Letti e servizi igienici sulla ISS

Da tempo mi pongo questa domanda: come si dorme (soprattutto i letti, come si rimane coricati?) sulla ISS e come si espletano i vari bisogni fisiologici? E le docce?
Sembr :flushed:a stupida e banale come domanda ma se ci pensate…

  1. Non ci son letti veri e propri, non esiste un coricati. Ogni astronauta dispone di una cuccetta privata al cui interno si trova un sacco a pelo “appeso” e agganciato in modo tale che non fluttui ovunque. Per dormire ci si infila dentro e si dorme, tanto non esiste sopra, sotto, sdraiati o in piedi.

  2. Ci sono delle apposite toilette “aspiranti”.

  3. Sulla ISS non ci sono docce, si usano schiume, detergenti o salviette igieniche.

Se cerchi bene sicuramente trovi altri thread in merito.

Forse Paolo Amoroso ti potrebbe rispondere con qualche dettaglio nella sua rubrica “Space 101” su AstronautiCAST.com :wink:

aggiungerei una curiosità… è meglio dormire in un posto ventilato per evitare di creare una pericolosa bolla di anidride carbonica intorno alla testa dovuta all’immobilità :slight_smile:

La domanda non è ne stupida ne banale come dimostra l’osservazione sulla bolla di anidride carbonica . Certo sulla Luna o su Marte si dormirà e ci si laverà in condizioni più terrestri ma nei mesi di viaggio per Marte o per un NEO , si dovrà per forza adottare gli stessi metodi della ISS o pensare ad una forma di gravità artificiale .

Questo vale per tutta la stazione. In microgravità, non essendoci convezione naturale, bisogna mantenere una ventilazione forzata che eviti le cosiddette “dead air pockets”. E in aggiunta, quando l’equipaggio deve accedere a compartimenti normalmente chiusi (per esempio dentro un rack), misura prima la concentrazione di ossigeno con il CSA-O2.

Aggiungerei anche che il problema grosso non è solo la CO2, ma l’Azoto. La CO2 in basse percentuali è molto velenosa, ma ci sono dei sintomi che fanno immediatamente capire quando la concentrazione di CO2 è troppo alta (primo tra tutti, giramento e mal di testa). L’Azoto invece è assolutamente inodore e innocuo. Il che significa che se si forma una bolla di Azoto (ovvero senza ossigeno) e l’astronauta ci va dentro, anche se è sveglio, non si accorge di niente e rischia di andare in Anossia.

Questa cosa delle bolle di gas non l’avevo mai sentita…
Molto molto interessante!

Devi pensare che sulla terra c’é la gravità, il che significa che l’aria calda va su e l’aria fredda va giù. E questo genera i moti convettivi naturali, che fanno sì che ci sia sempre una certa ventilazione anche in un ambiente chiuso. In orbita, essendo in condizioni di mircogravità, tutto ciò non esiste, e quindi siamo obbligati a forzare la ventilazione attivamente con dei ventilatori.

Beh, non si accorge di niente: la sensazione di svenire credo sarà ben presente. E a meno che la bolla non sia grande ad esempio come tutto un MPLM o un laboratorio anche svenendo molto probabilmente si sposterebbe fuori dalla bolla stessa. E’ logico che se la bolla si forma dietro un rack, e l’astronauta è incastrato dietro il suddetto rack a lavorare allora son dolori, ma in caso contrario penso che qualche possibilità di farcela in tranquillità ci sia.

Si si, ho capito il fenomeno ma proprio non l’avevo mai sentito citare da nessuna parte e sinceramente non ci avevo mai pensato :wink: ma come si dice spesso… in questo forum se ne imparano sempre di nuove :ok_hand:

Ovvio che io estremizzo per semplicità di esposizione :wink:

Però ad esempio in uno dei rack di sistema di Columbus abbiamo la linea dell’azoto in pressione, che serve per pressurizzare l’accumulatore delle pompe del circuito termico. Se ci fosse una perdita da una di quelle valvole, il rack si riempirebbe di azoto senza che nessuno se ne accorga.
Per questo motivo quando il rack va aperto per qualche attvità, chiediamo agli astronauti di montare un protable fan e ventilare il rack per un po’ prima di entrarci dentro.

E comunque mancando la gravitá se uno sviene non è che cade e quindi esce dalla bolla. Se sviene mentre è dentro una rack bay rimane lì. E se l’astronauta non sa bene il rischio che corre magari sente un leggero giramento di testa ma non ci fa caso e rimane a finire l’attivitá. E quindi ogni volta che gli facciamo accedere una zona senza ventilazione, oppure fermiamo la ventilazione forzata per qualche motivo, li informiamo che devono prestare attenzione a sintomi da Low-O2 o High-CO2 Concentration.

Se non ricordo male, agli inizi dell’era dello Space Shuttle, ci furono 2 tecnici morti asfissiati dall’azoto pompato nei vani dei Main Engines per spurgare gli eventuali residui di idrogeno…

altra piccola curiosità: durante Apollo 13 il modulo di comando, come ben sappiamo, fù del tutto spento e la temperatura era calata molto, il controllo missione ordinò all’equipaggio esausto di dormire a turno, l’unico modo per farlo era recarsi nel modulo di comando dal momento che nel LEM gli altri due astronauti lavoravano e ricevevano continue comunicazioni radio disturbando così il riposo. Fred Haise raccontò successivamente che l’unico modo di difendersi dal freddo pungente (ricordiamo che indossavano solo una tuta di volo leggera) era rimanere completamente immobili così che si creasse una bolla di calore intorno al corpo (la ventilazione del CM era ferma)

Fosse stata una Soyuz avrebbero avuto anche la tuta da artico…

confermo il tuo ricordo l’incidende avvenne in rampa

Scusate, forse mi ripeto…ho già scritto questa domanda in altri post: perchè non hanno indossato le tute, senza chiuderle completamente, almeno avrebbero mantenuto un pò di calore…?

Indossarono i calzari, mi sembra, e forse qualche altro pezzo, ma nessuno indossò la tuta intera perché senza energia elettrica non avrebbero potuto mantenere le tute ventilate, quindi avrebbero dovuto toglierle dopo poco per non disidratarsi in seguito alla eccessiva sudorazione…insomma, meglio al freddo che cuocere dentro le tute. Anche volendo spenderci dell’energia (e non volevano) sul LM avrebbero avuto a disposizione solo due bocchettoni di ventilazione per le tute, che peraltro furono anche accesi, ma solo al posto delle normali ventole dell’abitacolo (quindi senza sprecare preziosa energia) quando si esaurirono i filtri per la CO², il nuovo adattatore “homemade” fu applicato proprio ad una di queste bocchette.