Uno spazioporto in Italia, questa l’ipotesi per l’accordo FAA-ENAC-ASI firmato oggi


#1

#2

ma oggi non è il primo aprile… cmq sarebbe una bella mossa per questo paese


#3

Bella notizia, a quando il movimento no-spaceport che bloccherà tutto? :stuck_out_tongue:


#4

Probabilmente basterà aspettare le prossime elezioni…


#5

Elezioni? Pensavo non esistessero in Italia…


#6

Eviterei polemiche politiche almeno qui please… :wink:
Discutiamo della notizia e del merito…


#7

Ma secondo voi dove potrebbe essere ospitato uno spazioporto? Quelli che masticano un po’ di Orbiter sapranno che ci eravamo inventati una base a Capo Passero che nella realtà non sarebbe possibile. Quindi dove posizionarla?


#8

Anche io ho pensato subito a Capo Passero, il punto più a Sud possibile, che comunque è a 36 gradi Nord.
Dopodichè bisognerebbe pensare alle implicazioni politiche di una base del geenere: se lanciassi da lì in direzione Est, passi direttamente sopra la Grecia e la Turchia, la Siria e tutto il Medio Oriente, cosa che sicuramente non farebbe piacere a quelle nazioni (come distingui un lanciatore da un ICBM?).
Oppure ci mettiamo a lanciare retrogrado, come fa Israele? O lanciamo solo in orbita polare, facendo cadere i primi stadi sopra Roma?
Insomma, la Geografia Italiana non ci permette una base di lancio…

Però se capisco bene l’articolo, l’accordo non parla di una base di lancio, ma di una base di atterraggio.
Ovvero: gli USA lanciano dalle loro basi, ma usano l’italia come potenziale base di atterraggio in caso di anomalie al lancio o in orbita, che richiedono un rientro al di fuori degli USA stessi. Anche lo Shuttle aveva basi di atterraggio di emergenza da qualche parte in Spagna e in Francia.
E una volta che hai fatto uno spazioporto ci vuole poco a farci atterrare anche degli aerei militari…

Insomma, secondo me ha poco a che fare col turismo spaziale. Piuttosto, l’Italia dello spazio cerca di mantenere/rafforzare il proprio rapporto diretto con gli USA, senza passare attraverso ESA.
Questo lo vedo come un potenziale impatto del BRexit. Con l’uscita dell’UK dall’EU, viene a mancare il referente degli USA in Europa. E qualcuno ha già ventilato che questo referente potrebbe diventare l’Italia, che storicamente ha sempre tenuto per cosí dire il piede in due staffe (vedi i rapporti Aeronautici e Aerospaziali che l’Italia ha sempre avuto con gli USA).


#9
Non vogliamo realizzare una semplice pista d’atterraggio, una cattedrale nel deserto, ma un luogo dove partano e arrivino navicelle spaziali, per quello che sarà il turismo spaziale o base di lancio per la messa in orbita bassa di nanosatelliti”.

“Il caso economico c’è” sottolinea Battiston. “Il volo spaziale turistico ad esempio. Ormai è prossimo. Questo nuovo mercato ha bisogno di zone di atterraggio in varie parti del mondo che possano garantire quella rete necessaria per il successo di tale mercato. L’Italia per motivi climatici, per il bel tempo che ci permette visibilità, perchè siamo circondati dal mare, offre zone sono più adatte a partire e atterrare, con meno rischio ambientale. Sono caratteristiche che rendono questo Paese interessante per un spazioporto.

Nell’articolo si parla di lanciare, sia per il turismo suborbitale che per nanosatelliti in LEO. Poi dice che l’Italia offre caratteristiche interessanti per uno spazioporto. Sono confuso!


#10

Si, aggiungiamo inoltre che lo spazioporto può essere utilizzato anche per lanci aviotrasportati. In questo caso i limiti geografici potrebbero essere più “malleabili” con a terra le sole infrastrutture per il supporto al lancio.
Ricordo anche che la stessa Virgin Galactic è da tempo alla ricerca di una base in Europa, con l’UK che fino a poco fa era la favorita ma che con la nuova situazione potrebbe perdere il privilegio e con l’Italia che, dalle stesse parole di N. Pecile intervistato per astronauticast/astronautinews, è probabilmente la candidata numero 1 a cogliere la palla al balzo https://www.astronautinews.it/2016/01/08/le-interviste-astronauticast-nicola-pecile-primo-pilota-italiano-virgin-galactic/


#11

Sarebbe un’opportunità interessante ma nutro un certo pessimismo, temo che diventi il solito “pasticcio” all’italiana. :point_up:


#12

Cioè? Argomenta pure :wink:


#13

Per i nano satelliti non avrebbe più senso rimettere in operatività la base di lancio in Kenya


#14

IMHO se fossi stato negli USA avrei scelto le Canarie; é il punto dell’Europa più vicino all’equatore, e contestualmente é in linea retta di navigazione con Cape Canaveral. Però poi avrei avuto l’inconveniente non da poco di dover sorvolare il Marocco e l’Algeria. Invece lanciando da Pantelleria, si sorvola in fase ascendente un lungo tratto di mare non territoriale. Non so, voi cosa ne pensate?


#15

che se dobbiamo scegliere un’isola del Canale di Sicilia, meglio Lampedusa, almeno è pressocchè piatta.

comunque sulla scelta credo che qualche problemino sulla logistica in un’isola in mezzo al mediterraneo ci sarebbe…


#16

Se si lancia con direzione Est-SudEst si incontra una fetta di mare libero non indifferente, almeno fino all’Egitto. Per quanto riguarda gli ICBM, beh, se sai da dove parte essendo lanci pubblici credo che proprio ci si renda conto che i razzi lanciati da lì non possano essere vettori nucleari. Io la ritenevo non fattibile una base in quella zona per la presenza di abitati e per tutti gli espropri necessari alla realizzazione di una tale base.

Ecco perché per Orbiter avevamo fatto la scelta di Capo Passero, dove l’isola di partenza è talmente ampia e i collegamenti con la penisola talmente diffusi da renderla in sostanza assimilabile all’Italia non insulare.


#17

Ragazzi, credo che non ci sia nessuna intenzione di lanciare vettori orbitali “tradizionali” dall’Italia, uno spazioporto sarebbe probabilmente una pista su cui far decollare e atterrare aerei in grado di aviolanciare piccoli vettori per nano satelliti o far atterrare mezzi assimilabili al Dream Chaser o far lanciare velivoli suborbitali.
È la stessa tipologia di struttura degli spazioporti del Mojave o del New Mexico… non sono strutture molto differenti da quelle di un aeroporto tradizionale.


#18

Hanno però la differenza che lanciano missili che tendono a esplodere di tanto in tanto…
Mojave e New Mexico non sono posti scelti a caso, sono zone in cui la densità di popolazione è estremamente bassa e quindi si minimizzano i disturbi e potenziali rischi per la popolazione. Non so se l’Italia ha questa possibilità, bisogna “sfruttare” il mare


#19

Si ma infatti come ho scritto non credo che si cerchi un luogo da noi per lanciare missili direttamente, quanto piuttosto una base per sistemi aviotrasportati, vedi le varie Virgin Galactic con SpaceShipTwo o LauncherOne, oppure Stratolaunch per una base europea cui fornire il servizio quasi a domicilio per i clienti europei. Gli spazioporti del New Mexico e del Mojave sono degli aeroporti alla fine per questo tipo di clienti…


#20

Sarebbe troppo costoso “riesumare” la piattaforma di lancio per i satelliti san marco al largo del Kenya usata negli anni 70?
Ed è ancora proprietà Asi? Lo chiedo solo per escludere ogni possibilità di lancio tradizionale :slight_smile: