Una missione manned per Venere...

…seeeeeee direte voi! :grin:

Beh, è fantascienza, chiaramente :wink: come vi avevo anticipato nella mia presentazione, nel tempo libero (poco, purtroppo) mi diletto da tempo nella scrittura di piccoli racconti di fantascienza, senza pretese.

Ultimamente, anche grazie ad un paio di amici che mi hanno incoraggiato, ho deciso di impegnarmi in un progetto un po’ più lungo che mi tenga occupato per diverso tempo, e per farlo avrei bisogno del vostro aiuto: mi servono alcuni pareri su diversi dettagli tecnici che vorrei definire in modo quantomeno credibile all’interno del mio racconto.

Se per voi non è un problema, terrei viva questa discussione per chiedervi, di volta in volta, alcuni consigli sulle curiosità che dovessero presentarsi man mano che procedo con la storia (sulla quale al momento tengo il più assoluto riserbo!)

Fondamentalmente le prime domande che vi farei riguardano un’eventuale missione manned per Venere: non mi preoccupa tanto il viaggio (lungo ma non inconcepibile) quanto le condizioni sulla superficie.
La temperatura in particolare mi sembra un problema difficile da risolvere: come mantenere un ambiente abitabile all’interno di un eventuale lander?
E poi la densità dell’atmosfera: che tipo di ambiente ci si dovrebbe aspettare al livello del terreno? Che tipo di movimenti sarebbero possibili per un’eventuale veicolo? (escludo l’uso di tute) Un’atmosfera densa implica, per capirci, la possibilità di ‘navigarci’ dentro?

Come vedete devo sistemare una grande quantità di cose! :skull:

L’altra missione al centro del mio racconto sarà molto diversa, diretta su un satellite giovano…altri problemi: viaggio lungo, temperature basse. Quale fonte di energia sarebbe ipotizzabile? Quali soluzioni tecniche per una ‘nave’ in grado di sostenere un viaggio di…quanto? 13 anni? Senza rifornimenti di alcun tipo sono davvero parecchi!

Direi che c’è già abbastanza di cui parlare! Tenete presente che per quanto possibile voglio limitarmi a usare tecnologie già esistenti o quantomeno ipotizzabili nell’immediato futuro, senza usare genialità tipo “il pulsante della gravità” o “il generatore di ossigeno” (entrambi tratti da un telefilm che ho incrociato in tv in queste settimane, giuro :grin:)

Grazie a tutti per qualsiasi idea o contributo che vorrete fornire!

Blitzed, per Venere devi chiedere alle donne :slight_smile:
ottima iniziativa la tua!

"Fondamentalmente le prime domande che vi farei riguardano un’eventuale missione manned per Venere: non mi preoccupa tanto il viaggio (lungo ma non inconcepibile) quanto le condizioni sulla superficie.
La temperatura in particolare mi sembra un problema difficile da risolvere: come mantenere un ambiente abitabile all’interno di un eventuale lander?
E poi la densità dell’atmosfera: che tipo di ambiente ci si dovrebbe aspettare al livello del terreno? Che tipo di movimenti sarebbero possibili per un’eventuale veicolo? (escludo l’uso di tute) Un’atmosfera densa implica, per capirci, la possibilità di ‘navigarci’ dentro? "

