STS-300

In un documento NASA pubblicato prima del lancio della missione STS-114, si accena ad una missione di soccorso chiamata STS-300.
Questa missione avrebbe il compito, in caso che uno Shuttle in orbita non potesse rientrare a Terra, di soccorrere gli astronauti in orbita.
Vorrei sapere se qualcuno di voi conosce qualche particolare in più.
Quello che vorrei sapere io è :
nella missione di soccorso l’equipaggio da quanti membrisarebbe composto?
Che tipo di carico utile sarebbe presente nella stiva?
Che durata avrebbe la missione di soccorso?

Ho trovato qualche cosa qui:

http://en.wikipedia.org/wiki/STS-300

Letto il documento, penso proprio che non valga la pena sperare nello svolgersi della missione.
Andremmo così a perdere un’altro Shuttle inutilmente.
Sinceramente speravo che questa STS-300, vedessel’aggancio tra due Shuttle in missione , o almeno li vedrebbe volare affiancati, ma a quanto pare non è così.
Devo comunque dire che è molto interessante la disposizione studiata per accogliere i 7 astronauti “naufraghi”.
Sul libro: L’ ESPLORAZIONE DELLO SPAZIO , invece, si ipotizzava una diversa configurazione , della cabina, per poter ospitare 10 astronauti.
Rimane ancora il dubbio: " e la stiva?"

In un documento NASA pubblicato prima del lancio della missione STS-114, si accena ad una missione di soccorso chiamata STS-300. Questa missione avrebbe il compito, in caso che uno Shuttle in orbita non potesse rientrare a Terra, di soccorrere gli astronauti in orbita. Vorrei sapere se qualcuno di voi conosce qualche particolare in più. Quello che vorrei sapere io è : nella missione di soccorso l'equipaggio da quanti membrisarebbe composto? Che tipo di carico utile sarebbe presente nella stiva? Che durata avrebbe la missione di soccorso?

Per quanto ne so, di una simile missione si parla (per la prima volta) un pochino nei documenti del CAIB, ma la “missione di salvataggio” dello shuttle DOVREBBE essere compresa, almeno in teoria, fin nella sua progettazione, ricordiamo per esempio le attrezzature per il trasbordo degli astronauti all’interno di “zattere” gonfiabili e a tenuta d’aria sufficienti per un’oretta di sopravvivenza, e simili amenità di cui si discuteva all’inizio dell’epopea dello shuttle, diciamo tutti esercizi teorici per lo più.

Molte idee sono state discusse anche con l’aiuto di appassionati su liste e forums, all’indomani del disastro del Columbia, per escogitare modi di salvare veicolo ed equipaggio. Ad esempio un’idea che era scaturita e che lessi proprio sulla lista ProjectApollo (se non sbaglio) era che, avendo preso coscienza della grossa breccia dell’ala sinistra mediante fotografie da satelliti militari (vero, signora Ham?), si potesse riempirla con materiali di recupero molto densi (ferragila, per intenderci) che potevano assorbire la grande quantità di calore durante il rientro in atmosfera e ritardare così il danneggiamento delle strutture in alluminio. Inoltre la falla poteva essere anche riempita mediante numerosi sacchetti di plastica riempiti d’acqua, che avrebbe riempito tutte le fessure e, ghiacciando, rimanere stabile al suo posto per gran parte del rientro.

Insomma, di idee ne vennero fuori tantissime, e non c’è nulla di strano se pensiamo che anche il salvataggio di Apollo 13 fu il risultato dello strizzamento di tantissimi cervelli a terra che escogitarono procedure mai nemmeno immaginate prima. Salvare il Columbia sarebbe stato arduo ma probabilmente non impossibile, fatto salvo il fatto che però ci voleva una chiara presa di coscienza e di responsabilità, fermando il piano di volo dell’intera missione, dichiarando l’emergenza e riducendo i consumi al minimo livello di sopravvivenza. Il Columbia era la navetta destinata alle missioni di lunga durata e non avrebbe avuto problemi nel restare in orbita al sicuro per un mese e mezzo, diciamo suppergiù il tempo necessario per lanciare Atlantis, che doveva partire di lì a due mesi. Un veloce cambio di piano di volo, tremenedi rischi presi da qualche coraggioso direttore di volo, quattro valorosi astronauti e FORSE…

Vabbè, con i se e con i ma non si fa la storia.

