Muore a 80 John Llewellyn,l'Astronauta che non sapeva volare.

E’ morto all’età di 80 anni John Llewellyn,chimico selezionato l’11 agosto 1967 come Astronauta nel gruppo 6 ,insieme a Story Musgrave,Joe Allen,Don Lind,Tony England,Karl Heinze,William Thorton,Robert Parker,che saranno poi protagonisti di alcuni voli dello Shuttle.
Il gruppo 6,era stato “arruolato” in vista dei futuri voli AAP (Apollo Application Program),programma cancellato l’anno successivo a causa dei primi tagli di bilancio (solo la parte relativa allo Skylab sopravvisse).
Per questo motivo,con grande autoironia i membri del gruppo 6 si ribattezzarono “Gli undici in eccesso”,e dovettero aspettare circa quindici anni per andare nello spazio con la navetta.
Llewellyn rassegnò le dimissioni circa dodici mesi dopo l’entrata nel corpo Astronauti.
Il motivo?
Ai tempi era previsto che anche gli scienziati ricevessero un addestramento completo da piloti presso una scuola di volo dell’USAF.
Llewellyn si rese presto conto di non essere minimamente tagliato per pilotare un jet,e preferì lasciare.
Un altro Astronauta del gruppo 6, Brian O’Leary,si dimise per identici motivi (polemizzando poi fortemente con la NASA per questo tipo di addestramento),mentre alcuni anni dopo anche Philip Chapman e Donald Holmquest abbandonarono perchè non intendevano aspettare un decennio per aver modo di compiere la prima missione.
Llewellyn,che era un Gallese naturalizzato Americano,riprese la carriera scientifica con brillanti risultati.

Nella foto il Dottor Llewellyn è il primo seduto da destra (con la cravatta rossa e davanti a se un modellino del LEM).

Interessante. C’è chi sostiene che gli astronauti siano “obbligati” ad un mestiere pericoloso…

“Llewellyn si rese presto conto di non essere minimamente tagliato per pilotare un jet,e preferì lasciare.”

E questo come ha fatto a passare tutti i test psicologici, attitudinali, fisici? Mah…

I test non prevedevano che sapessero volare o che fossero predisposti al volo (come la testi la “predisposizione”?).
E il fatto che ora non sia più richiesto non rende per nulla strana la scelta del Sig. Llewellyn.

Esatto.
I membri del primo gruppo di astronauti-scienziati (gruppo 4,selezionato nel 1965) avevano alle spalle esperienze di pilotaggio,invece gran parte degli appartenenti al gruppo 6 avevano volato solo come passeggeri.
Le selezioni del loro gruppo non richiedevano che fossero piloti,nè prevedevano test in proposito.
L’ufficio astronauti (Slayton,Shepard) pretendeva invece che fossero perfettamente in grado di pilotare un jet.
Llewellyn ebbe grossi problemi sopratutto con l’addestramento al “volo cieco” (oscuravano il cockpit e bisognava volare affidandosi solo agli strumenti ed all’istinto),inoltre non si trovò mai a suo agio su un jet.
O’Leary invece ebbe problemi fin da subito,con gli addestratori di primo livello.
In seguito O’Leary polemizzò sostenendo che questo tipo di addestramento era superfluo per uno scienziato,e che si trattava di una discriminazione messa in atto dall’ufficio Astronauti perchè consideravano il volo spaziale “affare di piloti” (qualcosa di vero c’era,perchè gli Astronauti con preparazione o interessi scientifici non venvano presi molto sul serio nell’assegnamento delle missioni.e per mandare un geologo sulla luna dovette muoversi l’intera comunità scientifica).
Se non ricordo male,in seguito,agli “specialisti di missione” e di “carico utile” dell’era Shuttle non fu più richiesto un addestramento così severo sui jet.
In ogni caso,del gruppo 6 quello che diventò più bravo come pilota fu Story Musgrave (anche Slayton lo riconosce nella sua autobiografia,precisando però un attimo dopo che altri provenienti dall’Us Navy e dall’USAF avevano molte ore di pilotaggio in più…della serie “bravo ragazzo,ma non è uno di noi”).
Gli altri,con alti e bassi riuscirono a superare il corso.
Interessante notare che del gruppo 6, Holmquest e Chapman lasciarono la NASA nei primi anni 70 per tornare alle loro carriere scientifiche ed universitarie quando capirono che la prima opportunità per volare si sarebbe verificata non prima di altri dieci anni (dopo averne già fatti altri cinque-sei di attesa).
Chapman in particolare polemizzò contro la scelta di intraprendere il programma Shuttle,esprimendo delle critiche che poi si rivelarono fondate.