Porsi degli opbiettivi al momento irraggiungibili non è da stupidi. Saggiare la possibilità con i mezzi ora a disposizione è una prassi seguita anche dagli enti spaziali.
Dunque, ricapitoliamo. Venere ha una temperatura superficiale prossima ai 400° centigradi ed una pressione di circa 100 atmosfere, all’incircala stessa a 1000 metri di profondità negli oceani, fino a 1000 km di quota. La pressione non è un grosso ostacolo. Oggi ci sono batiscafi manned e non che scendono tranquillamente a profondità maggiori. Poi non c’è l’acqua e questo in parte può essere un vantaggio. Se volessi esplorare la superficie di Venere però non lo farei con un veicolo terrestre, ma con una mongolfiera o un dirigibile.
La mia “base” sarebbe mobile e fluttuante. Avrei una sonda appesa ad un cavo che vola a pochi metri o quanto basta dalla superficie, anche perché altrimenti rischierebbe di finire su una delle tante colate laviche e lì altro che 400°. Ovviamente la sonda sarebbe dotata di penetratori per raccogliere campioni ma anche di un’ancora nel caso dovessi fermare la base per ulteriori esplorazioni. Fin qui sembra tutto simile all’esplorazione di un fondale marino, solo che al posto della nave ho un dirigibile o simile che vola sopra lo strato più basso e denso. Il freno della sonda calata verso la superficie e quindi la differenza di velocità mi potrebbero permettere di sfruttare l’energia eolica dei venti impetuosi di Venere per creare energia elettrica. Ma potrei anche impiantare una ventola fermata con cavi alla superficie ed a sua volta collegata sempre con cavi alla “base”. Magari per sicurezza anche più ventole. altrimenti visto i corpi nuvolosi a diverse velocità, potre usare l’energia elettrostatica dovuta alle quote diverse, ma qui c’è da dire che potremmo farlo anche oggi sulla Terra se ne fossimo capati. Vai quindi per l’energia eolica, pur non trascurando quella fotovoltaica, che la luce del Sole comunque arriva anche sulla superficie di Venere, e nemmeno quella nucleare. poi per il ritornoin orbita, beh, dammi tempo per pensarci, oppure fallo tu… :slight_smile:

“L’altra missione al centro del mio racconto sarà molto diversa, diretta su un satellite giovano…altri problemi: viaggio lungo, temperature basse. Quale fonte di energia sarebbe ipotizzabile? Quali soluzioni tecniche per una ‘nave’ in grado di sostenere un viaggio di…quanto? 13 anni? Senza rifornimenti di alcun tipo sono davvero parecchi!”

Energia nucleare. Il fotovoltaico a quelle distanze lo vedo ancora molto critico, se non vuoi usare vele colossali che oltre all’energia ti fornirebbero anche una spinta. E’ possibile avere generatori nucleari di lunga durata senza per forza assemblare una centrale atomica nello spazio. Nè più ne meno di quelo che si fa oggi con le sonde che si allontanano troppo dal Sole. Problemi di contaminazione radioativa per l’equipaggio sono 0. Il reattore si trova in una struttura a traliccio lontana e schermata in modo che eventuali radiazioni pericolose non raggiungano la parte abitata. Possibilità d’effettuare riparazioni in remoto con bracci meccanici e realtà virtuale… per l’energia sei a posto. Ti timane la parte inerente la sopravvivenza dell’equipaggio. 13 sono tantini, troppi. Riduci i tempi, semprechè non ci sia qualcosa d’impellente da raggiungere, ma te lo vedi gli astronauti che dopo 13 anni arrivano in orbita saturniana e ci trovano dei loro colleghi partitti 5 anni prima perché nel frattempo le tecnologie si sono evolute e il volo spaziale diventa più breve? Ok, magari 13 anni sono pochi per un simile balzo tecnologico, però mai mettere limiti alla provvidenza se ci sono in ballo delle impellenze…
Poi bisogna vedere se l’equipaggio una volta arrivato in posto può procurarsi materia prima per riempire le stive per il viaggio di ritorno. Penso all’acqua se trattasi di lune ghiacciate. Sia da bere che da trasformare in ossigeno ed idrogeno dai mille usi. Un volo radente nell’atmosfera di giove od il prelievo di parte di essa con un apposito “aspiratore” potrebbero procurare altri elementi utili. L’ammoniaca è alla base di molti processi chimici. Anche lo zolfo di Io si presta… in questo modo l’equipaggio potrebbe affrontare il viaggio di ritorno senza portarsi appresso tutto il necessario per il volo di andata e ritorno, cosa buona in termini di massa e quindi di consumo di “carburante”.
Anche la propulsione: un propulsore sempre attivo o uno da attivare solo in determinati momenti. L’uso dell’effetto fionda del Sole o di altri pianeti…
L’unica cosa sicura è che la tua astroave sarà bella grossa, anche se a bordo c’è un solo membro dell’equipaggio.

Ok, è tutto per ora. Se ti serve altro… sono/siamo qui.

