La durata programmata delle missioni e le estensioni frequenti

che al solito lascia basiti. in un settore dove tutto è tirato al grammo missioni che durano 2-3-4 VOLTE quello per cui sono “garantite” è inverosimile. È evidente che la missione venga progettata con caratteristiche per durare più di quanto dichiarato, così i budget includono una prima fase di operazioni e quelle seguenti sono spalmate su fasi successive.

Leggevo in questo forum che solitamente la durata minima della missione viene calcolata sullo strumento/apparato che ha vita minima garantita minore. È un modo per non fare sparate di missioni di cinque o sei anni senza effettiva garanzia di riuscita, dando allo stesso tempo la possibilità di monitorare, dopo il primo termine utile, l’usura dei componenti e il ritorno scientifico, senza interrompere a 2/3 anni dalla fine la missione. Esempio: se si dichiara che MSL dura 5 anni ma dopo 2, la durata minima delle ruote, queste si rompono definitivamente, si ha una perdita sia d’immagine (e quindi fondi, la tanto ricercata fiducia nell’opinione pubblica e anche le aziende appaltatrici vengono meno) che anche di operatori e scienziati che si aspettavano una certa durata della missione/esperimenti e all’improvviso si ritrovano quasi a casa. Ovviamente si cercherebbe di massimizzare il ritorno scientifico, ma sarebbe una missione compromessa, in questo caso.

La missione viene progettata per resistere il più possibile, ma giustamente ci si basa sul componente che è probabile duri di meno: gli anni in più in cui dura sono, di fatto, una validazione dello strumento costruito e un banco di prova per le missioni future (si saprà quindi che magari le ruote resistono bene non per due, ma otto anni). Le missioni successive così possono aumentare, leggermente, l’aspettativa minima di vita, anche se è sempre meglio essere conservativi e aggiustare poi il tiro man mano che si procede. Un po’ come il sale nella pasta: si fa sempre in tempo ad aggiungerlo, mentre toglierlo invece non è così facile.

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Non capisco bene il ragionamento che fai: non e’ che il tuo smartphone si rompe il giorno stesso della scadenza della garanzia, giusto? I piu’ parsimoniosi riescono tranquillamente a fare durare uno smartphone anche il doppio e oltre della sua garanzia, anche se il costruttore lo garantisce, appunto, per due anni (e il secondo anno e’ anche da interpretare bene). Questo perche’ pur tentando di contenere costi di produzione e peso si cerca di far uscire sul mercato un prodotto decente.

Tutto e’ tarato al grammo, si’, ma con opportuni margini di sicurezza. Inoltre, se una missione dura tanto (e parlo per esperienza) e’ anche perche’ viene operato con grandissima cautela pur senza compromettere la produzione di dati scientifici, prendendosi cura quotidiana dell’hardware, mettendo in campo strategie conservative e accorte, perche’ alla fine quello che faccia fermare la missione sia un difetto che la uccida davvero, possibilmente un po’ dopo la missione primaria, e non un mero calcolo dato al risparmio di qualche chilogrammo su elementi dove sarebbe stato meglio essere “abbondanti”.

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Ne avevamo discusso anche l’anno scorso, non ci vedo nessuno scandalo. Se hai un incarico con degli obiettivi e raggiungi spessissimo obiettivi notevolmente superiori significa che hai tenuto margini elevati, cioè hai “sprecato” qualcosa.
Alcune missioni falliscono subito (tipo virkam), altre durano per quanto sono progettate (tipo Phoenix), altre no (tutti i rover marziani che sono arrivati funzionanti).
Ci sta che nella definizione del budget se l’ufficio competente alloca 20 milioni in più subito possa sballare delle scelte. Si allocano budget con un target minimo di utilizzo consapevoli che ci sarà lavoro anche per x anni successivi, che verranno allocati a livello di estensione di missione.
Non calza il paragone con la durata minima di un componente definita dalla garanzia. La durata minima è comunque un criterio di qualsiasi progetto. Alcuni oggetti in effetti sono fatti per rompersi poco dopo la fine della garanzia, altri no e questa cosa viene percepita come qualità. Non è casuale

Oppure che chi opera il rover è particolarmente bravo a prendersene cura, lavorando a un livello di usura inferiore a quello previsto dal costruttore (che ci si augura abbia fatto delle stime pessimistiche, cioè prudenti). Oppure che il team sa superare malfunzionamenti hardware usando lo stesso hardware in modo non convenzionale (ad esempio, guidando il rover a retromarcia per anni, come si fece per i MER, per trascinare una ruota bloccata).

