Domanda per la NASA(ma forse mi potete rispondere voi!!!)

Salve a tutti,sono un nuovo utente mi chiamo Alex e ho 42 anni sono un diplomato scientifico,da tempo ho un dubbio al quale non sono riuscito a trovare risposta ecco qui:
seguendo documentari sulla NASA e sui viaggi spaziali,ho sentito spesso che parlano di un grosso problema per passare oltre la fascia di Van Allen ed uscire quindi dall’orbita bassa,allora mi viene spontanea una domanda,perche’ non usano lo stesso metodo che hanno usato nel ‘69(se ricordo bene l’anno) per andare sulla Luna?E’ una tecnologia di 50 anni fa ma se ha funzionato perfettamente,perche’ ora non la usano?grazie a tutti!!!

Benvenuto Alexander! :beer: Non è tanto un problema di tecnologia: le missioni Apollo duravano in tutto non più di una settimana, quindi l’esposizione alle radiazioni era tutto sommato limitata. Le missioni che si progettano / immaginano oggi hanno una durata molto superiore; per esempio se volessimo mandare una missione su Marte la durata sarebbe di almeno 2 anni. Questo comporterebbe una dose elevatissima di radiazioni per l’equipaggio, che va limitata al più possibile.

Per la precisione, non c’era alcuna tecnologia nel 1969 (li hanno mandati solo con dei dosimetri per sapere quanta dose di radiazioni avessero assorbito) e, come ha scritto Mike, le missioni erano “brevi”. Diciamo che per tornare semplicemente sulla Luna non si pongono problemi, per missioni di più lunga durata (anche colonizzazione lunare) allora bisogna ripensare a tutte le protezioni.

Scusate se non capisco,ma passare la fascia per andare sulla Luna o passarla per andare su Marte non è la stessa cosa?Nel senso che se è una fascia appunto,avra’ un inizio ed una fine,quindi a passarla ci metteranno lo stesso tempo che ci hanno messo nel '69 o anche di meno se i motori sono migliorati,cosa c’entra stare tanto tempo,quando andranno su Marte non credo che si fermeranno sulla fascia di Van Allen a subire radiazioni ma continueranno per Marte no?

Il fatto è che le radiazioni non sono solo nella fascia di Van Allen, ma in tutto lo spazio fuori dalla Terra. Le radiazioni cosmiche sono molto energetiche e anche quelle dei brillamenti solari non scherzano.

Ciao Alexander,
il problema delle fasce di Van Allen riguarda molto piu’ l’elettronica che la salute degli astronauti.
La dose di radiazione che subisce un astronauta attraversando le fasce per andare, ad esempio, sulla Luna, e’ molto ridotta (si stimava equivalente a qualche radiografia).
Il problema e’ l’elettronica: tutti i microprocessori e le memorie elettroniche sono molto sensibili alla radiazione. Nelle missioni Apollo, l’elettronica era pochissima e i pochi componenti elettronici erano grossi e poco sensibili alle radiazioni. Gli astronauti usavano il “computer” di bordo solo per fare qualche calcolo, che sapevano fare anche a mano.
L’elettronica di oggi, che e’ infinitamente piu’ miniaturizzata rispetto ad allora, e’ molto piu’ sensibile alle radiazioni!
Molti satelliti e missioni hanno avuto grossi problemi dovuti all’elettronica che impazzisce a causa delle radiazioni.
Certo, si potrebbe provare a fare una capsula come quelle del programma Apollo, con pochissima elettronica. Ma oggi la NASA non accetterebbe di far volare degli astronauti con semplicemente un paio di calcolatrici a bordo…

Credo che ci sia un piccolo malinteso, il grosso problema per i viaggi spaziali, non è l’attraversamento delle fasce, ma l’ambiente radioattivo che c’è oltre, in quello che viene definito deep space.
Le fasce di Van Allen vengono infatti attraversate senza particolari problemi (con alcuni accorgimenti riguardanti l’elettronica come è già stato dettto) da tutte le sonde dirette ad altri corpi del sistema solare o ai punti Lagrangiani e sono state attraversate, come ricordavi, dalle missioni umane Apollo(anche qui senza particolari problemi).
L’ unico problema ancora non risolto, è la permanenza per lunghi periodi di esseri umani nello spazio oltre le fasce , in particolare si tratta di trovare sistemi di schermatura dalle radiazioni che non aggravino troppo sulla massa del veicolo spaziale e che evitino agli astronauti impegnati in missioni di lunga durata oltre l’orbita bassa ( Marte , stazione lunare permanente, asteroidi ecc…) di assorbire troppe radiazioni.

Grazie ragazzi ora sono piu’ convinto,specialmente con la risposta sull’elettronica del passato e del presente,in effetti ha molto senso non ci avevo pensato.

Oltretutto sulle Apollo c’era un computer di riserva insensibile alle radiazioni: il vecchio e glorioso regolo calcolatore!

Bisogna anche considerare che le fasce di Van Allen sono un toro, cioe’ una sorta di cintura che circonda la terra approssimativamente all’altezza dell’equatore. Questo significa che e’ possibile impostare un’orbita di allontanamento dalla Terra che porti il nostro ipotetico veicolo spaziale ad attraversare le fasce nella parte piu’ sottile, minimizzando il tempo trascorso dagli astronauti (e dall’elettronica) nella zona delle particelle cariche.