Rottami Columbia come monito

Inedita iniziativa di sensibilizzazione per i lavoratori ai programmi umani NASA.
Voluta da Wayne Hale sarà realizzata un’esposizione con alcuni rottami riconoscibili del Columbia, per sensibilizzare i dipendenti alla enorme importanza che la sicurezza deve avere in ogni loro azione.
Chiamata “Columbia Safety Exhibit” comprenderà alcuni pezzi recuperati e facilmente riconoscibili dell’orbiter, fra cui un finestrino, un joystick, una parte del cockpit, alcune piastrelle e un thruster RCS.
E’ proprio Wayne Hale, promotore dell’iniziativa a spiegarne le motivazioni:
“L’unica differenza fra un incidente e una missione sicura, completata con successo è la competenza e l’attenzione di ogni singola persona. Se vogliamo veramente onorare il sacrificio dell’equipaggio, dobbiamo insegnare questa lezione ad ogni nuova persona che viene a lavorare qui per vivere ogni giorno con estremo impegno la sicurezza in ogni dettaglio”.
“Per questo fine abbiamo costruito un’esposizione itinerante, che si sposterà durante tutto quest’anno in ogni stabilimento e centro NASA. Speriamo che questo ricordo provveda alla presa di coscienza del nostro dovere, per lo stesso motivo per cui si visita il “Vietnam War Memorial” di Arlington”.
La prima tappa del tour sarà il Kennedy Space Center in Florida dal 26 Febbraio per 3 settimane, seguirà il Johnson Space Center e quindi altri 13 centri NASA sparsi per il Paese. La mostra sarà esclusivamente per il personale e non sarà aperta al pubblico.
Al termine il materiale ritornerà al KSC dove verrà ricongiunto con tutti gli altri 84000 frammenti rinvenuti, catalogati e custoditi al sedicesimo piano del VAB.
Non è la prima volta che i dipendenti possono vedere dei frammenti della tragedia, nel 2003 subito dopo la tragedia, il flight data recorder fu esposto al JSC, dove è rimasto fino allo scorso anno.
I frammenti sono stati prestati in alcuni casi per effettuare delle ricerche o degli studi, ma mai a musei per esporli al pubblico, anche a fronte di numerose richieste. Solo lo Smithsonian’s National Air and Space Museum di Washington, ha in mostra un patch della missione rinvenuto dopo l’incidente.

Condivido la discrezione nel non esporre al pubblico i reperti rinvenuti, ma forse farlo all’interno di un memorial dedicato alle varie missioni potrebbe essere giusto.

Questa mi giunge nuova… come mai sono immagazzinati dentro al VAB ?
Qual’è lo scopo di tenerli all’interno del VAB; forse quello di esaminarli ancora?

Boh, credo sia un posto come un altro grande abbastanza per poterli avere tutti catalogati e disponibili.

Non dimentichiamo che quelli del Challenger, terminata l’inchiesta per valutare le cause dell’incidente, vennero immagazzinate in un vecchio silos poi sigillato.
Perchè questa differenza tra i rottami dei due incidenti?
Se le varie indagini sono ormai finite, non sarebbe giusto “tumularle” allo stesso modo?

La data dell’incidente.

Non credevo che all’interno del VAB vi fosse ulteriore spazio (almeno uno spazio relativamente grande) da poter essere impiegato per scopi diversi da quelli di “Assembly” lo Shuttel … è vero che lo Shuttle non è il Satrno V come dimensioni ma sinceramente non credvo vi fosse così tanto spazio …

L’iniziativa assume ancora più significato, a mio parere personale, quando penso che in sostanza in tutto il nostro viaggio al KSC non abbiamo visto particolari monumenti o simboli esposti al pubblico per ricordare le tragiedie americane nello spazio.
Tutte le aree espositive aperte al pubblico e tutti gli spettacoli che io ricordo non davano particolare risalto a questi eventi, in particolar modo ai due incidenti dello shuttle.
Non intendo dire che si glissasse sull’argomento, ma certamente ho avuto l’impressione che si puntasse più al presente e al futuro.

Beh insomma, l’astronaut Memorial non mi sembrava piccino :kissing_heart:

Siamo d’accordo, anzi, l’ho trovato molto commovente e intenso, soprattutto nel suo movimento di inseguire il sole di giorno e di essere retroilluminato la sera.
La mia era più che altro l’aspettativa di vedere qualcosa di specificamente dedicato a livello di padiglioni, filmati divulgativi ecc…

Ah, capisco… beh… tolto il memoriale non c’è nessun altra cosa, è vero… Sarà per tenere basso il profilo di questi lutti… Non saprei…

Pubblicizzare troppo le due più grandi tragedie della NASA forse non è sembrata una buona idea per i responsabili delle PR… :frowning:

A proposito, siete riusciti a capire cos’è quel capannone grande e lungo vicino al Rocket Garden del KSC Visitor Complex? Una scritta all’ingresso, se non ricordo male, cita la fondazione in ricordo delle vittime del Columbia.

Paolo Amoroso

Ho letto che li hanno lasciati a disposizione di chi vuole studiare gli effetti di un rientro fuori controllo in atmosfera.
Soltanto per i tecnici che dovranno studiare il comportamento dei materiali per creare nuovi sistemi di protezione termica.

Per il Challenger tutto questo non aveva senso e quindi la decisione di chiuderli nel silos.