Una biblioteca lunare?

buongiorno, una curiosita

nessuno ha mai pensato di creare sulla luna (o da qualche altra parte) un back up di tutto lo scibile umano in caso di disastri planetarii?

se cosi fosse potrebbe essere un idea valida per qualche agenzia? (ok, forse sono un pochino presuntuoso)

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Tipo un archivio digitale? Più economico e pratico farlo in orbita o in fondo a una galleria dentro una montagna…

Ma credo che il problema ora sia rendersi conto che vale la pena preservare lo scibile umano.

Già fatto, più o meno. Anche se non è finita benissimo

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Qualcuno ha pensato di creare datacenter distribiti nello spazio. Ad esempio altrove mi pare ci sia un intero 3d sulla possibilita’ di aggiungere capacita’ di elaborazione e storage ai satelliti Starlink. Avere server virtuali in orbita potrebbe dare dei vantaggi per certi tipi di applicazioni, minimizzando il ping time e il tempo di accesso ai dati per gli utenti terrestri. Inoltre nel lungo termine (molto lungo) le risorse di sistema nello spazio potrebbero addirittura costare meno che sulla Terra, data la possibilita’ di avere energia perenne gratis (almeno su certe orbite) e raffreddamento passivo.

E’ fantascienza, ma il fanta sta sbiadendosi velocemente, qualcosa potremmo vederlo presto…

Quindi pazienta un po’ e magari le cache di tutto il web, le copie di wikipedia e gli archivi significativi contenenti tutto lo scibile potrebbero finire sparpagliati per il sistema solare, anche in ottica CDN (content delivery network) ovvero un sistema che permette di mimizzare il ping time replicando i dati su server piu’ vicini. Ovviamente se hai utenti altrove, servono copie vicine a loro e la cosa diventa ancora piu’ importante quando i lag sono nell’ordine dei minuti invece che dei microsecondi.

Se poi non ci fidiamo dell’elettronica, e’ meno difficile di altre cose fare delle copie fisiche dei dati su materiali ISRU procurati su altre superfici planetarie.

Comunque fa parte del grande progetto per rendere l’umanita’ multiplanetaria e ridondante.

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L’idea non è peregrina, dato che di fatto avere copie di “backup” smaterializzate dello scibile umano consente di creare, in teoria, tante copie di sicurezza quante ne vogliamo.
Ad oggi, che io sappia, non ci sono agenzie spaziali che hanno studiato questo problema.

Ma cercando di trasformare l’idea in una realtà concreta, mi vengono alcune domande (non dirette a nessuno, sono spunti di riflessione):

  • preservarlo per chi? o in altre parole, è qualcosa che dovrebbe essere a uso degli umani o deve essere interpretabile anche da eventuali specie aliene che dovessero incrociare il nostro sistema solare tra N anni? Perché a seconda della scelta il “formato” di immagazzinamento di tali dati deve, un po’ come il Voyager Disk, essere qualcosa di decifrabile una volta fornito un set relativamente semplice di istruzion per leggere il tutto.
  • abbiamo una tecnologia di scrittura dei dati che ne assicuri la conservazione e incorruttibilità per periodi lunghi o lunghissimi (secoli/millenni)? E quali tecnologie dovremmo “dare per scontato” nei potenziali lettori perché le informazioni possano essere accedute al momento giusto?
  • come dovremmo gestirne responsabilità e aggiornamenti?
  • chi paga?

Feed for thoughts.

Uno scenario simile è uno dei capitoli più strazianti del libro “Nella quarta dimensione” di Liu Cixin

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Concordo a pieno con il pensiero di Marco. Un particolare non da poco è lo scopo a cui sarà destinato: se è una copia di backup per avere accesso alle informazioni in luoghi diversi dalla Terra (Luna, Marte, viaggi interplanetari) allora molti requisiti di leggibilità vengono meno. Se invece fosse una copia di backup in caso di catastrofe naturale sulla Terra (e quindi la totale o quasi scomparsa della specie umana, chi ne potrebbe mai trarre beneficio?) Sicuramente esistono metodi attualmente per comprimere lo scibile umano in pochi centimetri cubi di memoria, ma se poi no c’è la tecnologia o soprattutto manca la specie in grado di leggerla, non serve a tanto.

