dopo il disastro del challanger... l'errore di andare avanti

qualche serà fa, parlando di scudi termici e affini, me venuta voglia di riveder alcuni fatti sul dramma del columbia e da li poi sono finito col leggermi anche la tragedia del challanger…

ora non sò, forse quelle letture mi sono rimaste intrappolate in qualche area del cervello particolare, fattostà che quella notte, ho sognato d’esser parte dell’equipaggio e di vivere in prima persona quella tragica missione.

non so se voi avete mai provato a sostituirvi ad uno dei sette astronauti, io nel mio sogno ero seduto dietro i piloti in posizione centrale.

bè, vi dico subito che è stato uno strazio, la senzione è di esser in uno di quegli ottovolanti che ti sbattono improvvisamente da parte a parte, e il tuo sistema d’equilibrio che ti manda le peggiori scariche d’adrenalina, mentre cerchi di capire “cosa sta succedendo?”, “qualcosa non funziona…” “è andato tutto a puttane!” “…mi sentite? Aiuto!”

intorno ti trovi i compagni che non ti sentono e la cabina che da qualche parte deve avere uno squarcio… senti l’aria che ti schiaffeggia la tuta.

e poi riesci a scorgere dal finestrino, a tratti brevi mentre la cabina ruota su se stessa, il mare…

vedi il pilota che s’agita e pensi “dai! riprendilo!”.
non sai che il resto dell’orbiter non c’è più, probabilmente neanche lui…

e nel frattempo il mare si avvicina.

decidi di provare il tutto per tutto e ti slacci le cinture, per provare, per trovare un modo di salvarti…
le pensi tutte in quel momento, “che posso fare?” “devo raggiungere il boccaporto, lo faccio saltare e ci buttiamo fuori”

“si, ora slaccio le cinture…”
ma come apri il gancio di sicurezza vieni sbattuto violentemente sulle pareti, la rotazione è violenta e non è continua, si gira, impenna, poi torna giù, rolla a destra… “dio, ma che succede!!!”

il mare è sempre più vicino…


dopo questo sogno, mi sono convinto che la scelta di continuare ad utilizzare lo shuttle è stata pura follia.

per quanto il programma possa esser costato miliardi, abbiamo rischiato ad ogni lancio di ripetere una tragedia.

l’orbiter sarà una macchina fantastica ma è nato fragile, e il columbia ce l’ha ricordato!!!
il columbia si poteva evitare.

ma certo, c’era la guerra fredda, politicamente non si potevano fare figuracce… (te pare che la politica non c’entri?)

ma almeno il 9 novembre 1989 avrebbe dovuto segnare la messa a terra di tuti gli orbiter!

oggi, magari, avremmo di nuovo avuto una capsula americana in servizio da anni e un lanciatore pesante.

lo shuttle sarebbe nei musei come ricordo ai posteri che la fretta e la mancanza di un obbiettivo preciso, ma sopratutto la rinuncia a certe sicurezze quando ci si sente cosi forti da dire “quella nave è inaffondabile”, sono solo, voci egocentriche ed egoistiche dell’animo umano che avvelenano quel fantastico dono che è l’intelligenza e la ragione.

noi siamo esseri imperfetti che hanno generato una nave imperfetta e che di fronte al fallimento abbiamo rinnagato l’accaduto e perseverato i nostri errori.


questo sfogo, darà sicuramente fastidio a chi ammira ciò che ha fatto lo shuttle ( e che io assolutamente non rinnego! ), e probabilmente neanche io mi sarei accorto di quanto è grave questa situazione se non avessi avuto un sogno cosi vivido.

lo shuttle, potenzialmente può ancora uccidere…

…lo shuttle andrebbe messo a terra OGGI!

Non mi trovo d’accordo!
Che lo shuttle abbia problemi di sicurezza è risaputo, ma le commissioni post incidenti hanno valutato tutto e le misure prese sono state in linea con la massima sicurezza possibile e ipotizzabile.
Che ci siano stati degli errori e delle “leggerezze” è indubbio ma dire che lo shuttle andava fermato subito non mi sembra corretto, andavano presi per tempo tutti gli accorgimenti che si usano ora nelle missioni.
Per quanto riguarda il successore…è un argomentro trattato svariate volte, la NASA ora si sta per trovare con un gap per non aver perseguito “veramente” una politica di successione dello shuttle a suo tempo.
Queste mie parole senza nulla togliere al dolore per le perdite umane che i due incidenti hanno comportato, ma by-passando il lato emotivo rimane che lo shuttle pur se intrinsecamente insicuro, con le attuali procedure (e costi) è molto sicuro e l’unica cosa da valutare, a mio avviso, è: Ci si poteva pensare prima a questi problemi?
Onestamente questo non riesco a valutarlo.

