La prossima missione in partenza dal Cosmodromo di Bajkonur è il lancio del satellite sudcoreano CAS500 insieme ad una trentina di nano-satelliti in rideshare. Si tratta a tutti gli effetti di una missione internazionale, con 18 diverse nazioni che hanno pagato (o vinto, più avanti sarà più chiaro) un posto sul lanciatore Sojuz 2.1a con lo stadio opzionale Fregat. Secondo il programma di volo attuale, il lancio è previsto per il prossimo 20 marzo.
I preparativi procedono spediti. La scorsa settimana si è provveduto al rifornimento dei propellenti del satellite sudcoreano, il pezzo forte della missione, e in questi giorni è in corso la sua installazione sullo stadio Fregat. Al contempo gli specialisti al Cosmodromo si stanno occupando dei vari nano-satelliti. Alcuni di essi sono stati già inseriti all’interno del distributore e posizionati all’esterno della struttura del Fregat, fatta su misura per la missione.
Nella foto qui sotto possiamo vedere al loro posto 4 satelliti GRUS di AxelSpace. Pesanti ognuno 100 kg, formeranno nei prossimi anni una costellazione di satelliti per l’osservazione ad alta risoluzione della Terra. Essi si aggiungono al satellite GRUS-1A, il capostipite di questa famiglia, lanciato con successo, e tutt’ora in orbita, nel 2018
In previsione del primo lancio commerciale da uno spazio porto russo, la Federazione astronautica internazionale (IAF) e Glavkosmos Launch Servives (sociatà fondata da Glavkosmos, una sussidiaria di Roskomos) hanno indetto un concorso, offrendo come premio al vincitore il lancio gratuito di un CubeSat 1U. Al primo posto si è classificato il progetto SIMBA dell’Università “La Sapienz” di Roma. Lo scopo del satellite romano è quello di tracciare il comportamento degli animali selvatici del parco nazionale del Kenya direttamente nel loro habitat naturale.
Da menzionare anche la presenza del secondo classificato del concorso, Il CubeSat dimostrativo slovacco GRBAlpha dell’Università di Kosice, a cui hanno collaborato anche l’Ossrvatorio di Konkoly, l’Università Eötvös di Budapest (Ungheria), l’Università di Hiroshima e Nagoya (Giappone).