Gemini manned laboratory.Forse sarebbe stata una buona idea.

Curiosando su vari siti ho trovato vari riferimenti a teorici “spin off” del programma Gemini.Tra le altre c’era l’idea di una missione di ricognizione su un satellite Pegasus (qualcosa simile a l’ispezione compiuta dagli Astronauti di Apollo 12 al Surveyor),e l’idea di una “Extended Mission Gemini”.Questa missione prevedeva l’aggancio di una Gemini ad un satellite Agena,dopo di che si sarebbe dispiegato tra la capsula ed il satellite bersaglio una sorta di rifugio gonfiabile dove gli Astronauti arebbero vissuto e lavorato per un paio di settimane. http://www.astronautix.com/craft/extemini.htm Mi sono chiesto allora,perchè non un vero laboratorio orbitale,sia pure più semplice e rudimentale del MOL dell’Air Force? Ecco l’idea.Un Titan IIIC o un Saturno 1 avrebbero potuto mettere in orbita nel 65-66 un piccolo modulo cilindrico con un collare di aggancio Agena in cima.Pannelli solari avrebbero assicurato l’energia,e tutto l’occorrente per l’equipaggio sarebbe stato stivato dentro il mini laboratorio.Successivamente sarebbe avvenuto il docking con una Gemini,e gli Astronauti si sarebbero trasferiti all’interno del laboratorio mediante una breve EVA.Il modulo sarebbe stato dotato di un portello simile a quello della Gemini e di un piccolo airlock.Una volta dentro l’equipaggio avrebbe potuto restare per 20-30 giorni,compiendo molti degli esperimenti previsti per le missioni AAP (tra l’altro credo che un simile programma sarebbe stato più economico dei voli AAP).Una volta concluso il periodo di permanenza gli astronauti sarebbero rientrati e il laboratorio avrebbe potuto essere occupato da una successiva missione Gemini. Due laboratori avrebbero potuto servire quattro missioni.Le uniche modifiche importanti richieste per la capsula sarebbero state la possibilità di chiudere ed aprire i portelli dall’esterno e di “mettere in sonno” i sistemi di bordo.Per il resto tutto l’hardware era già disponibile all’epoca.Eccovi un mio “concept” (ottenuto ritoccando un bel disegno di Archipeppe) su come avrebbe potuto apparire il laboratorio.

vedi anche: http://www.astronautix.com/craft/gempecan.htm

Sicuramente fattibile, il problema era che nel 65-66 c’era ben altro in gioco ed i soldini furono impiegati per raggiungere l’obietivo finale. O meglio, non credo che avrebbero dirottato denaro ed energire per un progetto simile.

Beh,avendo già preventivato di spendere un bel pacco di milioni per AAP avrebbero sicuramente risparmiato.Non dimentichiamo poi che il 1964-66 fu il triennio in cui i fondi per la NASA erano praticamente illimitati.Poi…quanto denaro ha buttato via l’USAF per il MOL?

Poi...quanto denaro ha buttato via l'USAF per il MOL?

Troppo. Il mio dubbio rimane per via del fatto che non so quanto fosse “economico” suddividere gli sforzi su un’altro impegnativo fronte come quello di realizzare una mini-stazione orbitale. L’obiettivo da centrare entro il 1970 era la conquista della Luna. Se un progetto simile (Gemini Manned Laboratory) si fosse concretizzato, magari mostrandone tutti i lati positivi, ritengo che si sarebbero create delle correnti in seno alla NASA.
Supponendo cmq che fosse stato attuato il progetto da te ipotizzato, con evidente risparmio di denaro rispetto ad uno Skylab, ritieni che le ultime missioni Apollo sarebbero state lanciate? :roll_eyes:

Il concept è senz’altro interessante (ho apprezzato molto l’efficace lavoro che hai fatto a partire dai miei disegni), ma la NASA difficilmente l’avrebbe approvato, non tanto per motivi tecnici quanto per motivi politico-economici (e quando mai??).

Proprio nel 1965-66 la NASA era letteralmente all’apice del proprio sforzo, e dei soldi ricevuti, per raggiungere la Luna, e proprio per dare un senso ai soldi fin qui spesi si cercava di dimostrare che la caspula Apollo sarebbe stata utile anche in altri contesti, da qui il progetto AAP (la stessa cosa, ugualmente fallimentare, si sta cercando di fare ora con il CEV/Orion). D’altra parte l’USAF aveva già in cantiere un proprio progetto di laboratorio spaziale, il MOL, per cui non c’era molto spazio per un ulteriore progetto sia pure a basso costo.

Teniamo in conto l’enorme potere delle lobbies politico-industriali che si erano già messe in moto per garantirsi proprio i programmi Apollo e AAP (tra l’altro questo è il motivo fondamentale del rifiuto di considerare tutti gli ottimi progetti di Lunar Gemini portati avanti da Pete Conrad…).

Inolte, il leit-motiv del “basso costo” è un nostro modo attuale di percepire l’esplorazione dello Spazio che noi applichiamo in retrospettiva agli eventi del passato. In quel periodo, stante anche i faraonici fondi stanziati, la NASA era in una fase di “grandeur” per cui non aveva nessun senso parlare di missioni a “basso costo”, pur nella consapevolezza che il grosso del bilancio era risucchiato dal progetto Apollo, proprio in quest’ottica i responsabili della NASA erano portati a concepire progetti molto ambiziosi, e l’AAP (che doveva andare ben oltre il primo Skylab, considerando - persino - delle basi sulla Luna) era improntato a questa filosofia.

