L+30: Iniziare la giornata con Terry il Vampiro

Ieri ho raccolto due campioni: uno sarà riportato a terra per l’analisi; il secondo è servito per l’analisi immediata con una striscia reattiva per l’ammoniaca. La presenza di ammoniaca nell’acqua indicherebbe qualche perdita all’interfaccia fra le tubazioni di raffreddamento interne (acqua) e quelle di raffreddamento esterne (ammoniaca): visto che l’ammoniaca è molto tossica, sarebbe una scoperta molto spiacevole. Ma fortunatamente la striscia reattiva non ha rilevato alcuna ammoniaca nell’acqua di Columbus!

Le striscie reattive sono l’unico modo per rilevare micro-perdite di ammoniaca nello scambiatore di calore.
Per le perdite più ingenti (e quindi molto più pericolose), ci si affida alle letture dei sensori di pressione e di quantità del sistema termico interno. Le micro-predite invece, essendo appunto micro, verrebbero “mascherate” dalle naturali fluttuazioni di pressione dell’ITCS, e quindi l’unico modo per rilevarle è effettuare un campionamento d’acqua e poi immergerci dentro una cartina tornasole. Ma d’altro canto essendo perdite “micro” possono essere sopportate anche senza accorgersene immediatamente.

Il problema è che l’acqua a bordo è preziosa: il sistema termico già perde acqua per le naturali perdite fisiologiche, e ogni campionamento d’acqua è una perdita di circa 100 ml. Quest’acqua ogni tanto (ogni due anni circa) va reinserita nei circuiti con attività molto dispendiose in termini di crew time.

Il risultato del trade-off che ha da un lato il rischio di micro-perdite di ammoniaca e dall’altro la perdita di acqua nel sistema termico, è che questi campionamenti si fanno circa due volte l’anno.

Samantha non sta più scrivendo?
Anche il sito Avamposto 42 é parecchio indietro, non sono neppure state riportate le traduzioni di Paolo.
Chissà…

Tutto nominale, è solo una breve pausa natalizia. Il diario tornerà presto, avverto una fluttuazione nella forza (novità in arrivo anche su Avamposto 42).

Quando i social networks hanno ricadute sulle operazioni e sugli esperimenti scientifici… :slight_smile:

Guardando questa foto, i responsabili dell’esperimento DOSIS si sono accorti che uno dei dosimetri passivi (quello nel cono di tribordo) era messo male. Un’orientazione sbagliata del dosimetro comporta una perdita di dati scientifici, e quindi Samantha oggi lo ha rimesso a posto
Il dosimetro è dentro quella busta arancione nella foto, a sinistra di Samantha. Il fatto che si veda il velcro (quella strisciolina bianca) indica che il dosimetro è mezzo staccato

Interessante, ma cos’ é un “dosimetro passivo”?

Bella giornata che fa, astroSamantha! :smile: Comunque il giorno sulla ISS non è sempre tutto rose e fiori, ma direi che la nostra Samantha se la stia cavando bene, fino ad ora, anche grazie ai suoi compagni. Ricordiamo che si svegliano sempre presto, in genere, gli astronauti, e hanno un’intensa giornata di lavoro.

Se non sbaglio il dosimetro passivo serve a misurare la concentrazione di Radom.

È un dispositivo passivo che misura la “dose” di radiazioni in quel punto. Passivo perché non è un aggeggio elettronico, è una scatoletta di qualche materiale che poi viene riportata a terra e analizzata per capire quante radiazioni ha assorbito.
Ci sono vari di quei dosimetri sparsi in Columbus in varie posizioni, e in questo modo si riesce a farsi un’idea dell’ambiente di radiazioni sulla ISS. I dosimetri passivi di Dosis vengono portati su e giù dagli astronauti con la Soyuz

Interessante!
Ma perché l’errato posizionamento comporta una “perdita di dati scientifici”?

Ci sono vari dosimetri in varie posizioni, e con un determinato orientamento. E quando i dosimetri vengono portati a terra li si studia comparandoli con l’orbita e l’assetto della ISS nel periodo in cui il dosimetro era a bordo, per ottenere una “mappatura” 3D delle radiazioni in quel periodo all’interno di Columbus.
Se il dosimetro è in una posizione e in un orientamento sbagliato e io lo analizzo come se invece fosse stato nella posizione giusta, questa mappatura va a farsi benedire :wink:

Alcuni dosimetri passivi avevano un’emulsione fotografica che si anneriva progressivamente con l’esposizione alle radiazioni, non sono come siano fatti quelli più moderni.

Interessante come il Diario di Bordo, oltre ad essere un elemento straordinario per noi appassionati, possa anche essere mezzo di controllo: la ridondanza dei sistemi non fa mai male (se non si tratta di peso e soldi in più :wink: ).

