Imparare dalla Luna - Stefano Catucci per Quodlibet, 2013

Vi segnalo questo libro:

IMPARARE DALLLA LUNA
di Stefano Catucci
editore Quodlibet 2013 euro 19.00

Curioso e particolare.

Paolo D’Angelo
www.paolodangelo.it

Davvero interessante!
Grazie della segnalazione Paolo.

Ho appena finito di leggere “Imparare dalla Luna” e l’ho trovato uno dei libri più intriganti sulla conquista della Luna.

Non solo il suo autore, Stefano Catucci, non è un tecnico aerospaziale o uno scienziato, ma un docente di estetica presso la Facoltà di Architettura dell’Università di Roma La Sapienza capace di affrontare la tematica spaziale in una prospettiva (almeno per il sottoscritto) del tutto originale, ma il libro è ricchissimo di informazioni su un aspetto particolare del programma Apollo, ovvero ciò che gli astronauti hanno fatto (e soprattutto lasciato) sul nostro satellite.

Catucci incentra infatti la sua riflessione sulla decisione americana di proteggere i resti delle diverse missioni attraverso la creazione di una sorta di “sovrintendenza cosmica”, passaggio che solo in apparenza segna la volontà di riaffermare idealmente la superiorità statunitense nella corsa alla luna ingaggiata con i sovietici. In realtà, per l’autore, quella stagione conserva il suo fascino proprio in relazione ai suoi aspetti in apparenza più stravaganti e “ludici”. E qui il libro diventa incredibilmente interessante nella descrizione di tutti gli oggetti personali, spesso minuti, che gli astronauti decisero di lasciare sulla luna come propri autoritratti (oggi forse irriconoscibili)

Ciò che è rimasto sulla luna (forse non completamente classificato dal Manmade Material on the Moon pubblicato dalla Nasa nel 2012), non racconta solo una precisa epoca storica, un modello di sviluppo, un’estetica, una tecnologia, ma anche un “tesoro di memoria spicciola” capace di riflettere la vita familiare, i gusti individuali, gli ambienti di lavoro degli astronauti. E’ quindi innegabile che tutto questo materiale, nella futura musealizzazione della luna, acquisterà un grande valore storico…

Così, oltre alle varie attrezzature (zaini, caschi, guanti, stivali, effetti personali), tra gli altri oggetti, spesso portati sulla luna all’insaputa dei comandi (con tanto di affaire filatelico!), gli archeologi del futuro (processo di deterioramento permettendo) dovranno studiare il ramoscello di ulivo depositato in un pacchetto da Aldrin, la stoffa scozzese del Clan McBean (lasciata dal grande Alan di Apollo 12), le famosissime palline da golf di Shepard, la statuetta di alluminio intitolata The Fallen Astronaut allunata con Apollo 15, le foto delle famiglie, alcune piume di uccello, la Bibbia posata sulla consolle di un Rover, l’incredibile oggettistica di Irwin (due medaglioni, i piatti con le impronte dei figli, una foto di un vecchio signore ricevuta per posta prima del lancio, due biglietti da 100 dollari…).

Del resto, il solo fatto di pensare i siti degli allunaggi così com’erano quando sono stati abbandonati, è sufficiente a dare un senso nuovo alla trama dell’avventura spaziale, facendo emergere, accanto ai linguaggi tecnici, anche altri elementi, molto più “umani”, legati al sogno e al gioco (e Catucci racconta ciò che gli astronauti raccontarono di aver sognato sulla luna e il loro stupore, quasi infantile, davanti alle proprie impronte…).

In questa dimensione simbolica, due immagini legate al programma Apollo acquistano un’assoluta centralità in quanto capaci di far scoprire a tutta l’umanità la “bellezza globale (global beauty) del nostro pianeta, della sua unicità” (Lovelock): Earthrise ripresa da Anders di Apollo 8 e Blue Marble scattata da Schmitt di Apollo 17. Due foto di una bellezza struggente rese possibili solo dalla presenza di un “occhio lunare”!