La pressione e’ il problema minore. Purtroppo l’atmosfera venusiana e’ anche altamente corrosiva. Immagina di farti un bell’idromassaggio con una lancia da pompiere che spruzza acido solforico a 400 gradi. Ecco, ci sei. Mi pare che il record di durata di “qualcosa” sulla superficie sia di una sonda Venera con meno di un’ora.

Sì, siamo sotto i 60 minuti! I lander di Venera sono oggetti che ho sempre stimato tanto: li ho scoperti ‘tardi’, e prima di conoscere i dettagli delle missioni non avevo idea che delle sonde potessero sopravvivere sulla superficie del pianeta!
Per questo ce l’ho in avatar: è un bell’esempio di come l’ingegno umano possa superare anche le sfide apparentemente più difficili! 56 minuti non sono tanti, ma sono un grande risultato credo…però sarei curioso di sapere se le sonde hanno smesso di funzionare per la temperatura o per corrosione dei materiali…

Comunque vi devo ringraziare moltissimo: mi avete già dato moltissimi spunti, inizio a pensare a qualche ‘dettaglio’…sicuramente avrò ancora bisogno di voi!

Probabilmente dico una cavolata non essendo esperto della materia, ma Wiki riporta 110 minuti di sopravvivenza per Venera 12.
Capisco che non è una fonte da prendere come oro colato, ma riporta un tempo doppio di quel che dite voi…

A me dice 95 minuti.

Blitzed, una cosa: ma perchè invece di un viaggio su Venere non fai un viaggio su Tritone o su Plutone? Sarebbe più semplice. :stuck_out_tongue_winking_eye:
La sonda Venera 11 non potè trasmettere immagini perchè le coperture ottiche erano state progettate male e non riuscirono a essere rimosse perchè non riuscivano a constastare la pressione atmosferica.

la temperatura in realtà non dovrebbe essere un problemo insormontabile!

finche c’è la possibilità di attuare un circuito a pompa di calore si potrà sempre avere aria condizionata! ( e vero! )

per la corrosione si può prendere ad esempio il nostro stomaco: per non essere corroso, si riveste di una secrezione protettiva, lo stesso protrebbe esser fatto da un abitat… una sorta di protezione ablativa, realizzata con i materiali presi in loco ( in particolare, se chimicamente fosse possibile, dalla stessa atmosfera )

in fine la pressione, sebbene elevata non invincibile! un abitat a forma di batiscafo sopporterebbe tranquillamente la pressione, e tute come quelle dei palombari di profondità dovrebbero altrettanto esser sufficenti!

poi dipende tutto dal’epoca in cui è ambiantato: in star trek risolvono sempre tutto con un raggio o un campo di forza!

Ma la pompa di calore deve avere un elemento esterno che disperda il calore ‘assorbito’ all’interno…e se la temperatura esterna è superiore ai 400°, l’elemento di scambio dovrebbe essere più caldo di 400° per trasferire calore…o sto dicendo una boiata? :flushed:
E’ proprio una delle cose che non ho mai capito bene…se il dissipatore di un frigorifero lavora sui (ipotizzo) 50°, e fuori ci sono 60°…lui come fa a cedere calore all’esterno?

Sulle Venera: avete ragione, la durata della 12 dovrebbe essere stata di quasi 2h, me ne sono reso conto subito dopo aver scritto stamattina ma poi ho avuto da fare e non ho più verificato! A maggior ragione…BRAVE, VENERA :ok_hand: dei lander come si deve :grin:

Quel pianeta comunque è un postaccio…mi piace moltissimo l’idea del “lander” a mongolfiera!

Venere mi serve per la trama, semmai posso cambiare la luna giovana (Europa), se preferite Callisto…a me non cambia niente :grin: :grin: :grin:

La prima cosa che mi viene in mente per abbattere la concentrazione di acido solforico è l’utilizzo di qualcosa di simile ad uno scrubber che si usa negli impianti chimici…vedi:
http://it.wikipedia.org/wiki/Scrubber
Volendo, per renderlo maggiormente efficace si potrebbe rendere basica la soluzione di lavaggio, per salificare l’acido ed abbassarne ancora di più la concentrazione…
Però sinceramente non credo si possa adattare un dispositivo di questo genere per proteggere l’esterno di un modulo di discesa…

l’idea di una “bava” che ricopre il lander, è più… innovativa!

"La mucina è una glicoproteina presente nei secreti mucosi del tratto respiratorio e gastro-intestinale. La glicosilazione delle mucine aumenta gli attriti frizionali tra esse ed il solvente esterno, con conseguente aumento della viscosità della soluzione.

In tal modo la mucina, molto viscosa, diviene un elemento protettivo che forma una specie di velo di protezione sull’epitelio gastro-intestinale o respiratorio. La viscosità aumenta perché la parte glucidica della glicoproteina, essendo altamente idrofila, attira molta acqua, aumentando le interazioni con essa.

In caso di riduzione della glicosilazione della mucina si ha una diminuzione della viscosità, e anche la capacità protettiva decresce. I farmaci a base di glucocorticoidi inibiscono la glicosilazione delle mucine, e sono quindi detti farmaci “pro-ulceranti”."

spalmiamo il lander di muco!

Purtroppo la mucina, come qualsiasi composto proteico, denatura a temperature abbastanza basse…figuriamoci a 400! L’idea comunque è fantastica…un composto sintetico potrebbe forse resistere alle alte temperature e proteggere dalla corrosione!

Ancora una cosa: sott’acqua sappiamo tutti benissimo che la sensazione di ridotta gravità è data dalla spinta ottenuta grazie al principio di Archimede. In un’atmosfera densa dovrei aspettarmi una condizione simile?

In realtà non ci sono (o perlomeno non ne sono ancora state rilevate) colate laviche “fresche” su Venere. Si ipotizza che le ultime eruzioni abbiano avuto luogo 250.000 anni fa. Quindi dal punto di vista della temperatura non rappresenterebbero un pericolo.

Vero, ma interrompono la superficie con corrugamenti forse difficilmente superabili da un mezzo terrestre. Ok, l’idea del pallone non è mia, l’ho letta da qualche parte, ma la trovo congeniale. Se poi invece di un pallone lo facciamo dirigibile, anche meglio. La sonda appesa naviga in un atmosfera densa ed a temperature estreme, ma progettare una sonda per resistere a tali condizioni anche solo temporaneamente non credo sia un problema. L’acido solforico poi potrebbe essere neutralizzato da vernici ad oc. Su Venere poi piove acido ma quando questo raggiunge i mille metri di quota evapora contro la densa atmosfera superficiale. Quindi le pressioni al di sopra non sono poi così elevate. Ecco perchè la navicella potrebbe non essere batisferica, in quanto non dovrebbe sopportare pressioni e temperature elevate, ma solo l’attacco degli acidi.
L’unico vero problema a mio giudizio è decollare verso l’orbita. Ovviamente il tutto senza scomodare tecnologie da SF pura.

Per la missione gioviana potresti prendere spunto dai fumetti di fantascienza della bonelli editore, in particolare nathan never, in un numero il protagonista si ritrova a dover effettuare una missione su Europa, li il gioco si rende facile in quanto si potrebbe ipotizzare una missione verso una base “lunare” pre-esistente che, grazie alla tenue atmosfera fatta di ossigeno e la superficie fatta per lo più di acqua ghiacciata, prende le risorse per la sopravvivenza in loco. Inoltre si pensa che sotto la superficie di Europa l’acqua si trovi ancora allo stato liquido e dal punto di vista di una EVA ti sarebbe più facile ipotizzare delle tute che debbano resistere ai -150° che ai +400° di Venere :slight_smile:

La navicella in realtà è un autentico vascello con motori nucleari e sezioni abitative per l’equipaggio, grossomodo dei monolocali uno a testa per tutti.
La durata del viaggio se non ricordo male si attestava sui 6 anni, impossibile con la tecnologia di oggi, ma visto che stiamo parlando di fantascienza…

questo è l’albo di cui parlo.
http://www.9store.it/shop/-p-223.html?osCsid=e39e00548e02839743583f9c0cedc16e