Un documentario sui "fratellini" su Sky

Avevo letto sulla guida sky che tra qualche giorno su di u n canale discovery ci sara’ un documentario con protagonisti gli Judica-Cordiglia. Purtroppo ora non ho particolari sottomano.
Mi sembra andra’ in onda verso il 9 maggio

Non è per caso che si tratta dell’attesissimo documentario “Space Hackers” ??
Fammi sapere quando, dove e a che ora è prevista la trasmissione… sono impaziente !!!

ciao; dovrebbe trattarsi di ‘I PIRATI DELLO SPAZIO’ venerdì 18/05 ore 21.00 SU HISTORY CHANNEL (CAN 406)
lo sto già pregustando…

Qualcuno poi abbia l’accortezza di stendere una breve recensione del programma … Thanx!

ciao; dovrebbe trattarsi di 'I PIRATI DELLO SPAZIO' venerdì 18/05 ore 21.00 SU HISTORY CHANNEL (CAN 406) lo sto già pregustando.....

Esatto!

Mi ero confuso con le date anche perche’ in memoria avevo sabato 5 alle 21 con il primo episodio della seconda stagione di battlestar galactica (FOX)… Spero di arrivare con la mente sgombra a queste visioni poiche’ non vorrei che i fratellini di Torre Bert ascoltino qualche rantolo di un cylon in orbita…

:grinning: Si tratta proprio del documentario “space hackers” in prima visione !!!
Grazie, zio, per l’ottima notizia.

Accipicchia! secondo i fratellini ben 14 Cosmonauti sovietici sono morti nello spazio!!! :scream: :scream: Ma tu guarda che bravi,nulla sfugge al “dinamico duo” ! e dire che qualcuno di noi li aveva presi poco sul serio.Che malfidati!

ALMENO 14 SI SONO PERSI NELLO SPAZIO. MA MOSCA NON LO AMMETTEVA”…Marco Ansaldo per “La Stampa”

Abbiamo attraversato la guerra fredda con l’incoscienza dell’età. Eravamo giovani, entusiasti. Oggi, probabilmente, ci fermerebbe la paura di quanto andavamo scoprendo e che il mondo non sempre ha saputo».

Giovanni Battista Judica Cordiglia ha 68 anni, è perito al tribunale di Torino. Suo fratello Achille, classe 1933, è un cardiologo allievo del professor Dogliotti. Due professionisti la cui notorietà è velata dal tempo. Ma per vent’anni, dalla fine degli Anni 50, i giornali li citavano a ogni missione spaziale come testimoni della lotta che russi e americani avevano ingaggiato per impadronirsi del cosmo.

(Giovanni Battista Judica Cordiglia e il fratello Achille)

Dal loro punto di ascolto, prima nel centro di Torino, in via Accademia Albertina, poi in un bunker tedesco affittato per due lire in collina, infine nell’ala di una casa di cura del Canavese, acchiapparono i segreti, divulgarono i successi e le tragedie, registrarono i suoni e le voci di missioni in cui avevano messo il naso non perchè fossero spioni di mestiere ma perchè erano entrati in un gioco più grande di loro, e lo giocavano benissimo.
Diventarono «i ragazzi di Torre Bert». Ancora oggi sembra impossibile che due radioamatori dilettanti abbiano potuto scoprire così tanto del più complesso conflitto tra le due superpotenze, e uscire indenni dalle trame di quegli anni.

IL BIP BIP
«Da bambini - raccontano i fratelli Judica - avevamo la passione per la radio, il più bel giocattolo del mondo, e la curiosità di andare sempre oltre nell’ascolto ci spinse ad allestire in casa una piccola stazione, fatta di materiale recuperato dai depositi di guerra e di antenne che progettavamo noi. La nostra Bibbia era una rivista che si chiamava “l’Arrangiatore”. Quello fu l’inizio del gioco. Poi nel '57 i russi mandarono in orbita il primo Sputnik e ne captammo il bip bip. Per noi cominciò la caccia ai segnali dallo spazio, una fantastica malattia».

Oggi li chiameremmo hacker. Arrivarono con la fantasia e l’entusiasmo dove altri non potevano. O, se potevano, tacevano. Due rompiscatole cosmici. Guardati con incredulità dalla Nasa, dove andarono nel ‘64 dopo aver vinto alla Fiera dei Sogni, uno dei programmi-cult di Mike Bongiorno; controllati dai sovietici per i quali erano gangster dello spazio.

