Cupola colpita da micrometeorite

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#1

Secondo quanto riportato dal sito nasaspaceflight, la finestra numero 2 del modulo Cupola dell’ISS è stata colpita da un piccolo oggetto. L’impatto è stato scoperto il giorno 10 u.s., e da allora la finestra è rimasta chiusa per sicurezza, mentre i tecnici esaminano le immagini del danno trasmesse a terra dalla stazione spaziale. Sebbene la prudenza sia d’obbligo, è verosimile che l’entità dell’accaduto non sia in realtà tale da presentare alcuna minaccia alla sicurezza del complesso orbitale o del suo equipaggio.

L’urto con un micrometeorite o un oggetto orbitale (MMOD) è un evento assai probabile, e le finestre di Cupola, come il resto della stazione, sono progettate per assorbirlo senza danni. Si tratta di elementi composti da 4 pannelli: uno, interno, che protegge da urti accidentali e graffi, poi due pannelli pressurizzanti, dello spessore di 25 millimetri cadauno, e per ultimo uno strato esterno a protezione dai MMOD. Quest’ultimo può essere rimpiazzato individualmente in ciascuna finestra, tramite un’EVA. Se poi il danno dovesse riguardare anche gli elementi sottostanti, è prevista una procedura per sostituire l’intera finestra: verrebbe inviato da terra un elemento coprente da applicarsi dall’esterno (sempre con EVA, evidentemente), per garantire la tenuta stagna dell’ambiente e procedere poi alla sostituzione della finestra dall’interno.


#2

Interessante ed ingegnosa la possibilità di “sigillare” da fuori e riparare da dentro!!

Immagino Cupola avesse i petali aperti…non è che adesso l’equipaggio si prenderà una lavata di capo? Mi sembra che Cupola venisse di norma lasciata aperta più del previsto (come anche in tutte le missioni precedenti)


#3

Nel caso peggiore, se uno dei moduli della ISS si depressurizzasse, esiste una procedura rapida di emergenza per isolarlo dagli altri moduli?


#4

Una tale eventualità era molto probabile, ma credo non ci sarà nessun problema…era tutto previsto… molto interessanti le notizie sui vari tipi di intervento possibili


#5

Mi ricordo alla penultima astronauticon, quando fu proiettato il video “grand tour” dell’ISS: tra un modulo e l’altro corrono numerosi cavi e condotti, alcuni grossi come un braccio. Non penso che si posssa schiacciare un bottone rosso per far venire giu’ una porta a ghigliottina in meno di un secondo.


#6

I connettori sono fatti in modo da potersi sganciare molto rapidamente, non è un grande problema.


#7

D’accordo, ma mi pare si parlasse di minuti, non di secondi. Forse ricordo male! :flushed:


#8

Molto tempo fa Nespoli, parlando proprio dell’eventualità di sganciare quei condotti in caso di depressurizzazione, non fece sembrare questa operazione particolarmente critica.


#9

Niente. Ho provato un po’ di tutto su gughel per trovare questa informazione, ma nulla. Probabilmente non mi viene in mente una chiave di ricerca adatta. L’unico riferimento che ho trovato e’ all’incidente MIR-Progress. In quel caso per sigillare il comparto compromesso dovettero, tra l’altro, tagliare due condotti con un coltello. Il che puo’ voler dire tutto e niente, visto che si tratta di un’altra stazione e son passati 15 anni piu’ o meno.


#10

Mi pare che Nespoli, a proposito di quanto ho citato sopra, abbia fra l’altro detto che dopo le esperienze della Mir lo sgancio dei condotti sia stato reso più semplice. Ma sto citando a memoria sua affermazioni di molti anni fa.


#11

In rete c’e’ questo, ma e’ a pagamento :angry:

http://papers.sae.org/2002-01-2493

International Space Station (ISS) Responses to Rapid Depressurization Date Published: 2002-07-15 Paper Number: 2002-01-2493 DOI: 10.4271/2002-01-2493

Author(s):

Kim Curry - Boeing Space and Communications Group
Kimberlee Prokhorov - Lockheed Martin Space Operations

Abstract:

Detection and response to a rapid depressurization is executed by software onboard the International Space Station. The safety of the crew during a depress scenario is insured by the automatic software along with planned crew reactions. If time allows, the crew may attempt to find and isolate the leak. Improvements to response software and leak repair equipment are in development.


#12

Eccomi di ritorno! Cerco di darvi qualche risposta :slight_smile:

Cupola è sempre aperta. Originariamente era stata progettata per tenere normalmente i petali chiusi, ma poi l’equipaggio la tiene costantemente aperta. Posso anche capirli, visto che vivono in un ambiente isolato… avere uno sguardo costante verso la madre terra dà un supporto psicologico non da ridere.

Comunque adesso il petalo in questione credo che sia chiuso, ma gli altri sono ancora aperti. Ho visto le foto ieri, il danno è davvero piccolino cmq.
In ogni caso un solo impatto in più di due anni non è male. Considerando che andiamo avanti al massimo altri 15 anni direi che ce la caviamo bene :wink:

Gli hatch sono tutti a chiusura manuale. Non c’é nessun hatch sulla stazione che possa essere chiuso automaticamente. In caso di depressione l’ACS (il software automatico di risposta) esegue tutta una serie di cose in preparazione dell’isolamento di ogni modulo, ma l’hatch deve essere chiuso manualmente dagli astronauti.

