Cosmonauti e allucinazioni

“Voci, suoni, presenze invisibili, avvistamenti impossibili; il campionario delle stranezze è più vasto
di quanto si possa immaginare, ma è restato nascosto per decenni”.

Cosi’ inizia un articolo su Newton
http://newton.corriere.it/PrimoPiano/News/2005/09_Settembre/26/cosmonauti.shtml

che, una volta elencate le allucinazioni visive, chiosa con due ipotesi:
“Quella medico- razionale spiega che l’uomo inevitabilmente “sbarella” se costretto a vivere in totale e stressante assenza di gravità, sotto il bombardamento di forti flussi magnetici e radioattivi e per giunta in quel silenzio assoluto”.
La seconda blah blah blah".

Ora, se non ricordo male l’atmosfera all’interno di una capsula e’ composta da azoto.
Non sarebbe piu’ plausibile che le “visioni” fossero causate da una “narcosi da azoto” piuttosto che da fenomeni psicologici o altro?

Che ne pensate?

Il silenzio assoluto è l’unica cosa che non c’è all’interno di una capsula o mezzo spaziale, quando c’è vuol dire che le cose stanno andando molto male (malfunzionamenti gravi). L’azoto non credo sia una causa anche perchè non tutte le astronavi hanno atmosfera con azoto. Credo che la risposta più probabile risieda nei raggi cosmici ed elettromagnetici che vanno ad influenzare a livello “elettrico” il sistema nervoso umano.

No, non è l’azoto, basta pensare che l’atmosfera che respiriamo normalmente io e te è costituita per il 78% di Azoto, 20%ossigeno e altri elementi gassosi che costituiscono il restante 2%.
Su questo argomento mi ricordo anche che c’erano stati dei problemi durante l’aggancio, ormai storico, fra una Soyuz e l’apollo, mentre la navetta russa possedeva un’atmosfera simile a quella della terra, cioè con un’alta percentuale di azoto, quella dell’apollo no, aveva solo ossigeno.
Ma in che percentuale? L’ossigeno tecnicamente è un veleno, se ne prendessimo troppo ci porterebbe alla morte, è una cosa molto strana :kissing_heart:, qualcuno di voi ne sa qualcosa?

Anche perchè essendo la pressione in qualsiasi mezzo spaziale è al di sotto di 1atm e la percentuale di ossigeno per forza di cose non può scendere… la pressione parziale dell’azoto è sicuramente minore di quella sulla terra (quando c’è…).

L’ossigeno credo sia velenoso per concentrazioni e pressioni parziali elevate, caso che non è in pratica applicabile all’astronautica dove nella maggior parte dei casi le pressioni ambientali sono minori o uguali a quella ambiente.
Tanto che molte volte si sono utilizzate atmosfere di ossigeno puro e probabilmente la pressione dell’ossigeno prima di diventare velenosa diventa estremamente pericolosa nella gestione (leggi Apollo 1) per cui non credo ci possa essere casistica di questo tipo in astronautica.

L’apollo 1 aveva ossigeno puro a bordo, in generale anche quando fanno le EVA per de-azotare il corpo gli astronauti respirano ossigeno puro per un certo tempo, a seconda della pressione interna a cui lavora la “tuta” spaziale.

L’ossigeno puro non è più usato. L’azoto non è proprio perchè la miscela azoto/ossigeno e pressione è la stessa di quella che respiriamo noi. La seconda che hai detto è quella corretta. Gli astronauti dell’apollo se chiudevano le palpebre potevano vedere dei brillamenti causati dai raggi cosmici che impattavano ed asttraversavano l’astronave.

L’ossigeno puro dell’apollo è ad un terzo di atmosfera. L’ossigeno puro delle camere iperbariche d’ospedale hanno una pressione maggiore di un atmosfera, ma non mi ricordo quanto.
La velenosità dell’ossigeno comincia ad manisfestarsi ad alta pressione. Difatti i palombari che lavorano a decine di metri di profondità sul fondo dei mari respirano una piccolissima percentuale di ossigeno ad alta pressione ed il resto del gas è composto dall’inerte elio.