Concordo con quasi tutto quello da te espresso!!!

Pensa se invece sognavi di essere uno dei tre dell’Apollo 1.

Forse ci avresti scritto che sarebbe stato meglio abbandonare il programma Apollo perchè troppo rischioso e che quell’incidente doveva far presagire che in futuro ci sarebbero stati altri incidenti.
Oddio, l’Apollo 13 in effetti ebbe un incidente, anche se non mortale per fortuna, però se ci pensi bene tra le due missioni non c’è alcuna correlazione in quanto si trattava di missioni differenti con obbiettivi differenti, anche se facenvano entrambe parte del programma Apollo.

Stessa cosa per lo Space Shuttle :

tra la tragedia del Challenger e quella del Columbia, ma anche prima e dopo, ci sono state tante altre missioni che sono andate a buon fine.

Non si saprà mai con certezza e anticipo quale missione spaziale andra a buon fine oppure no e difatto, ogni astronauta sa che quando sale a bordo di un razzo è sopra a una potenziale bomba che in caso di malfunzionamento lo farà letteralmente saltare in aria!
I razzi sono così, 50% di riuscita e 50% di fallimento, ma nonostante questo si continua a costruire nuovi razzi e quindi a lanciarne di nuovi.

Se il programma Shuttle fosse stato cancellato dopo il distastro del Challenger, stai pur sicuro che non si sarebbe neppure ipotizzato il progetto Orion o un qualsiasi altro programma manned per un bel pò!

l’assenza di una via di fuga durante i primi due minuti di lancio e il tps che puntualmente riporta danni ( per fortuna quasi sempre lievi ), sono deterrenti di pericoli che le commissioni non hanno eliminato ( ne avrebero potuto senza dover riprogettare tutto ).

e invece apollo 1 è un ottimo esempio di come si deve coreggere un progetto dopo aver sbagliato!!!
le successive capsule sono state riprogettate tenendo conto del tragico evento

no, abbandonare no, ma che semmai che si stava correndo troppo, sotto la pressione politica…
si, apollo 1, è stata effettivamente la tragedia che c’ha fatto capire che lo spazio era pericoloso.

apollo 13 ci ricorda che la ridondanza, salva la vità…
gli astronauti di apollo 13 si sono salvati, perchè, di fatto avevano DUE navi.
la prima è andata fuori uso, e se la sono cavata per il rotto della cuffia grazie all’impegno di migliaia di persone
se fosse stato un veicolo progettato senza la tecnica del roundevouz… non avrebbero avuto “la scialuppa di salvataggio”

oddio, non ricordo qual’era ma che ne fu una che torno col tps tuto sforacchiato…

50:50, stiamo tutti a casa!

da bambino credevo che gli astronauti erano kamicaze che venivano sparati nello spazio per poi morirci…
grazie a dio, non siamo cosi crudeli, e teniamo alla nostra vita.

non credo proprio esista un astronauta che accetti il rischio di morire pur di essere astronauta!

probabilmente i primi pionieri si, ma erano altri tempi!

tutti noi ci ricordiamo quei nomi, ma ora di getto, sapresti dirmi l’equipaggio di 12 missioni fa?
ormai l’astronauta è un lavoro come un altro, certo ambito, e certamente un sogno per molti, ma non credo proprio ci sia gente disposta a rischiare la morte faccia a faccia, solo per volare più su.

quanti russi sono morti sulle soyuz negli ultimi 30 anni? su quante missioni?

so di certo che una di esse ebbe un grave guasto in partenza e la capsula fu espulsa con la’apposita torre salvando l’equipaggio…

i russi hanno costruito la mir senza bisogno dello shuttle…

lo shuttle è nato per abbattere i costi, e sin da allora era chiaro che era un fallimento, alla luce della tragedia è emersa anche la sua pericolosità.

oggi tutti a dare addossso alla toyota per un pedale difettoso, e ci scordiamo che la fiat ha immesso sul mercato italiano mezzo milione di punto con il piantone dello sterzo che si spacca…
alo stesso modo critichiamo le capsule osannando gli spazioplani.

una navetta riutilizzabile come sts avrebbe senso se avesse raggiunto l’obbiettivo per cui è nata.
una navetta semmai avrebbe senso se fosse ad esempio il dream chaser per la capactà di atterare autonomamente.

