STS-123 FD13: EVA-5

sts-123

#1

Ed è terminata anche la quinta e ultima EVA della missione, una EVA che è andata decisamente bene e che ha portato a termine tutti gli obiettivi programmati.
Impegnati all’esterno erano Robert Behnken e Michael Foreman che per prima cosa hanno collegato l’OBSS alla ISS. Il braccio per l’ispezione dello scudo termico è stato prima spostato sulla sua sede per i prossimi mesi attraverso il Canadarm2 e una volta alloggiato in sede si è proceduto ad una rapida connessione con le linee di alimentazione, attraverso un lungo cavo che parte dal cuore della ISS, per portare energia ai riscaldatori dei sensori nel set di strumenti installati ad una estremità che avevano un tempo massimo di assenza di alimentazione.
Delle due connessione una non ha creato problemi mentre la seconda, a causa di un piccolo disallineamento ha richiesto un po’ più di pazienza ma è andata anch’essa a buon fine dopo pochi minuti.
Una volta alimentato è stata installata una coperta termica sul set di strumenti per una protezione completa e soprattutto come ulteriore protezione da impatti di micrometeoriti o detriti orbitali (MMOD).
Conclusa questa fase con circa un’ora di anticipo, i due astronauti si sono divisi, Behnken si è spostato nella stiva dello Shuttle per prelevare MISSE-6 e ritentare l’installazione, mentre Foreman sul SARJ per completare l’ispezione al giunto danneggiato.
Per Behnken erano state preparate diverse procedure se non si fosse riusciti ad installare le due piattaforme dell’esperimento MISSE-6 sul Columbus, ma questa volta la prima è andata in sede al primo tentativo senza sforzi, mentre la seconda dopo alcune difficoltà e utilizzando un piccolo martello per forzare la linguetta di fissaggio, come consigliato dalle procedure create, si è riusciti ad installare anche questa.
Contemporaneamente Foreman era incaricato di ispezionare le ultime 5 delle 22 coperte che avvolgono il SARJ e che erano precedentemente state ispezionate nei mesi scorsi nel corso di diverse EVA. La descrizione è stata molto simile a quelle fatte nelle precedenti ispezioni sul resto dell’anello, confermando un’abbondante presenza di materiale non coeso e il pessimo stato di un lato della ghiera. Non sono stati rilevati segni di impatti con corpi esterni e anche l’ispezione di una parte già esaminata in precedenza in cui era stato scoperto un piccolo danno (nella foto) non ha portato dati significativi.
Il problema non è comunque urgente, per le prossime missioni l’energia prodotta in questa configurazione, spostando manualmente ogni tanto il set di array per aumentare la resa, è più che sufficiente per un utilizzo nominale di tutte le utenze a bordo, e se ci fossero urgenze il giunto è comunque mobile sottoponendo il sistema ad uno stress che se si può si vuole evitare.
Il termine delle ispezioni visive, escludendo l’impatto da MMOD, ha eliminato una possibile causa dal ramo delle analisi. Le opzioni prese in considerazione sono ancora diverse, con la più drastica che è quella di smontare tutti i 12 cuscinetti e installarli sull’anello di riserva, ma l’opzione probabilmente non verrà presa in considerazione almeno fino a quando non si scoprirà la causa, anche perchè richiederebbe diverse EVA per essere attuata.
Essendo molto in anticipo sul programma, al termine dell’ispezione, Behnken ha installato alcune coperte termiche sugli attacchi utilizzati per portare in orbita JLP.
La EVA è stata quindi conclusa in 6h e 2m.
Intanto è arrivata anche la notizia che dai dati dell’ultima ispezione allo scudo, eseguita ieri, non è stato rilevato alcun segno di danno o anomalia, e dichiarando quindi Endeavour pronto per il rientro.
Per domani giornata quasi completamente libera per l’intero equipaggio prima della partenza.


#2

Da quanto scritto sopra devo dedurre che i supporti dell’OBSS , presenti sul S1, non sono come quelli presenti nella stiva dello Shuttle; perchè non utilizzare degli agganci simili cosicchè non si debba ogni volta mandare gli astronauti a fissare il tutto?
Mi sembra di capire che, per le prossime missioni, lo Shuttle non trasportera più il suddetto ma ne fara uso solo quando agganciato alla ISS; a questo pto non sarebbe meglio cercare di automatizzare il tutto?


#3

Beh il “tutte le volte” si traduce in “questa volta” visto che sarà l’unica, nello shuttle i supporti sono integrati nella stiva, sulla ISS sarebbe stato piuttosto complicato realizzare delle strutture del genere, apposite per una missione, in pratica si sono installati due attacchi e si è tirato un cavo di alimentazione, molto più semplice.

Mi sembra di capire che, per le prossime missioni, lo Shuttle non trasportera più il suddetto ma ne fara uso solo quando agganciato alla ISS; a questo pto non sarebbe meglio cercare di automatizzare il tutto?

No, tutto il discorso vale solo per questa missione, dalla STS-125 tutto normale come prima.


#4

Senza alcun dubbio, per la STS-125 è impensabile l’utilizzo in tali condizioni.
In quella missione dovranno portarselo dietro come è ormai consuetudine per ogni missione.Comunque, visto che ormai è stato realizzaa la sede dove accantonarlo, perchè non lasciarlo sempre sulla <ISS e fare le ispezioni una volta agganciato lo SHuttle? Sicuramente , pur se non un peso notevole, si risparmierebbe sul carico da trasportare e si potrebbe così portare qualcosa d’altro.
Quante unita OBSS esistono?


#5

Si ma così ci vogliono una EVA a inizio missione per sganciarlo e una EVA a fine missione per risistemarlo, con pochi giorni fra esse per analizzare ed eventualmente trovare una soluzione (non so neanche se con Kibo si riuscirebbe ad eseguire un’ispezione completa con lo shuttle agganciato alla ISS…) due EVA per ogni missione solo per questo… nulla di più complicato? :stuck_out_tongue_winking_eye:

Quante unita OBSS esistono?

Tre mi pare… :kissing_heart:


#6

Per tale situazione bisognerebbe, senza alcun dubbio, automatizzare il tutto proprio come sullo Shuttle. E’ comunque giusta la tua osservazione che , con anche gli altri moduli, l’operazione risulterebbe forse difficoltosa. Giusto per non complicare le operazioni è meglio lasciare tutto proprio come è ora.