Ok: appurato che la mia speculazione non regge, avete altre ipotesi?

Effetto psicologico o l’ipotesi di Mac delle interazioni raggi cosmici/ circuito elettrico neuronale?

Avevo anche pensato alla causa opposta: carenza d’ossigeno, ma se voi dite che sulle navette russe c’era un atmosfera simile a quella terrestre, la cosa non regge.
Come esperienza personale, io una volta ho mangiato il polpettone di mia madre, tutto il sangue e’ andato all’apparato digestivo e, a causa della carenza d’ossigeno mi e’ apparso Sergei Krikalev…per dire come le allucinazioni da carenza d’O2 siano potenti.

Ma se per allucinazioni intendi i flash, quelli è ormai appurato che siano causati da raggi cosmici, e c’è anche un esperimento italiano sulla ISS per studiarne le dinamiche, ALTEA.
http://www.forumastronautico.it/index.php?topic=2147.0
http://www.forumastronautico.it/index.php?topic=2262.0
http://www.forumastronautico.it/index.php?topic=5844.0
http://www.forumastronautico.it/index.php?topic=1634.0
http://www.nasa.gov/mission_pages/station/science/experiments/ALTEA.html

No, mi riferivo a quelle citate nell’articolo di Newton, nel primo messaggio del post.

Poi uno puo’ anche rispondere che la notizie raccontate non siano vere o pompate dal sensazionalismo, pero’ nell’articolo
http://newton.corriere.it/PrimoPiano/News/2005/09_Settembre/26/cosmonauti.shtml
parlano di allucinazioni visive/uditive propriamente dette.

Le cause del fenomeno sono sicuramente anche psicologiche, se parliamo dei “flash” la causa è di natura fisica, poi la condizione di stare in un mezzo pressurizzato e circondati da un ambiante totalmente ostile (letteralmente extraterrestre) può acuire alcune sensazioni che sulla Terra sono di minore intensità, in ogni caso senza parlare di esoterismi, la paura del buio è un meccanismo del cervello che aiutava a difendersi dai predatori (almeno dicono così), può essere che in alcuni momenti il meccanismo si riattivi in maniera anche forte in un ambiente così particolare,pensiamo anche alle basi Antartiche. Credo che queste cose siano meno drammatiche di come è proposto nell’articolo soprattutto adesso che la ISS ha contatti continui con più centri di controllo e più attività. Gli astronauti a cui l’articolo si riferisce appartengono alla generazione delle prime stazioni spaziali, in cui forse il senso di solitudine, isolamento e di avventura erano più forti. Certamente sono cose da considerare se si manderanno persone su Marte

La Pravda, citata nell’articolo di Newton, non è fra le fonti più attendibili. Meglio questa: Astronaut and Cosmonaut Medical Histories.

Paolo Amoroso

da un punto di vista psico-mentale tra gli aspiranti astronauti sottoposti ad analisi mediche statisticamente non è elevata la percentuale di coloro che sono soggetti a disturbi vari, i quali tra i più frequenti sono l’ estrema irritabilità ed un senso generico di smarrimento.

nei decenni scorsi gli esperti sovietici sostenevano che su 10 aspiranti astronauti 5 potevano affrontare senza alcuna preparazione l’ assenza di gravità, 3 dovevano sottoporsi ad opportuni addestramenti e 2 erano assolutamente negati ad una esperienza nello spazio ed infine, sempre secondo quegli esperti, una percentuale del 2/3% di astronauti, poi, avrebbe potuto rasentare la follia, soccombendo a quella che gli stessi specialisti dell’ ex URSS battezzarono “Sindrome dell’ Apocalisse”: in pratica il soggetto avrebbe l’ impressione che tutto esploda intorno a lui piombando in un irrazionale stato di disperazione.
Il fatto è che la medicina spaziale e nel caso specifico la “psichiatria spaziale” è una disciplina di cui attualmente la scienza conosce molto poco per il semplice motivo che ad oggi il numero totale di individui che hanno preso parte ad una missione nello spazio è infinitamente basso se confrontato alla popolazione di tutto il pianeta e quindi mancano proprio dati e analisi per poter giungere ad una conclusione dimostrabile di simili disturbi.

