......vita su marte......


#1

un ciao a tutti quanti!..questo è il mio primo topic…per cui abbiate pazienza con me, sono un 42enne (…ma solo per l’anagrafe)…e quando parlo di argomenti astronautici e come se fossi quel bambino di allora…quello del '69…quello che all’età di soli quattro anni…rimase a bocca aperta ad ammirare lo sbarco dell’uomo sulla luna,…
bene, vorrei chiedervi questo:…ho letto più volte su alcune riviste specializzate che…nonostante le “sterilizzazioni” effettuate prima e durante i lanci delle sonde spaziali inviate verso marte…è possibile che comunque qualche forma di vita batterica o altro sia riuscita a sopravvivere e quindi a raggiungere la superficie marziana…per cui vorrei conoscere quali potrebbero essere in concreto le possibilità che questo sia davvero accaduto e quali di conseguenza potrebbero essere i possibili “scenari” o meglio i possibili sviluppi o adattamenti di questi batteri sulla superficie marziana…che almeno in determinate zone non presenta habitat ostici alla vita al 100%…vi ringrazio in anticipo e aspetterò con ansia le vostre risposte…ciao!


#2

Non so i dettagli per le altre agenzie spaziali, ma NASA ha l’obbligo di mantenere al minimo la contaminazione della strumentazione che viene spedita su un altro corpo celeste. Rovers e landers quindi devono sottostare ad uno scrupoloso protocollo di sterilizzazione e di monitoraggio. Non ricordo i numeri per MER, ma in ogni modo dovevigarantire un numero massimo di materiale biologico per quantita’ di superfice. Ciascuna superfice e’ stata campionata e verificata. Purtroppo non e’ possibile sterilizzare totalment certi componenti in quanto non resistono al trattamento necessario e quindi tali componenti vengono sigillati o protetti con opportuni filtri. Se non ricordo male ad esempio l’elettronica delle PANCAM/NAVCAM e’ inscatolata in un contenitore metallico che ha un filtro HEPA.

Il programma di Planetary Protection ha lo scopo di ridurre al massimo la contaminazione, ma non e’ fisicamente possibile evitarla. D’altro canto, come e’ stato possibile che meteoriti di origine marziana hanno raggiunto la Terra, e’ altrettanto possibile che materiale terrestre raggiunga altri corpi celesti (o rossastri :wink: e quindi la contaminazione e’ comunque possibile anche senza esplorazione spaziale (robotica e/o umana).

Paolo


#3

…grazie Paolo!..quindi mi confermi che è possibile direttamente o involontariamente contaminare un pianeta…certo l’argomento lo trovo molto interessante, vorrei chiederti se per ipotesi dovesse accadere che in qualche missione futura si venissero a scoprire dei batteri…attecchiti… sia su marte che sulla luna, pensi che sia possibile riconoscerli come tali?..


#4

I batteri trovati nella telecamera del lander lunare Surveyor 3 e riportata a Terra dall’equipaggio Apollo 12 sono stati correttamente riconosciuti come di origine terrestre.

Paolo Amoroso


#5

Credo sia possibile, ma se da questo pensi di poter dedurre che il mezzo di trasporto utilizzato sia una sonda umana piuttosto che un comune metoeite credo questo sia impossibile da determinare. Il punto che intendevo fare e’ un’altro. Anche senza sonde interplanetarie, e’ comunque possibile avere contaminazione interplanetaria.

Paolo


#6

E’ vero!
Sono miracolosamente rimasti in “stand by” per due anni, all’interno della telecamera recuperata da Pete Conrad durante la seconda passeggiata sulla superficie selenica! I batteri avevano rallentato le loro funzioni vitali, ma non erano morti! Una volta tornati sulla Terra infatti ripresero normalmente le loro funzioni biologiche! Questo dimostra come le storie delle radiazioni e delle temperature estreme (vedi teorie Moon Hoax), incompatibili con la vita nell’ambiente spaziale, si possano rilevare talvolta dei pregiudizi infondati.


#7

I batteri sono le più semplici ma anche le più resistenti forme di vita conosciute. Radiazioni e temperature estreme sono incompatibili con tutte le forme di vita al di sopra dei batteri (quelle composte da cellule eucariote), come dimostrano gli altri corpi del Sistema Solare. Per quanto riguarda i batteri “sopravvissuti” sulla Luna c’è da dire che non sono rimasti lassù per secoli o millenni, ma per pochi anni, cioè un tempo totalmente ridicolo ed insignificante, biologicamente parlando.


#8

Definirlo “un tempo ridicolo” mi pare un po’ esagerato! Stiamo sempre parlando di un ambiente spaziale!


#9

Quello che volevo dire era questo: sul nostro pianeta, in condizioni ideali per lo sviluppo della vita, i batteri hanno impiegato due miliardi (2.000.000.000) di anni per evolversi allo stadio successivo (le cellule eucariote, che sono alla base di tutti gli organismi al di sopra dello stadio batterico, noi compresi). Non ci sono possibilità di prosperare (nemmeno per i batteri) sulla Luna e su qualsiasi altro corpo del Sistema Solare, dove le condizioni sono ben diverse da quelle terrestri, ma semplicemente di sopravvivere in uno stato di semi-ibernazione naturale. Non sappiamo quanto a lungo i batteri possano resistere sulla Luna. I pochi anni passati lassù non sono un test probante vista la lentezza dei processi evolutivi. Ecco perché ho usato il termine ridicolo.
Il nostro satellite rimane comunque un laboratorio straordinario, anche per la biologia. Solo che per trarre qualche importante conclusione dovremmo aspettare qualche milione di anni, almeno.


#10

Attenzione, nessuno ha mai detto che i batteri possano prosperare sulla Luna, semplicemente quelli del Surveyor non sono morti come ci si sarebbe potuto aspettare; è una cosa totalmente diversa. Non penso che la Luna (intendo l’ambiente esterno) diventerà mai un laboratorio per la biologia, perchè il massimo che ci si può aspettare da una colonia di batteri in quell’ambiente è, appunto, che non muoia, ma non certo mostrare qualche segno, anche minimo, di attività; tantomeno di evoluzione. Marte però è un ambiente completamente diverso: ha un’atmosfera, seppur rarefatta, che è anche una fonte di carbonio, e ci sono minime quantità di altri elementi. In queste condizioni, anche se la probabilità è estrememente bassa, è ipotizzabile in teoria che un batterio sia così resistente da poter avere una minima attività biologica. Se uno di questi dovesse essere ritrovato (e analizzato) sul pianeta rosso, mi immagino che si possa risalire alla sua data di “arrivo” sulla superficie confrontando il suo DNA con quello dei batteri terrestri, e quantificando le differenze: è ovvio che più tempo una colonia rimane isolata dai suoi simili, più il suo patrimonio genetico differisce da quello originale.


#11

Quoto. 8)


#12

…quindi mi confermate che un batterio “attecchito” può essere riconosciuto tale rispetto a un altro “eventuale” di origine marziana…la cosa mi incuriosisce…ma, come è possibile che un batterio “non muoia”…o meglio,come fà a sopravvivere in un ambiente così ostico come quello lunare, di che cosa si nutre?..se non ho capito male, sembra che i batteri di cui si parlava sono sopravvisuti alcuni anni in quell’ambiente…insomma, come hanno fatto a non morire?..il “non morire” può essere considerato come un inizio di adattamento all’ambiente?..sinceramente non ho idea di come questo può avvenire…se un batterio vive è perchè ci sono le condizioni per vivere…ma dove queste condizioni non ci sono, com’è possibile “non morire”…e infine…c’è forse differenza tra vivere e non morire?..