(Giovanni Battista Judica Cordiglia e il fratello Achille)

«Nel settembre ‘63 abitavamo a Torino, avevamo le antenne sistemate sul terrazzo. Venne un certo Anatoli Krassikov, ufficialmente era il corrispondente della Tass da Roma, in realtà era un uomo del Kgb. Voleva vedere la stazione, ci propose di collaborare tecnicamente con Mosca. Dieci minuti dopo che se n’era andato arrivò il nostro controspionaggio. Da quel momento sapevamo di essere controllati».

Paura? «Quando trasferimmo il centro di ascolto, che chiamammo Torre Bert, nel bunker isolato in collina, ci passavamo le notti: avrebbe potuto venire chiunque anche soltanto per rubarci l’attrezzatura. E quando lo lasciammo perchè trovammo le bandiere rosse sul tetto e capimmo che era un segnale pericoloso, scoprimmo che qualcuno aveva messo di nascosto le mani sulle bobine cosparse di grafite. Qualche spia, di sicuro. Però non ci pensavamo o forse erano altri tempi. Eravamo eccitati dalla gara spaziale: ci appagava la conferma di qualcosa che non avremmo dovuto sapere, anche se talvolta ciò che ci nascondevano era la tragedia, la morte di un uomo». O di una donna.

«LE VITTIME SONO 14»…
Il libro e il documentario riapriranno le polemiche sulle morti mai ammesse. Secondo i due fratelli in quel periodo almeno 14 cosmonauti sovietici si sono persi nello spazio per una manovra sbagliata, o sono morti al rientro nell’atmosfera. «Gli americani - spiegano - comunicavano tutto e si esponevano alle brutte figure, a Mosca invece mantenevano il silenzio sulle operazioni finchè non avevano avuto successo. Ma le nostre antenne ricostruivano quanto stava accadendo.

Torino era un luogo privilegiato, il primo punto dove le astronavi sovietiche riprendevano contatto con le basi in Russia, dopo il black out imposto dal sorvolo degli Usa e dell’oceano. Così riversavano tutti i dati. Cogliemmo la voce di Gagarin e annunciammo la presenza del primo uomo nello spazio qualche minuto prima che lo ufficializzasse la Tass. Prima di lui, però, ci sono stati tentativi di cui non si è saputo niente. Nel novembre ‘60, sei mesi prima di Gagarin, sentimmo l’Sos nitido di un veicolo che si allontanava dalla Terra, senza possibilità di tornarci. Nel maggio ‘61 registrammo la morte in diretta di un equipaggio: due uomini e una donna».

Il messaggio della donna è un pugno nello stomaco. I due colleghi probabilmente sono già morti, la cosmonauta cerca aiuto alla base: la manovra di rientro è fuori controllo. La voce ripete ossessivamente dei numeri e «ho caldo, ho caldo, ho caldo». «Questo il mondo non lo saprà», è la sua frase che dà il nome al libro.

(Giovanni Battista Judica Cordiglia e il fratello Achille)

NIENTE POLITICA…
«Un’altra volta - aggiungono i fratelli Judica - captammo il battito cardiaco e il respiro affannoso di un essere cui evidentemente mancava l’aria. Facemmo ascoltare il nastro al professor Dogliotti. Lo analizzò e non ebbe dubbi. I sovietici però non ammettevano le tragedie, ci accusavano di inventarci persino i nomi degli astronauti, dimenticando che li prendevamo dalle loro riviste e che con noi, all’ascolto, c’erano sempre giornalisti e tv di tutto il mondo. Emilio Fede, alla Rai, ci conosceva bene. Non ci spingeva l’ideologia, non eravamo anticomunisti, nè al soldo degli americani. Solo c’indispettiva che si negasse la realtà. E gli astronauti erano volontari consapevoli del rischio di morire».

Nel villino a Ciriè i vecchi strumenti parlano di un’epoca lontana, centinaia di nastri conservano le voci e i ricordi. Oggi i fratelli hanno smesso di ascoltare il cielo.
«La fine la decretammo nel ‘75 con la missione congiunta tra l’Apollo e la Soyuz, russi e americani che si danno la mano in orbita». Di Torre Bert resta l’antenna gigantesca, in giardino.

Tale filmato verrà presentato anche alla fiera del libro di Torino che inizierà domani… assieme al libro “Dossier Sputnik”… di più non so dire, se non che l’evento avverrà nella mattina di giovedì…

14 eh?
Vabbè, no comment.
Speriamo vi sia qualche traccia di prova documentale di queste affermazioni, nel senso di archivi sovietici riaperti.
Ovviamente, non so in quali “meandri” ben 14 lanci manned avrebbero potuto superare le maglie del radioascolto dei servizi USA (Lo stesso insomma che diciamo spesso per la questione moon hoax, ma a “superpotenze” invertite).
Vabbè, ognuno legge quel che vuole, anche le favole. :stuck_out_tongue_winking_eye:

14 cosmonauti morti?? :scream:

Ha ha ha ha - scusate ma la grassa risata ci vuole… :grinning: :grinning:

I russi, all’inizio della corsa allo Spazio, non li avevano neppure 14 cosmonauti!!!