Ho letto il link suggeritomi da Paolo.
Ma ho trovato solamente un dato che riporti delle allucinazioni visive:
Cooper, L. Gordon USA, 1959 Cooper dichiara di distinguere caratteristiche della terra vista dall’orbita, che sono difficili da credere: il fumo dei camini e’ la piu’ incredibile.

Quindi, sembrerebbe che non sia una cosa cosi’ frequente.

Cambiando un po’ il topic, devo dire che m’e’ sembrato incredibile vedere elencate le “debolezze degli astronauti”.
Leggerli, li rende piu’ umani e quindi li rende meno dei e piu’ eroi di carne.

Riporto un po’ di evidenze registrate (senza fare nomi per rispetto):

XXX vomito’ dopo avere visto Stafford mandiare un occhio dalla testa di pecora che ebbero per cena in USSR.
YYY peta 500 volte al giorno sullo Skylab
ZZZ fastidiosi peti durante l’Apollo 16, dovuti al succo di frutta rinforzato al K.

Commovente la parte in cui i membri dell’Apollo 7 rifiutano di mettere il casco al rientro:
I 3 membri dell’Apollo 7 presero un brutto raffreddore quand’erano in orbita. (…) Impararono che il muco non si elimina a gravita’ 0 ma rimane nella mucosa.

Forse per il mio bagaglio culturale, ma mi appassionano tanto queste storie in cui si raggiunge il confine della tecnica, per scoprire quanto caparbiamente, in fondo, siamo umani, con il meglio e il peggio che questo comporta.

I casi sono due:
O l’articolo sulle allucinazioni riporta fatti non veri,ed esagera alcuni episodi.
oppure deve esserci una causa da ricercarsi in sostanze involontariamente inalate o assorbite dai Cosmonauti.
Altrimenti non è possibile spiegarsi come mai i Russi siano stati frequentemente vittime di fenomeni di questo tipo
e gli Americani no.
I casi citati riguardo agli USA non c’entrano nulla con le allucinazioni riportate dai Sovietici.
Gordon Cooper (per altri versi uno dei miei Astronauti preferiti) era…come dire…un noto cazzaro.
La sua autobiografia è piena di roba inventata (ad esempio che era stato selezionato per comandare la missione su Marte (!!!).
Poi c’è la storia degli UFO.
Mal di spazio e peti non rientrano tra le allucinazioni.
Insomma la cosa riguarda solo i Russi,e quindi o è una balla giornalistica,o dietro ci deve essere una qualche forma di intossicazione.
Non si scappa.

Tra l’altro l’articolo (storpiandone il nome) parla anche delle allucinazioni provate da Sergei Krichevsky.
Peccato che non abbia mai volato nello spazio:

www.spacefacts.de/bios/cosmonauts/english/krichevsky_sergei.htm

se si vuole dare una spiegazione più elementare senza addentrarsi negli sconosciuti meandri della psichiatria spaziale bisogna tener presente che nello spazio l’ essere umano è soggetto a forti alterazioni del ritmo sonno-veglia.

un velivolo o stazione spaziale effettua diverse orbite attorno alla Terra ad elevata velocità ed il sorgere e tramontare del Sole continuamente produce stress psicofisico perché al momento di andare a dormire sorge il Sole e mentre si dorme risorge almeno altre due tre volte. La pelle umana è sensibile alla luce del Sole e all’alba è quella che da il segnale del prossimo risveglio, dunque gli astronauti hanno questo segnale in eccesso e la maggior parte di loro dorme male.
L’altro problema legato al sonno è che quando una persona si sdraia i muscoli si rilassano e una persona si addormenta. In microgravità manca questo appoggio nel letto, gli astronauti per non galleggiare qua e là, dormendo, sono costretti a legarsi al letto con delle cinghie e per alcuni è insopportabile.
quindi come attestato anche nei gravi casi di insonnia che si verificano alle persone comuni sulla Terra è possibile che allucinazioni ipnopompiche o ipnagogiche o addiruttura paralisi del sonno all’inizio o alla fine dell’episodio di sonno possano essere causate dalle ricorrenti intrusioni di sonno REM nel passaggio fra il sonno e la veglia.

