LKS: il Buran che non fu

Continuando il mio personale excursus sulla storia della cosmonautica russa ed ex-sovietica, oggi voglio introdurre l’interessante progetto del LKS (Aerospazioplano Leggero) l’ultimo progetto del grande progettista russo Vladimir Chelomey (responsabile dello sviluppo, tra gli altri, del razzo Proton, delle stazioni Salyut, Almaz e Mir e dei relativi moduli di espansione).

Nato nel 1978-80 come alternativa al Buran, il progetto LKS avrebbe rappresentato (se realizzato) un’alternativa non solo al Buran quanto alla Soyuz e forse allo stesso Space Shuttle, di cui riprendeva la configurazione generale (sia pure in scala ridotta).

Da notare che questo interessante, e poco conosciuto progetto (che pure raggiunse lo stato di simulacro in scala reale e ben 15 volumi di materiale progettuale realizzato - tuttora classificati) avrebbe impiegato il sistema di protezione termica al rientro (TPS) sviluppato per i veicoli TKS-VA, composto da resine fenoliche ripristinabili fino a 100 volte al posto delle complicate, costose e pericolose piastrelle dello Shuttle e del Buran.


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Grazie infinite Peppe, non avevo mai visto o sentito parlare di questo progetto.

Un ala pieghevole? Ho visto bene?
Non costituisce un punto critico in fase di rientro?

Quoto, mai sentito parlare!

In pratica doveva essere uno shuttle in miniatura…molto interessante!

che interessante progetto!
come dice ares cosmos le ali ripiegabili non avrebbero subito uno stress troppo intenso al rientro?

Mai sentito parlare di questo progetto, ma molto molto interessante…
Soprattutto aveva delle particolarità che risolvevano alcuni dei problemi dell’STS americano:

  • sistema di fuga
  • posizionato in cima quindi nessun detrito che rovina il TPS
  • TPS senza le costosissime (dal punto di vista della manutenzione) piastrelle

Poteva essere molto positivo, peccato

Evidentemente no.
Nel senso che le ali avrebbero raggiunto la posizione di rientro una volta in orbita (un pò come gli aerei imbarcati su porteaerei che durante il volo, nonostante le sollecitazioni, hanno le ali ripiegabli per ragioni di spazio)

Dal punto di vista del TPS l’OKB-52 aveva già risolto questo problema con il TKS-VA, che aveva un bel portello nello scudo termico (per passare dal VA ad FGB). I tecnici avevano notato che il materiale si fondeva, durante le prime fasi del rientro, intorno alle giunture creando una sorta di corindone elettrofuso che ricostituiva l’integrità dello scudo termico stesso.

In ogni caso i russi hanno, brillantemente, risolto già suo tempo il problema di ali incernierate al rientro, studiate per il programma 50/50 Spiral con i voli del veicolo automatico Bor-4 (praticamente una versione in scala ridotta dello Spiral-OS) il quale rientrava con le semiali ripiegate verso l’alto e DOPO le ruotava (su apposite cerniere) per raggiungere il diedro atto all’atterraggio.

grazie della spiegazione.
a questo punto ne pongo un’altra sperando di non esser fruddo della mia gnuccaggine:
lo scudo termico parzialmente fondeva collando le giunture, quindi lo stesso non era totalmente riutilizzabile, giusto o mi è sfuggito qualche cosa?

Giusto, il TKS aveva uno scudo termico “ripristinabile”, ossia gli strati consumati per ablazione venivano ripristinati (probabilmente a mezzo spray o tecniche similari), chiaramente questo non era un impedimento al ripiegamento delle semiali per il volo successivo.

ok, grazie archipeppe per la tua gentilezza.

Ed io ti ringrazio per le domande che mi consentono di approfondire aspetti ulteriori di questo inedito, almeno per l’Italia, progetto spaziale russo… :smile:

Uhmm… non ne sono sicuro ma se lo scudo è in materiale fenolico, come alcune parti di quello dello Space Shuttle o quello di Orion per intenderci, esso si “consuma” e basta e non può essere ripristinato, per la realizzazione è necessario un periodo di cura in autoclave con diversi passaggi per l’impregnazione delle resine ed una volta realizzato è sicuramente riutilizzabile più volte perchè molto meno deteriorato nell’utilizzo rispetto agli scudi ablativi ma non credo sia “ripristinabile” sul blocco già utilizzato, resiste n voli e poi si cambia. Credo anche che gli scudi con resine fenoliche non siano ablativi, altrimenti sarebbero molto più difficilmente riutilizzabili in quanto in questi ultimi è proprio il loro “consumo” ad essere utilizzato come metodo di smaltimento del calore.

Grazie Peppe per questo tuo ennesimo prezioso contributo!

davvero un peccato che la Russia abbia fatto così tanti progetti e che, purtroppo, pochissimi abbiano visto la luce del Sole. Questo progetto, come tanti altri, avrebbero davvero incrementato l’utilizzo dello spazio portando grandi vantaggi.

Mi assento dal forum qualche giorno ed ecco cosa tira fuori dal cilindro il mitico Peppe …
Ovviamente questo progetto mi era ignoto ma ,leggendo nelle slide, ho preso atto dello “sfortunato” quanto oscuro epilogo del simulacro. Collegandomi a quest’evento, ti chiedo di sedare la mia curiosità che è relativa alle reali possibilità di vedere volare l’LKS dato che avrebbe dovuto affrontare i ben noti avvenimenti a cavallo degli anni '89-'91.

Caro Dario, grazie per il tuo apprezzamento.

Quanto alla tua domanda non è di facile risposta, perché si entra nel campo del “what what if”. In effetti se Chelomei avesse avuto il potere (politico) di imporsi su Gluskho e sopratutto su Ustinov, c’erano tutte le carte in regola per concretizzare il progetto LKS negli stessi tempi in cui fu costruito il Buran (ossia primo volo alla fine del 1988).

Se fosse stato realizzato l’LKS sarebbe costato, per ogni volo, una frazione del Buran e quindi anche dello stesso Shuttle. Avrebbe senz’altro rappresentato una valida e concreta alternativa agli stessi voli Soyuz, avendo a disposizione più payload ed essendo riutilizzabile.

Probabilmente questo avrebbe forzato gli americani a trovare un successore alato allo Shuttle, quindi di questi tempi avremmo un HL-20/DreamChaser piuttosto che Dragon o derivati del defunto Orion.

Uhmm quindi il reale sviluppo dell’LKS o quantomeno di un prototipo operativo, avrebbe di fatto stimolato una nuova “gara” per l’accesso allo spazio?

Una domanda stupida ArchiPeppe:
Ma la soluzione ali ripiegabili che vantaggi presentava effettivamente?
Capisco se la soluzione avesse permesso l’inserimento dello spazioplano in una protezione aerodinamica durante il lancio ma viste le dimensioni non credo che la cosa fosse realizzabile.
Una configurazione non protetta con ali estese avrebbe prodotto un momento causato dalla forza aerodinamica delle ali durante il lancio e la complicazione progettuale data dal tener conto di ciò. Forse le ali ripiegate avrebbero ridotto questo fenomeno ma avrebbero comunque generato delle turbolenze di cui tener conto. Insomma,intendiamoci, vado a spanne ed istinto, ma mi domando: le ali ripiegabili avrebbero dato davvero dei vantaggi?
Grazie dell’argomento postato Giuseppe, come sempre estremamente interessante.