con le Mariner (1964-1971) ed infine le due Viking (1975-1980). In ultimo i sovietici con le due sfortunate Phobos (1988), perdute per imperizia.
Mercurio, il pianeta più vicino al Sole, ebbe tre fugaci visite da parte della sonda statunitense Mariner 10 nel 1974, impegnata nell’esplorazione di Venere, che a sua volta è stata esplorata dalle sovietiche Venera (1961-1983), dalle statunitensi Mariner (1962-1973) e Pioneer Venus Orbiter (1978-1992). Negli anni ’80 fu la volta delle due sovietiche Vega (1984-1986) quindi la statunitense Magellano (1989-1994) che con il suo radar fece una mappa dettagliata della superficie venusiana.
I giganti gassosi non rimasero inosservati ma furono solo gli statunitensi a cimentarsi nella loro esplorazione. Giove e Saturno furono esplorati dalle Pioneer 10 e 11 (1972-2003), seguite dalle due Voyager (1977-in corso). La Voyager 2, con una traiettoria particolare, esplorò anche Urano (1986) e Nettuno (1989).
Il telescopio spaziale Hubble Space Telescope, il cui lancio era previsto per il 1986 con un volo della navetta spaziale, slittò agli anni ’90 a causa dell’incidente della navetta Challenger.
Il 1986 era anche l’anno del ritorno della famosa cometa periodica 1P/Halley. Alcune sonde furono lanciate per esplorarla da vicino, in particolare le due Vega (1984-1986), dopo la loro missione venusiana, ma solo l’europea Giotto (1985-1992) riuscì ad avvicinarsi tanto da inviare a Terra dati ed immagini del suo nucleo.
Ultima la sonda Galileo (1989-2003) che nel volo verso Giove (1995) raggiunge anche gli asteroidi 951 Gaspra (1991) e 243 Ida/2431 Dattilo (1993).

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L’Era di Space Shuttle

Alla fine degli anni ’60 la situazione politica americana era cambiata e si guardava allo spazio in modo più utilitaristico. Tornò in auge il più razionale programma spaziale delle navette e delle stazioni spaziali dando origine ad una nuova filosofia nota come “industrializzazione dello spazio”, nell’intento di realizzare stazioni spaziali per uso civile e militare a cui doveva fare seguito l’invio di uomini su Marte, come tappa a lungo termine dei programmi spaziali. Per concretizzare questa idea il primo passo era avviare il Programma Space Shuttle (1969-2011) con il quale realizzare un veicolo riutilizzabile al fine di rendere più facile ed economico l’accesso all’orbita terrestre sfruttando all’estremo le tecnologie del Programma Apollo.
L’architettura della navetta spaziale era differente da tutti i veicoli spaziali usati fino a quel momento: decollava come un missile ed atterrava come un aereo. Lo scudo termico per il rientro in atmosfera era composto da piastrelle di ceramica e grafite riutilizzabili. La navetta fu progettata attorno alle dimensioni del più grande satellite delle forze armate USA e questo permise d’imbarcare strutture scientifiche di grosse dimensioni come il laboratorio spaziale europeo Spacelab, ma anche di lanciare più satelliti nel corso di una singola missione. Il primo volo di una navetta spaziale avvenne, con grande rischio per la NASA, perché per la prima volta collaudava un potente mezzo spaziale con equipaggio senza prove precedenti, il 12 Aprile 1981. Le navette erano la: OV-99 Challenger, costruita inizialmente solo per dei test; OV-101 Enterprise, solo per voli atmosferici di prova. OV-102 Columbia. OV-103 Discovery. OV-104 Atlantis. OV-105 Endeavour, per rimpiazzare Challenger. La NASA cercò di sfruttare al meglio le navette costruite perché si dimostrarono subito essere un mezzo troppo costoso ma era soggetta a continui tagli di finanziamenti e ciò rese le navette anche dei veicoli con un coefficiente di rischio elevato, prova ne furono i due incidenti del 28 Gennaio 1986, navetta Challenger alla partenza, e del 1 Febbraio 2003, navetta Columbia durante il ritorno, che costarono la vita dei due equipaggi.
Appena le navette diventarono operative si avviò la costruzione di una stazione spaziale, il Programma Freedom (Libertà. 1984), che successivamente diventò Alpha con l’ingresso dell’ente spaziale europeo ESA (European Space Agency) e dei giapponesi.
Dopo il 1986 l’ESA, con il suo missile Ariane, dominò il mondo dei lanci spaziali perché gli USA, con le navette, avevano quasi abbandonato i lanci di satelliti con missili. L’incidente di Challenger impose agli USA il ritorno ai missili ma avevano accumulato un ritardo tecnico a vantaggio dell’Ariane, l’unico missile di grandi dimensioni disponibile sul mercato.
Anche l’ESA decise di dotarsi di una navetta spaziale. Al concorso parteciparono i Francesi con la navetta Hermès ed il missile Ariane 5°, i tedeschi con il Sänger e gli inglesi con Hotol. Vinsero i francesi, ma il costo per rendere l’Ariane 5° “man rated”, ovvero adatto al volo umano, risultò eccessivo, in più la navetta faceva ricorso a tecnologie troppo innovative non disponibili in Europa e il programma fu chiuso. Il Sänger fu tenuto in considerazione ma poi abbandonato. Gli inglesi presentarono un progetto innovativo ma posero come condizione che avrebbero partecipato al programma della navetta solo se passava il loro progetto.
Agli inizi degli anni ’90 l’URSS crollò. Iniziarono missioni internazionali sul Mir che arrivarono all’aggancio tra il Mir e la navetta spaziale. Fu concesso ai russi di far parte del Programma Alpha, che cambiò nome e diventò la ISS (International Space Station. 1998-in corso).
In quegli anni anche il mondo spaziale fu investito dal fenomeno delle privatizzazioni. Gli enti spaziali pubblici potevano esternalizzare o dare in gestione a privati parti consistenti delle loro strutture. Ciò ebbe ricadute positive, ma non era ancora abbastanza per spingere i privati verso lo spazio. Terminato l’assemblaggio della ISS lo scopo della navetta spaziale venne meno e la NASA, liberata dal peso delle navette, fu incaricata di focalizzare i suoi scopi verso l’esplorazione dello spazio e favorire l’accesso all’orbita terrestre ai privati: il Programma Constellation.