La missione di soccorso prevede un equipaggio di quattro persone e una navetta con dieci seggiolini, più una sistemazione tipo “tram”, quasi un “attaccarsi agli appositi sostegni” o giù di lì. Comandante e pilota non fanno altro che entrare nella stessa orbita della navetta in panne e condurre il rendez-vous, mentre gli altri due, scelti come specialisti EVA della massima esperienza, dovrebbero entrare nella navetta con alcune tute “comode” e fare uscire un astronauta per volta. Il difficile sta soprattutto nella gestione dei due veicoli, che devono essere vicinissimi ma non agganciati, perlomeno pensando al Columbia, ma suppongo che nuove procedure siano più conservative, anche se altrettanto rischiose.

Per quanto riguarda il carico utile, credo che la navetta di soccorso andrebbe in orbita con ben poca roba, giusto quelle attrezzature che richiederebbe la sua prima missione e che non si può velocemente estrarre, più qualche tuta comoda per EVA. Però parlo sempre per la ipotetica missione di salvataggio Columbia, mentre pare che una missione di soccorso debba vedere per forza la presenza della ISS a sostegno. In questo caso, vedo male la missione di riparazione di Hubble, che NON rientrerebbe nelle raccomandazioni del CAIB e appunto, in caso di problema sarebbe un incubo come quello di Columbia.

Sono molto curioso di vedere come andrà a finire (anzi, cominciare) la prossima missione. Da essa dipende il futuro di Hubble.

Non so bene se sono stato di aiuto, ma questo è quanto ho capito della faccenda.

ciao

Vi ringrazio tanto, penso di potermi accontentare di queste poche notizie.

Sul sito forum.nasaspaceflight.com ho trovato una parte del rapporto del CAIB, dove si accenna ad un’eventuale missione di soccorso per uno shuttle in orbita o , eventualmente, per un’operazione che avrebbero potuto tentare gli astronauti del Columbia, per cercare di rimediare ai problemi che avevano.
Nella parte che riguarda la missione STS-300, si parla del modo in cui gli astronauti avrebbero dovuto trasferirsi dal Columbia all’Atlantis.
Si parla di un utilizzo di altre tute spaziali per trasbordare gli astronauti da una navetta all’altra.
Agli inizi del programma Shuttle, si parlava di un sistema chiamato RESCUE BALL.
Consisteva nell’utilizzo di una palla pressurizzata, fatta dello stesso materiale delle tute spaziali, dove gli astronauti si sarebbero rinchiusi per essere evacuati dalla navetta omai fuori uso.
Foto e disegni, sul loro utilizzo, sono presenti sui seguenti libri:
THE SPACE SHUTTLE OPERATOR’S MANUAL stampato dalla BALLANTINE BOOKS, NEW YORK e sul libro:
SPACE SHUTTLE: DAWN OF AN ERA vol.2

Che fine hanno fatto questi palloni di salvataggio?
Ritenendoli inutili, credendo lo Shuttle sicuro, li hanno eliminati?
Negli anni passati, non si è mai ritenuto necessario programmare un’eventuale missione di salvataggio?

ps: http://caib1.nasa.gov/news/report/pdf/vol2/part13.pdf

I palloni di salvataggio furono silenziosamente eliminati quando ci si rese conto che la timeline tra una missione e l’altra dello Shuttle non sarebbe mai stata abbastanza rapida da poter approntare una missione di soccorso in breve tempo (tranne che nel caso fortunato di avere un altro Shuttle già pronto nel VAB).Inoltre c’era un altro problema.Durante le simulazioni molti Astronauti dentro i palloni ebbero “grosse difficoltà psicologiche di adattamento " (non chiamiamole crisi di panico…ma siamo lì).Così la cosa venne abbandonata.In caso di emergenza,se un altro Shuttle disponibile fosse stato pronto a recuperare l’equipaggio della navetta in avaria,si sarebbe rimediato con vari viaggi tra un orbiter e l’altro,portando dietro ogni volta una EMU per vestire i"naufraghi” sprovvisti di tuta.

Molte informazioni sulla STS-300 e la STS-301 sono presenti nel “tomo” divulgato per la stampa della missione sts-121, questo è solo un copia-incolla:

NASA initiated a study to determine the feasibility of rescuing a stranded space shuttle crew at the International Space Statio (ISS) in the unlikely event damage would prevent the safe re‐entry of the vehicle. The ISS Program conducted an extensive evaluation of the station’s capability to provide provisions and life support to a shutle crew as part of an agency self‐imposed contingency case that would ensure a second shuttle was far enough along in processing to be launched to rescue the strnded crew. This contingency shuttle crew support (CSCS)—also known as safe haven—would be used only as a last resort to return the crew of a critically damaged shuttle. In the unlikely event all new safety measures were unsuccessful, and a shuttle docked to the ISS is deemed unsafe for return to Earth, NASA would consider using CSCS to rescue the crew. The ISS and Space Shuttle Programs have made the necessary preparations for this option to be available for the next two shutte flights (STS‐121 & STS‐115). The Programs will continue to evaluate the capability to enact CSCS for future flights. Those preparations include investigating ways to appropriately build up critical systems and consumables onboard the station. The CSCS scenario allows the visiting crew of a critically damaged shuttle to live onboard the space station until a rescue shutle can be launched. The crews would transfer all of the consumables from the damaged shuttle to the station. Once the shuttle consumables are depleted, the unmanned shuttle will be remotely commanded to undock by Mission Control in Houston and burn up in the Earth’s atmosphere. In the meantime, the next space shuttle in the launch processing flow at the Kennedy Space Center in Florida will become the rescue vehicle andwork will focus on it launching and arriving at the station before consumables run out. The number of days the station can support a stranded shuttle crew would be determined, in part, by the consumables already on board, plus what is brought up with the shuttle. The level of consumables onboard the station, including food, water, oxygen and spare parts, will be reviewed and provided up until the day of the first shuttle launch to define the CSCS capability for that particular mssion. NASA’s plan of crew support in a contingency calls for a subset of the STS‐115 crew to support STS‐121 and a subset of the STS‐116 crew to support STS‐115. The contingency flights are designated STS‐300 and STS‐301, respectively.

STS-300
Brent Jett - Commander
Chris Ferguson - Pilot and backup RMS
Joe Tanner - MS1, Extravehicular 1 and RMS
Dan Burbank - MS2 and Extravehicular 2

STS-301
Mark Polansky - Commander and RMS
Bill Oefelein - Pilot and backup RMS
Bob Curbeam - MS1 and Extravehicular 1
Christer Fuglesang - MS2 and Extravehicular 2

http://www.nasa.gov/pdf/149873main_sts121_press_kit.pdf

Qei palloni li usano per addestrare gli astronauti a stare in un luogo angusto e buio,così da esaminare le reazioni del candidato astronauta,in pratica è una delle prove d’ammissione per diventare astronauta.Dal libro di Guidoni:"…la sfera era stata costruita come prototipo per un’eventuale scialuppa di salvataggio per lo space shuttle.L’idea era quella di utilizzare sfere gonfiabili per permettere di abbandonare lo shuttle, li l’astronauta avrebbe aspettato 2 ore per essere soccorso da un possibile veicolo d’emergenza.Questo sistema di salvataggio nn vide mai la luce,ma funziona bene come test per la selezione degli astronauti".

Dal rapporto pubblicato dal CAIB, questa missione di soccorso, mi sembra un poco campata in aria.
Non c’è niente di speciale o particolare; è solo una navetta che va in soccorso di un’altra.
Come per altre modifiche che vengono ora fatte sul sistema Shuttle, a pochi anni dalla chiusura del programma, si potrebbe benissimo cercare di realizzare qualcosa utile nella missione di salvataggio.
Una cosa che sarebbe sicuramente utile, era stato portato in orbita durante la missione STS-74 è il modulo di docking studiato x la Mir.
Si potrebbe pur cercare di realizzarne uno simile, in modo da evitare eventuali eva e permettere a due navette di agganciarsi tra loro.
Le operazioni non dovrebbero comportare grossi problemi, dato che sarebbe come agganciarsi alla ISS.
Altra cosa utile , sarebbe eventualmente, mettere nella stiva un modulo SPACEHAB, utile per il trasporto degli astronauti naufraghi, senza doverli stivare o arrangiare nella cabina della navetta.
Altra cosa molto utuile sarebbe un eventuale modulo EDO, utile a prolungare la permanenza in orbita per la missione di soccorso.
Sempre a riguardo della missione di soccorso, ho letto sul foru.nasaspaceflight.com , che la NASA ha deciso di tenere programmata la missiioone di soccorso anche per lo shuttle che andrà a fare la manutenzione dell’Hubble.
Ottima idea! Sarebbe una vera beffa del destino se nell’ultima missione ci dovessero essere problemi gravi.

Ho trovato un interessantissimo documento riguardante la missioine STS-300.
Dategli un’occhiata!
www.nasa.gov/pdf/153444main_cscs_resource_%20book.pdf

All’indirizzo che hai postato,mi dice che la pagina nn esiste più o è stata rinominata.

Prova ad andare sul sito della NASA e alla voce ricerca scrivi STS-301, dovresti trovarlo anche li!

Ok trovato,grazie mille!