Eh ma non puoi decontestualizzare. Quello che e’ richiesto ora e’ poi irrilevante: se ai tempi si prevedeva che ogni astronauta fosse in grado non solo di far volare un jet ma anche di usare volo strumentale e simili (non sto discutendo se sia giusto o sbagliato), e’ quantomeno strano che in fase di selezione non ci fossero state sufficienti barriere atte ad evitare che un costoso addestramento debba essere mandato in fumo.

Il fatto è che,come dicevo,i parametri della selezione del gruppo 6 non richiedevano che,a monte,fossero piloti nè tantomeno che dovessero pilotare un jet a livello di un pilota militare.
Intendiamoci,non è che un astronauta-scienziato dovesse essere soltanto un passeggero su una capsula Apollo in una missione AAP (sullo Shuttle era diverso,anche se in teoria qualunque membro dell’equipaggio doveva essere in grado di riportare la navetta a terra,nel caso fosse successo qualcosa ai piloti…questo molto in teoria).
Tuttavia contribuire alla guida di una capsula Apollo è cosa molto diversa dal pilotare un jet,specie in ogni condizione atmosferica.
Quel tipo di addestramento particolarmente severo fu voluto dall’ufficio Astronauti,che essendo in mano ad ex piloti collaudatori militari aveva una certa mentalità.
O’ Leary racconta che quelli del suo gruppo rimasero estremamente scossi quando,il 5 ottobre del 1967,propio mentre loro iniziavano le lezioni di volo,giunse la notizia che l’Astronauta Clifton Williams era rimasto ucciso sul suo T-38 divenuto incontrollabile.
Bisogna comprendere che si trattava di scienziati,non di piloti.

Da ciò che so e che mi ricordo per aver letto (e do il permesso a Carmelo di bacchettarmi sulle nocche se scrivo stupidaggini :spank: ) nemmeno nel precedente gruppo di astronauti-scienziati (quello di Harrison Schmitt, per capirsi) era stato chiesto di essere già abili al volo. Fu invece chiesto, una volta passati gli esami psicofisici, di imparare a volare e di fare un congruo numero di ore di volo. A proposito di Schmitt circolavano infatti commenti non proprio elogiativi riguardo alle sue capacità di pilota, anche in virtù del fatto che, appunto, fu costretto ad imparare a volare dopo essere stato scelto come astronauta.
Da ciò si deduce che evidentemente almeno per questi due gruppi di astronauti-scienziati (gruppo 4 e gruppo 6) la selezione non fosse stringente riguardo alla capacità di pilotaggio (ovvio che se uno avesse saputo già pilotare un aereo a reazione sarebbe stato avvantaggiato), ma fosse richiesto solo che imparassero a volare DOPO essere stati scelti.

Edit: intanto che scrivevo la risposta Carmelo mi ha preceduto. La lascio comunque.

Se non ricordo male,alcuni appartenenti al gruppo 4 un infarinatura di volo l’avevano,per esempio Joseph Kerwin ,che era un medico della Marina,aveva ottenuto “le ali” di pilota nel 1962.
Alcuni altri dovettero prendere il brevetto alla training school dell’USAF e, buon per loro, non si registrarono particolari problemi.
Di certo anche il gruppo 4 era guardato dagli altri Astronauti con una certa sufficenza,e sospetto che l’insistenza di Slayton e Shepard sull’addestramento come piloti fosse sotto sotto un pò “punitivo” (ci hanno costretto a prenderli,ma ora vediamo se hanno le p…).
Ovviamente,prima di salire nel cockpit di un jet nessuno può sapere se sarà portato o meno al volo.
Ricordiamoci inoltre che qui non si parla di sapere manovrare un piper o di essere in grado di volare sul sedile posteriore di un reattore,ma di pilotare un jet a livello di un pilota militare,in ogni condizione atmosferica ed in ogni contingenza.
Non dico che fosse ingiusto (anche se forse era eccessivo),ma che è comprensibile che uno che non si sentiva portato si ritirasse: oltretutto una scelta del genere è anche questione di responsabilità e di maturità,perchè puoi ammazzarti ed ammazzare altre persone.