Del resto l’Universo è qui da almeno 13 miliardi di anni e abbiamo capito che era più grande di quello che si pensava solo nel 1929 (meno di cento anni fa). E di dati l’Universo ne ha da fornire, eravamo noi (e i microbi, dinosauri et similia) che non avevano le capacità e tecnologie per capirlo.

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per chi; per gli umani sopravvissuti ad una catstrofe, per gli alieni che capitassero dalle ns parti, per cesare e la sua banda di scimmioni che vorrebbero capire chi sia quella tizia di cui han rinvenuto il busto sulla riva dell oceano

tecnologia da dare x scontata: quella minima necesaria per arrivare sul posto o anche solo per effettuare delle “interrogazioni da remoto”

responsabilita e aggiornamenti: pluralismo assoluto, assegnerei spazi a una molteplicita di enti, nazioni, organismi sovranazionali, universita, enti di ricerca. poi son mazzi dei futuribili storici interpolare le fonti

chi paga: io no, sono noneso, noi siamo tirchi per motivi religioso/culturali non eludibili

I normali hard disk o SSD se non vengono “riaccesi” ogni tanto nel giro di qualche decennio perdono tutti i dati immagazzinati.
Mentre i CD e DVD dovrebbero durare qualche secolo.

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È un discorso interessante.

A voler fare una “lista della spesa”, mi vengono in mente:

Un supporto per la scrittura dei dati incorruttibile.

Un lettore che possibilmente non necessiti di energia (o quantomeno ne usi una quasi sempiterna e “built in”) anch’esso indistruttibile.

Una stele di rosetta che offre a sia le istruzioni per il funzionamento, sia una chiave di decifrazione dei contenuti.

Un bunker con più accessi facili da individuare e da usare.

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Preciso meglio.

L’ipotesi per far durare una frase importante e’ scolpirla nella pietra. E’ un vecchio sistema ma funziona.

Se scolpisci con un laser un QR code su una pietra lunare o di altro corpo celeste non soggetto a erosione dovuta al meteo puoi salvare una quantita’ non trascurabile di informazioni su un supporto che sappiamo essere molto molto durevole. Le iscrizioni su pietra durano parecchio, e’ gia’ testato. E non parlo solo delle incisioni umane, ma anche dei fossili che sono incisioni naturali.

La tecnologia per farlo esiste gia’ e le pietre su corpi senza atmosfera, senza irraggiamento solare e basso livello di micrometeoriti, ad esempio seppellendole, sono quasi eterne. I fossili sulla terra durano milioni di anni… nello spazio probabilmente molto di piu’.

Inoltre se salvi piu’ copie dello stesso messaggio su piu’ corpi celesti, magari alcuni dei quali in orbita iperbolica interstellare (tipo Borisov o Oumuamua), mettendo anche CRC e codici a correzione di errore, la probabilita’ di perdere quell’informazione la puoi abbattere a volonta per via statistica applicando la semplice teoria dei codici.

Per istruire il lettore, possiamo assumere che le principali codifiche QR Code saranno patrimonio di qualunque sopravvissuto umano. Se invece i destinarari sono gli alieni si possono mettere messaggi e chiavi di lettura di complessita’ crescente che facciano da istruzioni e stele di rosetta.

Non serve un dispositivo di lettura specifico. Il lettore deve fare una foto della pietra incisa e poi decifrare il codice, inventandosi dei software per aiutarsi.

Quindi dobbiamo iniziare a incidere info su dei monoliti e poi nasconderli/mandarli in giro. Mi ricorda qualcosa.

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restando all ipotesi elettronica, anche se quella di spargere monoliti (neri con dproporzioni tassativamente 1 4 9 mi raccomando) mi intriga, ci sarebbero un mucchio di problemi tecnologici da affrontare, problemi la cui anche solo parziale soluzione avrebbe ricadute ancora piu dirette di quelli dell astronautica esplorativa, il che magari potrebbe aiutare a raccattare finanziamenti in ambiti diversi da quelli in cui di solito pesca la ricerca aerospaziale (le aziende di big data quanto sarebbero interessate a qualcosa che prolunghi anche solo di un fattore 10 la durata delle loro infrastrutture, o la loro capacita di archiviazione a parita di spazio e altre risorse?)

