Space Shuttle: detrattori Vs. nostalgici

Non si tratta di essere detrattori, ma obbiettivi…

Lo Shuttle è stato una cosa epica e spettacolare però, a causa dei mille compromessi nel suo sviluppo, fu anche una voragine finanziaria ed uno spreco di risorse…
Di fatto lo Shuttle è stato il pulcino di cuculo che ha fagocitato il budget NASA a scapito di altri progetti come capsule e stazioni spaziali…
Scelta volontaria dell’ente spaziale né, ma tant’è…

Inoltre, non c’è stata una vera evoluzione del progetto, se non di dettaglio, ne un sostituto…

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Allora siamo in due.
Personalmente sono da sempre (e chi mi segue su FA lo sa bene) un sostenitore degli spazioplani.
Lo Shuttle è stata una macchina fantastica che ha segnato la mia giovinezza.

Detto ciò bisogna essere anche obiettivi (per quanto possibile): lo Shuttle è stato senz’altro il primo spazioplano, ma si è portato appresso una serie di compromessi (tra NASA, USAF, DoD, DARPA, NRO e chi più ne ha…) e delle scelte progettuali non proprio felicissime che ne hanno compromesso la sicurezza, l’operatività e l’economicità di esercizio.

Al suo apparire, a metà degli anni '70 del secolo scorso, ci era stato venduto come il trasporto spaziale del futuro, economico ed affidabile con le stesse prerogative di un velivolo di linea commerciale.
La tragedia del Challenger ha spazzato via sogni, speranze ed illusioni.
Da quel momento lo Shuttle è stato il mezzo di accesso allo Spazio di americani, europei e giapponesi, indispensabile, insostituibile (forse) però con tutta una serie di limiti e con un costo astronomico ad ogni lancio.

La NASA si illudeva, a valle degli interventi nel post-Challenger, di poterlo tenere in servizio per tempo indeterminato o quasi.

La tragedia del Columbia ha spazzato via anche quest’illusione residua, decretando la fine del programma sia pure dopo 30 anni di attività.
Se qualcuno venti anni fa mi avesse chiesto che cosa avrebbe sostituito lo Shuttle avrei detto (con tutta l’energia dei miei 30 anni di allora): uno spazioplano!!

Oggi, dopo l’avvento delle nuove capsule spaziali commerciali e l’alba dei razzi recuperabili, non sono più tanto sicuro della risposta.

X37B e DreamChaser dimostrano che lo spazioplano è lungi dall’essere finito, ma se la SpaceShip di SpaceX avrà successo che futuro potrebbe avere un mezzo che si porta appresso delle semiali inutili per gran parte della missione?
Un mezzo che deve “volare” nell’aria turbolenta fino alla pista di atterraggio?
Volare?
Forse planare e con una fame di pista che si misura in chilometri?

Difficile dirlo, bisogna aspettare domani per sapere come va a finire la storia.
Ma l’esperienza del Falcon 9 ha aggiunto un paradigma completamente nuovo in materia di riutilizzabilità e con questo bisogna fare i conti oggi.

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Premesso che le ali non servono dove non c’e’ aria… c’e’ da dire che un secondo stadio/orbiter spazioplano si mariterebbe anche bene con un primo stadio riutilizzabile con con atterraggio retropropulsivo.

Ma forse presto ci dimostreranno che un secondo stadio che fa lo skydive e’’ meglio in termini di margini di progetto di un secondo stadio che plana e quindi ha ali o un corpo portante e relativo carrello che penalizzano di piu’ in termini di massa. Tecnicamente quelle usate per lo skydive non sono ali ma un pochino ne hanno l’aspetto quindi un minimo potrebbero soddisfare chi considera piu’ sexy portarsi superfici aereodinamiche nello spazio.

Vediamo che succede e’ una tecnologia totalmente inaspettata ma se funziona nell’immaginario collettivo questo approccio sara’ visto come il successore dello Shuttle.

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