le missioni che essa ha compiuto molto probabilmente si sarebbero comunque potute realizzare, ovviamente con le oppurtune differenze tecniche, ad esempio utilizzando un capsula in tandem con il payload scientifico.
una volta finita la missione, il payload si fa deorbitare e distrugge mentre la capsula rientra in tutta la sicurezza che la sua semplicità dà.

da appassionati è normale che vedere una macchina affascinate come lo shutle non ha prezzo.
è vero anche che i costi che assorbe sts oggi vinccolano la nasa a poter mettere in pratica un solo programma e che se la nasa avesse attrezzature come la soyuz, col budget che ha non è da escludere che saremmo già tornati sulla luna da tempo.

p.s. le pericolosità del volo orbitale sono intrinseche dell’ambiente e quindi non fanno parte del raggionamento sulla pericolosità del mezzo.

io mi riferisco a quelle fasi del volo che in un certo senso possiamo controllare: decollo e atterraggio.
il volo orbitale ha altri tipi di problemi che non dipendono certo dala scelta della configurazione del veicolo di lancio.

Questi sono proprio 2 dei principali punti deboli dello shuttle (nessuna via di fuga nelle fasi iniziali e TPS sempre esposto ai danni) e che ne hanno decretato la dismissione dopo che si è stabilito che non possono essere eliminati senza riprogettazione.
Ma permettimi di dissentire nuovamente sulle tue conclusioni.
Le valutazioni e le raccomandazioni delle 2 commissioni post incidente hanno reso anche queste due pecche molto meno pericolose con procedure che minimizzano al massimo le possibilità da faillure al decollo e con le ispezioni e relative LON per il TPS che di fatto riducono a zero i pericoli per quanto riguarda i danni al TPS.
Come vedi lo shuttle (purtroppo al prezzo del sacrificio di 2 equipaggi) è diventata una macchina piuttosto sicura ma terribilmente costosa a causa soprattutto delle procedure per renderla così sicura

Come scrive, giustamente, Mike Mullane lo Shuttle è stato ed è tuttora una macchina sperimentale e molto sofisticata, lungi dall’essere un veicolo spaziale operativo.

L’errore non è stato continuare a far volare lo Shuttle dopo il disastro del Challenger quanto continuare a considerarla una macchina pienamente operativa, pur con un incidente sulle spalle. Solo dopo il disastro del Columbia, la NASA ha finalmente preso coscienza di cosa è veramente lo Shuttle, da qui la decisione (discussa allora ed ancora oggi) di puntare ad una capsula, l’Orion, nell’ambito del programma Constellation.

Tutti gli astronauti professionisti, che volino una capsula oppure uno spazioplano, sono consci dei rischi intrinseci e (aggiungo io) ineliminabili connessi al volo spaziale. L’errore, grave, della NASA fu quello di spacciare all’opinione pubblica una macchina sperimentale come operativa, il “747 dello Spazio” come veniva definito nei primi anni '80. Tale errore ha portato al volo di un gran numero di astronauti “part time”, tra cui politici (Garn e Nelson), e persone “comuni” come la sfortunata Christa McAuliffe.

Ci sarebbero state molte ragioni per mettere a terra la flotta degli Shuttle all’indomani dell’incidente del Challenger, non certo per puntare ad una capsula quanto ad uno spazioplano migliorato (fosse esso lo Shuttle 1.5 oppure lo Shuttle 2 o ancora il promettente HL-20). Le stesse ragioni che sarebbero valse all’indomani della perdita del Columbia anche se, paradossalmente, lo Shuttle di oggi è molto più sicuro di ieri (nonostante le sue debolezze congenite) e questo perché è una macchina giunta alla maturità ed il cui inviluppo di volo è ben conosciuto ed infine (ma non per ultimo) alcune delle sue pecche più gravi sono state in qualche modo sistemate (sia pure con qualche pezza a colori…).

Per il resto la domanda di unknown è puramente retorica, Reagan negli anni '80 aveva fatto dello Shuttle la “bandiera tecnologica” di quell’America rampante e yuppie dell’epoca. Dismetterlo così sarebbe stato inconcepibile ma non dimentichiamo il fatto che, proprio in quel lontano 1986, lo stesso Reagan avviava il programma X-30 che avrebbe appunto dovuto sostituire con una macchina più performante e forse…altrettanto sperimentale. Quindi, in buona sostanza, già all’epoca la necessità di sostituire lo Shuttle, almeno nel lungo periodo, era emersa.
Solo la risposta è stata sbagliata.

