Ricicliamo la spazzatura spaziale!

I russi x es non usano cose che son le stesse da anni- e con successo? :slight_smile:

Altra domanda collegata: se io devo fare una cosa la prima volta, la produco e la faccio qualificare. Poi se la rifaccio per un’altra missione, non basta che la riproduca uguale, certificando i processi? Insomma: le cinghie (o qualunque altra roba), una volta qualificate come “modello” dovrebbero essere a posto, e a quel punto magari una cinghia usata la posso anche rivendere, visto che quella nuova non deve essere nuovamente testata, ma solo prodotta uguale. (non so se mi sono stato fatto spiegato :flushed:)

Io credo che vengano certificati i processi di produzione che hanno determinati costi.

Penso anche io. Se è vero, allora immagino che una cinchia di plastica, in sé e per sé, abbia un costo risibile di riproduzione rispetto alla certificazione del processo che la genera. A quel punto potrebbe essere conveniente vendere la cinghia usata (ad un prezzo “da collezionista”) e produrne una nuova per 4 soldi, tanto i costi di certificazione li hai già affrontati.
Eppoi: volete dirmi che le tshirts ed i cargo pants sono certificati? In base a cosa? Una volta che sai che sono di cotone, e che quindi hanno una classe di infiammabilità XYZ, cos’altro si può certificare? Una tshirt costa 10 dollari; una tshirt di Sam portata giù da Dragon ne potrebbe valere mille (? *), ed i costi di certificazione sono zero.

(*) facciamo il paragone con una maglia usata in partita da qualche giocatore famoso

Io immagino che la ditta produttrice spalmi il costo di certificazione sul numero di cinghie che pensa di produrre in totale di quel modello, non solo sulla prima che produce.

motivo di più per produrne il maggior numero possibile!

Ma non per acquistarne! :wink:

Vuoi dire che l’offerta potrebbe saturare la domanda?

Voglio dire: perché io NASA/SpaceX/Boeing/etc ne dovrei acquistare più di quelle che mi sono necessarie solo per rivenderle una volta space flown?

Biduum non sei uno che lavora nel “marketing”, vero?

Non principalmente.
Perché?

perche’ a un commerciale l’idea di vendere a 1000 cosa ti costa 10 (piu’ il rientro…) farebbe molta gola, ecco tutto.
Per di piu’, queste cose un mercato “nero” gia’ ce l’hanno, evidentemente.

Temo che un commerciale serio farebbe una analisi del mercato di fetic… er, collezionisti, e trarrebbe le sue conclusioni.

E’ ancora tutto da dimostrare che costi 10.

Concordo, è vero che molto del costo del materiale aerospaziale certificato deriva proprio dai costi di certificazione, ma la maggior parte, probabilmente, se paragonato ad un prodotto di alto consumo, sono proprio i costi di produzione perché per avere la qualità richiesta dalle certificazioni appunto, i processi non posso essere quelli di prodotti “commerciali”. Se per produrre una cinghia commerciale posso farlo in un capannone qualsiasi con manodopera non particolarmente specializzata e potendomi permettere che 1 su 10 sia malfunzionante o scarto di produzione, per poter produrre un cinghia certificata devo impiegare personale altamente qualificato che probabilmente controlla passo passo le fasi di produzione, che attesta il mantenimento del processo certificato, che magari esegue verifiche su ogni pezzo e non a campione, che magari esegue un doppio controllo su fasi particolarmente critiche, personale che mantiene aggiornate le procedure, personale che rende conto a chi di dovere che tutto è stato fatto come richiesto… e questi sono tutti e solo costi di produzione, non di certificazione, i quali a loro volta fanno costare quella cinghia “vecchia di quarant’anni” molto più di quella del ferramenta sotto casa…

Capisco il discorso, Alby, ma fatico ad accettarlo (ovviamente non perchè sei tu a dirlo…;)): io sono fermamente convinto che le teeshirt che vediamo indossate sull’ISS siano delle normalissime magliette da quattro soldi, e come quelle un sacco di altra roba. Volete dirmi che la chitarra che c’e’ su è stata prodotta sotto ISO 9100? O le Go-PRO che usano adesso? E tutti gli effetti personali dell’equipaggio? Molta roba è off-the shelf, il che non vuol dire che nessuno l’ha controllata, ma semplicemente che, per l’uso che se ne deve fare, gli standard “terrestri” sono sufficienti.

Ma su questo Paolo concordo con te, io parlavo di equipaggiamenti e materiale “tecnici” non semplicemente “space flown”. Quelli che citi penso che se rispondo a requisiti di sicurezza minimi siano assolutamente “off-the-shelf”. Addirittura le reflex utilizzate in EVA sono quasi “off-the -shelf” (giusto per la cronaca) :wink:

Ah, capito!

Sì Paolo, però torniamo al discorso originale. Le T-Shirt sono costate 5 euro sicuramente, ma poi devi portarle giù! Dragon è pieno fino all’orlo quando scende, ATV è stato riempito all’orlo con cose che sono andate bruciate, e sicuramente dentro c’erano parecchie magliette. La logistica è uno dei grossi problemi della ISS, a bordo la ISS è piena di oggetti, gli astronauti si inventano sempre nuovi posti dove mettere cose per liberare un po’ la cabina.
Se avessimo più capacità di riportare cose a terra, sicuramente lo faremmo per cose più utili allo scopo della ISS piuttosto che per mettere cose su Ebay…

Qualcuno ha le ISO :bookmark_tabs: per il “materiale per uso extraterreste”? :stuck_out_tongue_winking_eye: