Nessuno finanzia le batterie pulite

DUE SCIENZIATI DI PERUGIA: UN SISTEMA INESAURIBILE SFRUTTA IL SOLE, I VENTI E I MOVIMENTI DELLE PERSONE

29/3/2006

I consulenti del ministro dell’Istruzione Letizia Moratti dipingono un’università italiana sonnacchiosa, dove ricercatori perdigiorno e baroni indolenti tirano a passare le giornate, anziché a scoprire, inventare e produrre conoscenza e tecnologia a vantaggio del contribuente, che versa l’obolo destinato alla ricerca. Inutile citare «impact factor» o esempi di gloria nostrana: periodicamente torna la minaccia di mettere tutti in riga, chiudendo ancora di più (se possibile) il rubinetto dei soldi. Ma chi invece scopre, inventa e produce ha la strada spianata in questa Italia alla ricerca di riscatto? Due giovani ricercatori dell’Università di Perugia, Helios Vocca e Paolo Amico, sotto la guida di Luca Gammaitoni, da mesi brancolano nel buio alla ricerca di soldi per finanziare una loro idea brillante, frutto della tanto vituperata ricerca di base, considerata inutile. L’idea (si veda il sito: www.wisepower.it) è quella di sostituire e/o integrare le batterie che alimentano i dispositivi elettronici - dai microsensori, che rilevano la temperatura, ai telefoni cellulari e ai computer portatili - con sistemi che possano pescare direttamente nell’ambiente l’energia necessaria. Le batterie normali inquinano, si esauriscono facilmente e hanno dimensioni eccessive per gli oggetti miniaturizzati. Ma come sostituirle? «L’idea è sfruttare sistemi capaci di convertire l’energia luminosa del Sole in energia elettrica o micro-oscillatori capaci di convertire movimenti come le vibrazioni del suolo, del vento e il movimento delle persone in energia elettrica», spiega Vocca. L’idea di ottenere energia dalle vibrazioni, in realtà, gira da anni. «Abbiamo anche dei “competitor” in America - spiega Vocca - ma la novità della nostra idea, che stiamo brevettando, è che abbiamo trovato un sistema dinamico non lineare che è universale: permette di lavorare su una vasta gamma di frequenze e, almeno in linea di principio, può funzionare per costruire batterie per tutta una serie di dispositivi, dai microsensori ambientali ai cellulari ai pc. Gli americani, invece, usano i sistemi lineari che sono in grado di sfruttare solo certe frequenze e, quindi, non possono produrre batterie». L’intuizione promette batterie inesauribili, pulite, «senza fili» e ridotte: i colleghi americani hanno già ricevuto generosi finanziamenti. E il gruppo di Perugia? «Abbiamo bussato a 100 porte: università, enti pubblici, banche e aziende - racconta Vocca - ma almeno per ora non abbiamo in mano nulla di concreto. Abbiamo avuto l’idea giusta ma nel Paese sbagliato».

tratto da La Stampa Web