European Extremely Large Telescope

Dal Corriere della sera di oggi:

L’Europa si avvia a costruire entro il 2015 un telescopio il cui diametro misurerà 60 metri: un record assoluto

MILANO - Entra nel vivo la sfida Europa-Usa per la costruzione del più grande telescopio del mondo il cui diametro dovrebbe essere di addirittura 60 metri; vale a dire circa cinque volte maggiore dei più grandi telescopi esistenti oggi. Sfida ambiziosissima perché porterà il nostro occhio a vedere e fotografare i primi pianeti esistenti intorno ad altre stelle della nostra galassia.

LE PROSPETTIVE - Finora con metodi indiretti gli astronomi sono riusciti a scoprire e a rilevare la loro presenza nelle vicinanze di circa 150 astri ma gli strumenti a disposizione oggi non ci consentono ancora di osservarli direttamente, di fotografarli. Questo è invece il primo obiettivo dell’European Extremely Large Telescope (E-ELT) per il quale si è avviata la definizione ultima costituendo anche in questi giorni presso il quartier generale dell’Eso (l’European Southern Observatory, vicino a Monaco di Baviera), il Project Office, l’ufficio del progetto dove si cominceranno a stendere i disegni più precisi. Tra l’altro, il responsabile del programma è l’astronomo italiano Roberto Gilmozzi che sta seguendo da tempo l’ambizioso piano. «Il piano originale – racconta Gilmozzi – prevedeva addirittura un diametro di cento metri ma una serie di considerazioni hanno portato verso una riduzione che dovrebbe essere intorno ai 60 metri, dipende dai particolari che ora si andranno a sviluppare».

TELESCOPIO IN FUNZIONE NEL 2015 - L’obiettivo è infatti quello di averlo in funzione nel 2015 quando sarà lanciato dalla Nasa anche il “James Web Space Telescope” in modo da poter fare un lavoro in parallelo. Poi sono entrati in gioco i costi e i tempi di costruzione per cui alla fine, per far coincidere le varie necessità, si è ridotta la taglia al valore di riferimento di 60 metri. Nel frattempo il consiglio dell’Eso ha approvato una risoluzione strategica che impegna l’organizzazione a realizzare il progetto che dovrebbe costare intorno ai 750 milioni di euro, giudicandolo essenziale per proseguire proficuamente nella ricerca astronomica e affrontare i grandi temi che richiedono appunto strumenti nuovi e diversi. «Le possibilità offerte dal nuovo telescopio – spiega Gilmozzi – sono soprattutto due: la prima è l’individuazione e lo studio di pianeti esistenti intorno ad altre stelle. Non si riusciranno a vedere i corpi molto piccoli ma quelli con la taglia analoga a Giove e Saturno saranno fotografabili senza difficoltà. La seconda opportunità sarà di natura cosmologica – aggiunge Gilmozzi – cioè riusciremo ad osservare gli oggetti più deboli e lontani e quindi a vedere i primi mattoni dai quali si sono formate le galassie. La potenza inoltre dello strumento consentirà pure di vedere la nascita delle prime stelle».
SINTONIA - La sintonia con il lancio del nuovo telescopio spaziale Web della Nasa è importante perché anche il suo occhio avrà analoghi obiettivi. Ma le possibilità dei due saranno diverse e integrate fra loro. «Cioè con Web – precisa Gilmozzi - localizzeremo i nuovi oggetti celesti mentre con il nuovo telescopio riusciremo ad effettuare l’analisi spettroscopica e quindi a rivelarne le caratteristiche». Naturalmente su obiettivi così importanti non poteva non esserci una grande sfida tra Europa e Stati Uniti. Anche gli astronomi Usa sono al lavoro per costruire per il 2016 due telescopi con analoghe ambizioni di quelle europee. Uno è il Giant Magellan Telescope realizzato assieme ai canadesi e con un diametro di 24,5 metri; il secondo è il Thirty Meter Telescope assieme agli australiani con un diametro di 30 metri. Ma gli astronomi europei sono determinati nell’arrivare ad un telescopio più grande dei due concorrenti per mantenere quella supremazia nella scienza astronomica che finora hanno conquistato proprio grazie ai grandi telescopi dell’ESO installati in Cile.
Giovanni Caprara

http://www.eso.org/projects/e-elt/status.html