USA e Cina: aumentano le distanze

Jeremy Page, editorialista della versione online del prestigioso Wall Street Journal, ci offre alcune riflessioni sull’attuale stato delle relazioni sino-americane dal punto di vista della cooperazione spaziale.

Pare infatti che l’iniziativa di Obama di esplorare la possibilita’ di missioni umane congiunte sia stata di fatto bloccata dal recente cambiamento degli equilibri nella politica americana. Questo potrebbe precludere agli USA l’accesso a collegamenti economici verso l’ISS, senza contare l’ambizioso programma cinese di una propria stazione spaziale entro la fine del decennio.

La scorsa settimana, Charles Bolden e’ diventato il primo direttore della NASA a visitare i centri spaziali della RPC, che sono, evidentemente, strutture molto riservate e sotto il diretto controllo dell’Esercito Popolare. Da molti questo e’ stato visto come un passo avanti significativo verso una fattiva collaborazione tra le due superpotenze.

Tuttavia, al grande rilievo dato alla visita da parte asiatica, ha fatto da contraltare una sostanziale freddezza degli americani: la Casa Bianca non ha commentato il viaggio, mentre la NASA e’ stata addirittura piu’ evasiva delle agenzie di stampa cinesi. Bolden stesso, nel corso del suo tour, non ha fatto apparizioni pubbliche, e non ha rilasciato commenti al suo rientro sino allo scorso lunedi’. Quando finalmente Bolden ha fatto le sue prime dichiarazioni riguardo il viaggio cinese, egli e’ apparso vago e reticente, sottolineando che non erano state discusse “proposte specifiche di futura cooperazione”, men che meno missioni umane congiunte.

L’atteggiamento di Bolden si puo’ spiegare anche con l’iniziativa adottata lo scorso 15 ottobre da 4 legislatori repubblicani, che hanno chiesto al direttore NASA, in una lettera aperta, di dichiarare al Congresso che l’argomento “missioni umane” non sarebbe stato discusso con i cinesi. Nella lettera venivano citate “serie preoccupazioni riguardo la natura e gli obiettivi del programma spaziale cinese” e si esprimeva una forte avversione verso qualunque forma di collaborazione tra NASA e Cina. E’ da notare che 3 dei quattro firmatari della lettera sono membri della commissione che gestisce il bilancio dell’ente spaziale americano.

Per contro, secondo gli esperti del settore aereospaziale, una cooperazione tra i due paesi porterebbe benefici ad entrambi, offrendo alla Cina l’accesso al know how ed alle tecnologie americane, ed agli USA una possibile via economica per raggiungere l’orbita in attesa dello sviluppo dei vari progetti “commerciali”.

Si fa quindi strada l’opinione che manchino le condizioni politiche necessarie per promuovere attivita’ comuni nello spazio, e che, senza un forte impulso dall’alto da parte americana, ogni iniziativa sia destinata a fallire.

Il programma spaziale cinese e’ naturalmente solo uno dei tanti punti di tensione nelle relazioni sino-americane, che riguardano anche il valore attribuito alla valuta del gigante asiatico, il sostegno USA a Taiwan, le richieste territoriali di Pechino ed il sostegno occidentale ai dissidenti cinesi, uno dei quali e’ stato insignito del Nobel per la pace.

L’ambiguita’ dell’approccio americano, secondo l’articolo, altro non sarebbe che il riflesso delle incertezze sul ruolo della Cina nel mondo: fenomenale motore dello sviluppo ma anche concreta minaccia alla supremazia economica, militare e tecnologica degli Stati Uniti.
Molto del risentimento risale al 1999, quando il rapporto della commissione parlamentare Cox affermo’ che la Cina aveva usato i propri lanci commerciali di satelliti americani per rubare agli USA delle tecnologie poi impiegate nello sviluppo del programma missilistico nucleare.
Quando nel 2007 la Cina diede al mondo una scioccante dimostrazione del proprio potenziale, distruggendo un vecchio satellite orbitante, l’episodio contribui’ ad esacerbare gli animi.

