Nel 1979 usciva il film della serie 007, allora protagonista Roger Moore, intitolato “Moonraker”.
La storia, invero, era banale: il solito scienziato (anzi impreditore) pazzo tale Drax, ricco all’inverosimile, tycoon dell’industria aerospaziale, circondato da donne bellissime (le famose “bond girls”) che vuole conquistare il mondo (yawn…).
Anzi no, vuole sterminare la razza umana (ma non piante ed animali) grazie ad una serie di moduli carichi di gas nervino sparati dall’orbita.
Lo scopo? Ripopolare la Terra con una super-razza maggiore (vi ricorda niente?) ottenuta da coppie di bellocci trasferiti, con lo stesso Drax, su di una stazione spaziale opportunamente costruita.
Naturalmente il buon James Bond, colorito dall’ironia di Moore, risolverà tutto avendo la solita avventura finale con la bellona di turno (Lois Chiles).
Aldilà della trama il film si reggeva, letteralmente, sugli ottimi effetti speciali della coppia Derke Meddings/Brian Johnson, cresciuti con i coniugu Anderson (Supermarioninations, UFO, Spazio 1999) e da sempre fornitori della real casa dei Broccoli, produttori di tutti gli 007. Broccoli voleva un film che sfruttasse allo stesso tempo la popolarità di Guerre Stellari e l’allora nuovissimo Space Shuttle, che era l’ultimo prodigio della tecnica spaziale americana.
Infatti Drax realizza la sua stazione spaziale grazie ad una flotta (5 e dico 5) Space Shuttle denominati “Moonraker” (come il titolo del film), usati anche per spostare i futuri abitanti della Terra.
Lo Shuttle Moonraker è sostanzialmente derivato dall’OV-101 Enterprise (che aveva effettuato il roll-out nel 1976 e i primi voli liberi nel '77) “ibridato” con qualche caratteristica dell’OV-120 Columbia allora in fase di assemblaggio. Gli effetti speciali del lancio e del rientro erano assolutamente realistiche, tanto che la NASA avrebbe potuto tranquillamente utilizzarle come “promo” dei futuri voli spaziali del programma Shuttle (tranne che per il fatto che la base di lancio era una montagna dell’Amazzonia!!!).
Un ricordo personale: i miei primi “ricordi” del programma Shuttle risalgono proprio a quel periodo grazie ad un mio amico, Stefano, il quale era allo stesso tempo un avido lettore di “Gente e Motori” (e del suo inserto “Gente e Motori Junior” che spesso trattava di temi spaziali e che presentò per la prima volta le “artist impression” dello Shuttle) e suo padre gestiva uno dei più importanti cinema-teatro di Napoli (oggi più teatro che cinema).
Oltre ad avere biglietti gratis per tutti i film che volevamo vedere, spesso Stefano aveva dei “gadget” legati proprio ai film in programmazione. Uno in particolare colpì la mia fantasia, si trattava di un modello scala 1:72 proprio del Moonraker con tanto di ET e SRB e basetta di lancio distribuito dalla produzione insieme al film. Me ne innamorai subito, sia perché era il primo modello dello Shuttle che vedevo sia per la sua sgargiante livrea.
Il trittico che segue è il mio personale omaggio a quell’epoca “d’oro”, a quel particolare modello ed all’opera di due maestri come Meddings e Johnson…