Il resto, come direbbe qualcuno, è storia…

archi, mi trovi perfettamente d’accordo.

sfotunatamente, anche questa volta i giochi di palazzo hanno inciso pesantemente sullo sviluppo e sul miglioramento…

col tempo poi non si è fatto altro che peggiorare la situazione e oggi, la nasa, ne paga le conseguenze: due equipaggi e zero prospettive per il futuro.

Allora, chiariamo un concetto fondamentale: la NASA in quanto tale è nata per fini politici e non può esistere a prescindere dalle prerogative del cosiddetto “palazzo”. Quindi TUTTE le decisioni fondamentali, specie quelle relative ad i soldi, sono di natura politica e null’altro. La tecnologia, in questo caso, è funzionale alle decisioni di chi mette la mano al portafoglio e non viceversa.

Ogni altra riflessione in merito è demagogica e populista.

questo è ovvio…

d’altronde, in quest’ottica, potremmo considerare gli astronauti al pari dei militari.
anchessi inviati in missioni dove gia si sà, si avranno perdite…

l’assurdità in questo caso e che in epoca guerra fredda la cosa poteva anche starci (per gli ovvi motivi di propaganda di superiorità), ma oggi è inaccettabile.

alla fine, credo che la fine dei voli shuttle, come già detto, sia dovuta anche a questo.
la macchina potrebbe volare ancora per molto tempo, ma i rischi sono quelli che sono è videntemente nessuno se la sente di andare avanti.


ma sopratutto questo rende evidente il perchè i privati sonofondamentali!

loro non potrano permettersi simili “leggerezze” o tali “sprechi”.
e cosi, finalmente, si avranno tecnologi valide e ecoomiche… tra un pò :stuck_out_tongue:

Beh… non ci vedo niente di assurdo, cosi’ come i piloti militari accettano i rischi connessi al loro mestiere (e questo vale per tutto il personale di volo) anche gli astronauti sono consci e accettano consapevolmente il tutto.

Un esempio: il sottoscritto ha partecipato a due campagne di volo parabolico dell’ESA a bordo dell’Airbus A300 “ZEROG” (la 30ma nel maggio 2001 e la 33ma nel settembre 2002) per un totale di 6 missioni di volo. Il velivolo non è certificato come di impiego civile ma sperimentale, in tal senso tutti noi (ricercatori civili) firmavamo un agreement che ci assoggettava alla legge militare francese equiparandoci, per il tempo di missione in volo, ai personale del CEV (Centre d’Essai in Vol, paragonabile alla nostra RSV - Reparto Sperimentale Volo), con la consapevole accettazione di tutti i rischi conseguenti.

Nessuno, che io sappia, ha mai sollevato obiezioni a questa procedura.

Si beh… ma le statistiche di persone morte in voli parabolici confrontate a quelle dei morti in missioni spaziali è un tantino a sfavore di queste ultime… :smiley: :smiley:
Prevedibile comunque la necessità di un sollevamento da responsabilità con accettazione del rischio… tante volte lo si fa per molto molto meno… come ad esempio vedere un lancio shuttle… :smiley:

archi…decisamente vorremmo vedere le foto ad alta risoluzione di te sul Vomit Comet…più che altro per notare l’espressione della faccia dopo la decima parabola! :stuck_out_tongue_winking_eye: effetto esorcista? :stuck_out_tongue_winking_eye:

Io sono stato fortunato, oppure solo molto attento nel seguire le istruzioni che mi erano state impartite, ma in sei voli non ho mai accusato il minimo malessere, anzi… devo dire che i racconti dell’orrore di Mike Mullane sul “Vomit Comet”, almeno per me, non trovano riscontro. Comunque eccoti accontentato:

  1. Il sottoscritto durante un momento di relax nella cosiddetta “Free Floating Area” (30ma Campagna ESA)
  2. Il Team WECOP (il nome dell’esperimento), oltre al sottoscritto gli Ingg. Fabrizio Nota e Stefano Fico
  3. Un momento della sperimentazione di WECOP (Fisica dei Fluidi, esperimento di prevenzione al bagnamento)
  4. Il sottoscritto durante una fase di volo (33ma Campagna ESA)
  5. Il Team MITIM, oltre al sottoscritto i miei colleghi, la Dott.ssa Chiara Piccolo e Salvatore Sorrentino.

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Decisamente ti invidio un po’ archi!

In effetti la politica USA dagli anni '80 fino ad oggi in fatto di Shuttle non ha fatto molto a parte adagiarsi sugli allori. Basta dare un’occhiata ai bilanci della NASa e si capisce al volo che non si è voluto fare nulla. 0 investimenti, nessun programma in sostituzione… che dire… 0+0.
Gli USa hanno tergiversato per vent’anni, nonostante due incidenti. Oh, si, la navetta del 1988 era nuova rispetto a quella del 1986, certo, due anni per nascondere la ruggine con una bella pennellata di vernice fresca.
Le responsabilità politiche sulla stagnazione della NASA sono evidenti. Tutto è stato lasciato come stava per non sollevare agitazione nelle industrie fornitrici, che così avevano contratti sicuri per anni. Un mpodo di gestire la navetta molto Italiota e poco USA.
Indubbiamente per gli appassionati i voli della navetta sono oro colato, ma sbaveremmo lo stesso se al posto delle navette avessimo assistito al lancio dell’Apollo 131 verso la ISS. Con il codazzo di polemiche del perché non viene sostituita, dei veicoli altrnativi, ecc., ecc.
Che la navetta fosse un prototipo lo si era capito già dopo i primi anni di volo. Ma dopo il prototipo deve arrivare la produzione di serie ed allora eccoci con i nervi tesi ad attendere tale produzione. Trasalire all’annuncio dell’avvio del programma x Questo, X Quello, poi puff, era solo una bolla di sapone. Tutto come prima.
L’errore non fu di andare avanti, ma di non aver fatto pressochè nulla per migliorare.
Se funziona, perchè cambiarlo?

Io mi sono fatto l’idea che l’industria spaziale sia molto più artigianale di quello che si pensi. L’idea di produzione in serie vale per pochissimi casi. Già l’industria aeronautica (con volumi di produzione di almeno due ordini di grandezza superiori) è sul limite della produzione in serie.
Questo perché gli oggetti destinati a volare nello spazio sono così complessi e in volume così piccolo che non ci sono i numeri e le capacità per serializzare ed automatizzare la produzione.
Ovviamente è questa complessità di sistema che porta ad errori e tragedie come quella del Challenger e del Columbia.
La domanda da porsi è se i rischi (probabilità*criticità dell’evento) che si corrono sono ripagati dai benefici che si ottengono.
Un problema è il fatto che queste probabilità sono nascoste da discorsi politici e di propaganda ed anche se sono note sono comunque delle stime, che magari tengono conto dell’affidabilità del sistema, ma non di errori progettuali o di valutazione che sono latenti nel sistema. Decidere di effettuare una missione presuppone l’accettazione implicita di questi rischi più o meno calcolati. Ovviamente con la certezza che chi ti sta vicino lavora giorno e notte per rendere i voli più sicuri.

Nessuno ha mai rilevato che se si fosse evitato di lanciare uno Shuttle dopo una gelata (o si fossero fin dall’inizio progettati migliori guarnizioni per l’SRB),
e se si fosse prevista la possibilità che le “mattonelle” dello Shuttle potessero essere colpite da materiale proveniente dall’ET…cioè se si fossero messe in atto misure precauzionali per due tipi di contingenze ampiamente plausibili e già prese in considerazione (per lo meno sulla carta)
il sistema STS non avrebbe subito in trent’anni alcuna perdita.

Io mi spingo oltre, nessuno ha mai rilevato che questi incidenti si sarebbero potuti evitare ancora più semplicemente evitando di lasciare una macchina delicata come lo Shuttle all’aperto, alle intemperie e per di più vicino al mare??

Sono anni che ripeto che il sistema di integrazione americano, mutuato direttamente da quello tedesco (non a caso fu “importato” insieme a von Braun) ossia integrazione (stacking) in verticale, trasporto in verticale ed integrazione finale sul pad, è quanto di più assurdo esista per un vettore manned.

I russi, da sempre, hanno adottato il sistema orizzontale, ossia stacking orizzontale, integrazione finale al MiK (ossia il VAB russo) e trasporto al pad con erezione del tutto solo poche ore prima del lancio.

Per quanti pensano che sarebbe impossibile farlo con lo Shuttle, vorrei ricordare che i russi hanno trasportato in questa maniera fino alla rampa il complesso Buran/Energia che certo non era più leggero dell’assieme Shuttle/ET/SRB. Non solo il trasporto e la preparazione finale avvennero solo 48 ore prima della data di lancio prevista. Non settimane, ore.

Quante perdite avrebbero avuto gli americani se avessero adottato il sistema russo, forse (il condizionale è d’obbligo) zero.