La NASA comincierà a prendere coscienza della necessità di ridurre le spese, e quindi di passare a progetti che costassero il meno possibile (anche a scapito delle prestazioni) solo dal biennio 1968-69, quando il Congresso cominciò a fare i primi tagli di bilancio.

Può sembrare paradossale ma praticamente quando l’Apollo 11 scese sulla Luna, la NASA era già in una situazione di crisi. Ed è in questo periodo che furono praticati tagli sensibili alle missioni Apollo (successive alla 18 che comunque fu annullata), al programma AAP (che si ridusse al solo Skylab) e che portarono alla nascita dello Space Shuttle, ma questa è un’altra storia…

Avete sicuramente ragione.Tuttavia vi sono elementi che fanno pensare che perlomeno alcuni settori della NASA e delle industrie private (prima fra tutti la McDonnell) indagassero in questo settore.C’è anzitutto il misterioso progetto Gemini-Pecan (su cui mi piacerebbe sapere di più),che da vari riferimenti sembra propio un piccolo laboratorio poco più grande di un Agena,poi l’Extended Mission Gemini",infine il laboratorio “MOD”,antenato del “MOL” che avrebbe dovuto essere cogestito dalla NASA.Ovviamente non stiamo parlando dello Skylab,ma di un piccolo modulo cilindrico in grado di essere usato per una ventina di giorni nel corso di una sola missione,massimo due.Non credo che avrebbe dirottato grandi risorse.Consideriamo poi che AAP contava di lanciare due “wet workshop” derivati dal Saturno IB e tre “Dry workshop” ricavati da SaturnoV,più una serie di mini laboratori costituiti da LEM modificati.

ci erano programmi per la stazione di spazio dei Gemini

Gemini-Pecan

Usa i gemini Rendevous che il Agena ha una sezione di missione in esso
traforo gonfiabile della sezione pressurizzato sezione di missione,
alimento, acqua di Agena,

Cellule di combustibile non pressurizzate della sezione della sezione
di missione, reattivi ossigeno, combustibile delle cellule di
combustibile

modifcation alla porta sinistra dei gemini nessuna finestra, un
portello di un ø da 120 centimetri da collegare a traforo gonfiabile

dopo che il bacino con Agena il traforo gonfiabile sia conectet ai
gemini questo traforo ha 70 volumi kubic del tester è quarti anche
viventi per la squadra

rimangono il giorno 30 - 45 nello spazio

Hardware dei militari di uso del pecan! Il traforo gonfiabile è
disegno di Goodyear per il MOL!

La prima idea per il mol era un traforo gonfiabile collega i gemini B
con il mol successivamente che prendono il portello nel concetto della
protezione termica.
Idee dei tts di riutilizzazione di McDonnel per il pecan e più
successivamente per il concetto del traghetto di MORL un portello nel
portello dei gemini

Source
Gemini Spacecraft Advanced Missions Report 8766
26 Mai 1965

To find as gemadvan.pdf
http://www.astronautix.com/data/gemadvan.pdf

Grazie Michel Van per il tuo contributo.

In realtà il concetto di Gemini-Pecan può essere fatto risalire alla cosidetta “1 man station” che utilizzava una capsula Mercury ed un vettore Agena, così come illustrato nel disegno in allegato.

Archipeppe…ci fai sognare come sempre! Purtroppo in Italia per queste cose non c’è mercato,altrimenti un bel libro sui “What if” astronautici più interessanti,corredato dai tuoi splendidi disegni,sarebbe un opera IMPERDIBILE. Certo,la “Mercury one man station” sarebbe stata una bella sfida per la piccola capsuletta della NASA (Come avrebbe risposto nel rimanere in orbita per tanto tempo)? Forse un analogo concept applicato alla Gemini (che poi più che il "Pecam"era la prima versione del “MOL”,il “MODS”) sarebbe stato più valido e fattibile.

In realtà il concetto di Gemini-Pecan può essere fatto risalire alla cosidetta "1 man station" che utilizzava una capsula Mercury ed un vettore Agena, così come illustrato nel disegno in allegato.

Incredibile. Archipeppe, c’è qualcosa che non hai disegnato? :slight_smile:

Paolo Amoroso

Archipeppe....ci fai sognare come sempre! Purtroppo in Italia per queste cose non c'è mercato,altrimenti un bel libro sui "What if" astronautici più interessanti,corredato dai tuoi splendidi disegni,sarebbe un opera IMPERDIBILE. Certo,la "Mercury one man station" sarebbe stata una bella sfida per la piccola capsuletta della NASA (Come avrebbe risposto nel rimanere in orbita per tanto tempo)? Forse un analogo concept applicato alla Gemini (che poi più che il "Pecam"era la prima versione del "MOL",il "MODS") sarebbe stato più valido e fattibile.

Eh Carmelo, tu NON SAI quante volte ne abbiamo parlato, vagheggiato, sognato… :smiley:
Chissà, magari quando saremo 1000 iscritti, con una donazione di 10 euro a testa, dovremmo riuscire a fare “massa critica” quanto meno per una stampa decente inter nos :smiley:

Ringrazio tutti per le belle parole.

Per quanto riguarda il libro, come giustamente ha detto il nostro Admin, è da un pò che ci penso. Non vorrei fare “solo” un libro di “whati if” quanto un “manned spacecraft design handbook” che contenga TUTTO, tanto quello realizzato quanto quello ideato o ipotizzato.

Per quanto riguarda i disegni, lungi dall’aver disegnato tutto, c’è tanto (ma tanto) ancora da fare…