Coronavirus+università=caos

Buongiorno a tutti, questo post vuole essere un confronto/sfogo con altri studenti riguardo alla totale disorganizzazione delle università in questo periodo.

Sono un maturando e l’anno prossimo vorrei iscrivermi a ing aerospaziale. Nella mia città non c’è questa facoltà, perciò dovrei andare fuori sede, e la cosa non mi crea molti problemi di per sé.
Poi arrivò il coronavirus…
La mia scelta era l’università di Pisa, se non fosse che ieri, mentre ascoltavo una teleconferenza di orientamento organizzata da UniPi, il professore se ne esce con molta fierezza dicendo che, a causa della crescita delle nuove matricole, l’anno prossimo per la prima volta ing aerospaziale sarà a numero chiuso. Non credo alle mie orecchie, questa notizia mi era totalmente nuova, tant’è che ricontrollando sul sito dell’Università risulta ancora scritto che il corso è ad accesso libero…
Ma non mi perdo d’animo, ho dei buoni voti, mi giocherò le mie carte al test di ingresso… perché ci sarà un test di ingresso vero?? “No -risponde il professore- non possono essere effettuati test in presenza e le modalità di selezione sono ancora ignote”.
Siamo al 20 maggio, a un mese dalla maturità, e questi non sanno neanche le modalità di ammissione a una facoltà che fino a 10 minuti prima era a libero accesso…
Io rimango veramente senza parole, non so se si rendono conto che ci saranno persone come me che nei prossimi tre mesi dovranno trovarsi un alloggio a 200 km da casa, fare richiesta per la borsa di studio (e anche lì ci sarà da ridere), tutto senza poter recarsi sul posto perché si trova in un’altra regione e senza sapere neanche se ci sarà (e nel caso quando) un esame di ammissione.

Detto questo se c’è qualcuno che come me sta vivendo dei disagi universitari per questo motivo è libero di condividerla qua, almeno saprò che non sono l’unico

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Ti assicuro che non sei l’unico che sta vivendo grossi disagi a causa del coronavirus, purtroppo quasi tutto il mondo era impreparato a questo evento.

Sono anche sicuro che questa asserzione non ti consola.

Capisco la situazione, tua e di chi come te deve cominciare l’università ora.

Lavorando dall’altra parte della barricata, comunque, ti posso dire che non è che a noi ci avevano avvisato in anticipo dell’arrivo della pandemia… ognuno sta cercando di fare fronte come può alla situazione.

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Io sono solo alle medie, in seconda e non so come descrivere la situazione. Hanno fatto un disastro: abbiamo 6/7 posti in cui caricano i compiti e tipo 3 modi per fare video lezioni… Noi studenti non stiamo capendo nulla perchè ogni prof fa una cosa diversa dagli altri. Chiediamo aiuto, ma non ci viene dato.

Posso assicurarti che nemmeno i docenti stanno capendo nulla. Già pagati poco e con una grossa mole di lavoro, si sono trovati a gestire un’emergenza di queste proporzioni da un momento all’altro e lavorare ancora di più, spesso con una famiglia di cui occuparsi.

Fra qualche anno capirai e ti renderai conto che gli insegnanti sono fra gli eroi di questa crisi.

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Lo dico da studente universitario: non sei assolutamente l’unico. Però purtroppo è una situazione che ha preso tutti alla sprovvista, e siamo tutti assolutamente frustrati. Ho ricevuto il syllabus per un esame che devo dare tra meno di due settimane solamente due giorni fa… per cui figurati: è normale che vengano solo brutte parole all’inizio. Nonostante tutto, ti consiglio di riflettere bene sulle parole di Paolo Amoroso e Matteo mcarpe. :slight_smile: Poi ogni situazione è diversa nonostante il problema sia comune.

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Certo Paolo, posso immaginare il caos che ci sia anche per loro, ci sono dei professori che si impegnano tantissimo e sono il top; noi abbiamo semplicemente chiesto di scrivere nel posto x (che tutti lo sanno usare, visto che lo usavamo anche prima) dove caricano i compiti. Ammetto che la maggior parte dei prof si fa sentire, ma altri non si fanno sentire, in caso di dubbi non sappiamo come metterci in contatto ma ci danno i compiti senza spiegazioni e li mettono un po’ ovunque. Non voglio fare il bimbetto che si lamenta, ma mi danno l’impressione proprio del “chissene frega”

Questo lo so, e li ringrazio molto.

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Il nostro rettore aveva detto in un intervista che gli esami si fanno per il 95% onesto e non per il 5% disonesto. Capisco che i docenti non sappiano cosa fare quanto noi, mi piacerebbe però che si allineassero con le parole del rettore e non minacciassero esami impossibili solo perché “a casa si copia meglio”. Ho avuto notizie di colleghi del primo anno che potranno prendere al massimo 27 all’esame di analisi, probabilmente dovrò fare esami a crocette e vabbé disorganizzazione a tutti i livelli, ma tanto a quello ho fatto l’abitudine.

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Come non capite nulla, vi stanno facendo vedere esattamente come funziona (spesso) il mondo, ognuno fa di testa sua! :wink:

Essendo più vecchiotto non sono più studente ma mio figlio a settembre dovrebbe partire non per Pisa ma per gli States (Erasmus)…

E ancora non sappiamo niente di niente.

L’università USA è andata in Smart Working ai primi di marzo, risponde meno del professore di Pisa di cui sopra…

Insomma non lamentiamoci più del dovuto, purtroppo siamo in una situazione nuova per il mondo moderno, e che comunque non si vedeva da mezzo secolo, se non da un secolo pieno, nel Mondo tout court…

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Ho frequentato l’università di Pisa e questa incertezza non mi è nuova. L’organizzazione non era il forte nemmeno prima della pandemia e la ricerca più in voga era quella del professore introvabile. Adesso magari è differente visto che molti professori sono cambiati.

Innanzitutto grazie a tutti per le risposte.

Comunque sono consapevole che i professori di fronte a leggi ambigue e burocrazia infinita abbiano ben poche colpe. Poi con la situazione d’emergenza le cose sono ancora peggiorate.
Quel povero prof che ho citato magari si starà impegnando tantissimo, anzi spero un giorno di seguire le sue lezioni dato che mi sembrava simpatico, gli è solo toccato l’infausto compito di fare da ambasciatore.
È che non se ne può veramente più di questo disordine (già presente in tempi normali) per cui fino all’ultimo non sai cosa ne sarà della tua vita

Puoi vedere questa situazione come un’opportunità di addestramento all’incertezza delle attività spaziali, in cui può capitare di dovere ripianificare tutto all’ultimo momento, in poche ore e con informazioni parziali.

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