Bisogna tener conto del fatto che la Luna si sta allontanando dalla Terra di pochi centimetro all’anno.

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Per il momento mi accontenterei di spargere data center nel Sistema Solare, in modo da poterci accedere in tempi brevi da parte di missioni, colonie, industrie che si trovino da quelle parti. Tipo un MarsDataCenter, per iniziare, poi un JupiterDataCenter ecc. ecc.
Per cose del genere basterebbe la tecnologia odierna? Invece per creare copie di backup dello scibile umano in caso di catastrofi credo che l’idea di scolpire la roccia e sotterrarla sia la soluzione più ‘semplice’ e di maggiore durata.

Concordo perfettamente sia su un mezzo che garantisca l’incorrutibilità dei dati che sulla “stele di rosetta” per la decifrazione: non dimentichiamoci che siamo in grado di leggere la scrittura etrusca, ma non di capirla. Penso che una simile biblioteca si possa concepire più per i discendenti dell’umanità che per eventuali alieni, per cui le difficoltà di comunicazioni sarebbero nettamente maggiori. A riguardo mi sembrerebbero più indicate immagini e suoni, ma poi mi è venuto il dubbio che magari potrebbero vedere e sentire in modo diverso da noi, per cui la musica di Mozart e Beethoven, che per noi è bellissima, alle loro “orecchie” potrebbe risultare molto sgradevole.

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Mi spiace darti questa informazione ma cd e dvd qualche secolo sarà ben difficile, non sono così stabili. quelli stampati possono arrivare a qualche decennio, quelli masterizzati spesso meno di 10 anni. Non usare mai questi supporti per backup importanti a lungo termine.
HDD e memorie allo stato solido non perdono le informazioni quando non usati, usarli o meno non cambia la situazione. Piuttosto non vedo nessuno dei sistemi di memorizzazione ad alta densità nello spazio.
Il motivo è lo stesso dei circuiti radiation hardened: più miniaturizzi più un singolo evento di urto con un nucleo o anche un fotone energetico produce danni e questo non va bene con un backup per secula seculorum.
Si potrebbe pensare di produrre tante copie di un sistema di archivio, ma che deve comprendere anche almeno un visualizzatore in situ e un sistema di comunicazione. Diventa un impegno notevole, non so se alla fine possa avere più senso rispetto a backup multipli in posti lontani sul pianeta.

Voglio dire che nel momento in cui averlo sulla luna diventa fondamentale per preservarlo, sulla terra deve essere accaduta una catastrofe talmente grande che non ci sarebbero verosimilmente più le condizioni per tornare sulla luna a prenderlo, né per comunicare dal pianeta al satellite

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Questo dovrebbe fare il caso tuo:
https://www.hdblog.it/2016/02/16/disco-ottico-in-quarzo-da-360-TB/

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per iniziare: una missione fattibile da molte agenzie, forse nemmeno troppo costosa e che avrebbe grossi ritorni mediatici (le agenzie non ci guardano al marketing…). non ho idea tecnologici: scrivere tutto su un monolite (nero 1x4x9) e spedirlo nel cratere thyco
la chiamiamo SENTINEL
con sentinel2 passiamo all elettronica…

Se parliamo di preservare lo scibile umano per il futuro o per eventuali alieni che trovassero la biblioteca, il problema di fondo sarebbe la leggibilita’ futura dei dati, oltre al loro mantenimento nel tempo.

Mi spiego:
Da quanto ho letto in giro, il grosso problema dei dati e’ quello di renderli facilmente leggibili nel tempo, da sistemi che potrebbero essere molto diversi da quelli attualmente esistenti, o eventualmente “alieni”.

Serve quindi un sistema che per prima cosa spieghi come sono organizzati i dati e quindi che fornisca le istruzioni su come fare a leggerli.
E il tutto deve essere facilmente interpretabile da qualunque essere abbastanza intelligente da riuscire a trovarli.

Probabilmente un linguaggio universale come la matematica potrebbe essere d’aiuto… la famosa iniziale sequenza di numeri primi, come, se non erro, e’ stato fatto con il famoso messaggio di Arecibo, o qualche film di fantascienza.

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come si chiamava la tipa di arrival?