D’altro canto continuo a non capire bene cosa vuoi dire o cosa ti aspetteresti che succedesse. Che i rover si scassino prima, finalmente?

:man_shrugging:

Considera anche che una missione come quella di un rover ha costi non economici, come il rischio di farsi il viaggio e l’atterraggio su Marte, finire in un punto particolarmente più accidentato del previsto, ecc. e quindi se il progetto da un miliardo di dollari si prende qualche margine extra al costo di 5/6 milioni extra (il 5% del costo) quale sarebbe la cosa inverosimile?

0,5%…

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Cosa mi aspetto? niente. Solo quando si parla di missioni che durano 3 volte quello per cui erano progettate mi sembra poco serio. Mi sembra un approccio da ufficio marketing

Beh ma non è proprio così. Non è vero che le missioni erano “progettate per una certa durata”, la realtà è che vengono “progettate per garantire una certa durata”.

Il concetto è molto diverso da quello che dici tu. La garanzia (che ovviamente non può essere al 100%) significa che il tutto è progettato per avere una certa (alta) probabilità di portare a termine la missione nel periodo previsto. Quello che succede dopo non fa neanche parte della progettazione, a seconda delle missioni può anche essere un periodo molto lungo, non ci vedo niente di strano.

Anche perché ti assicuro che nessun ingegnere ha la sfera di cristallo ed è in grado di predire quanto durerà qualcosa. Questa è una cosa impossibile da fare perché dipende da troppi fattori, noti e ignoti.

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Io darei questa definizione: Il tempo minimo indicato è un termine numerico per considerare la missione “di successo”, oppure di insuccesso. Se si supera questo limite di tempo, è un successo, se non si riesce a completare, è un insuccesso. Ovviamente riducendo il concetto all’osso (a volte si rompe solo qualche strumento).

Va di conseguenza, che se la missione termina anzitempo per qualche problema, il progetto va in perdita, ovvero troppo pochi risultati per molta spesa. Nel caso in cui invece la missione resta efficace anche oltre il termine previsto, continuando, si innalza un po’ il budget totale, ma si riduce drammaticamente il rapporto costi/benefici.

Inoltre, costa molto di più realizzare tutto l’ambaradam per arrivare su un altro pianeta, (a proposito ne sa qualcosa la ESA col suo rover marziano che sta aspettando anni per essere ultimato, e non sa se riuscirà a atterrare, visto che il demo è andato male) piuttosto che mantenere un team di tecnici in contatto. E poi ci sono i tempi: solo per tornarci occorrerebbero anni e anni, soprattutto per i pianeti più distanti.

Quindi riassumendo, il limite di tempo è per indicare un obiettivo da raggiungere per poter considerare la missione un successo, e una volta raggiunto questo traguardo, è ovvio che si procede e non si spenge tutto lì.

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Giustissimo.
Vorrei a questo proposito fare l’esempio di Gaia. Al lancio, tutti consideravano che il fattore limitante sarebbe stato “l’usura” dei CCD a causa dei raggi cosmici. Quando si e’ misurato il tasso di questa usura una volta in operazione, si e’ scoperto che era 10 volte piu’ piccolo di quanto ci si aspettasse, e non perche’ si era sbagliato a fare i conti.

Vorrei aggiungere anche che le estensioni di missione vengono sempre fatte solo dopo l’approvazione da parte di diverse commissioni: un comitato scientifico che valuta se l’estensione portera’ a risultati importanti, un comitato tecnico per decidere se e’ fattibile dal punto di vista organizzativo del segmento suolo, e uno politico che decide se va finanziata.

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