Dream Chaser: Lockheed Martin consegna a Sierra Nevada la prima struttura

si corretto, non è entrata nel programma CCDev di NASA ma la società ha sempre detto che l’opzione rimane sul tavolo per altri clienti e che continuano lo sviluppo. Il recente annuncio di OrbitalReef ha dato nuova speranza per DC Crewed:

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Probabilmente la questione e’ gia’ stata sviscerata in passato, ma qualcuno potrebbe spiegarmi il senso del progetto considerando che la ISS ha ormai vita breve ed esistono gia’ almeno altri due sistemi per il rifornimento cargo?
Infine il DC potrebbe, con alcune modifiche, prevedere il rifornimento cargo anche per il gateway?

beh se entra in servizio ad inzio 2023, avrà comunque i suoi 6/7 anni di lavoro da fare, oltre a far parte di Orbital Reef per il futuro.
Per il gateway, oltre a DragonXL non credo di aver sentito di altre proposte cargo per il programma GLS

Il suo completamento poi dovrebbe permettere di avere circa l’85% del progetto manned già completato…

E POI DREAM CHASER E’ PROPRIO BELLO :heart_eyes: :heart_eyes: :heart_eyes: :heart_eyes: :heart_eyes:

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Fin quando si tratta di portar su beni e ricerche scientifiche, ormai i veicoli di rifornimento fanno egregiamente il loro lavoro. Tra questi ognuno ha le proprie specificità: Cygnus ha una stiva pressurizzata molto capiente, Cargo Dragon può consegnare grazie al trunk oggetti voluminosi da installare all’esterno della Stazione e infine HTV-X è l’unico in grado di trasportare gli ISPR[1], la scaffalatura modulare che costituisce le pareti attrezzate dei moduli dell’avamposto. Il Dream Chaser, grazie alle sue caratteristiche aerodinamiche di spazio-plano, ha invece tra gli assi nella manica un profilo di rientro più dolce, per così dire, che attenua molto la forza di decelerazione dovuta all’attrito con l’atmosfera, limitandola ad un picco di 1,5 g, ovvero una volta e mezza l’accelerazione di gravità. Per confronto una Dragon ha punte anche del doppio in certi istanti.

Vien da sé che meno si stressano gli esperimenti che tornano giù, ricordiamo che sono stati eseguiti in microgravità, più possibilità avranno i ricercatori sulla Terra di osservare e studiare quei fenomeni che gli astronauti hanno documentato al posto loro nello spazio. Gli effetti della microgravità non svaniscono subito, restano visibili per qualche ora al massimo dopo il rientro. A tal proposito, la capacità di atterrare direttamente al Kennedy Space Center, o eventualmente in qualsiasi pista aeroportuale idonea del mondo, e l’impiego di combustibili non tossici, riduce di molto i tempi per prelevare dal veicolo di esperimenti e portarli in laboratorio.

Spero di essere stato esaustivo :wink:


  1. International Standard Payload Rack ↩︎

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Grazie. Super esaustivo.
Anche se continuo a non comprendere l’investimento economico, anche perche’ non credo sara’ operativo dal prossimo anno e investire tutti questi soldi per avere un ennesimo veicolo che (ben che vada) sara’ operativo per 6 anni mi sembra senza senso. A meno che l’idea sia quella di utilizzarlo anche per future stazioni spaziali commerciali, magari in versione manned.

Sarà sempre un veicolo versatile per l’orbita bassa. Se poi passerà alla versione crew, potrebe aprire il via a missioni in giornata o di pochi giorni. Credo che il veicolo abbia delle buone potenzialità. Il fatto che oggi non sia previsto l’uso di DC per questi avamposti, non significa che sia vietato in futuro.