E’ bene spiegare che nei casi più gravi le visioni “ipnopompiche” sono allucinazioni
talmente nitide da essere vissute come esperienze vere che avvengono durante il risveglio.
si tratta di intrusioni di sonno a rapidi movimenti oculari (REM), nel momento in cui ci si addormenta o ci si sveglia e provocano appunto allucinazioni molto vivide simili a sogni.
Possono essere visive, auditive e provocare strane sensazioni, come sentire alterato il senso di posizione nello spazio, levitazione ecc…
Contemporaneamente a queste allucinazioni, puo’ esservi "paralisi del sonno”, per cui la persona si sente sveglia, capisce cosa succede, ma non e’ in grado di parlare o
muoversi.
Sono frequenti i casi in cui il soggetto, non ancora addormentato, e’ preda
di allucinazioni angoscianti, e nello stesso tempo ha paralisi del sonno,
quindi non puo’ muovere i muscoli volontari.
Essendo comunque parzialmente sveglio, e’ cosciente di cio’ che avviene
senza tuttavia riuscire a svegliarsi completamente ed uscire dalla situazione angosciosa.
A volte la persona puo’ anche sentire di non riuscire a respirare nonostante il respiro continui normalmente.
Sia le allucinazioni che la paralisi del sonno, durano da pochi secondi a pochi minuti e solitamente terminano da sole.
La fase di passaggio tra la veglia e il sonno (stato ipnagogico) e viceversa (stato
ipnopompico) possono essere teatro di singolari esperienze percettive.
In questi stati il cervello può elaborare moltissime immagini che appaiono assolutamente reali al soggetto che le percepisce. In certi casi possono apparire non solo immagini visive, ma anche sensazioni uditive e talvolta olfattive. Un’altra sensazione che può essere sperimentata è di tipo cinetico. In pratica tutto il corpo ha l’impressione di muoversi (camminando, guidando, volando, ecc.). In
taluni casi si può provare la sensazione opposta, ovvero sentire il proprio corpo paralizzato non riuscendo assolutamente a muoversi.
La paralisi notturna si verifica solitamente durante la fase del sonno chiamata REM (Rapid Eye Movements).
Durante questa momentanea paralisi, il cervello può dare libero sfogo alla creazione di immagini ipnopompiche.
La sensazione di panico che accompagna inevitabilmente questa impressionante
esperienza contribuisce a far sì che molte persone la scambino per un’esperienza autenticamente paranormale. Il realtà si tratta soltanto di un brutto scherzo architettato dal nostro stesso cervello.

Allora devi assolutamente leggere [i]Riding Rockets[/i], la bellissima autobiografia dell’astronauta Shuttle Mike Mullane. E` il racconto più franco, commovente e ironico degli aspetti umani dell’esplorazione spaziale: emozioni, sensazioni fisiologiche, qualità, debolezze, passioni, i lati migliori e i peggiori, i terrori degli astronauti e delle loro famiglie. Una straordinaria avventura umana.

E` la migliore autobiografia di un astronauta, che preferisco anche a quella, pur bellissima e da non perdere, di Collins (Carrying the Fire). La consiglio a tutti. Se dovete leggere un solo libro sull’esplorazione umana dello spazio, leggete Riding Rockets.

Paolo Amoroso

Wow, l’ho comprato da un pò ma è ancora in stand-by.
Visto il tuo giudizio è il prossimo in lista.