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Anni ’90, la nuova esplorazione spaziale

Negli anni ’80 l’esplorazione dello spazio con sonde automatiche era stata molto desolante, con pochissimi veicoli lanciati. Gli anni ’90, dominati dalla coppia Mir-Space Shuttle, per il volo umano, vedono la rinascita dell’esplorazione spaziale con sonde automatiche. Cambia la filosofia d’uso: invece di tante sonde fatte in serie, poche sonde ma dense di sensori.
Qui sotto una lista, incompleta, delle sonde e dei satelliti per l’astronomia.
24 gennaio1990 parte la sonda giapponese Hiten (1990-1993) verso la Luna.
24 aprile 1990 viene posto in orbita terrestre l’Hubble Space Telescope (1990-in corso. Noto anche come HST). All’epoca era il più grande telescopio spaziale.
6 ottobre 1990 parte la sonda Ulysses (1990-2009) per l’esplorazione del Sole. Sorvolerà anche le comete Hyakutake (1996) e McNaught-HartleyC/1999T1 (2000).
10 luglio 1992 la sonda Giotto sorvola la cometa Grigg-Skjellerup e termina la sua missione
25 settembre 1992 è la volta di Marte con la partenza della sonda americana Mars Observer (1992-1993). Se ne perderanno i contatti durante il volo.
25 gennaio 1994 tocca ancora alla Luna con il lancio della sonda americana Clementine 1 (1994).
2 dicembre 1995 parte la sonda europea SoHO (1995-in corso. Solar and Heliospheric Observatory) per studiare il Sole.
17 febbraio 1996 gli USA lanciano la sonda NEAR (1996-2001).Near Earth Asteroid Rendezvous. Rinominata Shoemaker dal 2000). Sorvolerà gli asteroidi 253 Mathilda (1997), su cui atterrerà nel 2001, e 433 Eros.
7 novembre 1996 ancora Marte con l’americana MGS (1996-2006. Mars Global Survejor).
16 novembre 1996 è la volta della sfortunata russa Mars-96 (MarsM1)/ M1 520, che non raggiunge l’orbita di trasferimento.
4 dicembre 1996 sono ancora gli USA con una sonda verso Marte da record, perché a bordo della Mars Mesure Pathfinder (1996-1997) c’èanche un piccolo rover, Sojourner (1996-1997).
15 ottobre 1997 questa volta tocca a Saturno con il lancio della sonda Cassini (1997-2017) assieme a Huygens (1997-2005), quest’ultima scenderà nell’atmosfera del più grande satellite di Saturno: Titano.
7 gennaio 1998 la Luna è l’obiettivo della sonda statunitense Lunar Prospector (1998).
3 luglio 1998 i giapponesi si cimentano verso Marte con la sonda Nozomi/Planet B (1998-2003)
24 ottobre 1998 parte una sonda con propulsione “fantasciantifica”, la DS-1 (1998-2001. Deep Space) con propulsione ionica verso la cometa 19P/Borrelly (2001). Sorvolerà anche 1992 KD Braille (1999)
11 dicembre 1998 lancio della statunitense MCO (1998-1999. Mars Climate Observer) verso Marte. Per un errore di misura si schianterà su Marte.
3 gennaio 1999 Marte è sempre obiettivo degli USA con la Mars Polar Lander (1999). Si schianterà su Marte anche lei per un guasto.
7 febbraio 1999 altro volo USA verso un asteroide. E’ la Stardust (1999-2004). Sorvolerà l’asteroide 5535 Annefranke (2002), raggiunge la cometa 81P/Wild 2 (2004) prelevando campioni dalla sua chioma e li rinvierà sulla Terra (2006).
23 luglio 1999 viene lanciato in orbita il telescopio spaziale Chandra (1999-in corso. AdvancedX-rayAstrophysicsFacility ).
E’ interessante che alcune di queste sonde siano in funzione ancora oggi, come la SoHO, HST e Chandra. Altre hanno compiuto imprese mai tentate prima come il rover marziano Sojourner, l’atterraggio di NEAR, lo sbarco su Titano di Huygens e la cattura di polveri cometarie di Stardust.
Infine la dettagliata esplorazione dei giganti gassosi fatta da Galileo e Cassini, quindi ancora SoHO nell’esplorazione del Sole, HST e Chandra per il cosmo.

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