Su Titano scoperto un "ciclo del metano"

Il fenomeno, scoperto grazie alle informazioni della sonda interplanetaria Cassin- Huygens, è simile al ciclo dell’acqua sulla Terra

Su Titano, la luna più grande di Saturno, esiste un ciclo del metano simile al ciclo dell’acqua sulla Terra, ma a differenza di quanto accade sul nostro pianeta, su Titano il fenomeno non sarebbe alimentato da oceani di liquido bensì dal vapore di metano che fuoriuscirebbe dalle bocche dei crateri. E’ la conclusione a cui è giunta una ricerca pubblicata su Nature e che è stata condotta da un gruppo di ricercatori internazionali coordinati da Tetsuya Tokano dell’università tedesca di Colonia.

A permettere lo studio, le informazioni fornite da due strumenti a bordo della sonda Cassini-Huygens, la missione nata dalla collaborazione fra NASA, ESA e ASI: Huygens Gas Chromatograph Mass Spectrometer (GCMS) e Huygens Atmospheric Structure Instrument(HASI). Anche se l’esistenza di un ciclo di liquido fra superficie e atmosfera rende Titano simile alla Terra, il satellite di Saturno è un corpo molto freddo, con una temperatura di circa -190 gradi sulla superficie. Rimane irrisolta la questione di quale sorgente alimenti questo ciclo, dal momento che ancora non sono stati visti gli oceani di metano o etano ipotizzati in un primo momento.

''Non escludiamo l’esistenza di oceani al di sotto della crosta" ha osservato Francesca Ferri, del Centro Interdipartimentale di Studi e Attività Spaziali (Cisas), dell’universtà di Padova che ha collaborato allo studio. ‘‘E proprio da questi immensi serbatoi - ha continuato la ricercatrice - il metano uscirebbe vaporizzato dai crateri o dai geyser’’. La scoperta, fatta grazie alla sonda Cassini che ha trasmesso l’immagine di un lago di metano al polo sud di Titano, che si estende su una superficie di 235 per 73 chilometri, risolverebbe solo in parte la questione ‘‘è un lago troppo piccolo per generare la pioggia su tutto il satellite’’ ha spiegato Ferri.

I dati analizzati dai ricercatori indicano che all’altitudine di 8-16 chilometri vi sia un umidità dell’80% e intorno ai 21 chilometri l’umidità sarebbe del 100%. Secondo gli autori, a circa 16 chilometri le nubi sono formate da goccioline di una soluzione di azoto dissolta nel metano condensato. Ed è in questo strato più basso che, secondo lo studio, si formerebbe la pioggia sottile. Inoltre, per gli esperti, sulla luna di Saturno potrebbe esserci componenti che hanno una fisica ancora sconosciuta perché, ad esempio, ‘‘le condizioni che troviamo su Titano, se esistessero sulla Terra - ha osservato la ricercatrice italiana - renderebbero l’ambiente altamente infiammabile’’.

L’atmosfera, ha evidenziato la ricerca, è molto spessa, con una struttura variabile che risente molto delle variazioni del campo gravitazionale di Saturno. A permettere la formazione della pioggia, la radiazione del Sole che nell’atmosfera scinde il metano e lo trasforma in etano che precipita sulla superficie della luna. Inoltre, la pioggia non si accumulerebbe e resta da comprendere allora come si siano formati i canali che si estendono dall’emisfero sud a quello nord.

A fornire una possibile spiegazione è una seconda ricerca pubblicata sullo stesso numero di Nature, dove Ricardo Hueso e Agustin Sanchez Lavega dell’università spagnola del Pais Vasco hanno ipotizzato, basandosi su modelli matematici, che sulla luna di Saturno si formino piogge torrenziali che come vere e proprie tempeste impetuose possano avere la forza di scavare torrenti. Secondo i modelli messi a punto dai due studiosi, le tempeste si formerebbero quando negli strati centrali dell’atmosfera l’umidità raggiunge l’80% produce correnti ascensionali alla velocità di 72 chilometri orari che generano spesse nubi a 30 chilometri di altezza nel giro di poche ore. Queste nubi lascerebbero cadere 110 chilogrammi di liquido per metro quadrato sul suolo di Titano.

da Newton