Nel maggio ‘61 registrammo la morte in diretta di un equipaggio: due uomini e una donna

vi chiedo (anche se secondo me è impossibile), l’URSS aveva già la tecnologia per lanciare insieme 3 uomini nello spazio nel 1961!??

Nel maggio ‘61 registrammo la morte in diretta di un equipaggio: due uomini e una donna

vi chiedo (anche se secondo me è impossibile), l’URSS aveva già la tecnologia per lanciare insieme 3 uomini nello spazio nel 1961!??

La tecnologia si, del resto la Voskhod 1 (in cui furono lanciati 3 cosmonauti) era una Vostok modificata, la possibilità no.

Nel 1961, almeno fino al mese di marzo, i russi erano impegnati nei voli di collaudo, conclusisi con il volo di Gagarin (12 aprile 1961).
Subito dopo iniziarono i preparativi per l’impegnativa missione di Titov, ben 24 ore nello spazio.

Sarebbe stato impossibile modificare la Vostok, con appena un lancio manned alle spalle, per lanciare 3 cosmonauti.

Inoltre è vero che la Voskhod fu ottenuta per modifica dalla Vostok, ma questa modifica prese quasi un anno di tempo, tra test e lanci reali.
Inoltre nel 1961 non sarebbe stato possibile lanciare 3 cosmonauti con una Vostok modificata per le seguenti ragioni:

  1. Non c’era la necessità politica di farlo, all’epoca l’URSS dominava il gioco, la Voskhod nacque come “risposta” alla Gemini (a sua volta frutto del discorso di Kennedy del 1961) che allora non esisteva.

  2. La Voskhod usava i paracadute ed i razzi frenanti del satellite spia russo Zenith 2 (una versione militare automatica della Vostok) che allora non era stata ancora collaudata.

  3. La Voskhod utilizzava i sedili (kazbek) sviluppati per la Soyuz, che all’epoca non era stata ancora progettata.

Come si vede gli Judica-Cordiglia si sbagliano di grosso, o in malafede, o vittime di un abbaglio.
In ogni caso le loro tesi potevano avere qualche consistenza solo nel periodo in cui furono promulgate, ossia negli anni '60. Con il livello di conoscenza attuale, dovuto all’accesso degli archivi russi susseguente la caduta dell’URSS, non c’è più spazio per “misteriosi” cosmonauti morti.

[...]
ALMENO 14 SI SONO PERSI NELLO SPAZIO. MA MOSCA NON LO AMMETTEVA”…Marco Ansaldo per “La Stampa” [....] Facemmo ascoltare il nastro al professor Dogliotti. Lo analizzò e non ebbe dubbi.

Anche la segretaria di Percival Lowell disegnava canali su Venere osservato al telescopio, e un astronomo suo assistente li vedeva perfino sulle lune di Giove.

La storia dei canali di Marte è un caso esemplare di suggestione e pregiudizio nell’interpretazione di dati osservativi, le immagini telescopiche dei pianeti. A chi vuole andare oltre la superficialità e la mancanza di rigore suggerisco Planets and Perception: Telescopic Views and Interpretations, 1609-1909. Non è solo un libro, è una lezione di umiltà scientifica e di prodenza.

Paolo Amoroso

Speriamo vi sia qualche traccia di prova documentale di queste affermazioni, nel senso di archivi sovietici riaperti.

Prove? A che servono nel mondo superficiale dei media?

Paolo Amoroso

14 cosmonauti? :scream:
ORPOLINA!
Mi paiono un tantino troppi … :roll_eyes:

14… ma scusate, io sono un non esperto del settore, sono solo un autodidatta e nemmeno tanto bravo, ma come si diceva sopra, da quando l’URSS non c’è più tutti i suoi segreti militari sono stati sbandierati ai 4 venti. 14 cosmonauti prima di Gagarin sono uno scoop pazzesco!
E poi, come si faceva a sapere quali frequenze radio avrebbero usato i russi con i cosmonauti “prima” di mandarli nello spazio? Ma restiamo sulla buona fede degli intercettatori, se avessero captato delle armoniche o cose simili? Io a naia facevo il radiofonista e mi capitava spesso di captare trasmissioni su altre frequenze. Potrebbero aver veramente ascoltato trasmissioni che so, tra l’equipaggio di un aereo sperimentale ad alta quota ed il controllo di terra.
:smiley: O forse erano le prove sperimentali di aerei da guerra kamikaze? :smiley:

La tecnologia si, del resto la Voskhod 1 (in cui furono lanciati 3 cosmonauti) era una Vostok modificata, la possibilità no.

Nel 1961, almeno fino al mese di marzo, i russi erano impegnati nei voli di collaudo, conclusisi con il volo di Gagarin (12 aprile 1961).
Subito dopo iniziarono i preparativi per l’impegnativa missione di Titov, ben 24 ore nello spazio.

Sarebbe stato impossibile modificare la Vostok, con appena un lancio manned alle spalle, per lanciare 3 cosmonauti.

Inoltre è vero che la Voskhod fu ottenuta per modifica dalla Vostok, ma questa modifica prese quasi un anno di tempo, tra test e lanci reali.
Inoltre nel 1961 non sarebbe stato possibile lanciare 3 cosmonauti con una Vostok modificata per le seguenti ragioni:

  1. Non c’era la necessità politica di farlo, all’epoca l’URSS dominava il gioco, la Voskhod nacque come “risposta” alla Gemini (a sua volta frutto del discorso di Kennedy del 1961) che allora non esisteva.

  2. La Voskhod usava i paracadute ed i razzi frenanti del satellite spia russo Zenith 2 (una versione militare automatica della Vostok) che allora non era stata ancora collaudata.

  3. La Voskhod utilizzava i sedili (kazbek) sviluppati per la Soyuz, che all’epoca non era stata ancora progettata.

Come si vede gli Judica-Cordiglia si sbagliano di grosso, o in malafede, o vittime di un abbaglio.
In ogni caso le loro tesi potevano avere qualche consistenza solo nel periodo in cui furono promulgate, ossia negli anni '60. Con il livello di conoscenza attuale, dovuto all’accesso degli archivi russi susseguente la caduta dell’URSS, non c’è più spazio per “misteriosi” cosmonauti morti.

grazie archipeppe per la tua chiara spiegazione. :wink:

Tale filmato verrà presentato anche alla fiera del libro di Torino che inizierà domani... assieme al libro "Dossier Sputnik"... di più non so dire, se non che l'evento avverrà nella mattina di giovedì...

…Quanto vorrei essere presente… comunque il libro l’ho già prenotato e dovrebbe arrivarmi tra qualche giorno.
Seguo da anni le attività dei fratelli JC e ammiro la loro perseveranza nel trattare una argomentazione così spinosa come è quella relativa ai “cosmonauti perduti”.
Secondo una mia modestissima opinione (personale, s’intenda), la spiegazione più plausibile che gli JC possano fornire sulla vicenda è data proprio dalla loro perseveranza e tenacia nel trattare l’argomentazione.
Dopo tanti anni dai presunti eventi (qualcosa in più di 40) hanno ancora la forza e la determinazione di scrivere libri e di essere protagonisti di documentari.
Questo mi fa pensare che abbiano qualcosa di reale da raccontare (considerazione personale, s’intenda).
Ecco perchè, sempre secondo me, i fratelli JC sono e saranno da considerare dei veri e propri personaggi della storia dell’astronautica italiana e mondiale.

Vorrei sottolineare quanto dice l’amico LOrlandi, a proposito dei due fratelli JC.

Aldilà delle presunte intercettazioni di “lost cosmonauts” restano due grandi pionieri nel campo del tracciamento a terra di satelliti artificiali.

Basti pensare che, negli anni '60, erano equipaggiati con un “tracking room” che non aveva eguali nel nostro paese, almeno fino all’avvento di Telespazio (parlando del settore civile) e paragonabile a quella, arcinota, di Jodrell Bank.

Questo merito va ascritto loro, lo ripeto, aldilà della vicenda dei presunti cosmonauti “perduti”, rischiano di passare alla storia solo per quello e sarebbe un peccato…

Luigi, senza voler innescare alcuna nuova polemica, peraltro già fatta a suo tempo, credo sia corretto mettere almeno dei paletti per definire i criteri di ricerca storica: una cosa sono i racconti personali, le opinioni, e le affermazioni risolute (anche prolungate nel tempo), altra la conduzione di una seria ricerca storica, che si basa sulla produzione delle fonti conslutate (archivi, libri, interviste, ecc) e sulla loro analisi.

Io non voglio esprimere giudizi sulle affermazioni dei due fratelli JC, ma certamente non posso inquadrare il loro lavoro nel contesto dell’analisi storica attendibile.