Rocket Lab annuncia il nuovo vettore Neutron

Il nome del motore dovrebbe essere Archimede.
https://twitter.com/chloem_private/status/1404833384803848195?s=20

https://www3.wipo.int/branddb/en/showData.jsp?ID=NZTM.1172166

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Neutron avrà un suo pad dedicato.

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A breve ci saranno ulteriori aggiornamenti più sostanziosi, ma oltre ad avere un nuovo pad, molto probabilmente negli USA, ora Neutron è alto 46 metri e con un fairing da 5 metri di diametro. In precedenza era alto 40 metri (grazie @Martino!) e il fairing era da 4,5 metri di diametro.

Musk ci scherza un po’ su dicendo che sarà prima o poi come un F9.

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Non è proprio un lancio, ma è comunque un evento da salvare, ovvero un aggiornamento di Rocket Lab sul loro lanciatore di prossima generazione Neutron:

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Sto seguendo la diretta e … beh, tanta roba …
In pratica il secondo stadio è racchiuso in un fairing “fisso” del primo stadio, che si apre e si richiude per il rilascio, prima del rientro a terra.

Beck alza decisamente l’asticella per Rocketlab.

La diretta nel video postato gia da Soltasto, inizia a 8:55 .

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I punti principali dal video:

  • Le misure:
    • Altezza: 40 m
    • Diametro alla base: 7 m
    • Diametro ogiva: 5 m
    • Payload in LEO: 8000 kg (riutilizzabile)
    • Massimo payload in LEO: 15000 kg (a perdere)
    • Massa al decollo: 480.000 kg
  • Neutron sarà costruito in fibra di carbonio con parti create in modo del tutto automatizzato per tenere bassi i costi e massimizzare la velocità di produzione;
  • i nuovi motori Archimedes hanno una spinta di 1 Meganewton, 330 secondi di ISP, a METALOX e con tecnologia di tipo gas generator cycle. Sono progettati per essere semplici, riutilizzabili molteplici volte e mai spinti troppo vicini ai limiti strutturali. 7 Archimedes spingeranno il primo stadio;
  • il primo test degli Archimedes è previsto per il 2022
  • il razzo tornerà sempre alla base di lancio, niente ammaraggi su chiatta;
  • niente recupero dell’ogiva
  • le forme del razzo sono state studiate per minimizzare lo stress e le onde d’urto al rientro
  • il secondo stadio è letteralmente “appeso” all’interno del primo stadio. Per questo morivo non si staccano le ogive, che sono richiudibili. Il secondo stadio è di fatto contenuto nel primo.
  • il controllo della traiettoria di rientro sarà fatto con alette canard
  • le gambe di atterraggio sono fisse e fanno anche da superfici aerodinamiche

Varie le frecciatine/confronti diretti con SpaceX, tra cui la battuta: “Quando in Rocketlab diciamo che faremo qualcosa, lo facciamo” (che si applica anche ai BE-4 di Blue Origin).

Lista ambiziosa, non ci resta che osservare il loro percorso.

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Il fairing richiudibile è interessantissimo, e non l’avrei mai immaginato (ma per fortuna non è il mio mestiere) per qualcosa di così grosso.

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Dato che Neutron non pare raggiungere l’orbita, il secondo stadio “contenuto” nel fairing dovrebbe per forza essere a perdere. Non capisco se farà comunque parte del sistema Neutron, (ma dato che dovrà raggiungere l’orbita, immagino di si) , ma si presume che avrà uno di questi motori, ottimizzato per il vuoto. Comunque é un sistema solo parzialmente riutilizzabile, ma che potrebbe erodere il mercato di F9…

Al momento solo il primo stadio sarà riutilizzabile.

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Entro totalmente a gamba tesa (e forse OT): inizialmente la configurazione a “petalo” che racchiude il secondo stadio non mi ha convinto, ma se l’hanno scelta hanno i loro motivi. E anche casi d’uso: che Neutron sia in grado di ripulire alcuni detriti spaziali? Forse, non entra in orbita, ma con qualche modifica si può rendere attuabile?

Chi ha condiviso il tweet lavora in RL (non che sia garanzia di certezza)

Interessantissimo e mai sentito prima, ma mi sembra geniale.

Dato che il secondo stadio non deve resistere allo stress di Max Q, viene esposto solo una volta nel vuoto, e probabilmente il primo stadio fornisce anche supporto strutturale, il rapporto di massa del secondo stadio potrebbe essere molto migliore e il suo costo molto piu’ basso.

Gran parte del delta V e’ fornito dal secondo stadio, un miglioramento di prestazioni e costi di quest’ultimo che per inciso e’ anche la parte spendibile potebbe cambiare molto i razionali.

Non ho approfondito molto ne’ ascoltato ancora il video, ma lo faro’, non mi aspettavo di trovare un’idea cosi’ interessante mai sentita.

Ora mi aspetto che qualcuno proponga un secondo stadio riutilizzabile con le sue fragili piastrelle dello scudo termico tenute al sicuro e protette in una cargo bay del primo stadio.

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Il primo stadio non arriva in orbita, quindi direi proprio di no

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Con carico pagante in salita certo, no. Ma se salisse solo il primo stadio per andare a prendere qualcosa forse potrebbe…


Anche potendo riuscirci la velocità che dovrebbe avere per raggiungere in orbita qualunque cosa ne renderebbe distruttivo il rientro cancellando l’economicità del Neutron


Magari se i faring potessero continuare col secondo stadio e se il primo potesse rientrare spuntato la perdita di quei petali potrebbe non essere una diseconomia troppo grava

Dipende molto dal caso d’uso e dalle alternative della concorrenza
Ma mi pare comunque qualcosa d’improbabile

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Articolo fresco di “stampa” di Jeff Foust su SpaceNews:

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E’ assoutamente OT qui, ma va chiarito che se anche un primo stadio o un veicolo suborbitale arrivano alla quota di un satellite o un detrito orbitale, comunque tra i due oggetti c’e’ una differenza di velocita’ di svariati chilometri al secondo e svariate volte quelle di un proiettile di arma da fuoco.

Se cerchi di acchiappare i detriti a quella velocita’ relativa non ripulisci, anzi, fai un bel botto e ne produci tanti altri, di detriti.

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Non per ammazzare la discussione sulle fantacapacità di Neutron, ma il vettore non ha il recupero di satelliti/detriti dall’orbita tra i suoi obiettivi annunciati, e non credo sia perché se ne sono dimenticati.

Tutto è possibile in futuro, ammesso e non concesso che Neutron arrivi al lancio, ma oltre al problema del rendez-vouz col detrito c’è anche che quanto recuperato va messo in sicurezza all’interno del vettore, e che lo stesso abbia la capacità di rientrare e forse atterrare senza trasformarsi esso stesso in un detrito o pericolo per le aree sottostanti.

Penso che di carne al fuoco reale Rocketlab ne abbia messo tanta, di cui si può discutere.

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Nuovo articolo di Marco Zambianchi pubblicato su AstronautiNEWS.it.

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Hanno deciso quindi di abbandonare le pompe elettriche per i motori. Forse è una tecnologia che non scala come dimensioni?

Esattamente.

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E’ incredibile osservare come, al livello di design, oramai lo stile “retrò” si sia definitivamente imposto come mainstream per i veicoli spaziali del XXI secolo, a partire dallo SpaceShip di SpaceX.

Per il Neutron la fonte è rintracciabile nell’astronave “Space Sheriff” del serial televisivo dei primi anni 50 del secolo scorso intitolato “Commando Cody: Sky Marshal of the Universe”, realizzato in 12 puntate dalla Republic Pictures:

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