E’ dunque grazie alla luna che abbiamo capito la Terra e quindi, per Catucci, è necessario “imparare” dal nostro satellite, visto che prima o poi avremo una nuova occasione per tornarci, il modo migliore per cambiare (in meglio) il nostro pianeta…

Un libro che dunque raccomando a tutti, posta l’esigenza (primaria, almeno per me) di riflettere sul significato culturale (e non solo strettamente tecnologico) dell’esplorazione umana dello spazio.


Grazie Paolo, ordinato immediatamente.

Anch’io me lo procurerò quanto prima, mi sembra un testo molto ricco per i contenuti e gli spunti che offre.
Rigorosamente cartaceo!!

Un racconto del programma Apollo da un angolo culturale, antropologico e archeologico? Affascinante. Conoscere lo stato dei siti lunari come li abbiamo lasciati è emozionante come leggere la cronaca dell’esplorazione della tomba di Tutankhamon. Mi chiedo se un’eventuale futura esplorazione archeologica dei siti Apollo sarà lunga come quella della tomba del faraone per esigenze di preservazione dei luoghi e dei reperti.

Il libro parla anche degli oggetti montati di nascosto dai tecnici Grumman sui LEM e arrivati sulla Luna?

Non nello specifico, ma riconosce che non tutti gli oggetti “classificati” dalla Nasa sono quelli effettivamente presenti sulla luna. C’era stato lo scandalo “filatelico” di Apollo 15 e molti preferirono tacere su ciò che veniva affidato al modulo lunare e agli astronauti. La questione centrale resta però sempre la stessa: come sono stati scelti questi oggetti, quale valore riconoscevano loro i “mittenti” e cosa dovranno fare i futuri archeologi per comprenderne il significato? Aspetti ludici, simbolici, estetici… L’ho scritto: è intrigante!

Nel 2010 erano apparse nuove rivelazioni su creazioni d’arte e oggetti personali lasciati di nascosto dai tecnici Grumman sui LEM e portati sulla Luna. Si era saputo di una piastrina con lavori di Andy Warhol e altri artisti contemporanei arrivata sulla Luna con il LEM di Apollo 12. Sembra che la pratica di nascondere oggetti personali sui LEM in costruzione non fosse infrequente.

Le informazioni sugli oggetti dei tecnici sono ancora meno di quelle già scarne sugli artisti noti, e l’articolo linkato accenna solo a fotografie personali. Forse è poco per iniziare a indagare i criteri di scelta e il valore riconosciuto, ma le rivelazioni sono recenti e non so se siano state avviati ricerche storiche formali o inchieste giornalistiche. Ormai tutte le persone coinvolte ancora in vita sono in pensione da tempo, quindi potrebbe non essere difficile raccogliere testimonianze senza timori di sanzioni.

I tecnici Grumman non hanno resistito all’occasione unica e forse anche questo può aiutare a comprendere qualcosa sulle loro scelte. Del resto erano persone particolarmente entusiaste e passionali se è vero, come si dice, che baciassero i LEM.

Ci sarà quindi anche il loro DNA sulla luna…

La barretta in ceramica The Moon Museum è riportata ed illustrata nel libro (pp. 144 e ss.: “Arte sulla Luna”)

Le scelte degli oggetti nascosti dai tecnici sono particolrmente interessanti perché, a differenza degli oggetti ufficiali lasciati sulla Luna, sono state completamente personali e senza mediazioni istituzionali (a parte i requisiti tecnici e di sicurezza).

Non c’era il rischio di venire smascherati quando il LM andava alla pesa finale prima del lancio?

Probabilmente chi effettuava quegli ultimi controlli era consapevole degli oggetti, ed erano in ogni caso nascosto in punti difficilmente accessibili (es. sotto le coperte termiche).

Qui alcune recensioni del libro:

http://www.quodlibet.it/schedap.php?id=2149#rec_10

L’ho comprato e finito di leggere da poco, il mio giudizio un pò in controtendenza è : noia mortale…
Mi aspettavo qualcosa di molto diverso, dal mio punto di vista soldi buttati.