Una quasi-stella sta per partorire pianeti

E’ piccola, poco luminosa, ma circondata da un disco di polveri che viene ritenuto il grembo da cui si svilupperanno mondi futuri

Nana, bruna e con un disco di polveri attorno che rappresenta il grembo da cui probabilmente nasceranno i pianeti di un nuovo sistema solare. Sono queste le caratteristiche di una quasi-stella scoperta da un gruppo di astrofisici dell’INAF (Istituto nazionale di astrofisica) che presenta aspetti molto interessanti e utili allo studio dell’evoluzione planetaria. ISO-CHA II 13, questa l’astrusa sigla assegnata al nuovo astro, si trova a circa 580 anni luce di distanza, in una regione ricca di gas e polveri interstellari nella costellazione del Camaleonte. Ha una massa di circa 50 volte quella del pianeta Giove (quindi molto piccola rispetto alle dimensioni stellari usuali) e presenta una temperatura superficiale relativamente bassa, di circa 2900 gradi, cioè circa la metà di quella del Sole. Di conseguenza anche la sua luminosità è modesta: di appena un centesimo rispetto a quella solare. L’aspetto più interessante di ISO-CHA II 13 consiste in un disco di polveri con un raggio di alcune decine di milioni di chilometri che è ritenuto possibile sede di formazione di un corteo di pianeti, secondo un processo del tutto analogo a quello che, circa 5 miliardi di anni fa, diede vita al nostro sistema planetario.

COLLABORAZIONE - La sua scoperta, frutto di una collaborazione fra gli osservatori astronomici di Capodimonte (Napoli) e Catania, e dell’ Istituto di Astrofisica Spaziale di Roma, è stata possibile combinando le osservazioni in Cile con i telescopi dell’European Southern Observatory (ESO) e quelle del satellite Spitzer della Nasa. «I corpi celesti come ‘ISO-CHA II 13’ –riferiscono gli autori della scoperta che sarà annunciata in uno dei prossimi numeri della prestigiosa rivista internazionale Astronomy & Astrophysics- sono anche particolarmente interessanti perché presentano, per certi aspetti, condizioni fisiche più vicine a quelle dei pianeti giganti come, ad esempio, Giove e Saturno, piuttosto che a quelle tipiche delle stelle. Studiare simili oggetti durante le fasi iniziali della loro evoluzione può quindi fornire preziose informazioni sui dischi di polveri presenti intorno ad oggetti “sub stellari” e aiuta a comprendere i meccanismi che conducono alla loro formazione e alla eventuale creazione di sistemi planetari in ambienti molto diversi da quello in cui ha avuto origine il nostro sistema solare».
Franco Foresta Martin
16 maggio 2006

da corriere.it