La famiglia di razzi Conestoga

Continuo il mio excursus sulla nascita dell’iniziativa spaziale privata lasciando per ultimo il boccone più “gustoso”. Sto parlando della Space Services, Inc. of America (SSIA) fondata da David Hannah nel 1980.

Come altri in quel particolare momento storico, Hannah percepisce che il mercato potrebbe essere pronto per una nuova generazione di razzi a basso costo con il dichiarato intento di ridurre l’elevato costo di lancio del payload per kg.

Ad Hannah si affianca il genio visionario di Gary Hudson ideatore di una serie di lanciatori riutilizzabili ambiziosi quanto sfortunati (due nomi per tutti: Phoenix SSTO e Rotary Rocket), per la SSIA Hudson progetta il vettore leggero Percheron si trattava di razzo composto da un cluster di 2/4 boosters a propellenti liquidi (Ossigeno liquido/Kerosene) sormontati da un piccolo stadio superiore anche lui a propellenti liquidi.
Le informazioni circa il Percheron sono alquanto scarne, ciò che è sicuro è che viene effettuato un test di accessione di uno dei boosters, presso un pad realizzato sull’isola di Matagorda (situata nel Golfo del Texas e già sede di una base dell’USAF) il 5 agosto del 1981. Il test si concluse con una devastante esplosione che distrusse il razzo, il pad e le speranze di Hannah & Hudson di realizzare un vettore a propellenti liquidi.

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Razzo Percheron

Ma il duo di visionari non si da per vinto e Hudson decide di riproporre l’idea del cluster, stavolta a propellenti solidi: nasce così la famiglia di razzi Conestoga.

Seguendo sempre l’approccio incrementale di Hudson, la SSIA acquisisce un motore M-56 (realizzato da Morton Thiokol) utilizzato anche dal razzo-sonda Aries, e lo integra in un nuovo progetto, dando vita al Conestoga-1.
La versione operativa del Conestoga-1 sarebbe stata bistadio, con il secondo stadio realizzato da due piccoli motori a razzo (sempre a propellenti solidi) il quale avrebbe avuto un payload di circa 100 kg in LEO.

Il Conestoga-1 effettuò un solo lancio, come vettore monostadio (dato che il secondo stadio era ancora in fase di sviluppo) il 9 settembre 1982 sempre dall’isola di Matagorda. Stavolta il lancio fu un successo ed il vettore raggiunse la quota di 309 km con un payload di circa 40 kg di acqua.
Al volo, il primo di un vettore privato della Storia, fu dato ampissimo risalto persino in Italia (il sottoscritto, allora quattordicenne, se lo ricorda benissimo).


Conestoga-1

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Vista in sezione del proposto Conestoga-1

Nonostante il successo, e nonostante l’impegno di Hannah ed Hudson (i quali nel frattempo, con un’abile mossa commerciale, si erano assicurati nientemeno che Donald “Deke” Slayton ex capo degli astronauti il quale aveva lasciato la NASA proprio durante il 1982) il Conestoga-1 non ricevette alcun ordine.

Per nulla scoraggiati i due rifletterono sul fatto che forse un payload di soli 100 kg fosse poco (altri tempi, oggi sarebbe perfetto per tante cose) e così diedero vita ad una articolata famiglia di vettori Conestoga con capacità via via crescenti proprio per adeguarsi al potenziale mercato.

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Famiglia di vettori Conestoga

Il vettore si basava su un cluster di 3/5 Castor 4B (sempre realizzati dalla Morton Thiokol) ai quali potevano essere accoppiati almeno tre diversi tipi di upper stage (tutti in fase di sviluppo presso la SSIA). Il payload poteva variare in maniera significativa passando dai 363 kg (in LEO) del Conestoga-1229 fino ai 2.142 kg (sempre in LEO) del Conestoga-3632.

Lo sviluppo della famiglia dei Conestoga proseguì per tutti gli anni '80 senza registrare lanci fino al 1990 quando la SSIA confluì nella EER Systems. Finalmente il 23 ottobre del 1995, stavolta dal poligono di lancio della NASA di Wallops Island, fu lanciato il Conestoga-1620 nientemeno con un payload della NASA stessa. Si trattava del METEOR -1(Multiple Experiment Transporter to Earth Orbit and Return noto in precedenza come COMET) una capsula recuperabile simile alla coeva CARINA (in fase di sviluppo in quel periodo da parte di ASI/Alenia Spazio Napoli).

Il lancio del Conestoga-1620 avvenne regolarmente fino a T+46 sec, quando un disturbo a bassa frequenza (mai realmente identificato) indusse il sistema di controllo ad effettuare una serie di manovre correttive non necessarie e nemmeno previste, le quali ebbero il risultato di esaurire il sistema idraulico. Pertanto il vettore esplose ad una quota di circa 10 km con la perdita del payload.

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Conestoga-1620 sul pad a Wallops Island

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Vista laterale del Conestoga-1620


Vista dall’alto del Conestoga-1620

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Lancio del Conestoga-1620

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Esplosione in volo del Conestoga-1620

A valle del fallimento del 1620 la EER System dichiarò fallimento.
Stranamente, la storia della SSIA continua ancora oggi attraverso la sua sussidiaria Celestis la quale si occupa di mettere in orbita le ceneri di persone che ne fanno richiesta (primo tra tutti Gene Roddenberry il mitico creatore della serie Star Trek).

Una piccola chicca: la seguente immagine “COMET Lift-Off” commissionata dalla ATK e rappresentante il lancio da Wallops Island, campeggiava sulla copertina del numero 4/5 (Luglio-Agosto 1992) della mitica rivista italiana ASTRONAUTICA (fondata e diretta da Carlo Tripodi). Alle pagg 43-44 appariva l’articolo “Un Astronave made in Naples” a firma del sottoscritto (il mio primo articolo!!) mentre alle pagg.34-35 era presente proprio un articolo sulla Capsula CARINA.

Vale la pena di notare che nel numero 5 del 1991, nella rubrica della posta compare una lettera scritta dal nostro Admin @marcozambi

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Qualche dato in più sullo sfortunato Conestoga-1620:

Altezza: 15,24 metri
Diametro: 1,24 metri (ogni singolo booster/stadio)
Peso al lancio: 87.408 kg
Spinta al lancio: 173.830 kN
Payload: 890 kg
Costo: 18 M$

Boosters: 4 Castor A
Primo Stadio: 2 Castor B
Secondo Stadio: 1 Castor B
Upper Stage: PAM-D

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@archipeppe, potresti specificare da dove vengono le immagini e attribuire gli eventuali credit?

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Una buona parte delle immagini proviene da Wikipedia, nella pagina dedicata al Conestoga.
Il resto dal sito di Norbert Brugge (però non è sempre chiaro da dove le prende lui, ritengo che quelle del 1620 siano di fonte NASA perché scattate a Wallops):
http://www.b14643.de/Spacerockets/index.htm

L’ultima immagine è copyright ATK e l’ho trovata in rete.

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