Rocket Lab annuncia un Electron riutilizzabile

Lo “scenario ideale” sognato da Beck, infatti, è proprio il recupero al volo dello stadio, una veloce manutenzione, una ricarica/cambio batterie e via, si rilancia.

Ottime notizie, Rocket Lab mi sembra sempre più la SpaceX del mercato SmallSat, sempre tendente all’ innovazione!

Ecco, ora la BO rischia di arrivare terza nel recupero del primo stadio… :smile:

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La mia unica curiosità rimane sul comportamento della fibra di carbonio al rientro nell’ atmosfera…

Scusate se dissento un po’ sul fatto che sia una sorpresa.

Il mid-air retrieval e’ interessantissimo ma e’ anche piuttosto ovvia come idea, per un piccolo lanciatore.

Qualche tempo fa avevo sperato che lo facessero per il Vega, che sarebbe perfetto come piattaforma per un lanciatore a basso costo, con un primo stadio liquido riutilizzabile e gli stadi spendibili derivati dagli attuali solidi quindi intrinsecamente adatti ad essere prodotti in piccola serie, oltre che di massa minore della parte riutilizzabile. Considerato le dimensioni dei finanziamenti che puo’ mettere in campo l’Europa e le piccole dimensioni di un eventuale booster riutilizzabile, fare della sperimentazione sarebbe a basso rischio, anche se cambia ancora lo scenario e anche se fosse a fondo perduto.

Permettetemi di autoquotare un mio post dello scorso febbraio:

Sicuramente mi sfugge qualcosa, non sono esperto, ma non riesco a vedere un motivo per non partire subito e dichiararlo anche.

Speriamo davvero che all’ESA e Arianespace facciano finta di non fare nulla per motivi di segretezza (che comunque considererei fuori luogo) e che davvero non pensino o facciano finta di pensare tutti che SpaceX non fa nulla di speciale e la riutilizzabilita’ non serve come alcuni di loro hanno dichiarato in passato, se no qui ci passa davanti anche l’India.

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Presentazione molto interessante, segno anche che c’è volontà di investire su Electron.

Riguardo il mid-air catch, ho sempre avuto la mia idea: sicuramente più realistico e concettualmente semplice rispetto al rientro motorizzato con atterraggio messo a punto da SpaceX, non posso fare a meno di pensare che implica un mezzo con equipaggio che esegue manovre rapide in estrema prossimità del primo stadio e dei suoi paracadute e relativi cavi…non so, a me fa sempre un certo effetto. Se lo scaldabagno di SpaceX si schianta male, fin tanto che non rientra su zone abitate, amen…in questi recuperi al volo vedo una manovra potenzialmente più pericolosa, ma magari sbaglio io e alla fine si rivela un gioco da ragazzi. :wink:

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No, no, che equipaggio nelle vicinanze? Mica siamo nel 20esimo secolo. Tutto robotizzato. O almeno il gancio “attivo” deve essere robotizzato, con l’equipaggio eventuale dell’elicottero al sicuro piu’ sopra all’altro capo di un lungo cavo in volo livellato che non fa manovre strane. Ma non escluderei un veicolo totalmente automatico derivato da un modello di serie.

Sicuramente sul meccanismo di aggancio e mid air catch mi aspetto che dovra’ esserci molta sperimentazione e molti possibili design, pero’ le leggi della fisica lo permettono abbastanza agevolmente, la portata di moltissimi elicotteri e’ ben superiore alla massa a secco dei booster di piccoli lanciatori e la resistenza specifica dei materiali speciali per i cavi acquistabili anche al Decathon da velisti e lanciatori di aquioni da diporto ( es. UHMWPE/HMPE) sembra lasciare ampi margini.

In giro ci sono droni e booster riutilizzabili che fanno autonomamente manovre molto complesse, escluderei nel modo piu’ assoluto che un eventuale mid air catch venga fatto totalmente a occhio da piloti umani. Ecchecavolo siamo in un epoca in cui mettono processori ARM multicore anche dentro ai biberon.

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Domanda si sa già la data/anno che lancieranno il razzo in versione recuperabile? Grazie in anticipo per le risposte.

Negativo. La conferenza stampa non è stata troppo ricca di dettagli…

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per quanto riguarda la capacità di carico, visto che la tangenza degli elicotteri è pochina quando devono avere dei carichi, non mi sentirei di vederla come una cosa di poco conto. Al rientro l’aggancio deve avvenire al volo, in discesa probabilmente a 5-10 m/s, con un sistema di smorzamento capace di attenuare il carico inerziale senza smontare l’elicottero stesso. Ingegneristicamente mi sembra complesso tanto quanto il sistema di atterraggio, viste le variabili in gioco

Articolo di SpaceNews sull’argomento.

Ecco il video di come dovrebbe avvenire il recupero.

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Nuovo articolo di Roberto Mastri pubblicato su AstronautiNEWS.it

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Per completare il contesto, il mid air catch in teoria e’ anche la tecnologia di recupero ipotizzata per il riutilizzo del blocco motori del futuro Vulcan.

Ovviamente siamo in una fase ancora iniziale, e’ da vedere quale soluzione verra’ eventualmente usata alla fine.

Per ora, se non mi sfugge nulla, sono state proposte le seguenti tecniche di recupero di veicoli riutilizzabili:

  • paracadute e recupero in aria (come l’Electron e il gruppo motori Vulcan)
  • paracadute e recupero in mare con reti (come i fairing del Falcon)
  • paracadute e splashdown (come i SRB dello Shuttle e molte capsule manned)
  • paracadute e atterraggio su terra ( CST-100, capsula New Shepard)
  • atterraggio orizzontale (come lo Shuttle e l’ipotizzato Adeline)
  • atterraggio retropropulsivo verticale (come i Falcon, SS/SH, RLV-T5, New Glenn e altri)

Ma non so se questo sia il 3d giusto per gli aspetti tecnici delle varie tecniche di recupero

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Secondo Beck (vedi conferenza a inizio thread) l’aspetto qualificante e quello tecnologicamente innovativo del recupero del primo stadio dell’Electron non è la cattura in aria con l’elicottero ma la gestione puramente passiva del rientro.

Oltre che innovativo direi difficile. Non solo per la resistenza allo stress del rientro, ma anche per le precisione del punto di atterraggio che senza nessun sistema di controllo attivo suppongo sia difficile da controllare. In questo probabilmente aiuta il recupero con elicotteri, ovvero dei veicoli abbastanza veloci in grado di permettere un minimo di cross range in tempo utile. Posso supporre che uno o due chilometri di tolleranza possano essere gestiti dall’elicottero di recupero.

C’e’ da dire che l’eventuale aggiunta di un reentry burn non richiederebbe nuovo hardware puo’ quindi anche essere decisa successivamente se ce ne sono le condizioni. Serve il modo di economizzare un po’ di propellente (ad es. rinunciando a un po’ di payload i moltiplicatori sono abbastanza elevati), la capacita’ di riaccensione e un burn molto breve con il veicolo leggero puo’ ridurre significativamente l’energia da dissipare al rientro e migliorare ancora di piu’ la precisione. Ma sono ragionamenti miei, non ho trovato in giro nulla che suggerisca di introdurre un reentry burn come contingency, sembrerebbe che puntino a un rientro totalmente passivo.

EDIT: forse per il reentry burn serve anche un RCS per orientare attivamente il veicolo nel vuoto, quindi le cose forse sono piu’ complicate di quel che ho tirato a indovinare.

Piu che altro dobbiamo capire come faccia il primo stadio dell’ Electron a rallentare durante la fase Super-Sonica per non fare a brandelli il paracadute nella fase finale e non bruciare al rientro.

di che velocità si parla? Il primo stadio di solito non arriva oltre qualche migliaio di km/h che non è troppo impegnativa dal punto di vista termico, posto che ci sia qualcosa di poco impegnativo

Direi che pare vogliano usare il ballute per questo… che notoriamente funzionamente a velocità supersoniche e alta quota.
Il punto è che quel primo stadio entrerà a velocità al confine tra regime supersonico e ipesonico (anche se questo non è un valore “standard”) :smile:

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Come si legge nell’ultimo press-kit la fase propulsiva del primo stadio dura 2 minuti e 35 secondi. Nel video e nell’articolo si dice che il primo stadio raggiunge gli 8,5 mach, pari a 2915,5 m/s.

Il ballute sarebbe questo?

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