Beh, a occhio mi sembra che l’alimentazione in questo caso è solo per il sensore che riceve i raggi riflessi, e non per emettere i raggi. Quindi la potenza è di parechio inferiore, il che può comportare un sistema di alimentazione di emergenza molto più semplice e più affidabile.
In più, essendo l’emettitore di raggi il cesio, elimini la possibilità di anomalie almeno per quella parte del sistema. Quindi l’affidabilità dell’equipaggiamento potrebbe essere più alta (diciamo che rischi che si rompa solo il sensore, mentre nel caso di un laser rischi che si rompa il sensore ma anche che si rompa il laser…)
Hmmmm… la potenza elettrica per un laser o un eco acustico, ma anche una microonda, è comunque roba di mW. Guasti… forse, ma basterebbe ridondare l’emettitore. Non lo so. Però mi ronza il dubbio che l’acqua (=elementi leggeri) abbia un backscatter ben diverso dalla roccia. Devo documentarmi.
In pratica c’è un po’ di storia sull’evoluzione dei sistemi per comandare i retrorazzi della Soyuz.
Con l’aiuto del traduttore di google, vi propongo questo estratto:
[i]La capsula di Gagarin non aveva alcun sistema di atterraggio morbido, infatti si eiettò fuori come fanno i piloti dei jet in caso di emergenza.
A questo punto si pensò di adottare dei retrorazzi a combustibile solido per frenare la capsula a pochi metri dal suolo. Ma come fare a determinare l’altezza con precisione?
Il primo dispositivo fu di tipo meccanico, una banale antenna telescopica che a contatto col terreno si comprimeva e faceva chiudere il circuito di attivazione dei retrorazzi.
Tuttavia questa soluzione non era affidabile: non funzionava in caso di acqua (potevano non accendersi i razzi) o di ostacoli accidentali come alberi (i razzi si accendevano prematuramente).
E poi in caso di forte vento, con la capsula con un’alta componente di velocità orizzontale, rendeva l’antenna del tutto inutile.
Bisognava garantire una misurazione di grande precisione, in particolare per la velocità verticale.
Si doveva inventare un dispositivo, la cui precisione fosse indipendente dal tipo di superficie (terra, acqua, ghiaccio, neve ed irregolarità del terreno dello stesso ordine di grandezza del fondo della capsula) e dalla velocità orizzontale.
Siamo nel 1965 e gli strumenti tradizionali non soddisfavano questi requisiti.
Ci pensò il Politecnico di Leningrado guidato da EI Yurevich, che presento il “Cactus” (il nome dell’altimetro a raggi gamma) a Korolev.
Il primo Cactus fu usato nel 1967 nel tragico volo di Komarov (la schianto fu colpa del paracadute non dispiegato, non dell’altimetro).[/i]
Quindi sembra che l’indipendenza dal tipo di terreno sia la discriminante per l’utilizzo di questo dispositivo anche a 50 anni di distanza (con tutti gli upgrade del caso ovviamente).
Wow, you guys have a proper discussion going on. I must admit I never asked myself the question. You kind of get used not to question every engineering choice when you are trained on Soyuz/Station, otherwise several lives would not be enough ;-)
My best guess would be that it works through the bottom cover, plus it is probably very resistant to interference. But don’t take it as an answer, just a contribution to your discussion.
I’ll try to find out, but I can’t promise… many Soyuz engineering choices go quite a while back and it’s not so easy to trace them.
Grazie Riky, è interessante. Quindi c’è un radiatore gamma (un pò di cesio 137), uno scintillatore (ioduro di sodio drogato con tallio, di solito), un fotomoltiplicatore e una serie di contatori. I contatori misurano la quota dall’aumento dei conteggi, e raggiunto un limite comandano l’accensione. Non sapevo che si potesse usare il backscatter per fare un’altimetro… se ne impara sempre una. Indubbiamente con la tecnologia degli anni '60 era un ottimo progetto.
E meno male che sia così, altrimenti noi poveri ingegneri del supporto da terra non avremmo più un lavoro
Però non spiega la scelta rispetto agli altri altimetri citati da IK1ODO (laser o ultrasuoni). Può essere che all’epoca quella soluzione fosse a un TRL più avanzato delle altre?
Non sono d’accordo, il sistema migliore sarebbe quello in cui gli ingegneri possono volare in orbita senza tanti problemi, non restringere quello che pochi selezionatissimi astronauti possono dire o fare.
Non so, a quanto pare anche la Orion prevede questa roba:
Era una citazione del tuo testo Riky. Però avevo scritto {Quote=AstroSamantha} invece di {Quote author=AstroSamantha}, e quindi per qualche strana ragione non vedeva il secondo quote…
Ora l’ho corretto.
{Piccolo OT}
Non c’è bisogno che gli astronauti sappiano tutto di tutte le scelte che sono state fatte nel design. Gli astronauti devono sapere quello che hanno bisogno di sapere per “operare” la stazione in maniera efficiente e in sicurezza (che comunque non è poco).
Il motivo è che gli astronauti sono 6, gli ingegneri a terra che lavorano nelle operazioni sono più di mille e quelli che hanno lavorato al design sono ancora di più. Non puoi pensare di concentrare in 6 astronauti la conoscenza di più di mille persone, e quindi fornisci a loro le conoscenze strettamente necessarie.
In più, essendo solo 6, il loro tempo disponibile è davvero limitato. Preferisci che quel poco tempo venga utilizzato per stare a pensare a cosa può essere stata la causa di un’anomalia o a come migliorare il sistema tecnologicamente (quando questo può farlo qualcun altro a terra) oppure per fare attività scientifica (cosa che solo loro lassù possono fare)?
{Fine OT}
Il laser nel 1960 non esisteva, almeno come siamo abituati a vederlo oggi (stato solido, consumi e dimensioni microscopiche). Il diodo laser è stato inventato nel 1970, e all’inizio funzionava solo in modo pulsato e con efficienza bassa.
L’ultrasuono c’era di sicuro; però “vede” le foglie, non credo possa distinguerle facilmente. I radar doppler uso speed gun o apriporta sono molto americani, richiedono una tecnologia dei semiconduttori avanzata: il diodo Gunn, cuore del dispositivo, è stato inventato all’IBM nel 1962, e prima di quello bisognava usare valvole per generare microonde. I radar altimetri aeronautici erano a valvole almeno fino alla fine degli anni '70. Quindi la scelta del backscatter gamma non era poi così strana, i Russi di fisica delle radiazioni se ne intendevano più che mai.
[ot] Beh, sai, io i primi laser CW He-Ne li usavo nel 1976 per fare gli ologrammi in casa. Invece i diodi Gunn li usavo nel 1977/78 per fare collegamenti a microonde fra radioamatori… ne ho tristemente bruciato qualcuno (30.000 lire dell’epoca, cazz…) - sono tecnologie che ho vissuto
Le ha vissute anche mia moglie, lei stava fuori nella pioggia a tenere ferma la parabola per le prove di collegamento, io dentro il 127 con la radio [/ot]
Già, ma io mi riferivo al mio lavoro e al commento di Samantha. Quello che scrivi tu è fantascienza e al 99.9% e nè io nè Samantha lo vedremo mai dal vivo