Sanger

Già, torniamo a parlare di Sangher.
siccome non ho nulla da fare… riflettevo.
IOl progetto Sangher è certamente il sistema più efficiente per mandare qualcosa nello spazio. Oggi è usato solo per il vettore Pegasus e da Spaceship One.
Perchè l’ESA ha abbandonato il progetto Sangher? Perchè era fuori dai nostri limiti tecnologici ed Hermes idem.
Ma?
Rispolveriamo la memoria. Cos’è Sangher?
Semplicemente un veicolo spaziale che parte dal dorso di un aereo. cosa significa questo? Che l’aereo madre deve portarsi dietro una gran quantità di carburante ed avere ali enormi per sollevare tutto quel carico.
Anche i missili partono con tutto il carico, ma poi ne perdono in parte. quindi perchè non provare con il rifornimento in volo?
Sangher parte, raggiunge una certa quota e velocità. Qui, con i serbatoi quasi vuoti viene rifornito da un’aerocisterna. Cabrata. Nuova quota e velocità più elevata. Nuovo rifornimento. ultima cabrata. Ora tutto il complesso è alla quota e velocità giusta per lanciare il veicolo spaziale. Quindi rientro con un filo di carburante o in volo planato.
al decollo, poi, invece di decollare sui carrelli, decollo su una piattaforma mobile magari dotata di uno o più booster che si sgancia da sola al momento del decollo. I carrelli di Sangher servirebbero solo all’atterraggio e dovrebbero sostenere un peso molto più contenuto.
Pensavo anche ad un rifornimento in volo del veicolo spaziale, ma rifornire contemporaneamente H2, O2 ed idrazina mi pare un pò eccessivo.
Poi un’alternativa potrebbe essere il decollo come idrovolante su uno scafo sganciabile.

Punti deboli. La possibilità d’accedere al veicolo spaziale in caso di problemi. Una volta i volo, o va o non va. Consumi di carburante piuttosto elevati. Costruire due aerocisterne apposite non credo sia un problema.

Vede altri pregi o difetti sulla mia idea del rifornimento in volo?
Ciao.

Emh…senza offesa ma si scrive Sänger (anche se si pronuncia “Senghar” in tedesco…). :wink:

Corretto il titolo, argomento interessante :wink:

Sinceramente però non so quanto possa essere vantaggioso… l’aereo madre oggi non è vincolato in quota e velocità dal carico di carburante, quindi effettuando o no il rifornimento in volo la quota di tangenza massima è raggiunta in ogni caso…

E se non va come fa ad atterrare con il missile che non è riuscito a sganciare?

Nel tuo scenario, Ares, a quale quota potrebbe avvenire il distacco?

Nel mio scenario… Non saprei a che quota ed a quale velocità, ovviamente più in alto e più veloce possibile. Per questo pensavo ai rifornimenti in volo. Certo esistono anche dei limiti dinamici per una struttura del genere ad alta quota, comunque il veicolo spaziale dovrebbe portarsi appresso un carico di combustibile molto più leggero. Pensavo ad una filosofia tipo Orion, con booster, modulo di servizio con propulsori per affinare l’orbita e veicolo vero e proprio. io non saprei calcolare i consumi di carburante del veicolo madre. Vedendo il progetto ESA comunque il veicolo non era proprio piccolino ed immagino che una gran parte della sua volumetria interna fosse occupata dal carburante, che comunque un suo peso lo ha sempre.
L’idea è che il veicolo madre dev’essere progettato per essere in grado di portare, a tappe, il veicolo spaziale alla quota ed alla velocità di lancio. Mentre il carburante che non trova posto viene aggiunto con i rifornimenti in volo, ovviamente a velocità e quote sempre maggiori. Nulla toglie che possa bastare un solo tanker capace di seguire il veicolo madre.
Sangher, così l’ho sempre trovato scritto. La “A” con i puntini… pignoli! :grin:
In caso d’emergenza, con i serbvatoi vuoti il modulo madre dovrebbe essere in grado d’atterrare con il carico, oppure si può sganciare, modulo madre, veicolo e propulsori in modo che ognuno rientri in sicurezza per conto proprio. come dicevo all’inizio pensavo anche ai carrelli progettati per reggere il peso del complesso ma con i serbatoi del veicolo madre vuoti, per questo pensavo ad una slitta mobile da cui far partire il tutto…
Comunque la sicurezza è uno dei punti chiave. Il veicolo spaziale dovrebbe essere semplice per ridurre al minimo i possibili guasti in volo ed abbassare le probabilità d’abortire il lancio una volta in volo.
penso che la possibilità di mettere in orbita un veicolo spaziale con un solo volo del veicolo madre sia comunque ancora un’idea azzardata.

Non per essere pignolo, ma il nome di Eugen Saenger osi scrive con “l’umalaut” sulla “a” (si chiamano così i due puntini) il segno diacritico caratterizza la lingua tedesca, oppure con l’ “ae” come ho fatto io. :star_struck:

Riguardo al “lifter” che proponi nel tuo post mi piacerebbe che tu specificassi a quali quote, con quali carburanti (perchè così capisco anche a quale tipo di motorizzazione pensi) e con quale veicolo vorresti fare i “mid air refuelling”.

Solo per capire meglio, ovviamente… :bi: :grinning:

E qui correggo me stesso… :?: :kissing_heart: #-o
Si chiama “umlaut” NON umalaut… :smiley:

Se ti può interessare questo è un documento presentato alla AIAA da Transformational Space corp. la quale intende lanciare il proprio vettore per il programma COTS con questo metodo:
http://www.transformspace.com/document_library/media/AIAA-2006-1040.pdf

Per ora i test sono stai eseguiti con un Proteus, si intende comunque utilizzare il sistema sia per voli manned che cargo.

