Lockheed CL-414: un precursore della Mercury

Durante la prima metà del 1958, quando la NASA non era ancora stata istituita, le tre armi americane (Aviazione, Esercito e Marina) erano ancora in “guerra” tra loro non solo per chi lanciava prima un satellite nello Spazio ma per chi avrebbe lanciato prima un essere umano. Naturalmente non erano solo in gioco orgoglio nazionale e prestigio d’arma ma anche cospicui finanziamenti.

In questo contesto storico l’USAF (l’aviazione degli Stati Uniti) aveva, già nel 1957, avviato il programma MISS (Man In Space Soonest ossia un “uomo nello spazio quanto prima”) che, in deroga agli stessi progetti di aerospazioplano in corso per l’USAF (X-15 e X-20) si prefiggeva di utilizzare la tecnologia sviluppata per gli ICBM e le testate nucleari di rientro per mandare un essere umano nello Spazio e farlo tornare a terra sano e salvo.

Praticamente tutte le maggiori ditte aerospaziali americane (degli autentici “giganti”) furono invitate a sottoporre dei progetti che fossero in grado di soddisfare i requisiti, in particolare si sarebbero dovuti impiegare come vettori il Thor oppure l’Atlas, allora in piena fase di sviluppo.

La Lockheed, da parte sua, rispose alla richiesta dell’USAF con il suo progetto CL-414.

Si trattava di una capsula monoposto che derivava la sua forma da quella dei veicoli di rientro per i satelliti da ricognizione CORONA, allora in fase di realizzazione.
La capsula avrebbe avuto un assetto del tipo “a muso in gi๔ durante il rientro, e presentava un portello nella parte superiore (leggermente convessa) con tre piccoli oblಠper l’osservazione (uno dei quali dotato di un periscopio, proprio come la capsula Mercury), la capsula disponeva inoltre di un sistema di controllo dell’assetto su tre assi mediante un sistema di thrusters a gas freddi.
Durante il volo, fino al momento del rientro, la capsula sarebbe stata protetta dalla sua carenatura di lancio troncoconica che conteneva anche tre razzi a propellenti solidi (disposti a 120° l’uno dall’altro) che fungevano da retrorazzi per il de-orbiting.

Come vettore la Lockheed aveva scelto il Convair Atlas-A, primo modello dell’Atlas dotato dei soli motori laterali (senza quello centrale) e con spinta ridotta. Per ovviare alla carenza di delta v del lanciatore era previsto un “upper stage” a propellenti solidi (probabilmente simile a quello in fase di sviluppo per il vettore Polaris) che avrebbe consentito alla CL-414 di arrivare in orbita bassa.

La capsula, pur avendo un peso comparabile con la Mercury, disponeva di un volume maggiore ed il suo layout interno ricordava pi๠la Vostok, per certi versi, che non la Mercury stessa.

Il programma MISS terminಠnella seconda metà del 1958 quando la NASA, fortemente voluta dall’allora presidente USA Dwight D. Eisenhower, avviಠil progetto Mercury. In pratica tutte le proposte elaborate per il MISS furono fatte confluire “di peso” nel Mercury il quale perà², essendo un programma civile, aveva scopi e finalità diverse dall’originario programma USAF.

E’ opinione comune, anche se non suffragabile dai fatti, che se fosse stato continuato il MISS avrebbe garantito un volo suborbitale almeno 12 mesi prima di quelli compiuti con la Mercury (5 maggio 1961).

L’USAF non si dette per vinta, anche dopo la nascita della NASA e la dismissione del MISS cercಠdi portare avanti un proprio programma spaziale abitato, in particolare tramite l’ancora misterioso (per certi versi) programma SAMOS-E5 che fu ufficialmente fermato, per decreto presidenziale, solo nel 1961. In realtà le ambizioni spaziali con equipaggio umano dell’USAF contiuneranno per tutti gli anni '60 grazie a progetti quali X-20, MOL, Blue Gemini, Winged Gemini, X-15A3 ecc.

Ancora altre slides sul CL-414

Favoloso Archipeppe!
Finalmente particolari chiari su questo programma (dove li hai reperiti)?
Qualche domanda:
Niente torre di salvataggio?
Secondo te questa capsula sarebbe stata suscettibile ad evoluzioni future ,magari scalandola più grande ed aggiungendo un modulo orbitale tipo Soyuz o GE Apollo?

Grazie Peppe!

Ottima ricostruzione, come sempre, peraltro completamente ignota per me… A tuo parere come mai la fase di rientro comporta uno scudo termico nella sezione minima della capsula? :roll_eyes:

Grazie per l’accoglienza ragazzi.

Allora cercherò di rispondere alle tue domande una per una:

  1. Le informazioni le ho reperite nel blog di Scott Lowther (il curatore della rivista APR), aldilà delle sue discutibili (almeno per me) convinzioni umane e politiche, Scott è un’autentica miniera di informazioni:

http://up-ship.com/blog/?p=2310

  1. Niente torre di salvataggio. Pur non essendo scritto da nessuna parte ritengo che i tre retrorazzi a propellenti solidi potevano fungere anche da sistema di fuga.

  2. Per quel che riguarda eventuali sviluppi futuri è difficile rispondere. Senz’altro si sarebbe potuto aggiungere un modulo orbitale davanti, stile Soyuz, senza fare buchi nello scudo termico. Sinceramente, però, devo dire che in una configurazione del genere ci vedo, almeno io, poco potenziale di sviluppo.

Non è la fase di rientro a comportare questa soluzione, semplicemente è l’architettura della capsula stessa che deriva, in prima istanza, da quella sviluppata per le testate di rientro dei missili balistici intercontinentali, e in secondo luogo da quella sviluppata per il programma CORONA/Discoverer. Questa particolare forma era stata, in reatà, meglio investigata rispetto al cosidetto “Blunted Cone” di Max Faget, che diventerà la configurazione di riferimento per tutte le capsule americane, Mercury, Gemini, Apollo fino all’attuale Orion.

Ma secondo te perchè si pensa che avrebbe consentito un volo suborbitale dalla metà del 1960?
Perchè era partito prima del Mercury o perchè il sistema era più semplice?

La prima che hai detto Carmelo.
Col Mercury è andato “perso” almeno un anno in fase di R&D (Ricerca e Sviluppo) dal momento che, se è vero che la NASA ha formalmente accolto i lavori sviluppati nell’ambito del MISS, ha comunque ricominciato tutto daccapo.

La ragione sta proprio nel fatto che Max Faget proveniva dal NACA, ossia dall’ente civile progenitore della NASA che si occupava delle ricerche aeronautiche in USA, quindi si era portato il proprio “background” relativo alla progettazione di veicoli spaziali.

Nella fattispecie Faget scegliendo la configurazione a “Blunt Body” per le proprie capsule non aveva fatto altro che seguire le ricerche condotte, sempre presso la NACA, da Harvey Allen il quale fu l’ideatore dello scudo termico circolare e leggermente convesso che troviamo nella maggior parte delle capsule spaziali.

Quando la McDonnell vinse il contratto per il progetto Mercury non poteva fare altro che implementare, in maniera esecutiva, l’architettura voluta dalla NASA. Esattamente quello che è successo in tempi recenti alla Lockheed-Martin per l’Orion (ironia della sorte alla Lockheed sono riusciti alla fine ad avere la loro capsula con…mezzo secolo di ritardo).

Il MISS, invece, avrebbe sfruttato la tecnologia delle capsule CORONA praticamente già pronte a partire dalla fine del 1959 di cui, proprio questa CL-414, in realtà non è altro che uno “scaled-up”. Il che avrebbe inevitabilmente ridotto i tempi di implementazione, almeno per quanto riguarda la parte suborbitale (purtroppo i tempi di sviluppo dell’Atlas “man rated” furono più lunghi del previsto).

Rispetto Archipeppe :clap: :clap: :star_struck:

domanda:
con Discoverer rientro corpo astronauta soffre più forte G-force come capsula Mercury?

Respect Archipeppe

question:
with Discoverer reentry body
had Astronaut suffers more stronger G-force as Mercury capsule ?

Grazie Michel.
Rispondo alla tua domanda: in buona sostanza non dovrebbero esserci differenze, in termini di g, tra la CL-414 (Discoverer) e la Mercury dato che entrambe effettuano un rientro balistico “puro”.

Many thanks Michel.
I answer to your question: in principle it must be any difference, in terms of g-loads, among CL-414 (Discoverer) and Mercury because both of them perform a “pure” ballistic reentry.

controllare i miei libri
su Mercurio volo suborbitale il programma ha avuto un picco al rientro di 11,6 g
i voli orbitali avuto un picco di 7,5 g,

mentre il corpo Discoverer rientro orbitale voli di rientro ha un picco di 8-15 g,
al fine di Mercurio doppio

poveri Mercurio Sette avevano prendere Lockheed CL-414 di progettazione … :rage:

i check my books

on Mercury program
the Suborbital flights had at reentry a peak of 11.6 g
the Orbital flights had a peak around 7.5 g

while on Discoverer reentry body
the Orbital flights has reentry a peak of 8-15 g
so double of Mercury missions

poor Mercury Seven had they take Lockheed CL-414 design … :rage:

Un’altra perla peppe, grazie mille!

Veramente molto interessante! :clap:

Non ne sapevo proprio niente!

Ecco la lista degli Astronauti selezionati per il MISS-CL-414.
E’ interessante notare che se il progetto fosse andato avanti,oggi Neil Armstrong potrebbe essere sui libri di storia come il primo uomo…nello spazio.

Man In Space Soonest Group 1 - USA

Neil A. Armstrong, Albert S. Crossfield, Iven C. Kincheloe, John B. McKay, Joseph A. Walker, Alvin S. White, Robert M. White
Note: In 1957, seven test pilots from the National Advisory Committee for Aeronautics (NACA), the United States Air Force (USAF), and North American Aviation (NAA) were selected for the Man In Space Soonest project, a U.S. military initiative to put a man in space. While the spaceflight aspect of the project was cancelled, two astronauts would later reach space, Joe Walker as a part of the X-15 program and Neil Armstrong as part of the Gemini and Apollo programs.

http://en.wikipedia.org/wiki/Man_In_Space_Soonest

Chissà perché ma non mi meraviglia che Neil Armstrong sia il primo della lista! :wink:

Quello che fa meravigliare (non tutti, è ovvio…) è, tra gli altri suoi colleghi, il nome di Scott Crossfield, uno dei personaggi che ammiro e stimo in modo particolare. Forse avremmo potuto avere altri nomi nella lista dei primi ad andare nello spazio per primi.