Il problema dei detriti spaziali: stato attuale, prospettive e tecnologie

Nuovo articolo di Manuel De Luca pubblicato su AstronautiNEWS.it.

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Nuovo articolo di Gianmarco Vespia pubblicato su AstronautiNEWS.it.

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Bellissimo articolo. Vorrei suggerire solo una precisazione nel caso dell’incidente Kosmos 954: in quel caso l’Uranio 235 non serviva per alimentare direttamente il convertitore termoionico, ma come combustibile del reattore nucleare che alimentava il convertitore. Si trattava infatti di uno dei satelliti RORSAT, ne furono lanciati una trentina, alimentati da veri e propri reattori nucleari a fissione (e non da semplici generatori termoelettrici a radioisotopi come quelli delle sonde interplanetarie). Una pignoleria da parte mia, ma credo sia una nota significativa.

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Le pignolerie da noi sono gradite, grazie mille. :wink: Ho semplificato un po’ il discorso eliminando i convertitori termoionici e limitandomi al reattore.

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Un video DLR per spiegare come si cerca di capire come si distruggono gli oggetti che rientrano in atmosfera…

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Post bastiancontrario…

A me la domanda sorge sempre più spesso: ma questi utenti twitter, chiaramente non cinesi e che forse prendono cose trovate a caso su social cinesi di cui non sanno leggere il testo, e che puntualmente dopo ogni lancio pubblicano foto di stadi caduti accompagnati dall’ennesima incitazione all’indignazione, come sanno che sono della specifica missione di cui parlano?

Il punto è che ormai i falsi positivi sono tanti, troppi, per essere affidabili. E la “caccia allo stadio killer” ormai è diventata un po’ stucchevole.

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Si, magari gli utenti Twitter postano foto senza sapere bene come stanno le cose, ma a me quella foto sembra scattata in una zona non disabitata, quella è chiaramente una carreggiata per autoveicoli, c’è addirittura il guardrail. Ovviamente questo è il mio pensiero da profano, non voglio creare polemica, magari l’area era stata evacuata, però se fosse passata un’auto in quel momento…

Non ti preoccupare, non prendo il tuo post come polemico. Il punto è che una strada così potrebbe essere ovunque. La presenza del guardrail non indica per forza la presenza di un centro abitato dietro l’angolo, così come potrebbe esserci.

È questo il punto, infatti. Sono immagini di cui non sappiamo fonte, data e luogo di scatto, e dobbiamo “fidarci” che lo scandalizzato di turno abbia fatto fact checking ed essersi assicurato di non riportare cose inesatte.

Il tweet sopra (che prendi ad esempio eh, non me la sto prendendo con il povero @EmaDipi :dove: ) è un classico esempio. Poche o nulle informazioni, tanta indignazione creata ad arte per guadagnarsi un :heart: , anche se avesse ragione.

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no so come funziona twitter, se remunera o no, ma in ogni caso la ricerca di visibilità è un tarlo dei social, e concordo che questa cosa dei razzi cinesi va presa con le pinze.
Detto questo, ci sono sempre dei punti di vista. È meglio far cadere dei residui dove ipoteticamente puoi recuperarli o lasciarli andare in mare dove poco o tanto sarebbe meglio se non ci fossero?
Quando si parla di cina c’è sempre un fondo di critica a priori che non sempre è giustificata

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Una bella analisi di MC Dowell sui detriti dei lanci Yaogan 30, in particolare sul destino dell’ultimo stadio del CZ-2C che ha completato tutte queste missioni.
A 600 km di quota sarebbe rimasto per un secolo a fare il detrito. In un’orbita 400x600 il tempo residuo in orbita scende molto velocemente, dovrebbe essere in un range 2-20 anni, entro i 25 comunemente accettati come standard internazionale.

Visto che si tratta di stadi vuoti, e quindi con un rapporto massa/superficie frontale molto basso, potrebbe stare nella parte bassa della forchetta.

Due di questi lanci, il primo e l’ultimo, hanno fallito questa manovra, o almeno così sembra non si sa se ci sono altri motivi tecnici, e rimarranno in orbita più a lungo.

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Infografica sui tempi di decadimento orbitale condivisa da Tory Bruno

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Gli effetti di un cavo deorbitante in un esperimento dell’anno scorso:

L’esperimento DRAGRACER lanciato nel novembre 2020 ha coinvolto due satelliti quasi identici, Alchemy e Augury. Alchemy ha schierato un cavo di 30 metri per aumentare la resistenza ed è rientrato il 19 luglio. Augury, senza cavi, rimane vicino alla sua orbita originale

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Una presentazione piuttosto interessante di Spacex alla FCC riguardo Starlink, che copre (tra gli altri argomenti) l’affidabilità dei satelliti nel contesto space debris mitigation ed il decommissioning a fine vita operativa

Link diretto al pdf

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La missione di Astroscale si è conclusa con successo, ha rimosso con successo un detrito spaziale (che aveva generato appositamente 12 secondi prima, si trattava di un test).

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Un oggetto buttato dalla ISS è passato a una distanza da soglia di attenzione dalla CSS. Le due stazioni spaziali hanno quota e inclinazione orbitale molto simile, ma nodi ascendenti molto diversi (a oggi), questi “incidenti” sono molto rari.

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Manovra evasiva per Sentinel. Il detrito sarebbe passato a 60 metri dal satellite.

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Un messaggio è stato spostato in un nuovo argomento: Space debris

Non ho capito cosa sia successo al 100%, ma sembra che lo stesso satellite che ha avuto un impatto a inizio anno, abbia avuto un impatto anche questa settimana. La notizia mi sembra stranissima, ma la riporto qui.

EDIT: no, è solo un’altra analisi, lo ha chiarito l’autore dopo, lascio comunque il post, nei commenti del twit ci sono tanti dettagli utili.

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Circa 5000 manovre per rischio collisione da parte degli starlink in un anno.

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Una tecnica per controllare i detriti spaziali potrebbe arrivare con la manipolazione magnetica.

L’idea di utilizzare le correnti magnetiche indotte per spostare gli oggetti nello spazio non è nuova, ma finora si limitava a un solo grado di libertà, come ad esempio una spinta orizzontale. Utilizzando più fonti di campo magnetico in modo coordinato, invece, i ricercatori dell’Università dello Utah hanno capito come poter spostare oggetti in sei gradi di movimento, compresa la rotazione.

Questa tecnica dovrebbe permettere un più alto grado si sicurezza, limitando al minimo il rischio che il detrito, nella fase di spostamento, si frammenti ulteriormente, poiché la deviazione sarebbe indotta senza alcun tipo di contatto diretto.

lo studio è stato pubblicato su Nature.

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