Prelevamento campioni su Bennu

Il video.

Hanno detto che il TAG è durato 6 secondi, e la raccolta campioni per 5 secondi.

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La manovra di allontanamento si concluderà venerdì, quando la sonda si troverà ad una distanza di circa 80km dalla superficie. L’obiettivo è mantenersi ad una distanza di sicurezza dal nuvolone di detriti sollevato con le operazioni di ieri sera.

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Quando è prevista la verifica di avvenuta raccolta di materiale?

Dopo essere arrivati in posizione di sicurezza (quindi non prima di domani)?

Ieri in conferenza dicevano che sabato 31 ottobre eseguono la manovra, i dati saranno resi pubblici un paio di giorni dopo.
Nel frattempo scattano e verificano le foto del TAGSAM, cercando di guardarci all’interno con la SamCam.

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speriamo bene!

Nuovo articolo di Raffaele Di Palma pubblicato su AstronautiNEWS.it

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Potrebbero decidere di fare altre discese anche in caso di parziale successo per aumentare la quantita’ di materiale raccolto? O a ogni discesa si perde quanto raccolto precedentemente?

Sì. Ci sarà un ulteriore tentativo verso Gennaio. Due minuti e trovo l’articolo e il passaggio, se non ricordo male.

Nel sito Osprey come indicato nell’articolo di Astronautinews? Quindi faranno un secondo atterraggio in ogni caso?

No, non fanno un secondo atterraggio in ogni caso. Lo faranno il 2021-01-11T23:00:00Z in base alla quantità di materiale raccolto. Se sarà ritenuto insufficiente, si riproverà ad Osprey.

Sul fatto di perdere i campioni, non credo. Dalla struttura del raccoglitore credo che utilizzando ancora azoto si muoverà ancora il sito del TAG raccogliendo altri materiali. Non credo sia previsto lo svuotamento del contenitore.

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Forse il principale razionale nel caso di bottino sufficiente sara’ quello di non mettere di nuovo a rischio la sonda. Se fosse a rischio e costo zero non vedrei motivi per non rifarlo…

Sicuramente essendo una manovra che deve compiere la sonda in autonomia preoccupazione sempre c’è. Il motivo di aspettare così tanto credo sia dovuto alla necessità di mappare correttamente la zona di Osprey, in modo da massimizzare le probabilità di successo. Sarà credo anche necessaria una manovra di avvicinamento simile a quella condotta ad agosto.

Ovviamente se la massa di campioni raccolta raggiunge i 60 grammi, obiettivo minimo per considrerarlo un successo, non vedo perchè mettere a rischio la missione solo per tentare di raccoglierne di più. Certo, più ce n’è meglio è, però prima di addentrarmi in speculazioni relative alla necessità di una seconda manvora, aspetterei i dati ufficiali dal team di OSIRIS-REx. Verrà in quel caso, o nelle settimane successive, stabilito se sarà necessario effetturare un TAG di backup.

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Certo che la quantità di materiale sparato via è abbastanza allarmante, anche con la sonda japponese è successo lo stesso. Mi chiedo quali siano le ragioni tecnico-pratiche per non sviluppare altri sistemi meno caotici, tutti quei sassolini potrebbero danneggiare componenti importanti della sonda

C’era questo dimostratore a bordo dell’ultimo volo della Blue Origin

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un bel casino!! speriamo abbia raccolto il più possibile

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questi corpi probabilmente sono molto meno coesi di quel che sembra

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Entra anche in gioco il fattore gravità, che su Bennu è 0,00009807 m/s², ovvero 100000 volte inferiore a quella terrestre. Una massa in caduta da 1 metro impiega poco più di 2 minuti ad arrivare alla superficie.

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È vero. Si parla infatti di “rubble pile asteroids”, cioè letteralmente “asteroidi pila di detriti”. Sono costituiti da materiale sostanzialmente sciolto, aggregatosi nel tempo.

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Il touchdown “visto” dal sistema di riferimento di Bennu invece che di Osiris.
Purtroppo è disponibile un unico fotogramma che mostra quanto è affondato il campionatore nel terreno.

“Terreno” che poi terreno non è, visto che cede alla pressione di un oggetto che si avvicina a pochi cm al secondo; probabilmente dandogli un pugno si entrerebbe nel terreno con tutto il braccio; un po’ come dare un pugno a una nuvola, solo che invece di essere fatta di granelli di ghiaccio è fatta di granelli di roccia.

Peccato che non abbiano pensato a portarsi dietro una “talpa” tipo quella portata su Marte, per sondare la durezza dell’asteroide, sarebbe stato sicuramente interessante.

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Sondare la durezza di una cosa eterogenea è tutto fuorché banale. Potrebbero già con questo impatto valutare la risposta all’urto, dipende da come è strumentato il tutto (accelerometri, estensimetri, etc).
Se effettivamente è un aggregato non coeso diventa rilevante la massa dei singoli pezzetti e la loro forma e scabrezza, in termini di penetrabilità

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