I canali di Marte

Della serie i grandi interrogativi dello zio, mi sono posto il problema del perché i canali di Marte scoperti da Schiaparelli, oggi non si vedano più.
Espongo meglio il problema: Lo so che tanti anni fa i telescopi avevano una certa definizione ed aberrazione scadente, e l’ottica è migliorata esponenzialmente. Va bene la spiegazione dell’illusione ottica, ci mancherebbe. Ma perché oggi, neanche i più scalcinati telescopietti fatti in casa con i tubi di cartone e le lenti di plastica fanno vedere queste illusioni ottiche? O forse ancora qualcuno, sfigatissimo nelle attrezzature, li vede?
Grazie

Qualcuno li ha intuiti anche in epoca recente.

Il problema, mi sembra di ricordare, sia dovuto anche al fatto che le osservazioni erano fatte ad occhio nudo e per lunghi periodi di tempo. L’occhio, o meglio il cervello, memorizzava i singoli dettagli su cui lo sguardo cadeva e mediava le varie immagini e punti, collegandoli.

Probabilmente nessuno ha mai veramente visto i canali, ma lo sforzo osservativo, cercando di riportare sulla carta i singoli punti intravisti tra un momento di turbolenza e l’altro faceva si che l’interpretazione di quanto visto nel tempo, formasse sulla carta i canali.
Inoltre il progressivo incremento del numero dei canali e la loro complessità farebbe pensare ad un effetto di condizionamento a catena tra gli osservatori.
Addirittura è accaduto che il numero dei canali osservati non fosse in rapporto al diametro del telescopio impiegato.

Ho visto degli antichi strumenti dei primi del '900 all’osservatorio Ximeniano di Firenze, rifrattori del diametro da 108mm usati da 180 a 320 diametri d’ingrandimento e le relative mappe di Marte (di Mentore Maggini) tratte da queste osservazioni.

Io non ho mai visto Marte, neanche nelle migliori opposizioni, con tutti quei dettagli (canali) presenti sulle mappe.
Abitualmente osservo sia con un rifrattore da 8 cm di diametro che con un 20 cm riflettore.
Una volta abbiamo provato in tre persone separatamente a mappare Marte con un disegno a mano. Opposizione delle migliori, seeing favoloso, massimo ingrandimento teorico… ma niente solo una macchia diffusa, la Sirtis, con diverse intensità ed estensione in base all’osservatore che aveva realizzato il disegno.

Dimenticavo… Stranamente i canali sono spariti con l’aumento dei diametri dei telescopi professionali, della qualità delle ottiche e l’avvento della fotografia.

Lo spunto è interessante, quindi ne parlerò nella mia rubrica Annali Marziani dell’episodio AstronautiCAST 4x27 di stasera. Ecco cosa dirò: [Testo cancellato da RoboNoSpoiler].

??? :disappointed:

Non ricordavo la fonte dei miei ricordi e allora ho fatto qualche ricerca.
Il tutto scaturisce dalla lettura della “Teoria Ottica” di Vincenzo Cerulli e la lettura di “Osservazioni di Marte” di Mentore Maggini.
Qui alcuni link interessanti:
http://adsabs.harvard.edu/full/1930MmSAI…5…203M
http://www.oa-teramo.inaf.it/osservatorio/storia/storiadx.htm.ok

In ogni caso, forse, se oggi non riusciamo più a disegnare canali su di una mappa (non dico “vedere” volutamente, visto che forse nessuno li ha realmente visti), è perché nessuno si pone con strumenti simili, nelle medesime condizioni intese come prolungatissime osservazioni per notti e notti, a tutte le ore…

Pensate alla stranezza nel vedere cose inesistenti come negli stereogrammi! L’occhio unito al cervello può giocare brutti scherzi!

Si tratta di una funzionalità sperimentale del forum, un robot che individua i tentativi di spoiler e li elimina automaticamente. Ma per sapere cosa dirò basta seguirmi in diretta o scaricare l’episodio.

la logica spiegazione è:

http://it.wikipedia.org/wiki/Pareidolia

sicuramente amplificata dai telescopi del secolo 19.
uno spettroscopio difficilmente produrebbe tale fenomeno nell’ esaminare stelle e pianeti anche
extra-solari.