Harrison Schmitt racconta la sua esperienza di pilotaggio durante la sua carriera di astronauta: Flight training for Apollo: An interview with astronaut Harrison Schmitt.

Un data point italiano: fra gli allievi ufficiali che iniziano l’Accademia Aeronautica nei ruoli di pilotaggio solo una frazione molto bassa, dell’ordine del 10-20%, completa tutte le fasi dell’addestramento al volo ed entra in servizio come pilota militare.

Una volta un vecchio pilota che aveva iniziato con la Regia Areonautica negli anni 30 disse che loro guidavano gli aerei come fossero un camion (“col culetto”…testuali parole),i piloti moderni invece erano sparati su dei razzi e oltre ai riflessi necessari per pilotarli dovevano anche prestare massima attenzione alla strumentazione.
Immaginiamo il Dottor Llewellyn,chimico e ricercatore, pilotare un T-33 col tettuccio oscurato,avendo in mente la terribile fine del povero Clifton Williams…

Invece è proprio il contesto ad essere corretto.
Si trattava dei primi (non in assoluto ma tra i primi) astronauti selezionati nella comunità scientifica.
Il requisito ancora in vigore era di richiedere alle reclute di effettuare addestramento di pilotaggio. E non c’è, IMHO, alcun disonore - ne tantomeno come suggerisci tra le righe - un “difetto” caratteriale che sarebbe dovuto essere colto in fase di selezione, nel rendersi conto, una volta immersi nell’ambiente, che non è quello per cui ci si sente a proprio agio.
Potrebbe aver avuto l’attitudine al volo (che so, coordinazione occhio mano, capacità analitiche, etc…).

Trovo la scelta di Llewellyn molto responsabile e non riscontro (per quanto ne so, e in questa circostanza) criticità nel processo di selezione.

Mike se l’ufficio astronauti aveva il vincolo di far diventare gli aspiranti astronauti piloti di livello avanzato, o metti degli screening iniziali o togli il vincolo (come poi hanno fatto successivamente), altrimenti viene fuori un pasticcio.

Solo per mia curiosità, una domanda: come fai a “mettere uno screening” sul pilotaggio? Cioè, al limite, puoi dire “devi saper già volare sui jet” ma allora (credo) di scienziati non se ne sarebbe presentato praticamente nessuno. Rifacciamo l’esempio di Harrison Schmitt. Lui era un civile, non era mai stato militare, non aveva mai fatto nessun corso di volo. Quindi se si metteva il paletto del pilotaggio a quest’ora non ci sarebbe stato nessun geologo sulla Luna. Eppure fu uno degli astronauti migliori (non il migliore, ma fra i meglio), elogiato anche alla fine dal sul Comandante che, all’inizio, non ne voleva sapere nulla di averlo tra i piedi sul LM.
O sto sbagliando qualcosa nella mia disamina? Giuro non capisco quali potrebbero essere gli screening iniziali.

Quello è un altro problema.
L’ufficio Astronauti con la gestione (piuttosto discussa,per la verità) di Slayton e Shepard aveva raggiunto troppo potere.
Alla cosa fu posto rimedio solo dopo l’allontanamento dei due per ritorno in servizio attivo ,Shepard con Apollo 14,Slayton con ASTP.
Per una sorta di strano contrappasso,al rientro dell’Apollo dalla missione ASTP, la mancata chiusura di una valvola uccise quasi Slayton e l’equipaggio di piloti…un incidente sicuramente fortuito ( come si affrettò a chiarire il rapporto),ma mai accaduto ad un equipaggio che comprendesse un astronauta-scienziato.