Continuo comunque a essere dubbioso sull’utilità di un rifornimento in volo per lo scenario che hai descritto… se l’aereo è già alla sua tangenza massima e carico massimo, carburante o no più su non va…

Ripeto, non so a quale quota o velocità, ma più in alto e più veloce possibile. Quanto al carburante, quello normalmente in uso per gli aerei.

Saenger, giusto?

Immagino che quota e velocità massima siano in funzione del carico che un veicolo deve trasportare. Un veicolo spaziale con un giusto compromesso di veicolo e booster non è certo una piuma e per quanto ne so, maggiore è la massa e maggiore è il consumo di carburante. Dovendo raggiungere quote e velocità elevate, supponiamo almeno 3.000 km/h ad una quota di… 40.000 mt, occorre portarsi appresso un sacco di carburante, no?
Una gran parte se ne va al decollo per spingere tutta la massa. Ecco l’idea. Alleggerire il veicolo madre facendogli trasportare meno carburante di quello necessario per un unico volo. Durante il volo poi uno o due rifornimenti, a quote sempre più alte ed a velocità sempre maggiori. Penso che un’aerocisterna di quelle già disponibili non potrebbe essere utile se non che al primo rifornimento, al secondo, vista la quota e la velocità che dovrebbero essere più veloci del normale, penso occorra un’aerocisterna apposita.
I tempi di lancio saranno necessariamente lunghi e penso che questo sia già di per se un’inconveniente.
La mia idea si basa solo sulle immagini del progetto che fu dell’ESA. Non chiedetemi d’essere più specifico o di fornirvi dati, non ho le conoscenze per fare cose del genere, solo un briciolo di fantasia. :flushed:

:?

Con quelle prestazioni non è che ci sia moltissimo in giro… :stuck_out_tongue_winking_eye:
Anche perchè con velocità così mettici tutti gli AB che vuoi ma con un normale propulsore a reazione non si arriva… per cui le cose già si complicano per l’aereo madre…
Se fai un paragone con l’SR-71, che è in pratica l’unico aereo operativo con prestazioni di quel tipo (per velocità… ma 40000m sono veramente tanti…) utilizza propulsori ibridi (non nel senso di endoreattori) turboreattori/statoreattori, ma non è che sia un gran trasportatore…
Per farti un esempio, fu utilizzato per un compito simile a quello che hai pensato lanciando il D-21, un drone per alte quote e alte velocità, che però pesava 5ton… arrivare a lanciare un piccolo vettore ce ne vuole ancora parecchio…

Riprendo l’esempio di Albyz per ampliare ulteriormente il discorso soffermandomi solo all’aspetto del rifornimento in volo.

Tralasciando la complessità della fase di separazione tra velivolo madre e orbiter, fase nella quale i due velivoli si troverebbero per un certo numero di secondi a distanza estremamente ravvicinata ad alti numeri di Mach (se l’M-12 rilasciava il D-21 a Mach 3, qui vogliamo concedere almeno un paio Mach in più?) con tutti i possibili problemi che potrebbero insorgere in quel breve, ma importante, lasso di tempo; dobbiamo fare lo stesso ragionamento anche per i “re-fueling”.

Dunque. L’SR- 71 è l’unico precedente operativo di questo tipo aveva un profilo generico di missione configurato in questo modo:

  • Decollo col minimo di carburante necessario

  • Appuntamento immediato con l’aerocistena KC-135Q per il rifornimento

  • Salita alla quota operativa (generalmente attorno ai 24 Km a velocità nell’ordine di Mach 3+)

  • Sorvolo del target di missione

  • Uscita dalla “hot zone”

  • Rallentamento e discesa per appuntamento con l’aerocisterna

  • Ritorno alla base

Bene, se a questpo profilo sovrapponiamo il tuo troviamo:

  • Decollo

  • Appuntamento aerocisterna per 1° rifornimento

  • Salita in quota con raggiungimento di velocità intermedia (Mach 3?)

  • Secondo rifornimento > SENZA PERDERE VELOCITA’ NE’ QUOTA

  • Raggiungimento velocità e quota di separazione…ecc.

Ora qual’è il problema a mio modo di vedere? E’ la quota e la velocità dei rifornimenti.

Come avrai notato l’SR-71 era costretto a rallentare, lasciare la quota e la velocità operativa portarsi ad una quota non superiore ai 7000 metri (ora non ricordo la quota esatta alla quale riforniva però per ovii motivi di stabilizzaziione aerodinamica dei sue velivoli e della “flying boom” non poteva essere tanto elevata) e ad una velocità nettamente subsonica ed effettuare il re-fueling.

Per non dilungarmi troppo ti invito ad immaginare con quali rischi potrebbe avvenire un’ rifornimento a Mach 3 e a 40000 metri di quota tra un ipotetico “space tanker” ed un velivolo dalla dinamica complessa come quello da te ipotizzato.

Che ne dici? :slight_smile:

Solo una “sottolineatura”, anche il tanker dovrebbe arrivare almeno a Mach 3 o dove si vuole arrivare, per cui poi ci vorrebbe un tanker per il tanker e così via… sinceramente non vedo molte possibilità di sviluppo.
L’unico “utilizzabilità” che vedo e che comunque non sarà affatto da sottovalutare, ma ci vorranno ancora diversi anni è quella di utilizzare un lanciatore scramjet che permetterebbe di raggiungere in breve tempo velocità ragguardevoli, sia per quanto riguarda l’aereo madre sia il mezzo lanciato che potrebbe poi avere nel caso il propellente solo per l’ultima fase dell’immissione in orbita…
Ne abbiamo parlato pochi giornì fa in un altro thread… ci vorranno ancora molti anni perchè i primi scramjet entrino effettivamente in servizio…

Grazie! :grin: