Collettore del vento solare - Missioni Apollo - ALSEP Components-1

Ciao a tutti!
Sapete come funzionava il “collettore del vento solare” portato sulla Luna durante le missioni Apollo? Sicuramente lo avrete visto tutti nelle storiche foto dell’esplorazione lunare! Esso era costituito da un foglio di alluminio della larghezza di circa 30 cm e della lunghezza di circa 140. Esso veniva esposto al Sole in maniera perpendicolare ai raggi luminosi e aveva lo scopo di intrappolare le particelle cariche costituenti del vento solare. Durante la missione Apollo 11 (la prima a scendere sulla Luna), esso fu esposto alla radiazione solare per circa 77 minuti, che diventarono 18 ore durante la missione Apollo 12.

Questo schermo catturò particelle cariche del vento solare che lo avevano colpito con energie dell’ordine di 1keV per nucleone. Veniva portato sulla Luna avvolto come un rotolo di carta stagnola (la posizione ripiegata, era garantita da una molla interna al rullo che ne facilitava il riavvolgimento post-esperimento) e veniva dispiegato poco dopo lo sbarco, utilizzando un’asta telescopica dell’altezza di circa 160 cm, divisa in 5 sezioni .

Prima di rientrare a bordo del LEM lo schermo veniva riavvolto e immagazzinato in un contenitore di teflon! Questo garantiva durante il rientro a Terra, una schermatura più che sufficiente contro eventuali radiazioni corpuscolari extra (magari delle fasce di Van Allen), che avrebbero potuto inquinare i risultati ricavati sulla superficie selenica.

Una volta giunto sulla Terra, il cilindro veniva dapprima esaminato dai biologi del Lunar Receving Laboratory (la quarantena post missione), con lo scopo di appurare che su di esso non fossero presenti organismi biologici extraterrestri, poi successivamente veniva passato ai laboratori fisici e quantistici della NASA. Fu scoperta (sullo schermo riportato da Apollo 11), la presenza di isotopi dell’elio 4He e 3He, ma anche del Neon 20Ne e 22Ne, di origine solare. Il rapporto valutato tra le quantità di He e Ne era di circa 1855 +/- 138, anche se va detto, che i valori ricavati dallo schermo di Apollo 12 furono leggermente inferiori, nonostante i tempi di esposizione più lunghi. Questo evidenziò che l’attività solare nei due periodi d’analisi fu nettamente diversa.

Per estrarre le particelle corpuscolari intrappolate nello schermo di alluminio, i fisici utilizzarono una campana a vuoto, dove al suo interno per mezzo di un crogiuolo lo schermo metallico veniva fuso. Passando dallo stato solido a quello liquido, l’alluminio liberava gli isotopi dei gas nobili intrappolati, i quali passando allo stato gassoso, furono rilevati sia in qualità che in quantità da appositi spettrometri di massa.

La foto che vi allego è stata ricavata dal sito www.apolloarchive.com