Esatto. Dopo l’esperienza della Mir sono stati resi obbligatori i QD (Quick Disconnect), che sono in sostanza dei connettori a vite, che si possono sganciare in pochi secondi. In più ora la maggior parte dei condotti non passa attraverso l’hatch, ma attraverso la struttura che sta intorno all’hatch, in modo che l’hatch si possa togliere senza staccare niente (questo vale solo per i moduli dello US Segment, credo).
In aggiunta, tutto ciò che viene lasciato attraverso l’hatch (drag-through cable, come viene chiamato), deve essere giustificato e approvato dalla safety e dal programma. In sostanza si cerca di ridurre al massimo ogni cosa che possa ostruire l’isolamento di un modulo.

Questa domanda è la più complessa da rispondere. Ci sono delle procedure di rapid depress, ma non necessariamente questo implica isolare il modulo. Il fatto é che se si misura una perdita di pressione, non si può sapere immediatamente dov’è la perdita. Allora la prima cosa che fanno gli astronauti è andare nella rispettiva Soyuz, chiudersi dentro e fare un leak check. Se la soyuz è integra, allora si fa un calcolo di quanto veloce scende la pressione e in base a ciò si calcola il tempo residuo prima che la pressione sia troppo bassa (che ovviamente dipende dalle dimensioni del buco). Dopodichè se il tempo lo permette l’equipaggio esce dalle soyuz e procede in maniera incrementale a isolare modulo per modulo e a vedere se questo fa fermare la perdita di pressione nel resto della stazione.


#13

Grande Buzz! :clap:
Tra parentesi, mentre cercavo informazioni in rete, ho letto un documento secondo il quale i danni da micrometeoriti sono di due tipi: quello minimo, che ti da’ tutto il tempo di individuare la perdita e/o sigillare il compartimento, e quelli piu’ importanti, che provocano decompressione esplosiva, mettono la stazione in uno spin incontrollato e buonanotte al secchio. :fearful:


#14

Peró direi che c’é anche un livello intermedio, che è quello che dà tempo all’equipaggio di andarsene nella Soyuz e di salvarsi, ma non dà abbastanza tempo per fare il passo successivo (ovvero isolare i moduli uno per uno andando alla ricerca della perdita). E questo non dipende solo dalla dimensione del buco, ma anche dalla sua localizzazione. Se per esempio a perdere pressione è il SM c’è poco da fare… Se invece è un modulo “poco importante”, tipo PMM o Columbus, allora è tutto diverso. Lo si può chiudere, continuare a vivere sulla stazione e pensare a una EVA o IVA per cercare il buco e provare una riparazione…


#15

Per dare qualche info in più sulle operazioni di Cupola:
Lo stato “nominale” degli shutters è chiuso, ma possono essere tenuti aperti se l’equipaggio è sveglio. Il che significa che li lasciano sempre aperti, e suppongo li chiudano prima di andare a dormire (“Caraaaa, chiudi le tapparelle che entrano i ladri!” :stuck_out_tongue_winking_eye:)
In più la flight rule impone di chiuderli se i vetri rimangono al di sopra di una certa temperatura per più di un determinato tempo.

Infine, la flight rule impone di chiudere immediatamente il petalo della finestra danneggiata in caso di impatto con detrito, “until further notice”. Il che significa che al momento ci sarà un’equipe di ingegneri che stanno studiano nel dettaglio il danno e che ci sapranno dire a un certo punto se si può riaprire quel petalo meno.


#16

E l’ultimo chiuda la cupola…

Buzz tu che sai, gli altri oblò presenti sull’iss si possono chiudere pure loro?


#17

Quello di JEM di sicuro. Si vede bene nel video di Mike Fincke al minuto 1:45.

Gli altri sicuramente si possono chiudere, ma non so se dall’interno o dall’esterno. È vero che essendo piccoli la probabilità di impatto è davvero bassa. Però a senso direi che devono potersi chiudere dall’esterno pure loro, quanto meno per questioni di safety.


#18

Facendo un confronto con la vecchia MIR, e guardando le foto della ISS, tutti gli oblò possono essere chiusi dall’esterno infatti, guardando le foto dei vari moduli, tutti hanno una sorta di “persiana” ( o anche chiamate tapparelle o griglie) in corrispondenza degli oblò.


#19

Grazie Buzz e topopesto :slight_smile:
Una curiosità, ieri ho rivisto Alien la clonazione avete presente il finale?
E’ davvero possibile che un corpo vivente possa venire aspirato attrverso un buchetto come si vede nel film?


#20

Ricordo bene: é impossibile considerando la scarsa differenza di pressione (1 atm). O meglio, forse quell’ibrido era una specie di lumacotto con la pelle particolarmente sottile e delicata, ma un uomo credo potrebbe tappare
un buco sufficientemente piccolo usando il proprio polpastrello senza venir risucchiato da nessuna parte. che poi sia piacevole avere della pelle esposta all’ambiente spaziale, è un altro conto.

ovviamente se la differenza di pressione fosse maggiore gli effetti sarebbero ben più catastrofici.