Riprese dal satellite le collisioni tra le isole di ghiaccio

Gli scontri tra gli iceberg giganti in Antartide
Il C-16, lungo 50 km e largo 18, ha urtato il ghiacciaio Drygalski spezzandone l’estremità

Tale il padre, tale il figlio. La regola vale per gli uomini, ma anche per gli icebergs. Ecco i fatti. Siamo in Antartide, il 30 marzo 2006. L’iceberg C-16 (dimensioni: 55 chilometri di lunghezza per 18,5 chilometri di larghezza) “figlio” del gigantesco iceberg B 15-A (il più grande della Terra, un centinaio di chilometri di lunghezza) ha urtato la lingua del Drygalski, lungo 70 chilometri, la propaggine galleggiante del ghiacciaio terrestre David, e ne ha spezzato l’estremità, generando un nuovo iceberg di 13 km x 11 km, battezzato C-25.
GLI SCONTRI PRECEDENTI - Un anno fa, il 15 aprile 2005, era stato l’iceberg padre - il famigerato B 15-A - a far parlare i media del mondo intero: per giorni e giorni i satelliti dell’ESA e della NASA avevano tenuto d’occhio la possibile collisione fra i due “mostri” di ghiaccio. Da una parte l’iceberg, dall’altra il Drygalski. Malgrado l’impatto, e la perdita di un frammento, il ghiacciaiao era rimasto praticamente integro. Il Drygalski è la porzione galleggiante sul mare del ghiacciaio terrestre David. Tutti e due i ghiacciai si trovano a metà strada fra la base scientifica Italiana Mario Zucchelli a Baia Terra Nova e la base americana McMurdo, sull’isola di Ross. Il Drygalski (che porta il nome dell’esploratore tedesco Eric Von Drygalski, 1865-1949) è lungo 70 chilometri e largo circa 25 Km. Visto dallo spazio è uno degli elementi più facilmente identificabili lungo le coste orientali dell’Antartide, un continente vasto una volta e mezza l’Europa. L’iceberg B15-A (padre del C-16) si era staccato nel marzo del 2000 dalla piattaforma glaciale di Ross, vasta come la Francia.
LE CONSEGUENZE - Appena nato, B 15-A aveva subito causato un sacco di guai: per quattro anni aveva disturbato la stagione riproduttiva dei pinguini imperatore e di Adelia; poi, “strusciandosi” contro l’isola di Ross, sulla quale si trova uno dei rari vulcani attivi dell’Antartide, il monte Erebus, 3.700 metri di altezza, aveva causato dei “tremori” (sorta di mini-eruzioni registrate dai sismometri). Nell’estate australe 2004-2005 il B 15-A aveva impedito alla banchisa che circonda l’Isola di Ross di sciogliersi, complicando il rifornimento via mare della stazione McMurdo (petrolio, merci, viveri). Infine si era schiantato contro il Drygalski, poi contro il ghiacciaio Aviator e quindi aveva proseguito il suo viaggio nelle correnti, oltre Cape Adare (l’estremità orientale del Mare di Ross). Una fotografia scattata il 19 febbraio scorso dal statellite ENVISAT dell’ESA (Agenzia Spaziale Europea) lo mostra in ottima salute, scortato da alcuni degli smisurati icebergs “figli”. C’è da credere che la famiglia del B 15-A farà parlare di sè ancora per molto tempo.
Lucia Simion

da corriere.it