Cristallografia sulla Terra

Una delle ragioni per cui si e’ spesso spinto per la ricerca in microgravita’ e’ la possibilita’ di far crescere cristalli (in particolare proteine) di grandi dimensioni (e quindi piu’ facili poi da analizzare) senza che la loro crescita (che rilascia calore) provochi movimenti convettivi nel liquido di coltura che a loro volta possono spezzare il cristallo.
Finora pero’ si e’ fatta poca ricerca nello spazio (anche sulla ISS), perche’ l’accesso allo spazio e’ raro, ha costi eccessivi (mitigati in parte dal peso ridotto del materiale richiesto) e non sempre la ricerca coincide con le priorita’ politiche.
Ora ricercatori olandesi e giapponesi hanno dimostrato che e’ possibile crescere cristalli di grandi dimensioni a terra mediante l’applicazione di campi magnetici, che permettono anche di controllare la velocita’ di crescita. Secondo gli stessi inventori “questo metodo fornisce un modo versatile e accessibile di realizzare un ambiente gravitazionale regolabile sulla Terra”.
L’articolo e’ stato pubblicato su Applied Physics Letters
http://scitation.aip.org/getabs/servlet/GetabsServlet?prog=normal&id=APPLAB000090000026264105000001&idtype=cvips&gifs=Yes
e ripreso da Nature il 9 Agosto.

Il metodo è però applicabile solo alle sostanze diamagnetiche, per le altre il problema rimarrebbe… comunque interessante, peccato che l’articolo come al solito sia a pagamento…

Questa scoperta mi ricorda una situazione simile nella storia della fisica. L’impiego degli acceleratori per ricerche sulle particelle elementari rese meno necessario l’accesso all’alta atmosfera e allo spazio per analoghi studi sui raggi cosmici.

Paolo Amoroso

Oddio…nn so se un acceleratore sia tanto più economico di un satellite…

Nature non lo cita come limitazione del metodo, anche perche’ credo che le proteine abbiano comunque proprieta’ diamagnetiche. Cita invece il fatto che il metodo non puo’ controllare allo stesso tempo la convezione, che dipende dal liquido di coltura e la sedimentazione, che dipende dal cristallo, i quali in genere hanno caratteristiche magnetiche diverse. Inoltre il metodo non permette di scendere sotto livelli equivalenti a 0.5 micrometri/s2, che pero’ e’ paragonabile ai livelli di microgravita’ ottenibili in orbita.
Per chi avesse accesso a Nature (in edicola, sul web, via eM**e :-#) la notizia e’ riportata sul numero del 9 Agosto (p. 658-659)