Gli auspici di una stretta cooperazione in ambito spaziale, formulati da Obama nel corso del suo viaggio dello scorso Novembre, sono ormai dimenticati, ed anche da parte cinese sembra che l’attenzione si stia spostando verso l’ESA, con la quale le relazioni sono piu’ semplici e non viziate, pare, da una fondamentale mancanza di fiducia reciproca.

fonte: WSJ Online

Premessa: tutto quanto di seguito in imho

  • Personalmente, non so che vantaggi avrebbe l’USA allo scambio tecnologico e know-how. Ho appena finito di leggere il libro di Cunningham, e anche se dispiaciuto non posso che dargli ragione relativamente al programma di scambio di know-how con i russi. Secondo me anche adesso la bilancia sarebbe molto sbilanciata. Secondo me, l’USA la tecnologia ce l’ha / ce l’avrebbe, se non fosse gestita a mio avviso più da burocrati che da amministratori tecnici e projest-oriented.

  • Quindi, da un lato, può darsi che se mai si assisterà ad un nuovo scontro tra potenze nello spazio, questa volta gli americani richierebbero seriamente di perderla.

  • Vedo i progetti cinesi dello spazio un po’ come quelli russi degli anni 60: massima concretezza, pochi fronzoli e risultati (ripeto, è una mia impressione). Avendo una struttura più giovane e snella, sono meno soggetti ai mille problemi di gestione che possono avere alla Nasa. I risultati che saranno poi in grado di raggiungere saranno da valutare bene, una volta che saranno raggiunti.

  • Sto aspettando con ansia news dall’India, mi incuriosisce molto il tipo di approccio loro… Ma è anche vero che ne so molto poco…

Massacratemi ora! :facepunch:

La Cina ha fatto passi avanti enormi, ma ancora non la vedo così competitiva. Essere riusciti a centrare un satellite in orbita è una cosa, centrare una testata nucleare in volo balistico è un altra.
Da una collaborazione Usa-Cina chi ha da guadagnare di più è indubbiamnte la Cina. Però il vantaggio resta negli USA che sono un gradino sopra e fanno sperimentazione partendo da quel gradino più su. E’ anche vero che la Cina non ha difficoltà burocratiche e politiche come in occidente, ma comunque il livello delle conoscenze è quello che è.
Che la Cina non possa restare esclusa per sempre dal panorama spaziale internazionale, specialmente manned, questo è un dato certo. Per ora l’attività è stata marginale, ma in un futuro s’intensificherà e tutti dovranno collaborare, nessuno potrà fare tutto di suo, specialmente per la fantomatica colonia lunare o per i fantascientifici voli verso Marte.

Quanto alla visita dell’amministratore della NASA, la vedo come una visita per “prendere le misure” da parte USA, e di buona volontà da parte cinese, ma anche per mostrare all’occidente la sua “forza”.

A vederla cosi’, da fuori, a me sembra piu’ che altro un’imboscata, e Bolden ci e’ cascato a piedi pari. La Cina lo ha usato per farsi bella agli occhi del mondo (aereospaziale), mentre lui con la sua visita ha creato un sacco di imbarazzo ai piani alti. Non dico che sia colpa sua, anzi forse non e’ neanche una “colpa” in senso stretto, ma da un dirigente di quel livello mi aspetterei un po’ piu’ di scaltrezza politica. Forse avrebbe potuto inventarsi un raffreddore e rinviare la visita a tempi piu’ propizi.

Quanto alla cooperazione (forse l’ho gia’ detto altre volte), 40 anni fa c’era una guerra (piu’ o meno fredda), e ci ha portato la Luna. Da quando e’ tutto tarallucci e vino, invece, siamo bloccati su questo sasso.

Non capisco i vostri commenti nel dire che l’USA non ha da guadagnarci tecnologia…

E’ chiaramente detto nell’articolo che lo scambio potenziale sarebbe: tencologia da usa a cina (e quindi è chiaro che la cina è meno avanzata tecnologicamente in quel campo) e soldi da cina a usa e si sa che la nasa non nuota nei soldi come ai tempi della corsa alla luna.

Dopo di che è chiaro che vanno valutati costi e benefici!

ciao

Raffaele

Quoto in toto (che fa anche rima).