Un'altra interpretazione alternativa alla VSE

Interessante link, e relativo report da scaricare:
http://www.teamvisioninc.com/services-consulting-space-exploration-optimization.htm

Con quella configurazione (Jupiter III ) puo portare un payload, Scusate la frase, “della Madonna”…
Ma e fattibile un veicolo del genere magari costruito da privati in"jointventure"con la Nasa ?
Oppure siccome e materiale della Nasa,non si puo fare …?
Pero, cè ne di alternative migliori di quello che la Nasa alla fine ha scelto…

Mi affascina sempre il “whatiffing” tecnico e storico.
Non ho ancora letto con calma il rapporto, ma non è scontato che sommando tra loro molti moduli ben funzionanti si ottenga un risutlato altrettanto stabile: a parte le piccole ma non ovvie modifiche all’avionica e ad almeno qualche aspetto aerodinamico (ricordate quante prove in galleria del vento sono state fatte solo per eliminare il PAL Ramp dall’ET in seguito ai distacchi di schiuma?), c’è da considerare l’alto numero di motori a razzo di tipo diverso devono entrare un funzione in una bestia del genere!
E dal momento che nessun sistema spaziale è affidabile al 100%, ricordo che le rispettive percentuali di successo vanno moltiplicate tra loro, ottenendo via via un tasso di rischio finale tanto più elevato quante più sono le componenti che entrano nel calcolo.
In questo senso forse un razzo “heavy lift” progettato ad hoc, pur incorporando quanto più possibile dai programmi esistenti (STS & co.) , mi pare la scelta più oculata.
Certo, il Jupiter 3, con 160-500 tonnellate in LEO, sarebbe una gran bestia :stuck_out_tongue_winking_eye:

Come ben dice il nostro admin, spesso la soluzione più bella e che sembra più utile non è la migliore. Io credo che quelli della NASA non siano assolutamente degli sprovveduti, quindi avranno preso in considerazione vari tipi di progetto. L’unico (ma immenso) fattore limitante che ci può essere è quello monetario, quindi indipendente dai progettisti…

Io trovo molto interessante questa soluzione ideata come alternativa, ritengo comunque che un vettore del genere comporterebbe un aumento di spese davvero notevole anche confrontandolo con il CEV.
Sarebbe , comunque, un’ottima scelta per portare in orbita un eventuale super carico.

Tra l’altro considerate il vantaggio di mettere in orbita una stazione spaziale “con un colpo solo”,anzichè assemblarla con lo Shuttle,con tutti i rischi logistici che questa soluzione comporta (vedi ISS).

Finalmente sono riuscito a dare una scorsa a questa interessante proposta di architettura di missione lunare/marziana (in pratica una versione diversa del Moonlight).

Devo però rilevare che ancora una volta gli americani (o almeno questi in particolare) sono affetti da manie di “grandeur” senza troppo badare alla realtà dei fatti. Dal mio punto di vista (di parte, s’intende…) rilevo le seguenti problematiche inerenti a questo studio di architettura di missione:

  1. Lo studio propone il lancio diretto sulla Luna (Direct Ascent) attraverso l’utilizzo di due nuovi super-vettori (Jupiter 1 e 2) in qualche modo assimilabili ad un Ares V. A mio avviso il lancio diretto non è la migliore delle alternative, quasi tutto ciò che è lanciato va perso ed inoltre il sistema non presenta alcun grado di flessibilità operativa per l’implementazione di missioni di lunga durata (come si potrebbe mai, ad esempio, realizzare un Lunar Outpost??).

  2. La risposta alla domanda precedente sta nel terzo vettore della famiglia Jupiter, cioé lo Jupiter 3, che (sempre a mio avviso) è un MOSTRO DA FANTASCIENZA. Ragazzi, seriamente, ma come pensano di realizzare e far volare (senza considerare i costi, ovviamente) un affare del genere che sembra un “frankenstein” di pezzi e tecnologie spaziali presi a prestito da altri programmi??? Certo sarebbe affascinante avere a disposizione un super-super vettore in grado di scagliare in LEO fino a 500 tonnellate, ma a mio avviso (se mai si vedrà un oggetto del genere, io sono scettico) dovrebbe essere progettato ex-novo.

  3. Il sistema presenta, sopratutto nelle missioni verso Marte, un certo grado di modularità, ma ancora una volta l’intero sistema (capsula CEV a parte) è praticamente tutto a perdere. Tale premessa impedisce l’instaurarsi di “cicli di trasporto” necessari ad abbattere i costi ricorrenti dei viaggi interplanetari (il che è stata una delle ragioni dell’interruzione dei voli Apollo verso la Luna).

  4. L’idea di utilizzare la stessa architettura di modulo lunare anche per quello marziano in se non è malvagia, ma presenta delle evidenti incogruenze. Come si pensa di far atterrare un sistema pensato per operare essenzialmente nel vuoto, sulla superficie di un pianeta dotato di una (seppur minima) atmosfera?? Non è certo disegnando due (o più) paracadute che si pensa di poter risolvere il problema…
    Si innescano delle problematiche di aerotermodinamica che non mi sembra siano state prese (almeno a questo livello) seriamente in considerazione. D’altra parte, come ho scritto e ribadito spesso in vari post, i moduli lunari e marziani possono essere fatti essenzialmente nella stessa maniera, ossia condividere le stesse tecnologie e gli stessi (quando possibile) sistemi e sottosistemi, ma devono necessariamente avere una “forma” diversa dettata dalle diverse problematiche di missione.

Con questo non volevo demolire, almeno non proprio, questo pregevole (sopratutto dal punto di vista grafico) lavoro, volevo però porre in risalto una serie di problematiche che immancambilmente saltano fuori, una volta che si è superato la meraviglia ed il fascino per una supermacchina come lo Jupiter 3…

Per quanto riguarda i primitre punti trattati da archipeppe posso essere daccordo anche se, guardando il nuovo sistema della NASA, non si vede nessun tipo di riutilizzo; anche li va quasi tutto perso con relativi aggravi di costi.
Anche nel progetto CEV , per ogni missione dovranno esserci due lanci di vettori, con i conseguenti costi doppi.
Per quanto riguarda il 4° punto , invece, devo fare presente che nel 1987 sul n° 43 di VOLARE, veniva trattato un articolo che riprendeva un vecchio studio NASA per l’invio dell’uomo su Marte.
In quello studio si ipotizzava l’utilizzo del LEM dell’APOLLO con degli opportuni accorgimenti , per il suo ammartaggio sul pianeta.
L’articolo era anche ben ricco di disegni tratti dal progetto NASA.
Recentemente, anche, mi sembra di aver visto su internet disegni riguardanti tale progetto.

Per quanto riguarda il 4° punto , invece, devo fare presente che nel 1987 sul n° 43 di VOLARE, veniva trattato un articolo che riprendeva un vecchio studio NASA per l'invio dell'uomo su Marte. In quello studio si ipotizzava l'utilizzo del LEM dell'APOLLO con degli opportuni accorgimenti , per il suo ammartaggio sul pianeta.

Ricordo perfettamente quell’articolo (da vecchio lettore di Volare), e lo dovrei anche avere da qualche parte nella mia sconfinata biblioteca.
D’altra parte, se ricordo bene, il LEM in quel caso veniva letteralmente “incapsulato” in un’apposita fairing aerodinamica molto simile (in grande) a quella utilizzata a suo tempo dai due Viking Landers.

Nello scenario in esame, nelle immagini relative alla missione marziana, non mi sembra di vedere nessun tipo di carenatura aerodinamica, ed era proprio questo dettaglio che sollevava le mie obiezioni…

Ottima memoria!
Il LEM era proprio incapsulato .