Gli osservatori dei secoli passati fecero osservazioni davvero incredibili. Un esempio per tutti: nelle condizioni di oggi, da Torino, con un 20 centimetri (Celestron C8), non riesco a vedere la divisione di Cassini degli anelli di Saturno. Riesco ad immaginarla solo dopo elaborazione digitale e stacking di immagini prese con la webcam. Ma Cassini la vide da Parigi nel 1675, e di sicuro non con un 20 centimetri di apertura! D’accordo che non aveva inquinamento luminoso, ma dopo aver passato due ore, con Saturno bello alto, a cercare dettagli… mi chiedo come abbia fatto lui, 336 anni fa. E posso immaginare come Schiaparelli abbia pensato di vedere i canali di Marte.


fu Christiaan Huygens, nel 1655, che osservando Saturno ipotizzò (anche se resta un’
incognita il fatto se fosse riuscito effettivamente a vederli chiaramente)
per primo la divisione degli anelli, confusi precedentemente con satelliti da Galileo.
Huygens si occupava anche di ottica, migliorando notevolmente gli strumenti astronomici, costruendo un oculare per cannocchiali formato da due lenti pianoconvesse, adatto a ridurre l’aberrazione cromatica e propose e perfezionò nuove tecniche di lavorazione delle lenti.

Beh, no, la pareidolia fa riconoscere tratti umani nelle macchie, tipo la faccetta di Marte o la Luna con gli occhi e la bocca, o le varie macchie con Cristo e Padre Pio. Magari c’è di mezzo il fatto che il cervello crea geometrie a partire dai punti. Come se uno vede tre punti luminosi e si immagina un triangolo…

Riporto questo interessante passaggio di Mentore Maggini “Osservazioni di Marte” 1909:

Ho voluto vedere, cioè, come, in un cannocchiale di potenza più che mediocre (Fraunhofer da 4 pollici), si manifestano quelle sensazioni che il Cerulli ha così esaurientemente trattate nella sua [i]Teoria Ottica[/i]. Non che io mi sia posto al cannocchiale col preconcetto di voler vedere anche ciò che non potevo, o che, suggestionato io abbia veduto e linee e nuclei d'ombra sulla faccia di Marte, mentre in realtà la potenza ottica dell'obiettivo si sarebbe opposta ad un tale studio. Come dirò in seguito, la teoria dei baricentri lineari è venuta solo in ultimo a spiegarmi quelle sensazioni che la potenza separatrice dell'istrumento adoprato mi costringeva inesorabilmente a disconoscere e che la mia coscienza di osservatore mi spingeva invece ad accettare come fatti veri, come sensazioni sicure, raramente fuggevoli, e giammai come autosuggestioni. ...................... giacché, come molti altri osservatori hanno constatato, non sono le immagini totalmente calme quelle in cui le linee appaiono più definite, bensì quei fugaci istanti di buona definizione che un'immagine agitata ci può presentare.

Interessante e fa pensare come fosse possibile osservare dettagli finissimi con un rifrattore da 4 pollici, fini anche per i grandi telescopi attuali, in rari momenti in cui un mediocre seeing focalizzava determinati dettagli permettendo di scorgerli.
Ecco cosa mi fa pensare che concentrassero la visione su piccole parti del disco del pianeta, cercando di riportare su carta ogni singolo punto.
Se guardiamo Marte con uno sguardo sull’intero disco non vedremo mai i canali. Ecco perché, forse, oggi non li vediamo!
Non usiamo più lo stesso metodo di osservazione e di riporto dei dettagli su carta.
Questo potrebbe essere un test da eseguire. Riuscire a ricreare le medesime condizioni e metodi per “riportare alla luce” i canali.

si tratta comunque di pareidolia. è corretto che in prevalenza crei l’ effetto di volti umani.
ma prevalenza non è uguale a totalità integrale e ad alcune persone può dare differenti
illusioni ottiche considerando nello specifico che si trattava dell’ osservazione telescopica di Marte con strumenti
e sistemi di osservazione dell’ epoca e non tralasciando il probabile fattore psicologico
dell’ allora, forse non teoria ma almeno, speranza di presenza di civiltà intelligenti sul pianeta.