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Si, ma parliamo di investimenti giganteschi (forse superiori al miliardo di dollari) e non credo basti un “cosi abbiamo un veicolo in piu’, che non si sa mai” (sono ironico ovviamente) :blush:
Volevo capire se esiste un “case” specifico e sostenibile per il quale e’ stato sviluppato il progetto

se venisse fatta, servirebbe la stazione spaziale di Lockheed Martin e soci, sempre che venga fatta anchessa: Starlab e/o servirebbe quella di Sierra Nevada e <altri> soci: Orbital Reff (se Boeing non punta i piedi per privilegiare la sua Starliner)

Con Starship, anche unmanned ma servita da dragon manned, in arrivo, HLS ne sarebbe una demo, mi sa che la concorrenza a SpaceX non vede ripagabili i propri sforzi con missioni simil STS.

(Il servizio per la ISS dovrebbe esser abbandonato da Starliner o da Soyuz per offrire lavoro redditizio anche a DC)

Di sicuro per ora c’è solo Dragon. Stazioni private siamo in attesa.
Quando ISS sarà dismessa ci sarà la sostituta privata? Se no, della Dragon che si fa?
Direi che al momento c’è posto per tutti, se poi passa la politica di commercializzazione magari Dragon, SS, Sar… E DC potrebbero non bastare.
Io vedo il bicchiere mezzo pieno.

La NASA, cioè il congresso, non ne vuol sapere di dismettere la ISS prima di avere un’altra stazione: nello specifico puntano su quella di Axiom.
I primi moduli sono in costruzione e speran di cominciare aggiungendoli all’ISS già dal 2024 (poi sappiamo cosa c’è tra il dire ed il fare in astronautica…)

Quello che si farebbe di qualunque navetta pre servizio regolare di Starship: molto poco!

Ci aggiungerei, tra le sicurezze, la capacità statunitenze di sostenere le proprie ambizioni: quel bicchiere mezzo vuoto si riempirà e prima del quartino di chiunquealtro (anche se non prestissimo)

era più bello prima imo, l’hanno un po’ deturpato rispetto al progetto originale, in pratica un HL-20 dei nostri giorni, la catheram 7 dello spazio insomma…progetto datato, stile vintage ma prodotto ai giorni nostri! lo trovo un po’ osceno oggi a dire il vero, c’è qualcosa che mi turba nel suo aspetto estetico…speravo taaantissimo rimanesse com’era nei primi rendering, o meglio, com’era ai tempi dei voli planati lanciato dall’elicottero, parliamo del 2013 se non erro…ecco, quell’estetica lì per me era imbattibile…

In casa Sierra Space non si perdono d’animo nonostante il volo inaugurale è slittato di volta in volta più in là nel futuro, per un motivo o per un altro. Piano piano i tasselli stando andando al loro posto, le varie squadre specializzate di supporto a terra stanno acquisendo le competenze e le abilità necessarie per essere pronti al grande giorno.

Ad esempio Sierra Space ci informa che una di queste ha partecipato a sette settimane di formazione presso il Centro di Ricerca Glenn della NASA in Ohio. Qui la squadra ha imparato come manovrare il Dream Chaser durante le operazioni di sollevamento a terra. Ovviamente è stato impiegata una struttura che ricalca le dimensioni e la massa del “vero” Dream Chaser chiamato Iron Bird, l’uccello di ferro. Il corso ha promosso gli operatori della gru e tutti i membri della squadra. Sono pronti a movimentare Tenacity :rocket:

Lezioni teoriche e pratiche non solo in Ohio. Anche il personale della sala di controllo missione è stato tra i banchi nel mese di ottobre. I direttori di volo di Sierra Space si sono coordinati con i colleghi della NASA da dove viene gestita la Stazione Spaziale Internazionale. La perfetta comunicazione tra i due reparti è essenziale per assicurarsi che ci sia il massimo controllo e padronanza di ciascuna fase della missione del Dream Chaser e non solo quelle critiche. È uno scenario nuovo sia per Sierra Space che per NASA, un sogno che presto diventerà realtà!

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Terzo capitolo della serie Mission: Tenacity. Parallelamente al concetto di spazioplano, Sierra Space sta spingendo tanto sulla ricerca dei propulsori: dalla tipologia di combustibili meno tossici e pericolosi da maneggiare a tecniche di combustione avanzate come la tecnologia Vortex. Questo video ci mostra una frazione del lavoro svolto dagli ingegneri che stanno sviluppando le componenti per il sistema di controllo d’assetto del Dream Chaser. Direi che spesso non si percepisce quanto tempo viene dedicato dallo schizzo su carta al prodotto finito, un processo di prototipazione lento e complesso alla ricerca dell’ottimo del progetto.