D’accordo con Vittorio.
D’altra parte se un addestramento al volo per gli scienziati-astronauti era necessario,perchè sui jet?
Un brevetto come secondo pilota su un aereo da trasporto sarebbe stato sufficente.

Perché, da quanto ho capito della filosofia degli astronauti piloti delle prime generazioni, un errore su un jet non perdona, come nello spazio. È quindi un buon addestramento per imparare a operare nell’ambiente spaziale.

Per la serie rimarranno vivi solo i migliori?

Non sono d’accordo, nel senso che,si,forse il retropensiero era quello,ma in realtà si tratta di due mezzi (e due ambienti) incomparabili.
Una cosa è pilotare un jet,un altra è essere science “pilot” su una capsula Apollo (o specialista di missione sullo Shuttle).
Poi è ovvio che siano necessarie doti di attenzione,calma,razionalità,ma quelle sono necessarie anche in laboratorio.
Del resto,se è vero che l’essere pilota non era un requisito necessario per il gruppo 6,è anche vero che le altre qualità devono essere state testate durante la selezione.

Io non sto dibattendo se il requisito dei Jet sia necessario o no; tu pensi di no, io non ne sono sicuro. A mio parere, sempre meglio esserlo che non esserlo, quando si mandano cosi’ poche persone nello spazio. Anche se mi ci sono seduto dentro uno, non sono certo un pilota di Jet e tantomeno un addestratore, quindi non so quali test possano essere indicativi - il fatto che emerge e’ che questo vincolo dell’ufficio astronauti era un po’ in contrasto con il resto degli scopi della missione.

Se è per questo,pure meglio essere paracadutista ,sommozzatore,ex membro delle forze speciali,acrobata,campione olimpico di salto con l’asta…
Ovvio che più sono le specializzazioni meglio è,perchè tutto può tornare utile per un Astronauta.
“pilota” è un termine generico, ci sono tanti tipi di pilota abilitati a volare su molti tipi di aereo: che un Astronauta-scienziato dovesse diventare pilota di jet,di un jet come il T-38,molto vicino ad un caccia militare,a mio parere non sembra strettamente necessario.
L’addestramento era quello dei piloti militari; Brian O’Leary racconta che alla Air Force Flight Training Class alcuni di loro si erano trovati non esattamente a propio agio con quel tipo di impostazione “marziale”.
Il punto quale era?
Dovevano essere in grado di pilotare i loro T-38 per spostarsi nelle varie istallazioni della NASA sparse per il paese.
Questa trovata dei T-38 era stata escogitata da alcuni dei 7 originali del progetto Mercury per due motivi: primo,perchè a loro piaceva volare,secondo e più importante,perchè utilizzando aerei di linea avrebbero perso l’indennità di volo,che costituiva un entrata a cui non intendevano rinunciare.
Fu mi sembra Gordon Cooper a sollevare il problema con la stampa (la NASA se lo segnò al dito),e poco dopo i 7 furono autorizzati ad usare jet militari per gli spostamenti, infine vennero assegnati i T-38.
La cosa tragica che alcuni Astronauti morirono in incidenti di volo legati agli spostamenti con quegli aerei (Ted Freeman (1964) ,Eliot See e Charles Basset (1966) ,Clifton Williams (1967),ed erano tutti piloti collaudatori esperti,non scienziati con un infarinatura di volo.
Insomma,c’erano diversi fattori:l’irritazione per la presenza di non piloti tra le file del corpo Astronauti (bastava avere “interesse per le scienze”,come Carpenter o Schweickart,ed eri considerato uno strano),la paura che qualcuno ai piani alti potesse considerare i T-38 superflui (ed allora addio divertimento ed indennità),una certa gestione (“è cosa nostra”) dell’ufficio Astronauti da parte di Slayton e Shepard,e probabilmente il convincimento in buona fede che se non eri in grado di pilotare un Jet,allora non c’era posto per te su una navicella spaziale.
Ma il fatto è che ai tempi andare su e mostrare i muscoli coi Russi non era considerato più sufficente,specie dalla comunità scientifica.
Sono certo che se avesse avuto occasione di volare sullo Skylab o sullo Shuttle, il Dottor Llewellyn avrebbe svolto un ottimo lavoro.