Sì ma credo che in questo caso la cosa sia stata piú che altro casuale. Anche gli addetti ai lavori sono spacenerds e leggono il diario di Samantha per genuino interesse. E poi magari guardando una foto notano per caso “qualcosa di strano” :wink:

In generale, una cosa interessante in quanto spesso non ci si pensa, è che le foto fatte dagli astronauti forniscono a terra un sacco di infromazioni che altrimenti non ci sarebbe modo di avere, a meno di non chiedere direttamente all’equipaggio. Parlo di tutte quelle cose che per loro natura non mandano telemetria, tipo i dosimetri passivi, ma anche la posizione delle borse per lo stivaggio, o la posizione di altri equipaggiamenti. E alcune di queste cose hano anche un impatto sulla sicurezza, ad esempio l’accessibilità alle fireports (i buchi nei rack dove infilare l’estintore in caso di incendio).
E quindi ci sono alcuni ingegneri a terra che regolarmente guardano tutte le foto e i video scaricati proprio per buttare un occhio su queste cose. E ogni tanto capita che si accorgano, per continuare con l’esempio, che l’equipaggio ha messo una borsa dove non avrebbe dovuto, magari ostruendo l’accesso a una fireport, e quindi li si chiama e gli si chiede gentilmente di spostarla :slight_smile:

RadoN :smiley:

Sono ancora fatti così, varia la tipologia dell’emulsione e i materiali contenuti nel dosimetro stesso che servono a calcolare la dose. Per la precisione oltre all’emulsione fotografica i dosimetri passivi hanno anche delle placchette di vari materiali (alluminio, rame, bismuto in vari spessori e combinazioni) capaci di assorbire in maniera diversa le radiazioni, dando quindi una esposizione differenziata della pellicola nei vari punti a seconda di ciò che sta davanti alla pellicola stessa. Calcolando la differenza di annerimento della pellicola nei vari punti si riesce di conseguenza a risalire alla quantità di dose radiante che ha colpito quel dosimetro. Ed ecco perché è importante la loro posizione e la loro direzione nello spazio, se si vuole calcolare correttamente la dose di radiazioni che arriva in un determinato punto il dosimetro deve essere posto il più perpendicolarmente possibile al fascio radiante, altrimenti la pellicola fotografica verrà impressionata in maniera sempre più anomala a mano a mano che l’angolo di esposizione si avvicina ad essere parallelo al fascio di radiazioni, e fino ad arrivare a dare una esposizione quasi uniforme in caso di un fascio che colpisca il dosimetro perfettamente di lato.

Grazie per i dettagli Vittorio :slight_smile:

Dopo le emulsioni fotografiche, un altro tipo di dosimetro passivo è la camera di ionizzazione a fibra di quarzo. Ricordate l’elettrometro fatto con due foglioline di stagnola? Una fibra di quarzo viene caricata con una alta tensione, e per attrazione elettrostatica deflette verso il contenitore. Il passaggio di particelle ionizza il gas e scarica la fibra; con un lettore (lampadina + lente) si legge la deviazione. Molto usati dai militari, facili da reperire nel surplus.
Altro sistema, credo usato sulla ISS, è il TLD. Un cristallo (CaF, LiF drogati con impurità) assorbe particelle e alcuni elettroni nel cristallo restano dislocati. Riscaldandolo, gli elettroni tornano al loro posto e il cristallo emette luminescenza; l’intensità di luce è funzione della radiazione assorbita. Secondo il materiale usato possono essere sensibili a particelle differenti. Sullo Shuttle si usavano camere di ionizzazione a fibra di quarzo e TLD.
Per info sui dosimetri NASA: https://www.nasa.gov/centers/johnson/pdf/514208main_ES-01_Passive_Dosimetry_Area_%26_Crew_Monitoring_E.Semones.pdf

Mmmm sono “de coccio” :zzz:
Ma da dove arriva precisamente la radiazione? E che tipo di radiazione, raggi cosmici…? E la ISS non ruota attorno alla Terra, e quindi si posiziona in tutti i modi possibili?
EDIT: ah ecco, trovo molte info sul link di Marco, bene bene…

Ah, Livio, se tu fossi venuto ad AstronautiCON… :wink:

Perché? Poffare…
Ah si credo di ricordare che fosse nel programma di conferenza, vero?

Ho parlato per un’ora e mezza di radiazioni spaziali, effetti sugli organi viventi e sull’elettronica, mitigazione degli effetti, schermature, fasce di van Allen, raggi cosmici, eccetera. Ha anche le slides, ma ovviamente una conferenza è un’altra cosa.