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Un passo più vicini al completamento di Tenacity, quando vedremo il Dream Chaser nella sua veste definitiva. In Sierra Space si celebra l’invio di uno dei propulsori del sistema per il controllo di assetto presso la linea di montaggio di Louisville, dove sta nascendo Tenacity.

Che simpatico il piccolo razzo di motore, in primo piano, sul carrello portautensili…

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si procede con il montaggio delle piastrelle refrattarie dello scudo termico di Tenacity

l’utilizzo di piastrelle nere e bianche serve a distribuire opportunamente il calore assorbito durante la permanenza in orbita e a dissipare in modo efficace il calore del rientro atmosferico

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Un altro passo in avanti, un giorno cerchiato di rosso tra i dipendenti di Sierra Space. Gli elettroni hanno iniziato a fluire nei cavi elettrici del Dream Chaser, fornendo per la prima volta alimentazione ai sistemi dello spazioplano. Il personale addetto al collaudo ha così acceso i computer di volo, verificato la capacità di generazione di elettricità dei pannelli fotovoltaici e svolto altre verifiche preliminari.

Perché è tanto importante la prima accensione del Dream Chaser? Beh, segna il momento di transizione tra anni di progettazione e simulazione e le vere prove sul campo dei propri sforzi. Niente più della realtà è in grado di dare un giudizio dell’operato fatto!

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Lascia ben sperare, indizio che potremmo essere vicini (eventualità meno remota) all’epilogo. Jasmin Moghbeli e Satoshi Furukawa hanno partecipato alla prima sessione di addestramento inerente il Dream Chaser, essendo il lancio previsto mentre si troveranno a bordo della stazione spaziale. Non è detto che facciano in tempo ad accogliere Tenacity prima che la loro missione (Crew-7) volga al termine a febbraio 2024. Tuttalpiù sarà l’equipaggio successivo a farlo, ma intanto possono fornire indicazioni sulle modalità dell’apprendimento, aiutando Sierra Space a crescere sotto questo aspetto.

L’addestramento si è svolto a marzo presso la sede di Sierra Space, a Louisville (Colorado), ed era frazionato in quattro parti:

  1. Si parte con le basi. Lezione teorica su cosa è il Dream Chaser, come funziona, descrizioni delle fasi della missione e conoscenza dei sistemi ed equipaggiamenti.
  2. Lezione incentrata sull’avvicinamento e l’attracco assistito dello spazioplano. Gli istruttori si sono soffermati nello spiegare la sequenza di eventi e di quando questi cronologicamente avvengono, oltre alle procedure che gli astronauti dovranno eseguire
  3. Presa di contatto e familiarizzazione con gli equipaggiamenti e le superfici del Dream Chaser. Al modello in scala 1:1 gli astronauti hanno messo in pratica quanto appreso nelle lezioni frontali e gli istruttori li hanno aiutati nell’orientarsi nella navetta. Hanno colto l’occasione per spiegare come maneggiare le attrezzature e le interfacce, ad esempio i boccaporti, oppure la tecnica d’ingresso/uscita dalla navetta.
  4. È un veicolo cargo, è doveroso conoscere i sistemi di stivaggio (borse, fibbie a strappo, …) e di come si recupera in sicurezza dalla stiva la merce. Ovviamente vale l’azione opposta, le modalità di stivaggio affinché i carichi utili ritornino sulla Terra integri.
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Nessuna grossa novità da Sierra Space, ma il Dream Chaser progredisce. Tenacity ha ricevuto l’impennaggio verticale di coda: timone e deriva, realizzati quasi interamente in titanio. Si tratta delle prime superfici di controllo a venire installate sullo scafo dello spazioplano.

https://twitter.com/SierraSpaceCo/status/1694786736218427809?s=20

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