Sorprendentemente, in quasi un secolo di letteratura scientifica sull’interpretazione dei canali di Marte non vengono mai citatate né la pareidolia, né altre illusioni simili.

interessante. un secolo di letteratura scientifica sull’ argomento?
per mero logico caso al seguente link:

http://www.fis.unipr.it/~albino/documenti/miti_marziani.html

“IL MITO DI MARTE
di Albino Carbognani”

proveniente pare da:
-Dipartimento di Fisica Università di Parma-

tra l’ altro è possibile leggere quanto segue:

///// Nel 1802 il grande matematico tedesco Karl Friedrich Gauss (1777 - 1855) propone di comunicare con gli abitanti di Marte tracciando dei disegni geometrici nella tundra siberiana, mentre nel 1819 J. von Littrow propone di accendere fuochi giganteschi nel Sahara per attirare l’ attenzione di Marte.
Nel 1850 l’astronomo italiano Padre Angelo Secchi (1818 - 1878) osserva la presenza di nubi bianche nell’ atmosfera di Marte mentre nel 1867 l’ astronomo francese Pierre Janssen (1824 - 1907) scopre il vapore acqueo (altre analogie con la Terra.). Nel 1870 l’ astronomo inglese Richard Proctor (1837 - 1888) noto per i suoi libri popolari pubblica “Other Worlds Than Our” in cui sostiene che Marte ha mari e oceani e che è adatto al sostentamento della vita [11]. Tutte questo rafforza, anche fra la popolazione, l’ idea di un Marte abitato ma mancano le “prove”, che non tarderanno a
venire. /////

///// Il 2 settembre del 1877 Marte si trova alla minima distanza dalla Terra. Dalla specola di Brera a Milano l’astronomo italiano Giovanni Virgilio Schiaparelli (1835 - 1910) [12] osserva e disegna Marte per mezzo di un telescopio rifrattore di 22 cm di apertura. Alla seduta del 5 maggio 1878 della Reale Accademia dei Lincei Schiaparelli annuncia la scoperta di 40 “canali”, è così che chiama le ampie linee scure (già chiamate con questo nome da Secchi nel 1864) che correvano da una zona scura all’altra attraversando le regioni desertiche del pianeta di colore giallo - arancio [13, 14]. In un primo momento Schiaparelli non attribuisce molta importanza ai “canali” ma più avanti si convince che quelli osservati da lui sono effettivamente dei giganteschi canyon in cui scorre
l’acqua liquida./////

///// Schiaparelli continuò ad osservare Marte anche nelle opposizioni successive e nel 1886 annunciò lo sdoppiamento di molti dei “canali” osservati nel 1877. Questo fenomeno fu chiamato “geminazione” da Schiaparelli stesso e contribuì a rendere accettabile l’idea che i “canali” fossero di origine artificiale [15]. /////

///// Nel 1892 l’astronomo francese Camille Flammarion (1842 - 1925) pubblica con grande successo di pubblico “La planète Mars et ses conditions d’habitabilité” in cui si dichiara convinto che Marte sia abitato da una civiltà superiore a quella terrestre. Flammarion basa le sue convinzioni sulla realtà fisica ed origine artificiale dei canali osservati da Schiaparelli. /////

Mi sembra interessante riportare il caso delle osservazioni di Antoniadi che nel 1893 con un rifrattore da 23 cm di diametro disegnava Marte con i canali, per poi passare a strumenti di diametro maggiore, fino all’84 cm dell’osservatorio di Parigi-Meudon, abbandonando progressivamente l’inserimento dei canali nei suoi disegni!
Riscontrò ad esempio che alcuni canali erano in realtà i confini di zone con albedo diverso.

Curioso il fatto che il numero di canali notati è inversamente proporzionale al diametro dello strumento.

Ricordo di aver letto che si sia verificata una cosa simile in alcuni casi.

Ma la cosa che mi lascia sempre molto perplesso a mio giudizio è la risoluzione teorica che necessiterebbe uno strumento per raggiungere la visione dei canali che sicuramente è superiore a quella poi affettivamente raggiunta durante tali osservazioni.

Wow ragazzi, che bell’analisi che avete fatto. Io prendo i pop-corn e seguo gli sviluppi :slight_smile: