Dream Chaser: Lockheed Martin consegna a Sierra Nevada la prima struttura

Le capsule saranno efficienti e funzionali, ma la forma del Dream Cheaser è FANTASTICA!!
Omen nomen

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Consegnate anche le prime due ali.

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Il primo Dream Chaser orbitale si chiamerà Tenacity.

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Avranno riciclato uno dei nomi che erano stati proposti in alternativa a Perseverance? :smiley:

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Sono contento che l’architettura di Sierra Nevada non sia andata “sprecata”; come cargo per la ISS ed in generale in LEO, ha davvero molte potenzialità.

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Nuovo articolo di Giuseppe Corleo pubblicato su AstronautiNEWS.it

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Non è stato ancora diffuso un comunicato ufficiale, comunque sia i tweet di Sierra Nevada Corporation sono abbastanza “ricchi”. Ultimamente per l’azienda ha ospitato nella sua sede alcuni astronauti NASA per prendere dimestichezza con il mockup del Dream Chaser, così da fornire indicazioni preziose sul suo sviluppo e le aree da migliorare. Ad esempio hanno visto la disposizione e l’efficacia del sistema d’illuminazione, fatto alcuni prove sul carico/scarico delle merci e sulla sua organizzazione all’interno della stiva.

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arrivato anche il primo modulo Shooting Star di estensione cargo per il Dream Chaser

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ridendo e scherzando manca poco al lancio di questo gioiellino. Non vedo l’ora.

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Altri tweet con ulteriori dettagli…

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Ancora un aggiornamento (anzi due) sullo stato dei lavori del Dream Chaser. Lo scorso 21 maggio, presso la sede dell’azienda, è arrivato il portello di accesso alla stiva della navicella, per il carico delle merci dell’ultimo momento direttamente in rampa di lancio. Questo portello si trova sul dorso del Dream Chaser ed è stato progettato per far passare carichi utili grandi al massimo 60,96 x 91,44 cm e pesanti non oltre i 181kg.

Posizione del pannello di accesso sul dorso, riconoscibile perché di colore bianco e di forma rettangolare con bordi smussati.

Per ulteriori dettagli e per approfondire l’argomento, rimando al blog di Sierra Nevada Corporation.

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Intanto si lavora all’installazione del pannello di accesso alla stiva, un’operazione di se per se complessa che richiede circa 1 mese. In questa fotografia si può vedere un tecnico che si sta occupando del fissaggio del telaio del pannello.

Un altro fronte di lavoro è la zona del carrello di atterraggio. Qui i tecnici si stanno occupando degli ultimi elementi di collegamento tra i carrelli di atterraggio e i loro rispettivi supporti fissati alla struttura della navicella.

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Bene! A quanto pare Sierra Nevada Corporation preferisce snocciolare piano piano le novità sul loro Dream Chaser.

Qui possiamo vedere due tecnici all’opera mentre forano alcuni pannelli che andranno a “tappare” le aperture di accesso situate nella parte inferiore della struttura. Da qui, infatti, è più facile installare alcuni componenti, che vista la loro posizione, sono più difficili da raggiungere da altre “zone”.

La seconda ala è arrivata a “casa”! Si tratta di un componente essenziale e cruciale per lo spazioplano, poiché per essere incapsulato nella carenatura del lanciatore le due ali devono essere “chiuse” e poi riaperte una volta raggiunto lo spazio.

Che ne dite di una foto di gruppo?| Direi che in fabbrica stanno molto attenti alle regole di distanziamento sociale e di protezione individuale imposte dal COVID-19 :wink:

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La struttura a tenuta d’aria di Dream Chaser è sata consegnata al KSC la scorsa settimana.
Anche questo veicolo abitato comincia prendere forma…

Le versioni ad alta risoluzione si trovano qui:

Immagini (C) NASA

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Sarebbe bello vederne una versione abitata atterrare su qualche pista, il pilota che è in me ne sarebbe entusiasta.

Ma chissà se la vedremo mai.

Nel caso non ho chiaro come sarebbe il crew escape system.

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Abitato?
Ma non era solo piu’ un cargo per la ISS?

Sì certo, per abitato non intendo necessariamente pilotato o abilitato al tasporto di esseri umani da e verso la ISS (per ora almeno). Ma essendo attraccato e accessibile internamente dalla ISS deve essere “human rated”, cioè abitabile.

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Cosa ci fa vedere oggi Sierra Nevada Corporation? Si lavora per mettere in posizione l’intelaiatura del portello di accesso al Dream Chaser. Da qui verranno inserite nella stiva le cose dell’ultimo minuto, direttamente in rampa di lancio.

Interessante il processo di montaggio. Si possono notare delle pinze/morse che tengono bloccato il telaio della botola alla struttura della navicella, forse in attesa che il sigillante tra le parti si asciughi. Ben visibili lungo il perimetro del telaio anche i fori per i perni (bulloni, rivetti, o quel che siano).

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Il Dream Chaser comincia a prendere forma, anzi… colore! È iniziata la posa delle piastrelle del Sistema di Protezione Termica che daranno alla navicella la sua tipica colorazione bianco-nera, come era stato anticipato dai rendering condivisi da Sierra Nevada Corporation. Le piastrelle che proteggeranno il Dream Chaser durante tutte le fasi volo sono un’evoluzione di quelle utilizzate sullo Space Shuttle. Esse sono prodotte con le più moderne tecnologie, il che le rende più robuste e resistenti (anche agli impatti con piccoli detriti spaziali), più leggere ed economiche. Inoltre sono più grandi di quelle dello Space Shuttle, 254 x 254 mm contro 152.4 x 152.4 mm, di conseguenza, anche complice il fatto che il Dream Chaser è molto più piccolo, c’è ne sono di meno da sostituire durante la manutenzione della navicella.

Ah ovviamente le piastrelle bianche riflettono i raggi solari, tenendo “fresca” la navicella mentre si trova in orbita, invece quelle nere schermeranno l’intenso calore generato dal rientro atmosferico.

Davvero interessante il video condiviso in questo tweet, dove si possono apprezzare alcuni scatti durante l’assemblaggio delle piastrelle.

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Le piastrelle dello shuttle…ahinoi…erano di molte forme e dimensioni differenti, il che ha contribuito a rendere la sua manutenzione un’operazione ad alto impatto di manodopera

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