L’uomo che porta a spasso due robot sul pianeta rosso

Girando su internet ho trovato questo articolo :

PAOLO BELLUTTA- DA ROVERETO AGLI USA
L’uomo che porta a spasso due robot sul pianeta rosso
Daniela Mimmi
Il fisico roveretano ha tenuto una lezione all’Irst e un incontro con un liceo a Bolzano Spirit e Opportunity stanno girovagando sulla superficie di Marte. A pilotare da terra i due robot, e precisamente dal JPL, ovvero Jet Propulsion Laboratory della NASA, a Pasadena in California, c’è un fisico italiano, per di più roveretano, Paolo Bellutta. Il quale ha approfittato di un breve periodo di vacanze nel suo Trentino per una serie di incontri, tra i quali una partecipazione ad un seminario dell’Irst di Povo e un incontro con gli studenti del Liceo Rainerum, a Bolzano. Lo abbiamo incontrato ieri pomeriggio per farci descrivere la sua meravigliosa avventura: pilotare da qui, dalla Terra, due robot a spasso per Marte e ricevere ogni sera i dati che trasmettono da 56 milioni di chilometri di distanza, che ci separano da Marte.
Da Rovereto a Pasadena il passo non è breve. Come ci è arrivato?
Io ho fatto il Liceo Rosmini e mi sono laureato in fisica all’Università di Trento. Poi ho studiato anche all’Università di Milano e sono tornato a lavorare a Trento per una decina d’anni, dal 1982 al 1992. A Pasadena ci sono finito, come succede spesso, per puro caso. Ero negli Stati Uniti a cercare un lavoro là, possibilmente nell’ambiente spaziale. Ma non è proprio facile entrarci. Io navigavo già in internet quando ancora nessuno lo faceva e proprio su internet ho letto l’annuncio della Nasa che cercava dei ricercatori. La cosa ancora più strana è che quello con cui ho avuto i primi contatti, era trentino anche lui, di Caldonazzo.
Quando e come è nato il suo amore per le stelle?
Forse è nato con me. Da piccolo mi incantavo davanti a qualsiasi trasmissione televisiva che parlasse di cielo e di spazio, e soprattutto quelle di Tito Stagno. Non mi sarei mai potuto neppure sognare lontanamente di andare a lavorare alla Nasa.
Cos’ha provato la prima volta che ha messo piede alla Nasa?
Dovrebbe vedere le foto della mia faccia in quel momento! É stata un’emozione grandissima, già la prima volta che ci sono andato per il primo colloquio. A volte mi sembra veramente un sogno che quello sia il mio posto di lavoro.
Quando ha capito che ce l’aveva fatta veramente?
Quando mi hanno offerto di guidare i due rover. Ho aspettato di arrivare a casa per mettermi a urlare dalla gioia!.
I suoi figli condividono la sua passione?
In teoria sì, perché ovviamente è un lavoro molto affascinante. Ma una volta che li ho portati con me mi hanno detto “Papà, il tuo è un lavoro noioso”. Effettivamente passo dalle 8 alle 12 ore al giorno al computer per vedere come si comportano le mie “creature” su Marte e raccogliere i dati che ci mandano a terra.
E li ha visti anche partire.
Sì, ho assistito al loro lancio su Marte in prima fila. È stata una questione di pochi secondi perché il vettore era molto leggero.
E poi ha cominciato a seguire le sue “creature” dal computer.
Io mi occupo essenzialmente dei loro spostamenti e del braccio che raccoglie i materiali che ci servono. Altri si occupano ad esempio della temperatura esterna, degli scudi con cui si proteggono, e via dicendo. E ogni sera leggiamo e analizziamo tutti i dati che ci mandano.
Avete avuto anche dei problemi?
Un sacco di problemi, ma è normale. Adesso uno è in un cratere di circa 850 metri di diametro, l’altro è in quello che chiamiamo con termine sportivo Home Plate. Ma non è stato facile farceli arrivare guidandoli materialmente da terra. Uno a un certo punto si è insabbiato e ci abbiamo messo 5 settimane per ritirarlo fuori: 2 settimane per decidere cosa fare con varie simulazioni con Powerpoint, e 3 settimane per farlo materialmente uscire in retromarcia dalla sabbia. Devo ammettere che ormai con loro ho un rapporto quasi paterno: li ho visti nascere, crescere, muoversi, ho assistito alla loro partenza, li vedo mentre si muovono sopra a un altro pianeta. Sono stati bravi, sono atterrati dove dovevano, hanno camminato su terreni impervi. Sì, io sono sempre in apprensione, come un padre con i figli quando escono la sera. A volte, se so che devono compiere, ad esempio, dei cammini impervi, mi sveglio in piena notte per vedere se stanno bene, dove sono. Una notte sono andato nel panico perché loro non rispondevano e io ho pensato subito che fossero morti. Poi dalla Nasa mi hanno mandato una mail dicendo che trasmettevano con un altro server e solo allora sono riuscito ad andare a letto tranquillo.
Fino a quando resteranno su Marte Spirit e Opportunity?
Io spero per sempre, se no cosa faccio io? Devo trovarmi un altro lavoro.
Magari in Europa?
Mi piacerebbe lavorare un po’ qui, per l’Agenzia Spaziale Italiana o Europea. Anche per tirare un po’ il fiato. I ritmi di lavoro in America in generale e alla Nasa in particolare sono massacranti. E poi mi mancano le pause caffè e il caffè alla Nasa è veramente ignobile.
C’è la vita sugli altri pianeti?
Spirit e Opportunity fanno altri tipi di ricerche, per ora dai robot abbiamo saputo che l’acqua c’è, sotto le calotte polari marziane.
http://espresso.repubblica.it/dettaglio-local/L-uomo-che-porta-a-spasso-due-robot-sul-pianeta-rosso/1807067/6

Mi vergono un pò a dirlo :flushed: ma solo adesso ho avuto il tempo di leggere tutto l’articolo, quando melo sono trovato sotto mano ho letto le prime righe e ho deciso di postarlo su Forum.Veramente una bella intervista :smiley:
PS: questo e uno dei casi in qui sono fiero di esse italiano .

e’ il “nostro” Paolo, giusto?

Esatto!
E’ uno dei nostri grandi “Paoli”.
Nespoli compreso!! :smiley:

E bravo Rover Driver !
Mi auguro che sempre più italiani vengano a conoscenza del suo lavoro al JPL.

Appena ho letto il titolo mi sono immaginato che fosse lui,sapevo che doveva venire in Italia ma non sapevo quando.Poi quando ho letto che pilotava Spirit e Opportunity ho capito che era lui .

Si confermo,sono io. Non sapevo sarebbe apparso su Repubblica. Credevo solo sui giornali locali. Ho avuto una accoglienza veramente eccezionale. Prima di arrivare a Trento, sono stato al 58esimo International Astronautical Congress a Hyderabad in India. Il fior fiore delle agenzie spaziali mondiali erano li. Alla fine delle tre presentazioni su MER (di cui una mia), zero, dico zero domande.

Quando ho fatto la mia presentazione all’IRST a Trento ho avuto ben 20 minuti di domande alla fine del talk, e quando ho ripetuto la cosa al Rainerum a Bolzano, nonostante siamo partiti con un po’ di ritardo ho avuto una sessione di 30 minuti di domande. Ed a parte le classiche domande (quanto dureranno i rovers?) ho avuto una bella serie di domande intelligenti in cui si vedeva che mentre parlavo la gente ascoltava esoprattutto pensava.

Ho appena letto l’articolo, e come c’era d’aspettarselo ci sono diversi errori tremendi.

Paolo

Quoto,credo sia un “plus valore” del Forum averti fra noi! :slight_smile:

…che tipo di errori?

A volte, se so che devono compiere, ad esempio, dei cammini impervi, mi sveglio in piena notte per vedere se stanno bene, dove sono. Una notte sono andato nel panico perché loro non rispondevano e io ho pensato subito che fossero morti. Poi dalla Nasa mi hanno mandato una mail dicendo che trasmettevano con un altro server e solo allora sono riuscito ad andare a letto tranquillo.

Paolo, questo vuol dire che tramite una specie di Intranet del JPL riesci a seguire “live” lo status dei Rovers anche dal PC di casa ? (e spero non sia uno degli errori di cui parlavi…)

Non e’ un errore. Dal PC di casa riesco a collegarmi sulla FlightOps Network (Flight Operations Network, la rete su cui sono collegati tutti i computer relativi alla gestioni dei dati delle varie missioni) e quindi riesco, in tempo reale, a vedere se arrivano dati dai rovers, e successivamente analizzarli e capire cosa e’ successo.
Paolo

Ad esempio viene citato che io ero al lancio dei rovers. Io non ho mai detto di esserlo stato (e non c’ero). Il lancio di cui parlavo era un volo suborbitale di cuio io ero il lead engineer ed avevo realizzato l’avionics. Tale volo era su un vettore compatto e “leggero” (relativamente ai Delta II) e quello effettivamente in pochi secondi e’ sparito. I Delta II (ed il Delta II Heavy) impiegati per MER sono “lenti” in fase di ascesa. E poi “l’acqua soto le calotte polari”?? Io ho detto ghiaccio! Oh well.

Paolo

Gli errori che hai scorto nell’articolo non mi pare siano molto gravi (il ghiaccio è comunque formato da acqua), si possono perdonare.

Spero che vieni comunque pagato pure quando ti colleghi da casa. Non eseguirei mai lavoro a domicilio a titolo gratuito, nemmeno se il mio compito consisterebbe nel guidare robot marziani.

Non mi viene richiesto di lavorare di notte o durante il fine settimana, lo faccio volontariamente perche’ ho a cuore i due rovers. E no, non vengo pagato extra. Veniamo pagati la stessa cifra sia che si lavori 35, 40, 60, 80 o piu’ ore in settimana.

Paolo

Dovresti aver incontrato, anche se le persone accreditate sono molte, un mio collega: l’Ing. Raimondo Fortezza del MARS.
Per la cronaca il famoso Fortezza dei cartamodelli… :wink:

Che brutte parole… :frowning:
Non condivido questa idea, quando si ha l’opportunità di lavorare in progetti come questi, e ci si mette l’anima e il cuore nel proprio lavoro perchè ci si crede e perchè realmente si è appassionati di quel che si fa non credo esistano orari e stipendi (nel limite del vivibile) da valutare, e il dire non lo faccio perchè non mi paghi, o non lo faccio per il mio turno è finito 10 minuti fà penso che siano profondamente deleteri, sia in questo campo sia in qualsiasi altro. Ed è forse per atteggiamenti come questi tipicamente nostrani che molti problemi nascono nei luoghi di lavoro… ma qui sono un po OT…
Se una persona riuscisse a staccarsi completamente da un lavoro come questo appena il suo turno finisce allora forse non ci tiene così tanto a quello che sta facendo e forse è meglio che lasci il posto a qualcun altro che crede realmente in quello che fa…

Grazie.
E’ stupefacente pensare ad un collegamento live tra Marte e casa propria!
Penso proprio che anche io mi sveglierei di notte per dare “un’occhiatina”… molto spesso!

Si, se ci pensi è una cosa da mozzare il fiato.
D’altra parte, anche per noi non addetti ai lavori, ci sono cose da fantascienza.
Ogni giorno, entro 24 ore da quando vengono trasmesse, puoi vedere e giocherellare con le foto che due robottini scattano scorrazzando tra le sabbie del pianeta rosso…

Questa è cosa che si fa anche per la ISS: attraverso una “Virtual Private Network” o VPN, che è una rete privata instaurata tra soggetti che utilizzano una rete pubblica come Internet, il MARS invia i dati a Centri di ricerca, Università eccetera, quello che nella terminologia corrente è la “User Home Base” o UHB. C’è anche la possibilità di inviare Telecomandi e quindi “telecontrollare” in real time stando comodamente seduti a casa propria… o volendo anche dalla spiaggia attravarso un palmare (questa configurazione non è mai stata realizzata ma in pratica realizzabile)

Basta una connessione ad Internet, un client VPN, un applicativo di nostra concezione… e le opportune passwords/referenze

Non posso che straquotare Albyz, nel nostro operato (intendo a livello di MARS) non si contano le volte che abbiamo fatto notti, straordinari non retribuiti, festività non godute per fare al meglio possibile il nostro lavoro.
Perché ci crediamo, e penso anche a Buran, e perché rifiutiamo una visione del nostro lavoro che prevede che dopo 8 ore e 45 minuti si lascia cadere la penna sul tavolo (o più prosaicamente spegnere il PC) cascasse il mondo dal momento che è finito il nostro orario di lavoro nominale.