Laboratorio ESA spostato dall'Olanda alla Spagna

Lo scorso Giovedì è stato firmato un accordo per trasferire l’High-Power Radio Frequency Laboratory da ESTEC, in Olanda, a Valencia in Spagna.
Il laboratorio sarà ospitato dal Valencia Space Consortium (VSC), un’organizzazione non-profit istituita da due Università di Valencia, il Comune e il Governo Regionale. ESA e VSC contribuiranno con risorse simili al laboratorio, le cui attrezzature esistenti saranno trasferite in prestito alla nuova sede.
La firma è avvenuta durante una cerimonia tenutasi in ESTEC il 25 Marzo da parte di Michel Cortous, Direttore del Technical and Quality Management di ESA, e Francisco Camps Ortiz, Presidente del Governo Regionale di Valencia.

Tra gli altri partecipanti Alfonso Grau, il Sindaco del Comune di Valencia, Francisco Tomás Vert, Rettore dell’Università di Valencia, Francisco José Mora Más, Vice Rettore della Progettazione e Innovazione del Politecnico di Valencia e Ramón Saenz de Heredia, console di Spagna a L’Aia.

“L’High-Power Radio Frequency è un centro di eccellenza per l’Europa”, ha affermato il Direttore Courtois. “Le indagini specialistiche sugli effetti collaterali di segnali radio ad alta potenza nell’ambiente spaziale hanno fornito un supporto cruciale ai progetti ESA e dell’industria spaziale europea. Il trasferimento del Laboratorio a Valencia permetterà di aumentare l’efficacia del suo supporto, fornendo accesso a nuove strutture, risorse e competenze esistenti in loco. Inoltre consentirà di massimizzare il suo utilizzo, non solo per lo spazio ma estendendolo anche per altri campi hi-tech.”

L’impianto rappresenta l’ultima aggiunta alla rete ESA, diffusa in tutta Europa, di laboratori specialistici esterni come Spasolab in Spagna, Millilab in Finlandia, l’European Space Tribology Lab nel Regno Unito e il Microelectronics Technology Support Laboratory in Irlanda. Il Laboratorio sarà gestito da un team di tecnici di base supervisionati dall’attuale manager in ESTEC.

Le onde radio sono vitali per la comunicazione e lo scambio di dati con i veicoli spaziali, ma anche per le telecomunicazioni globali, i servizi di navigazione e studi scientifici della Terra e di altri pianeti. Le onde radio ad alta potenza possono però comportare problemi nello spazio.
“C’è una continua spinta verso l’utilizzo di frequenze e ampiezze di banda sempre maggiori”, afferma David Roboso, Manager dell’High-Power RF Laboratory. “Ogni nuova generazione di satelliti ha sistemi radio sempre più potenti. Quelli dei primi satelliti funzionavano con soli pochi Watt ciascuno, ma le grandi missioni di oggi operano a livelli di potenza migliaia di volte maggiori. Questa è la soglia oltre la quale possono accadere fenomeni nocivi.”

Negli scorsi 25 anni di attività il Laboratorio ha fornito supporto a molte missioni ESA, da ERS e Envisat a Galileo e Alphasat. In Aprile si concluderanno i suoi lavori in ESTEC proprio con una campagna di test su Alphasat, per poi ripartire in Luglio a Valencia.

Fonte: ESA


Come compendio alla notizia fornisco anche una piccola descrizione delle attività di questo laboratorio ESA.

Vi sono numerosi laboratori specializzati nello studio delle onde radio, ma l’High-Power RF Laboratory di ESA è l’unico in cui vengono studiati un trio di effetti nocivi dovuti alle onde radio ad alta potenza.

Il primo fenomeno è chiamato “multipactor”. Accade quando nel vuoto il potente campo elettrico generato da sistemi RF accelera elettroni liberi presenti nello spazio. Tali elettroni colpiscono parte della struttura del sistema stesso, liberando come risultato ulteriori elettroni che possono colpire altre parti della struttura. Anche un singolo elettrone può innescare questa reazione a catena, i cui effetti dannosi possono essere interferenza nel segnale e erosione superficiale.

L’effetto “Corona” è indotto dalla presenza di tracce di gas attorno al sistema RF, prodotte dal riscaldamento di componenti o dalla fuoriuscita di aria intrappolata inavvertitamente all’interno di parti di veicoli spaziali. Tali gas vengono ionizzati dai segnali radio ad alta potenza, causando scariche a luminescenza che possono portare a riscaldamenti localizzati, nonché a degrado del segnale e talvolta a dannose scariche elettriche.

Infine l’ “intermodulazione passiva” avviene quando dei segnali di potenza elevata interferiscono tramite degli elementi strutturali con un ricevitore adiacente, impedendogli di ricevere i segnali più deboli in arrivo.

Fonte:ESA