LA ROAD MAP SPAZIALE di STARCRUISER

LA ROAD MAP SPAZIALE di STARCRUISER

I pionieri dell’esplorazione spaziale ne avevano pianificato il futuro, ideando i veicoli e le strutture necessari per realizzarla già quando volare nell’atmosfera era ancora ai primordi. La connessione tra astronautica e le necessità belliche, con i suoi aspetti economici ed industriali, sorta dopo il secondo conflitto mondiale, ha portato il volo spaziale all’attenzione della politica, che lo ha vincolato ad interessi pragmatici relegando la pianificazione nei cassetti degli ideatori e realizzando solo le parti che riportavano un vantaggio d’immagine ed economico per la politica ed i suoi sostenitori. Da questo modo d’operare nacque il Programma Apollo, che nasceva dall’impellente necessità degli U.S.A. di mostrare al mondo la propria forza con un programma tanto importante quanto spettacolare. Le ricadute positive del Programma Apollo erano inconcepibili al tempo della sua formulazione e si palesarono a Programma ormai avviato. Oggi gli U.S.A. ed altri stati ripropongono lo stesso sistema, anche se questa volta è Marte ad essere al centro dell’attenzione. La sua esplorazione è considerata una priorità, supportata dall’esigenza scientifica di chiarire se esso sia stato abitato o se esiste ancora vita sul suo suolo. I programmi per la sua esplorazione si susseguono ma, personalmente, paiono una scusa per giustificare spese ed investimenti che altrimenti l’opinione pubblica dirotterebbe verso altre destinazioni, se non fosse che Marte, per i più, significa spettacolarità e marziani.
Dal mio punto di vista, fino a quando non si potranno realizzare astronavi interplanetarie, sprecare tempo e risorse per un mordi e fuggi marziano serve solo a rallentare ed ostacolare quello che è il vero scopo dell’astronautica e di tutte le attività ad essa collegate.
Ritengo la colonizzazione dello spazio la prova di maturità dell’umanità, che si ottiene mettendo in piedi un programma spaziale di più ampio respiro, che non guarda alla spettacolarizzazione dell’esplorazione ma alla sua colonizzazione come tappa fondamentale nello sviluppo della civiltà umana e come punto di fuga per l’umanità intera, che ormai si trova a dover vivere con un pianeta che diventa sempre più ristretto per le sue esigenze.
L’ostacolo più grande è la volontà. Da sempre i detrattori dello spazio hanno cercato d’innalzare ostacoli, spesso fatui o inesistenti, mentre gli ostacoli veri sono stati colti dai tecnici e dove possibile risolti con impegno, ingegno e risorse adeguate. Vi saranno comunque ostacoli tecnici ostici ed i fallimenti, anche dolorosi. Inutile farsi illusioni su sistemi perfetti e sicuri.
Chiaramente, occorre creare un vasto consenso nella popolazione verso la colonizzazione dello spazio che parta dagli appassionati, sono chiamati ad attivarsi, perché lasciare lo spazio solo alla politica, al commercio ed alla scienza, non porterà all’umanità quei benefici che possono arrivare dal suo sfruttamento ed in tempi relativamente rapidi.
I programmi primordiali dei pionieri sono stati lo spunto per la mia idea di colonizzazione dello spazio, una “Road Map” che ritengo razionale per condurre l’umanità rapida e sicura verso lo spazio.

LA ROAD MAP

Il strategia che chiamo “Road Map” è divisa in fasi, indicate con le lettere dell’alfabeto ed a loro volta in passi, o “step” se preferite, indicati con i numeri, seguiti ancora da lettere per le varianti.
Non è realizzabile in tempi brevi, tuttavia parti di questa strategia sono già state realizzate, sono in procinto di collaudo o potenzialmente disponibili. Mi riferisco, ad esempio, a studi sulla protezione dalle radiazioni, la gravità artificiale, sistemi di propulsione e propellenti, ed altri ancora qui non elencati, a cui aggiungere metodi per sfruttare le risorse spaziali, per rendere indipendenti i futuri coloni.
Questa Road Map non è da ritenersi completa ed esaustiva. Molti passi possono essere fusi tra loro, realizzati contemporaneamente, anticipati, posticipati o trascurati.
Non ho fatto accenno a veicoli con capacità di rientro a Terra provenendo dallo spazio profondo, come le capsule Apollo ed Orion, perché nel mio schema tutti i rientri avvengono dall’orbita bassa terrestre. I veicoli provenienti dalla Luna o da luoghi più lontani, dovranno rallentare ed attraccare a stazioni orbitali. Questo non significa che veicoli con tali capacità non debbano essere realizzati, ma ritengo più razionale sviluppare veicoli relativamente più semplici e più efficienti.
Ultimo ma non meno importante è per me il concetto di modularità. I veicoli spaziali, stazioni o laboratori, realizzati con questa soluzione renderebbero possibile aggiornare, spostare, riparare o addirittura realizzare nuove strutture assemblando moduli provenienti da stazioni, laboratori o veicoli diversi. Sarebbe possibile realizzare un avamposto orbitale praticamente perenne, sostituendo i moduli logori o guasti con nuovi permettendo il rinnovamento e la longevità di strutture spaziali senza progettarne di nuove. Ci saranno moduli standard per i vari usi a cui saranno destinati. La modularità comporta anche dei rischi, per le giunzioni di cavi e tubature, che penso siano i punti critici della modularità, tuttavia la flessibilità d’uso e la possibilità d’intervenire dall’esterno con l’uso di appositi bracci meccanici, oltre che di una progettazione specifica, potrebbe compensare i difetti. Saranno comunque le esigenze che emergeranno dalla pratica a verificare le filosofie tecniche più idonee alle situazioni contingenti.
Ecco le fasi della Road Map spaziale di Starcruiser.

FASE A. L’orbita terrestre

A1a: veicolo cargo con capacità di rientrare integro sulla Terra. Riutilizzabile o meno, prodotto in serie o con tecnologie che consentano costi contenuti. I lanci dalla superficie terrestre sono una delle voci più onerose che occorre ridurre per rendere lo spazio conveniente. E’ possibile che il lancio resterà ancora a lungo una voce pesante nel computo delle spese, ma lo si può intendere come una spesa iniziale che può essere compensata con il frutto delle attività spaziali. Ovviamente i tempi di ammortamento sono lunghi, ma non eterni.
A1b: come A1a, ma con la capacità di trasportare in sicurezza esseri umani,.
A2a: laboratorio modulare destinato a studi scientifici o piccole attività commerciali. Al momento tutti i grandi manufatti umani in orbita sono stati laboratori spaziali. Anche l’attuale ISS alla fine è un gigantesco laboratorio spaziale.
A2b: stazione spaziale, sempre modulare, piattaforma da cui lanciare veicoli verso altre destinazioni, una “stazione di servizio” dove A1 e 2, possono agganciarsi per rifornirsi o per fare manutenzione.
A3: rimorchiatore spaziale per gestire i moduli per A1 e 2, ma anche con la capacità di trasportare passeggeri, come taxi tra laboratori e stazioni. Il rimorchiatore non deve essere progettato per il rientro a terra, semplificando così la sua architettura. Pilotato in automatico o da un pilota umano, a seconda delle esigenze.

FASE B. Lo spazio extraterrestre

B1: rimorchiatore spaziale sulla base di A3, per voli di studio di lungo periodo nello spazio fuori dallo scudo protettivo del campo magnetico terrestre.
B2: base permanente in un punto lagrangiano stabile. Piattaforma ideale per studi di durata indefinita nell’ambiente spaziale più logorante. Potrebbe fondersi a seconda delle esigenze con tutti i manufatti A e B e realizzata in orbita terrestre o assemblata pezzo per pezzo in orbita lagrangiana.
B3: veicolo esplorativo, che nasce dalla fusione di B1 e 2. Questo veicolo dovrebbe esplorare lo spazio con lo scopo di condurre missioni di lunga durata verso asteroidi e comete.

FASE C. La Luna

C1: veicolo che nasce dall’esperienza di B3 e B2. Capace di raggiungere l’orbita lunare e rimanervi stabilmente.
C2: base orbitale permanente in orbita lunare.
C3: di un rimorchiatore lunare come A3.
C4a: veicolo destinato all’atterraggio ed al decollo lunare in versione cargo.
C4b: veicolo destinato all’atterraggio ed al decollo lunare con equipaggio.
C5: semovente lunare con capacità di habitat minimo.
C5a: semovente per usi tecnici.
C6: base stabile sulla superficie lunare. Acquisizione di esperienza in attività sulle superfici di ambienti difficili.
C7: rimorchiatore lunare come A3 e B1.
C8: veicolo indipendente derivato da B3 e C1, per catturare asteroidi e comete di piccole dimensioni al fine dello sfruttamento industriale spaziale.

FASE D. I Pianeti interni

D1: astronavi derivata da C8, B3 e C1 capace di raggiungere Luna, Venere, Marte, asteroidi e comete.
D2: miniera spaziale per l’estrazione di minerali in loco.
D3: base per la trasformazione della materia grezza in materiali utili per le attività spaziali.
D4: base permanente nelle orbite dei pianeti.
D5: veicolo con capacità di atterraggio e decollo dalla superficie di Marte o altri astri. Escluso Venere, se non vi saranno miglioramenti nelle tecnologie.
D6: realizzazione di un rimorchiatore orbitale tipo A3 e C1.

FASE E. I pianeti esterni

E1: astronave con la capacità di provvedere in modo autonomo alla realizzazione di moduli aggiuntivi sfruttando le risorse locali. I voli saranno di lunga durata, salvo l’uso di propulsioni particolarmente potenti in grado di ridurre i tempi di volo e la necessità d’usare fonti energetiche autonome.
E2: base in orbita ai pianeti giganti per lo studio e sfruttamento dei satelliti o delle atmosfere planetarie.
E3a: veicolo cargo automatico per il movimento di materiali da e per i pianeti giganti.
E3b: veicolo per il trasporto di personale da e per i pianeti giganti.
E4: rimorchiatori come D6 per collegare le colonie o esplorare i dintorni delle basi.

FASE F. Colonie spaziali

F1: realizzazione di colonie stabili di grandi dimensioni in orbite planetarie per lo sfruttamento delle risorse locali.
F2: realizzazione di colonie mobili di grandi dimensioni per lo sfruttamento di asteroidi o comete.
F3: realizzazione di colonie specifiche destinate alla produzione specializzata in grande quantità.

FASE E ?

Un punto di domanda, nel quale ognuno può mettere la sua visione del futuro, troppo lontano per poterlo prevedere. Si può ipotizzare la realizzazione di astronavi generazionali, la terraformazione dei pianeti o la scoperta di scorciatoie che possono permettere all’umanità di raggiungere altre stelle in tempi accettabili. Ma è possibile che in quel futuro si realizzino cose oggi inconcepibili, Impossibile poi prevedere tutti i risvolti politici, economici, sociali, militari, scientifici e, perché no, religiosi, che la nuova umanità spaziale creerà. Quindi questa fase la relego a tutto tondo nella fantascienza più estrema.

Così si chiude la mia “Road Map”. Nulla di nuovo, diranno alcuni, ma ho sintetizzato il mio pensiero di romantico sognatore, come approccio, che a me pare più logico, allo spazio ed alle sue risorse.

Starcruiser