Siti di ammaraggio

Improbabile, sia pure non impossibile.
In ogni caso, una volta aperti i paracadute, la traiettoria di una capsula è abbastanza prevedibile (basta conoscere la direzione e l’intensità del vento).

Un aereo che vuole raggiungere una capsula deve volargli “incontro” con una traiettoria che intersechi l’oggetto appeso al paracadute, cosa non semplice ne facile (basta chiederlo agli equipaggi di C-119 e KC-130 addetti al recupero delle capsule CORONA, GAMBIT, HEXAGON & co.).

Ti ringrazio per le informazioni Vittorio, è incredibile quante cose si possano imparare con Orbiter! Una volta ho provato a scaricarlo ma mi ha spaventato, prima o poi devo riprovarci!

A che distanza di sicurezza si posizionava la flotta rispetto al punto previsto di ammaraggio per evitare che l Apollo centrasse il ponte di una nave?

Vado a memoria: almeno 3-5 Km di distanza.
Sono sicuro che rovistando per i vari siti NASA si riesce a reperire un dato più esatto.

Normalmente gli ammarraggi erano molto precisi ed avvenivano in un margine di errore molto ristretto. Ci sono due esempi di splash-down clamorosamente fuori bersaglio, Il volo Aurora 7 di Carpenter, che finì fuori bersaglio di 400 km a causa dei molti errori umani fatti dall’astronauta, e Gemini 8, dovuta però ad una gravissima avaria alla capsula che per poco non uccise Armstrong e Scott.

Di seguito una piccola bibliografia per chi volesse approfondire l’argomento:

  1. “Splashdown! NASA and the Navy”, D. Blair
  2. “Moon Men Return: Uss Hornet and the Recovery of the Apollo 11 Astronauts”, S. W. Carmichael
  3. “Hornet Plus Three: The Story of the Apollo 11 Recovery”, B. Fish

Tutti questi titoli sono attualmente disponibili su Amazon.

E neanche una foto … :bookmark_tabs: Male!

Scherzo :stuck_out_tongue_winking_eye:

Tornando in tema, volevo aggiungere che - in passato - la necessità di una flotta di grosse dimensioni per recuperare in mare una capsula americana era dettata dalla oggettiva difficoltà di predire efficacemente il punto di ammaraggio.

In epoca pre-GPS, l’unico metodo sicuro era triangolare (a mezzo di radiogoniometria) in volo la posizione del radio-faro(che trasmetteva su di una determinata frequenza).
Se tutto filava liscio e la capsula manteneva la traiettoria prevista, avveniva il conttatto visivo sia con i velivoli in volo (aerei ed elicotteri) sia con la flotta in mare.
Le cose, ovviamente, prendevano una piega diversa in caso di “fuori bersaglio”, laddove l’operazione di ricerca e recupero poteva anche protrarsi per ore (come nel caso del volo di Carpenter).

Le cose son ben diverse al giorno d’oggi, come testimonia il recente volo del Dragon C1.

interessante